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Art. 2727 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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265 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Licenziamento oggettivo: illegittimo se si cerca stagista
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo in un caso in cui l'azienda, dopo aver dichiarato soppressa la posizione di una lavoratrice, aveva avviato la ricerca di stagisti per svolgere mansioni sostanzialmente identiche. Secondo la Corte, l'effettiva soppressione del posto di lavoro è un accertamento di fatto che può essere smentito anche tramite presunzioni, come la ricerca di nuovo personale a breve distanza dal recesso, a prescindere dalla forma contrattuale proposta.
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Giudizio di rinvio: limiti e poteri del giudice
Un lavoratore ha richiesto un compenso extra per mansioni aggiuntive. Dopo un primo annullamento della Cassazione, la Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, ha nuovamente respinto la domanda, ritenendo che il lavoratore stesso avesse ammesso di aver svolto le attività spontaneamente e senza obbligo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando gli ampi poteri del giudice del rinvio nel riesaminare i fatti e nel qualificare la domanda sulla base delle allegazioni delle parti.
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Lavaggio divise lavoro: spetta al datore di lavoro?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo del lavaggio divise lavoro spetta al datore quando gli indumenti sono considerati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Nel caso esaminato, alcuni operatori ecologici avevano chiesto il rimborso per le spese di pulizia delle loro uniformi. La Corte ha annullato la precedente sentenza di rigetto, affermando che il datore di lavoro è tenuto a garantire le condizioni igieniche dei DPI, e quindi a sostenere i costi di manutenzione. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del danno patrimoniale subito dai lavoratori.
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Onere prova trasferimento: accordo sindacale non esonera
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo l'annullamento di un contratto a termine, veniva trasferito in un'altra regione in base a un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo collettivo non è sufficiente a giustificare il trasferimento e non esonera il datore di lavoro dall'onere della prova trasferimento, ovvero dal dimostrare le concrete e specifiche ragioni tecniche, organizzative e produttive richieste dalla legge. La sentenza d'appello, che aveva validato il trasferimento basandosi solo sull'accordo, è stata annullata con rinvio.
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Prova della subordinazione: onere e limiti in Cassazione
Un autotrasportatore ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società di logistica, sostenendo che i contratti con altre entità fossero simulati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ritenuto inammissibile la richiesta di una nuova valutazione delle prove, come i dischi del cronotachigrafo, ribadendo che la prova della subordinazione spetta al lavoratore e che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello in un caso di demansionamento, ravvisando una motivazione apparente. La Corte territoriale non aveva spiegato in modo logico perché, pur riconoscendo al lavoratore un inquadramento superiore, avesse negato sia le differenze retributive successive sia il risarcimento del danno da dequalificazione. L'assenza di un ragionamento comprensibile ha reso la decisione nulla, con rinvio del caso al giudice d'appello.
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Notificazione licenziamento: quando è valida? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notificazione di un licenziamento a un dipendente agli arresti domiciliari, ritenendo l'impugnazione tardiva. La Corte ha stabilito che le annotazioni postali sulla tentata consegna e sulla compiuta giacenza hanno valore probatorio, anche in assenza di firma dell'operatore. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non a contestare una violazione di legge.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La sentenza ribadisce che l'onere della prova sull'impossibilità di ricollocamento del dipendente, noto come obbligo di repêchage, grava interamente sul datore di lavoro. L'azienda sanitaria ricorrente non è riuscita a dimostrare di aver esplorato tutte le possibili alternative occupazionali, anche a mansioni inferiori, rendendo così il recesso nullo.
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Cessione del debito: prova e oneri in Cassazione
Un lavoratore ricorre in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva ritenuto legittime le trattenute sul suo stipendio, qualificandole come adempimento di una cessione del debito a favore della moglie. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che la valutazione della prova per presunzioni riguardo l'esistenza dell'accordo di cessione del debito è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. I motivi del ricorso sono stati giudicati inammissibili in quanto miravano a una rivalutazione del merito della causa.
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Danno comunitario: sì al risarcimento nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il risarcimento per 'danno comunitario' spetta anche al lavoratore del settore pubblico il cui rapporto, formalmente autonomo, venga riqualificato come subordinato a causa dell'abusiva reiterazione di contratti. Il caso riguardava una psicologa che per 15 anni aveva lavorato per un'azienda ospedaliera con contratti di collaborazione. La Corte ha chiarito che, a differenza del settore privato dove vige la conversione del contratto, nel pubblico impiego il divieto di conversione rende il risarcimento del danno la tutela principale. Ha inoltre specificato che il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) va calcolato secondo la contrattazione collettiva e l'amministrazione può compensare eventuali maggiori somme percepite dal lavoratore durante il rapporto fittiziamente autonomo.
