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Art. 267 TFUE — Sezione Lavoro Civile

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59 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Discriminazione per età: la Cassazione interpella la UE
Un candidato e un'organizzazione sindacale hanno contestato il limite di 35 anni per partecipare al concorso per procuratore dello Stato, sostenendo fosse un caso di discriminazione per età. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha sospeso il procedimento e ha sollevato una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per verificare se tale limite di età sia compatibile con la normativa comunitaria che vieta le discriminazioni.
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Retribuzione per ferie: quali voci includere?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione per ferie deve includere tutte le indennità intrinsecamente connesse alle mansioni svolte dal lavoratore. Nel caso specifico, alcuni dipendenti di una società di trasporti hanno ottenuto il ricalcolo della loro paga feriale per includere varie indennità, come quella per l'assenza dalla residenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, affermando che escludere tali voci creerebbe un disincentivo a godere delle ferie, principio contrario alla normativa europea. La valutazione dell'effetto dissuasivo va fatta sulla retribuzione mensile, non annuale.
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Calcolo TFR e Giudicato Esterno: il caso del lettore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex lettore universitario per un'anticipazione sul TFR. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno: una precedente sentenza tra le stesse parti aveva già definito in modo vincolante i criteri per il calcolo TFR, impedendo un nuovo esame della questione.
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Retribuzione ferie: inclusione indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha confermato che la retribuzione durante le ferie deve includere tutte le indennità accessorie intrinsecamente collegate alle mansioni svolte. Rigettando il ricorso di una società di trasporti contro un suo dipendente, la Corte ha ribadito che la retribuzione feriale deve essere paragonabile a quella ordinaria, come previsto dalla normativa europea, e che i contratti collettivi non possono derogare a tale principio. La decisione sottolinea l'importanza della stabilità degli orientamenti giurisprudenziali per garantire la certezza del diritto.
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Retribuzione ferie: le indennità vanno incluse?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di un'azienda di trasporti. La controversia riguardava il calcolo della retribuzione ferie di una dipendente. La Corte ha stabilito che anche le indennità accessorie, come quella per l'assenza dalla residenza e per l'utilizzo professionale, devono essere incluse nel calcolo, in quanto rappresentano una componente ordinaria della retribuzione legata alle mansioni svolte. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale consolidato, sottolineando l'importanza di garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella percepita durante il periodo lavorativo.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie, come quella di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La decisione si fonda sul principio del diritto europeo che garantisce al lavoratore una condizione economica durante le ferie paragonabile a quella del periodo lavorativo, per non disincentivare il godimento del riposo. L'azienda è stata inoltre condannata per lite temeraria.
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Magistrato onorario: tutele come lavoratore UE
La Corte di Cassazione ha confermato la qualifica di 'lavoratore', ai sensi del diritto dell'Unione Europea, per un magistrato onorario. La decisione respinge il ricorso del Ministero della Giustizia, stabilendo il diritto del magistrato al risarcimento del danno per l'abusivo ricorso a contratti a termine e per la mancata fruizione delle ferie. La Corte ha inoltre ribadito la giurisdizione del giudice ordinario in materia, poiché la domanda non mira a costituire un rapporto di pubblico impiego, ma a ottenere le tutele economiche derivanti dalla prestazione lavorativa effettivamente svolta.
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Costituzione posizione assicurativa: regole per l’ex pubblico
Un ex dipendente pubblico, dopo aver lasciato il servizio senza aver maturato la pensione, ha richiesto la ricongiunzione dei suoi contributi previdenziali con un fondo privato, chiedendo che gli interessi fossero a carico dell'ente di provenienza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che in questi casi si applica la normativa speciale della 'costituzione posizione assicurativa' (D.P.R. 1092/1973). Questa norma, prevalendo su quella generale della ricongiunzione, stabilisce che il trasferimento dei contributi avvenga senza interessi, con conseguenti oneri economici a carico del lavoratore per l'unificazione dei periodi.
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Contratti a progetto: quando si convertono in lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa a carico del legale rappresentante di una cooperativa sociale per l'uso illegittimo di contratti a progetto. La sentenza stabilisce che se un contratto di collaborazione non individua uno specifico progetto, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla sua costituzione. La Corte ha inoltre respinto la tesi della buona fede, chiarendo che precedenti ispezioni senza rilievi non generano un legittimo affidamento.
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Contratti a termine fondazioni liriche: No conversione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ballerina impiegata per vent'anni da una fondazione lirica tramite una serie di contratti a termine. La lavoratrice chiedeva la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato a causa dell'abuso nella reiterazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i contratti a termine nelle fondazioni liriche, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione e prevedendo unicamente il risarcimento del danno come sanzione per l'illegittimità, in linea con i principi delle Sezioni Unite.
