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Art. 267 TFUE

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448 provvedimenti

Favoreggiamento immigrazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico di diversi imputati che organizzavano fittizie assunzioni di lavoratori stranieri. Viene analizzato il concetto di reato di pericolo, respingendo la tesi difensiva della finalità umanitaria a fronte di prove di pagamenti e scopo di lucro. La sentenza sottolinea i limiti del giudizio di legittimità sulla valutazione delle prove, come le intercettazioni, effettuate nei gradi di merito.
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TOSAP per viadotti: la Cassazione conferma l’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria della gestione di un'autostrada è tenuta al pagamento della TOSAP (Tassa per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per l'occupazione dello spazio aereo sovrastante le strade comunali da parte di un viadotto. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, chiarendo che né la natura pubblica della società ("in house"), né la destinazione ad uso pubblico dell'opera, né un precedente giudicato favorevole possono escludere l'obbligo tributario. La sentenza ribadisce che il soggetto passivo del tributo è chi occupa di fatto l'area, sottraendola all'uso generale, indipendentemente dalla proprietà dell'infrastruttura. L'esenzione prevista per lo Stato non è estensibile a società di capitali, seppur a totale partecipazione pubblica.
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TOSAP su viadotti autostradali: quando è dovuta?
Una società concessionaria di autostrade ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) relativa a un viadotto sovrastante strade comunali. La società sosteneva di essere esente in quanto organismo di diritto pubblico e gestore di un'opera statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la TOSAP su viadotti autostradali è dovuta. La Corte ha chiarito che il presupposto del tributo è l'occupazione materiale del suolo, che sottrae l'area all'uso pubblico, a prescindere dalla proprietà dell'opera o dalla natura giuridica del gestore. Anche le società 'in house' sono considerate soggetti giuridici distinti dallo Stato e, svolgendo un'attività economica, non beneficiano delle esenzioni fiscali previste per quest'ultimo.
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TOSAP società in house: la Cassazione nega l’esenzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32403/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale, anche se a totale partecipazione pubblica e qualificabile come 'in house', è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione di soprassuolo comunale con un viadotto. La Corte ha chiarito che la natura di società in house non la rende assimilabile allo Stato ai fini dell'esenzione fiscale, in quanto essa rimane un soggetto giuridico distinto che realizza un'occupazione di fatto del suolo pubblico.
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Tassabilità TOSAP: anche per le concessionarie
La Corte di Cassazione ha stabilito la tassabilità TOSAP a carico di una società concessionaria autostradale per l'occupazione di suolo pubblico con un viadotto. Anche se la società è a partecipazione statale e l'opera è demaniale, l'occupazione che sottrae il suolo all'uso comunale genera l'obbligo tributario, senza che la natura di società 'in house' possa giustificare l'esenzione fiscale.
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Trasferimento d’azienda: retribuzione e contratti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che si erano opposti alla cessazione di un emolumento retributivo, definito "superminimo non assorbibile", a seguito di un trasferimento d'azienda. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione, si applica il contratto collettivo dell'azienda cessionaria, anche se meno favorevole. La tutela prevista dalla normativa, anche europea, mira a evitare un peggioramento delle condizioni lavorative al momento del trasferimento, ma non impedisce successive modifiche derivanti dall'applicazione di nuovi accordi collettivi.
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Trasferimento d’azienda: la retribuzione è salva?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34555/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda, la tutela della retribuzione dei lavoratori non è assoluta e illimitata nel tempo. I trattamenti migliorativi, come un superminimo, derivanti da un accordo collettivo del cedente possono essere legittimamente eliminati a seguito della disdetta di tale accordo, senza violare l'art. 2112 c.c. o le direttive UE, a condizione che le condizioni non vengano peggiorate al momento esatto del trasferimento.
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Informazione privilegiata: guida alla Cassazione
Una società holding è stata sanzionata dall'autorità di vigilanza per aver ritardato la comunicazione al mercato di un'informazione privilegiata, nello specifico stime preliminari positive sui risultati d'esercizio. L'azienda si è difesa sostenendo che la notizia non fosse 'significativa' poiché la sua pubblicazione era avvenuta quasi in contemporanea con un altro comunicato price sensitive, rendendo impossibile isolarne l'impatto sul prezzo del titolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione del carattere privilegiato di un'informazione va condotta 'ex ante', applicando il test dell'investitore ragionevole per ogni singola notizia. La difficoltà di misurare l'effetto sul prezzo 'ex post' a causa di altri eventi non esonera la società dall'obbligo di tempestiva comunicazione (disclosure).
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Rimborso accise gasolio: no con filtro FAP su Euro 2
Una società di autotrasporti ha richiesto il rimborso delle accise sul gasolio per i suoi veicoli Euro 2, sui quali aveva installato filtri antiparticolato (FAP). La società sosteneva che tale modifica migliorasse la classe ambientale dei mezzi, rendendoli idonei al beneficio fiscale previsto per i veicoli Euro 3 e superiori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il diritto al rimborso accise gasolio dipende esclusivamente dalla categoria di omologazione originale del veicolo e non da modifiche tecniche successive.
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Trasferimento d’azienda: il superminimo può essere ridotto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33146/2024, ha stabilito che dopo un trasferimento d'azienda è legittima la riduzione di un 'superminimo' se il contratto collettivo applicato dal nuovo datore di lavoro non lo prevede. La tutela della retribuzione del lavoratore opera al momento del passaggio, ma non rende il trattamento economico intangibile rispetto a future modifiche della contrattazione collettiva. Il caso riguardava due lavoratori che si erano visti sopprimere un emolumento a seguito della disdetta di vecchi accordi aziendali, molti anni dopo il trasferimento.