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Tetto stipendiale dirigenti: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente pubblico ha contestato la riduzione del suo compenso a causa del tetto stipendiale imposto per legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tetto stipendiale si applica a tutti i rapporti di lavoro, anche a quelli sorti prima dell'entrata in vigore della legge, respingendo il ricorso del dirigente e accogliendo quello dell'ente. La Corte ha chiarito che la normativa successiva ha un effetto sostitutivo e abrogativo sulla disciplina precedente, estendendo il limite retributivo a tutti i destinatari a partire dalla sua decorrenza.
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Danno da demansionamento: come provarlo in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20427/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva un risarcimento per danno da demansionamento. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la sola privazione delle mansioni non è sufficiente a generare un diritto automatico al risarcimento. Il lavoratore ha l'onere di allegare in modo specifico, fin dal primo atto del giudizio, i pregiudizi concreti subiti (professionali, esistenziali, ecc.). Nel caso di specie, il ricorso iniziale conteneva solo affermazioni generiche, impedendo al giudice di valutare l'esistenza di un danno effettivo tramite prova presuntiva.
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Risarcimento danno demansionamento: il giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce che, in un giudizio per il risarcimento danno demansionamento, una precedente sentenza definitiva che ha già accertato l'illegittimità della condotta del datore di lavoro è vincolante. Il nuovo giudice non può richiedere nuovamente la prova del demansionamento, ma deve limitarsi a quantificare il danno, che può essere liquidato in via equitativa.
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Onere della prova: buste paga non firmate e contratto
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un datore di lavoro al pagamento di differenze retributive. Il caso verte sull'onere della prova: le buste paga prodotte dal datore, ma non firmate dal lavoratore, non sono state ritenute prova sufficiente dell'avvenuto pagamento. La Corte ha stabilito che il lavoratore ha correttamente assolto al suo onere della prova dimostrando l'esistenza del rapporto di lavoro, mentre il datore di lavoro non è riuscito a provare di aver corrisposto l'intera retribuzione dovuta. Respinto anche il ricorso basato su una presunta domanda riconvenzionale per canoni di locazione, ritenuta inammissibile.
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Sanzione disciplinare: i limiti del ricorso
Un dipendente bancario ha ricevuto una sanzione disciplinare di 10 giorni di sospensione per aver partecipato a una società esterna senza autorizzazione e per aver utilizzato in modo improprio i sistemi informatici aziendali. La Corte d'Appello ha confermato la legittimità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del lavoratore inammissibile, stabilendo che le sue censure miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità, confermando così la decisione precedente.
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Lavoro straordinario: basta il consenso implicito
Una infermiera ha richiesto il pagamento per anni di lavoro straordinario svolto senza autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che per il diritto al compenso non è necessaria un'autorizzazione esplicita, ma è sufficiente il consenso implicito del datore di lavoro. Tale consenso può essere desunto da elementi come la consapevolezza della prestazione, la sua durata nel tempo e la carenza di personale, che la corte di merito dovrà ora rivalutare.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile il ricorso in Cassazione volto a far riconoscere un rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", secondo cui se Tribunale e Corte d'Appello giungono alla stessa conclusione sui fatti, non è possibile contestare la motivazione in Cassazione. La Corte ha inoltre ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Demansionamento: durata e prova del danno professionale
Un dipendente di una società di telecomunicazioni, inquadrato al quinto livello, veniva assegnato a mansioni di call center inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda per demansionamento, stabilendo che la notevole durata del declassamento professionale costituisce un elemento sufficiente per presumere l'esistenza di un danno risarcibile, invertendo di fatto l'onere della prova a carico del datore di lavoro.
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Retribuzione convenzionale: prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la decisione di merito che riconosceva il diritto di alcuni lavoratori a differenze retributive. Il caso verteva sulla prassi di corrispondere una retribuzione convenzionale superiore a quella risultante in busta paga, con pagamenti parzialmente in nero. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo può basarsi su presunzioni e testimonianze, anche di altri lavoratori coinvolti in cause connesse. In assenza di un provato patto di conglobamento, la maggiore retribuzione si intende dovuta per la sola prestazione ordinaria, gravando sul datore di lavoro l'onere di dimostrare il contrario.
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Contributo regionale: quando è dovuto ai lavoratori?
Una società di trasporti ha interrotto il pagamento di un contributo regionale integrativo ai suoi dipendenti dopo la cessazione dei finanziamenti regionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale contributo non era un elemento fisso della retribuzione, ma una somma condizionata sia alla disponibilità dei fondi regionali sia al raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dei lavoratori, che ne chiedevano il pagamento, sia quello dell'azienda, che chiedeva la restituzione delle somme già versate in esecuzione di una precedente sentenza, a causa della mancata prova dell'effettivo pagamento.
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