Un lavoratore italiano, impiegato in Russia come piastrellista, ha subito accertamenti fiscali basati su indagini bancarie per presunti redditi non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate considerava tali somme come reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha chiarito due aspetti fondamentali. In primo luogo, poiché l'attività del contribuente è stata qualificata come lavoro dipendente e non d'impresa, la presunzione legale che considera i prelevamenti bancari come reddito non può essere applicata. In secondo luogo, la Suprema Corte ha stabilito che un precedente accertamento con adesione non impedisce al fisco di emettere nuovi accertamenti integrativi, a patto che emergano nuovi elementi di evasione che superino le soglie minime previste dalla legge, indipendentemente dalla loro astratta conoscibilità precedente. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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