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Trasferimento d’azienda: stipendio e nuovi contratti
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il datore di lavoro subentrante può legittimamente applicare il proprio contratto collettivo, anche se meno favorevole, dopo la scadenza di quello applicato dal cedente. La tutela per i lavoratori è volta a impedire un peggioramento retributivo immediato e dovuto al solo fatto del trasferimento, ma non rende i trattamenti economici intangibili rispetto alle successive dinamiche della contrattazione collettiva. La Corte ha rigettato il ricorso di alcune lavoratrici che si erano viste revocare un 'superminimo non assorbibile' a seguito della disdetta di un accordo aziendale, confermando la legittimità dell'operato aziendale.
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Panel test olio: la Cassazione ne conferma la validità
Un'azienda importatrice di olio d'oliva si è vista declassare il proprio prodotto da "extra vergine" a "vergine" a seguito di un panel test olio effettuato dall'Amministrazione doganale. La società ha contestato la validità del test, ritenendolo soggettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il panel test è una procedura rigidamente tipizzata dal legislatore comunitario, con pieno valore legale, pari a quello delle analisi chimiche. L'esito negativo del test è sufficiente per il declassamento del prodotto e la conseguente applicazione di dazi e sanzioni, e le contestazioni possono avvenire solo all'interno delle procedure di controanalisi previste dalla normativa.
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Imposta unica scommesse: no sanzioni per il passato
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2010. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32028/2024, ha confermato che il tributo è dovuto anche dagli operatori privi di concessione che raccolgono scommesse in Italia. Tuttavia, ha annullato le sanzioni applicate, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa esistente prima delle modifiche legislative del 2010, che giustifica la non punibilità della violazione.
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Crediti e confisca: la buona fede del creditore
La Corte di Cassazione, con la sentenza 43700/2024, analizza i ricorsi di diversi creditori esclusi dallo stato passivo a seguito di una confisca di prevenzione. La Corte ribadisce che per la tutela dei crediti e confisca, il creditore deve dimostrare sia la propria buona fede sia la non strumentalità del credito rispetto alle attività illecite del soggetto proposto. La sentenza annulla con rinvio le decisioni in cui la valutazione della buona fede è risultata apodittica, mentre conferma il rigetto dei ricorsi dove emergono chiari indici di anomalia negoziale o di mancata diligenza da parte del creditore.
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Ordine Europeo Indagine: Chat Criptate e Prove Penali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro una misura cautelare basata su chat criptate ottenute tramite un ordine europeo indagine. La sentenza chiarisce che, se la prova è già in possesso dell'autorità giudiziaria estera, il Pubblico Ministero italiano può acquisirla senza preventiva autorizzazione del giudice, applicando le norme sulla circolazione della prova. Viene inoltre stabilito che spetta alla difesa l'onere di dimostrare una concreta violazione dei diritti fondamentali nell'acquisizione originaria dei dati.
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Ordine europeo di indagine: prova valida senza giudice?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33878/2024, ha respinto il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati di droga, le cui prove principali consistevano in messaggi da chat criptate. Tali prove erano state ottenute dalle autorità francesi e trasmesse all'Italia tramite un Ordine europeo di indagine. La Corte ha stabilito che per l'acquisizione di prove già in possesso di un'autorità giudiziaria di un altro Stato UE, non è necessaria una preventiva autorizzazione del giudice italiano. Si applica la disciplina sulla circolazione della prova e vige una presunzione di legittimità dell'operato dell'autorità straniera, salvo che la difesa fornisca prova concreta di una violazione dei diritti fondamentali.
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Ordine Europeo di Indagine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33876/2024, ha rigettato il ricorso di un'indagata per reati legati agli stupefacenti, confermando la legittimità dell'acquisizione di chat criptate tramite un Ordine Europeo di Indagine (OEI). La Corte ha stabilito che l'OEI per ottenere prove già in possesso di un'autorità giudiziaria straniera segue le regole sulla circolazione della prova e non quelle sulla sua formazione. Pertanto, il pubblico ministero può emettere l'OEI senza preventiva autorizzazione del giudice. Vige una presunzione di legittimità dell'operato dell'autorità estera, e spetta alla difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali.
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Appello patteggiamento e EPPO: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente che, dopo una sentenza di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento), aveva contestato la procedura della Procura Europea (EPPO). La Corte ha stabilito che l'appello patteggiamento ha limiti tassativi e non può essere usato per contestare questioni di merito, come la sussistenza del profitto illecito. Inoltre, la scelta del patteggiamento implica una consapevole rinuncia a determinate garanzie procedurali, incluso il diritto di essere ascoltati prima della decisione di esercitare l'azione penale, poiché tale diritto è garantito all'interno del procedimento nazionale.
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Società di comodo: no al diniego IVA senza frode
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un rimborso IVA a un contribuente, cessionario del credito di una società di comodo. Applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la qualifica di 'società non operativa', basata solo su ricavi insufficienti, non può giustificare la perdita del diritto alla detrazione o al rimborso IVA, a meno che non sia provata una frode o un abuso.
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Dichiarazione di assenza: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma una condanna per frode informatica, ritenendo legittima la dichiarazione di assenza dell'imputato. Nonostante le notifiche corrette al domicilio eletto, l'imputato ha deliberatamente evitato di ritirare gli atti giudiziari. La Corte ha stabilito che questa scelta volontaria, unita alla costante assistenza di un difensore di fiducia, dimostra la sua piena conoscenza del procedimento, rendendo valida la dichiarazione di assenza secondo il diritto nazionale ed europeo.
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