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Art. 2727 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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265 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Rapporto di lavoro subordinato: prova e indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un direttore di ristorante che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha ribadito che, in assenza di prove concrete sull'assoggettamento al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, la richiesta non può essere accolta. L'organo giurisdizionale ha inoltre precisato di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Danno da ritardo PA: il risarcimento per buona fede
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione è tenuta al risarcimento del danno quando la sua condotta, pur non integrando un errore "macroscopico", viola i principi di buona fede e correttezza. Il caso riguarda una dipendente pubblica che si è vista negare un incentivo all'esodo a causa di un diniego e di un ritardo ingiustificati da parte dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, riconoscendo la possibilità di un risarcimento per il cosiddetto 'danno da ritardo PA', anche sotto forma di perdita di chance.
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Prescrizione Amianto: quando decorre il termine?
Un lavoratore esposto all'amianto ha richiesto un aumento dei contributi previdenziali. La questione centrale del caso riguardava l'inizio del termine di prescrizione decennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la decorrenza della prescrizione amianto non coincide automaticamente con la data del pensionamento. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce una concreta e provata consapevolezza della propria esposizione e dei diritti che ne derivano. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva presunto tale consapevolezza, rinviando la causa per un nuovo esame che accerti in fatto il momento esatto di tale presa di coscienza.
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Prescrizione Amianto: da quando decorre il termine?
Un lavoratore esposto all'amianto, andato in pensione nel 1998, ha richiesto i benefici contributivi nel 2015. La Corte d'Appello aveva dichiarato il diritto estinto, facendo decorrere la prescrizione amianto dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine decennale di prescrizione decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce una consapevolezza effettiva e provabile dell'esposizione e dei diritti conseguenti. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei fatti.
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Prescrizione Amianto: la consapevolezza è decisiva
Un lavoratore esposto ad amianto ha richiesto i benefici contributivi previdenziali. L'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione decennale, sostenendo che il termine decorresse dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione amianto decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza del proprio diritto, un fatto che il giudice di merito deve accertare concretamente. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Benefici amianto: quando il ricorso è inammissibile
Un lavoratore si rivolge alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha negato i suoi benefici amianto, basandosi su una perizia tecnica che escludeva un'esposizione qualificata. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la contestazione di accertamenti di fatto e perizie tecniche non è consentita in sede di legittimità. La decisione sottolinea che tali valutazioni sono di esclusiva competenza del giudice di merito. Viene inoltre confermato che la prescrizione del diritto decorre dalla richiesta di certificazione dell'esposizione.
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Demansionamento pubblico impiego: la prova del danno
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un Comune per demansionamento pubblico impiego a seguito della revoca della sua posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Ha stabilito che nel pubblico impiego l'equivalenza delle mansioni è formale, basata sulla categoria contrattuale, e non sulla professionalità acquisita. Fondamentalmente, la Corte ha ribadito che il danno da demansionamento non è automatico (in re ipsa) ma deve essere specificamente allegato e provato dal lavoratore, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Prescrizione esposizione amianto: quando inizia?
Un lavoratore esposto per anni all'amianto ha richiesto la rivalutazione dei contributi. L'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che il termine decennale decorresse dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 578/2024, ha ribaltato la decisione di secondo grado, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione esposizione amianto: il termine non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la concreta consapevolezza di essere stato esposto al rischio. Tale consapevolezza deve essere accertata dal giudice di merito e non può essere presunta.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando decorre?
Un pensionato ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, considerando il diritto prescritto per decorrenza di dieci anni dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la prescrizione rivalutazione amianto decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione. L'onere di provare tale momento spetta all'ente previdenziale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Giudicato esterno: quando preclude un nuovo processo
Un lavoratore ha intentato una causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'esistenza di un precedente giudicato esterno, ovvero una sentenza definitiva tra le stesse parti che aveva già negato l'esistenza di tale rapporto. La Corte ha ribadito che un punto di diritto già accertato e risolto in via definitiva non può essere riesaminato in un nuovo giudizio.
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Demansionamento: risarcimento con prova presuntiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'emittente televisiva al risarcimento del danno per demansionamento nei confronti di una sua giornalista. La Corte ha stabilito che la prova del danno professionale può essere fornita anche tramite presunzioni, come la durata della dequalificazione e il blocco della crescita professionale, validando la liquidazione equitativa del danno al 20% della retribuzione mensile.
