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Art. 267 TFUE — Anno 2022

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78 provvedimenti

Altri anni per Art. 267 TFUE

Giudice Onorario vs Stato: i Limiti del Ricorso per Giurisdizione
Un Giudice Onorario ha chiesto il riconoscimento del suo status di dipendente pubblico e il risarcimento danni. Dopo due rifiuti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo i **limiti ricorso per giurisdizione**. Ha chiarito che non si può impugnare per errori di merito o mancato rinvio pregiudiziale alla Corte UE, se non si contestava la giurisdizione nei gradi precedenti. Le spese sono state compensate per la complessità della vicenda.
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Imposta Unica Scommesse: Operatore Estero Soccombe, Fisco Confermato
Un operatore di scommesse ha contestato un avviso di accertamento per l'Imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. L'operatore sosteneva la mancata traduzione dell'atto in inglese e la discriminazione tra bookmakers nazionali ed esteri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la nullità per mancata traduzione è sanata se l'atto ha raggiunto il suo scopo. Ha confermato che l'Imposta unica sulle scommesse si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, senza discriminazioni, e che l'imposta non contrasta con la normativa europea sull'IVA.
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Rinvio Pregiudiziale UE: Cassazione Limita Ricorso su Decisioni Amministrative
Un'Azienda è stata esclusa da una gara d'appalto pubblica a causa di indagini penali che coinvolgevano un suo dirigente. Dopo aver perso i ricorsi amministrativi, l'Azienda ha presentato un ricorso per revocazione contro la sentenza del Consiglio di Stato. Ha sostenuto che il Consiglio di Stato aveva omesso di sollevare un rinvio pregiudiziale UE alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per interpretare le norme sull'esclusione dalle gare. Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione, affermando che la mancata richiesta di un rinvio pregiudiziale non costituisce un errore revocatorio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'Azienda, ribadendo che la valutazione sulla necessità di un rinvio pregiudiziale rientra nella discrezionalità del giudice e non configura un vizio di giurisdizione censurabile in Cassazione. La decisione ha condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali.
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Ricorso inammissibile: udienza in camera di consiglio e termini PM
Il Ricorrente ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello, contestando la legittimità del procedimento penale in camera di consiglio e la tardiva presentazione delle conclusioni da parte del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la procedura in camera di consiglio, senza la partecipazione delle parti, era valida secondo le norme emergenziali COVID-19, a meno che non fosse stata effettivamente disposta la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. Inoltre, il ritardo del Pubblico Ministero nella presentazione delle conclusioni non comporta nullità, non essendo un termine perentorio. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Rimborso contrassegni SIAE: il termine decorre dal pagamento
Una società commerciale ha richiesto il rimborso dei contrassegni SIAE versati prima del 2009, sostenendo l'illegittimità del prelievo per contrasto con le norme europee. L'impresa riteneva che il termine di due anni per l'istanza decorresse dalla sentenza di annullamento emessa dal Consiglio di Stato nel 2012. L'ente impositore ha respinto la domanda per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il termine per il rimborso contrassegni SIAE decorre dal giorno del pagamento effettivo e non dalle decisioni giudiziarie successive. L'esistenza di un regolamento illegittimo costituiva solo un ostacolo di fatto, poiché il contribuente poteva agire subito chiedendone la disapplicazione al giudice tributario. La società perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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Rimborso tributi indebiti: la decadenza decorre dal versamento
Una società commerciale ha richiesto all'Ente di gestione del diritto d'autore la restituzione delle somme versate tra il 2002 e il 2009 per l'acquisto di contrassegni obbligatori sui supporti multimediali. La pretesa si fondava sull'annullamento giudiziale della disciplina nazionale contraria alle direttive europee. L'Ente ha eccepito la tardività della domanda. La Suprema Corte ha confermato il rigetto della richiesta di rimborso tributi indebiti. I giudici hanno stabilito che il termine biennale di decadenza decorre dal momento dell'effettivo versamento delle somme e non dalla successiva sentenza amministrativa o comunitaria che ne sancisce l'illegittimità, poiché il contribuente poteva agire immediatamente chiedendo la disapplicazione della norma illegittima.
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Interessi moratori su rimborso IVA tra legge e vincoli UE
Una società estera chiedeva all'Amministrazione Finanziaria il pagamento degli interessi moratori su rimborso IVA per compensare i ritardi nell'erogazione dei crediti accumulati negli anni. Il Fisco negava gli importi richiamando la legge nazionale, la quale concede un ampio margine di tempo prima di far scattare la mora. I giudici di merito respingevano il ricorso del contribuente. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato il potenziale contrasto tra le norme interne e il diritto unionale. Le disposizioni europee vietano infatti ritardi eccessivi nell'erogazione dei rimborsi fiscali per non arrecare rischi finanziari alle imprese. I giudici di legittimità hanno pertanto rimesso la causa alla Sezione Tributaria ordinaria in pubblica udienza per un esame approfondito.