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Contratti a termine fondazioni liriche: no conversione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore musicale, confermando il divieto di conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per le fondazioni liriche. La sentenza stabilisce che, a causa della normativa speciale che regola tali enti, l'unica tutela per l'abuso di contratti precari è il risarcimento del danno, e non la stabilizzazione del posto di lavoro. Questa disciplina speciale, pur derogando al diritto comune, è ritenuta conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Contributo modulare obbligatorio: è previdenza base
Un avvocato ha contestato la natura del contributo modulare obbligatorio versato alla propria Cassa di previdenza, chiedendone il trasferimento o la restituzione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tale contributo rientra nella previdenza di base obbligatoria e non in quella complementare, la cui adesione è volontaria. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente generiche e non pertinenti alla ratio decidendi della Corte d'Appello.
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Termine impugnazione: quando decorre per sentenze online
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che il termine lungo di impugnazione di una sentenza telematica decorre dalla data della sua pubblicazione nel sistema informatico della cancelleria. Questo momento coincide con il deposito telematico, l'inserimento nell'elenco cronologico e l'attribuzione di un numero identificativo, rendendo il provvedimento legalmente conoscibile a prescindere da successive comunicazioni. L'appello del lavoratore era stato quindi correttamente dichiarato inammissibile perché tardivo.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione rinvia
Tre dipendenti, a seguito di una riorganizzazione aziendale, vengono trasferiti in una sede distante. Rifiutandosi di prendere servizio, vengono licenziati per giusta causa a causa dell'assenza ingiustificata. I lavoratori impugnano il licenziamento, sostenendo che il trasferimento fosse illegittimo e che l'azienda avrebbe dovuto seguire le procedure per i licenziamenti collettivi. Dopo la conferma del licenziamento in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, decide di rinviare la decisione. La Corte ha infatti rilevato che una questione simile, relativa all'interpretazione della normativa europea sui licenziamenti collettivi in casi di modifica sostanziale del contratto, è attualmente pendente dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Pertanto, la Cassazione ha disposto un rinvio a nuovo ruolo in attesa di futuri sviluppi giurisprudenziali europei.
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Natura giuridica ente: quando si applica il diritto privato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un consorzio, anche se partecipato da enti pubblici e svolgente attività di interesse pubblico, deve essere considerato un soggetto di diritto privato se non è stato istituito con una specifica legge statale o regionale. Di conseguenza, i rapporti di lavoro dei suoi dipendenti sono regolati dal diritto privato e non dalle norme sul pubblico impiego. La qualifica di 'organismo di diritto pubblico' ai fini delle normative europee sugli appalti non è sufficiente a modificare la natura giuridica dell'ente per quanto riguarda il diritto del lavoro.
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Incarichi a tempo determinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di incarichi a tempo determinato dirigenziali o di alta specializzazione negli enti locali, se basata sull'art. 110 del TUEL, non costituisce automaticamente un abuso. Un lavoratore aveva contestato 12 anni di contratti a termine con un Comune. Mentre la Corte d'Appello aveva ravvisato un abuso, la Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che la normativa specifica per gli enti locali, che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, rappresenta una giustificazione oggettiva ai sensi della normativa europea, escludendo il diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione.
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Somministrazione abusiva: no decadenza per frode
Un lavoratore impiegato per 7 anni con oltre 300 contratti di somministrazione ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano respinto la domanda per la scadenza dei termini di impugnazione (decadenza). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la decadenza sui singoli contratti non impedisce di valutare l'intera sequenza per accertare una possibile somministrazione abusiva e una frode alla legge, in conformità con la normativa europea.
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Somministrazione fraudolenta: la decadenza non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dall'impugnazione dei singoli contratti di somministrazione non impedisce al giudice di valutare se la reiterazione di centinaia di contratti configuri una somministrazione fraudolenta. Analizzando il caso di un autista con circa 800 contratti in dieci anni, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, ordinando un nuovo esame per verificare l'abuso del diritto e la violazione delle norme imperative, anche di derivazione europea.
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Impugnazione contratto a termine: i termini corretti
Un lavoratore, danzatore presso una Fondazione, ha effettuato una impugnazione contratto a termine per una serie di contratti reiterati. La Cassazione chiarisce che, dopo la richiesta di conciliazione non accettata dal datore di lavoro entro 20 giorni, decorre un nuovo e autonomo termine di 60 giorni per depositare il ricorso in tribunale, annullando la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente dichiarato la decadenza.
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