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Indennità di mensa TFR: quando è esclusa dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di mensa è esclusa dalla base di calcolo del TFR, a meno che non sia diversamente previsto da un contratto collettivo. In un caso riguardante un dipendente di un ospedale, la Corte ha chiarito che la legge del 1992, che esclude tale indennità dalla retribuzione, ha valore retroattivo e si applica indipendentemente dalla fornitura effettiva del servizio mensa. Di conseguenza, l'inclusione dell'indennità di mensa TFR nel computo è legittima solo in presenza di una specifica volontà collettiva.
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Ricorso inammissibile: le regole del giudicato esterno
Una struttura sanitaria ricorre in Cassazione per una controversia sul calcolo del TFR di un ex dipendente. Il ricorso viene dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui la mancata prova di un giudicato esterno e la violazione del principio di autosufficienza. La Corte sottolinea l'importanza di rispettare le formalità per presentare un ricorso valido.
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Aliunde perceptum: onere della prova e calcolo danni
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di un recesso anticipato illegittimo da parte di un Comune nei confronti di un dipendente a tempo determinato. La Corte ha chiarito che l'onere di provare l'aliunde perceptum, ovvero i guadagni alternativi del lavoratore, spetta interamente al datore di lavoro. In assenza di prove specifiche da parte dell'ente, è legittimo che il giudice proceda a una quantificazione equitativa del danno, basandosi sugli elementi disponibili. Il ricorso del Comune è stato quindi respinto.
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Prova presuntiva e ferie non godute: la Cassazione
Un'azienda registra un lungo periodo di lavoro di un proprio dipendente come ferie e permessi. La Corte d'Appello, attraverso una prova presuntiva basata sull'inverosimiglianza di una così lunga assenza per un quadro, condanna l'azienda al pagamento delle differenze retributive. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda in quanto la critica alla valutazione delle prove da parte del giudice di merito non costituisce un valido motivo di impugnazione.
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Indennità di mensa nel TFR: la Cassazione decide
Una lavoratrice del settore sanitario ha contestato il calcolo del suo TFR, sostenendo la mancata inclusione di diverse voci retributive, tra cui l'indennità di mensa. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che la natura retributiva dell'indennità di mensa, e quindi la sua inclusione nel TFR, dipende dalla contrattazione collettiva applicabile nel tempo. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per un nuovo calcolo che tenga conto di questo principio, sottolineando l'importanza di verificare gli accordi sindacali vigenti prima delle riforme legislative.
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Onere prova trasferimento d’azienda: il ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che impugnava il proprio licenziamento collettivo, sostenendo un presunto trasferimento d'azienda non dimostrato. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del trasferimento d'azienda grava sul lavoratore che lo invoca per far valere i propri diritti nei confronti della presunta società cessionaria. La mancanza di prove concrete ha reso il ricorso infondato.
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Prescrizione Amianto: la consapevolezza è decisiva
Un ex lavoratore di uno stabilimento chimico ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo il diritto estinto per prescrizione amianto, calcolata dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: il termine di prescrizione decennale non decorre automaticamente dalla pensione, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza o avrebbe potuto acquisirla con l'ordinaria diligenza, di essere stato esposto a un rischio qualificato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Decadenza prestazione previdenziale: quando scatta?
Un lavoratore ha richiesto a un ente previdenziale una maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto. La sua domanda giudiziale è stata respinta perché presentata oltre il termine di tre anni. Il lavoratore ha sostenuto che il termine dovesse decorrere da una seconda domanda amministrativa, rendendo tempestiva l'azione legale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione su quale fosse la domanda amministrativa valida da cui far partire la decorrenza è una questione di fatto, di competenza esclusiva dei giudici di merito e non riesaminabile in sede di legittimità. Il caso sottolinea la rigida applicazione della decadenza prestazione previdenziale.
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Prescrizione benefici amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33253/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di prescrizione benefici amianto. Il caso riguarda una ex lavoratrice che aveva richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché la richiesta era stata presentata oltre dieci anni dopo il pensionamento. La Cassazione ha cassato questa decisione, affermando che il termine di prescrizione non decorre automaticamente dalla data di pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza o la concreta conoscibilità del proprio diritto. Stabilire questo momento richiede un accertamento specifico dei fatti, non una presunzione automatica.
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