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Difetto di giurisdizione: chi sceglie il giudice perde il ricorso
Un'azienda produttrice riceve contributi pubblici europei per ristrutturare i propri impianti, impegnandosi allo smantellamento delle strutture, inclusi i silos di stoccaggio. L'Ente pubblico erogatore diffida la societa' e successivamente avvia il recupero coattivo di oltre 14 milioni di euro a causa del mancato abbattimento dei silos. La societa' impugna il provvedimento dinanzi al giudice amministrativo, ma perde la causa nel merito in entrambi i gradi di giudizio. A quel punto, l'azienda ricorre alla Corte di Cassazione lamentando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo da lei stessa adito, sostenendo la competenza del giudice ordinario. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile: chi introduce un giudizio davanti a un magistrato e risulta soccombente nel merito non puo' successivamente contestare la scelta dell'autorita' giudicante. La societa' deve quindi rimborsare le somme e pagare le spese processuali.
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Esclusione dalla gara d’appalto: vince la trasparenza
Un'azienda seconda classificata ha impugnato l'esito di una procedura pubblica per la costruzione di un parco urbano. La ricorrente ha contestato la vicinanza societaria e parentale tra l'impresa vincitrice e un'altra società partecipante, oltre all'omessa dichiarazione di un sequestro penale preventivo a carico della rappresentante dell'aggiudicataria. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso e ha disposto l'esclusione dalla gara d'appalto della vincitrice per la sussistenza di un unico centro decisionale. L'impresa esclusa ha quindi proposto ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione lamentando un presunto eccesso di potere giurisdizionale dei giudici amministrativi. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice amministrativo ha esercitato una corretta verifica di legittimità senza invadere le prerogative della pubblica amministrazione e condannando la ricorrente alle spese processuali.
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Eccesso di potere giurisdizionale e appalti: stop alle Sezioni Unite
Un'impresa partecipa a una gara per la gestione e riscossione dei verbali di violazione del codice della strada indetta da un Comune. L'amministrazione revoca in autotutela l'aggiudicazione perché la ditta non possiede il requisito speciale dei servizi pregressi identici. Il Consiglio di Stato conferma l'esclusione e nega il soccorso istruttorio per violazione del principio di autoresponsabilità. L'impresa impugna la sentenza davanti alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, contestando l'eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo e violazioni del diritto europeo. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile: la Cassazione controlla solo il rispetto dei limiti esterni della giurisdizione e non può sindacare l'interpretazione del bando o delle norme europee compiuta dal Consiglio di Stato.
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Scommesse estere: confermata l’imposta unica sulle scommesse
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato un avviso di accertamento a una società di scommesse con sede all'estero per il mancato versamento del tributo per l'anno 2009. L'operatore estero raccoglieva giocate in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati senza concessione statale. La società ha contestato l'atto sostenendo l'illegittimità del prelievo e invocando sentenze costituzionali ed europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'allibratore. Il giudice di legittimità ha stabilito che la società estera deve versare l'imposta unica sulle scommesse anche per gli anni anteriori al 2011. La declaratoria di incostituzionalità per gli anni passati riguarda infatti solo i centri di trasmissione locali e non esonera l'allibratore estero dal debito tributario autonomo maturato sul territorio italiano.
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Risarcimento medici specializzandi: confermata la tutela
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha impugnato la sentenza di appello che riconosceva il risarcimento danni a un gruppo di medici specialisti. I professionisti avevano iniziato la scuola di specializzazione prima del 1982 e proseguito gli studi dopo la scadenza del termine di attuazione delle direttive europee. L'Amministrazione statale sosteneva che nessun compenso spettasse a chi si era iscritto prima del 1982. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso pubblico, confermando il diritto al risarcimento medici specializzandi per la quota di corso successiva al 1° gennaio 1983, data in cui si è perfezionato l'inadempimento dello Stato italiano.
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Pubblicità ingannevole nel franchising: Cassazione conferma multa
L'Autorità Antitrust ha sanzionato con 80.000 euro un'azienda per pubblicità ingannevole nel franchising. L'azienda promuoveva contratti di affiliazione omettendo che gli affiliati dovessero svolgere attività di farming con costi aggiuntivi e che le spedizioni fossero affidate a corrieri esterni, riducendo i guadagni prospettati. Dopo che il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione, l'azienda si è rivolta alla Corte di Cassazione lamentando un difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che i presunti errori del Consiglio di Stato nell'interpretare i fatti o le norme non costituiscono un superamento dei limiti della giurisdizione, ma semplici valutazioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità. Vince l'Autorità Antitrust, e l'azienda deve pagare le spese legali.
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Escussione della cauzione provvisoria: le Sezioni Unite dicono no
Un raggruppamento di imprese è stato escluso da una gara d'appalto pubblica a causa di irregolarità fiscali, subendo l'escussione della cauzione provvisoria. Le imprese hanno impugnato la decisione, sostenendo che il Consiglio di Stato avrebbe dovuto applicare una legge successiva più favorevole o, in alternativa, sospendere il giudizio per interpellare la Corte Costituzionale o la Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta del giudice amministrativo di non sollevare questioni di costituzionalità o di non effettuare il rinvio europeo rientra nella sua esclusiva discrezionalità interna. Di conseguenza, tale decisione non è sindacabile in sede di legittimità per eccesso di potere giurisdizionale. Le imprese ricorrenti perdono la causa e sono condannate a pagare le spese processuali.
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Imposta unica sulle scommesse: fisco batte bookmaker estero
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Dogane per il recupero dell'imposta unica sulle scommesse relativa all'anno 2010. La società lamentava una presunta discriminazione rispetto agli operatori nazionali e chiedeva il rinvio alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica indistintamente a tutti gli operatori che raccolgono giocate in Italia, a prescindere dalla loro sede legale. I giudici hanno escluso qualsiasi profilo discriminatorio o contrasto con il diritto dell'Unione, condannando la società al pagamento delle spese di giudizio.
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Ricorso per revocazione: no al riesame se c’è errore di giudizio
Una lavoratrice ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente sentenza della Cassazione, che aveva confermato la legittimità del suo mancato inserimento lavorativo come capo treno a causa del mancato raggiungimento del limite minimo di altezza (155 cm). La lavoratrice lamentava un presunto errore di fatto nella percezione dei motivi di ricorso e chiedeva anche il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione: le contestazioni della lavoratrice non riguardavano una svista materiale (errore percettivo), ma costituivano una critica alla valutazione giuridica compiuta dai giudici (errore di giudizio). La Corte ha inoltre escluso qualsiasi contrasto con le norme europee e costituzionali.
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Detrazione IVA cessione azienda: il dubbio della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società alberghiera la detrazione IVA sull'acquisto di un immobile, riqualificando l'operazione come cessione d'azienda (soggetta a imposta di registro e non a IVA) sulla base di elementi esterni al contratto. La società ha impugnato il recupero fiscale. La Corte di Cassazione, rilevando un potenziale contrasto tra la legge italiana (che vieta di usare elementi esterni al testo contrattuale per qualificare l'atto) e il diritto dell'Unione Europea (che impone di valutare tutte le circostanze reali per evitare abusi), ha sospeso il processo. Ha quindi disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea per chiarire se la normativa nazionale ostacoli il corretto accertamento della detrazione IVA cessione azienda.
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Giudicato sulla giurisdizione: nullo il finto trasferimento
Una società italiana trasferisce fittiziamente la sede in Bulgaria per evitare il fallimento. Le Sezioni Unite affermano la giurisdizione italiana, ma la Corte d'Appello, dopo aver interpellato la Corte di Giustizia UE, riesamina i fatti e nega la giurisdizione, revocando il fallimento. La Cassazione accoglie il ricorso della Curatela: il giudicato sulla giurisdizione interno emesso dalle Sezioni Unite resta pienamente vincolante se la decisione della Corte di Giustizia UE non evidenzia un effettivo contrasto con il diritto comunitario. La Corte d'Appello non poteva quindi compiere un nuovo autonomo accertamento sui fatti già decisi. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Imposta unica sulle scommesse: ko per il bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un Bookmaker Estero, operante in Italia tramite un centro trasmissione dati senza concessione, il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'atto, sostenendo di non essere soggetto al tributo in quanto privo di sede fisica in Italia e lamentando la mancata traduzione dell'atto in inglese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'imposta si applica anche agli operatori esteri senza concessione che raccolgono scommesse sul territorio italiano. Inoltre, per l'anno 2011, non si applica l'esimente dell'incertezza normativa, poiché la legge di stabilità del 2010 aveva già chiarito l'obbligo fiscale. Il Bookmaker Estero deve quindi pagare il tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: allibratore estero condannato
L'Agenzia delle Dogane ha notificato un avviso di accertamento a un allibratore estero per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. L'allibratore operava in Italia tramite un centro trasmissione dati locale, senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri privi di concessione che raccolgono giocate sul territorio italiano. La Corte ha chiarito che, a partire dal 2011, sia l'allibratore estero che l'intermediario nazionale sono responsabili in solido per il pagamento del tributo, potendo regolare contrattualmente la divisione del carico fiscale. Non rileva la mancata traduzione in inglese dell'atto impositivo, né sussiste un'incertezza normativa tale da escludere le sanzioni.
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