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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Quinta Penale

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66 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca allargata: quando lo Stato non può sequestrare tutto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti: il primo condannato per trasferimento fraudolento di valori come socio occulto, il secondo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il fulcro della decisione riguarda la confisca allargata dell'intero patrimonio di quest'ultimo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del primo imputato, confermando la sua condanna. Al contrario, ha accolto il ricorso dell'imprenditore, annullando la confisca dei suoi beni con rinvio alla Corte di appello. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per disporre la confisca allargata, non basta la generica sproporzione patrimoniale. È necessario verificare rigorosamente lo squilibrio finanziario al momento dei singoli acquisti e rispettare il principio di ragionevolezza temporale tra l'acquisto dei beni e la condotta illecita.
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Sequestro preventivo per equivalente: affitti dovuti allo Stato
Il caso riguarda un sequestro preventivo per equivalente disposto su immobili e quote societarie di una donna accusata di riciclaggio. Il giudice delegato aveva autorizzato l'amministratore giudiziario a riscuotere i canoni di locazione e un'indennità di occupazione dall'indagata stessa. La donna ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la gestione produttiva dei beni fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se il valore dei beni sequestrati (pari a circa 2 milioni di euro) è inferiore al profitto del reato da recuperare (pari a 5,9 milioni di euro), la gestione produttiva è pienamente legittima. La percezione dei frutti non supera infatti il limite del profitto e rispetta il principio di proporzionalità. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Sequestro preventivo: intestazione fittizia e finti vincitori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Ricorrente contro il sequestro preventivo di un immobile e delle quote di una società. I beni, formalmente intestati a lei, erano in realtà gestiti dal padre, ritenuto vicino a un clan mafioso. La difesa sosteneva la provenienza lecita dei fondi (vincite di gioco) e l'assenza di pericolo dopo le dimissioni della donna da amministratrice. I giudici hanno chiarito che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il vizio di illogicità della motivazione. Inoltre, la società rappresentava uno strumento per il riciclaggio di denaro sporco, rendendo necessario il blocco dei beni per impedire la reiterazione dei reati. Di conseguenza, il sequestro preventivo è stato confermato e La Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
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Confisca allargata: salvo l’immobile del terzo se l’acquisto è parziale
Il Tribunale di Bologna aveva confermato la confisca di un immobile intestato a una donna, ritenendolo nella disponibilità del fratello condannato per associazione mafiosa. La donna ha proposto ricorso, sostenendo che l'immobile fosse suo e che l'acquisto non fosse riconducibile esclusivamente al fratello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in caso di intestazione a terzi la presunzione di illecita provenienza non opera automaticamente. L'accusa deve dimostrare l'interposizione fittizia. Inoltre, se il condannato ha contribuito solo in parte all'acquisto, la confisca allargata non può colpire l'intero bene, ma solo la quota corrispondente al suo effettivo contributo. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Confisca allargata: i guadagni in nero non salvano il patrimonio
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca allargata dei conti correnti di un soggetto condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e usura. Il Condannato si opponeva sostenendo che i risparmi derivassero da attività commerciali di famiglia, vincite al gioco e compravendite immobiliari non registrate ("in nero"). I giudici hanno respinto il ricorso evidenziando l'enorme sproporzione tra i redditi dichiarati, quasi inesistenti, e le somme accumulate. La Cassazione ha chiarito che l'operatività "in nero" non può giustificare la provenienza lecita del denaro, poiché impedisce la tracciabilità delle entrate. Di conseguenza, la presunzione di origine illecita dei beni è pienamente legittima, portando al rigetto del ricorso e alla definitiva acquisizione dei beni da parte dello Stato.
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Confisca allargata: patrimonio perso anche se supera il profitto
Il Condannato, già giudicato colpevole di estorsione, subisce il sequestro e la successiva confisca di beni immobili a causa della sproporzione tra il loro valore e i redditi minimi dichiarati dal suo nucleo familiare. Il soggetto propone ricorso contestando la mancanza di proporzione tra il valore dei beni confiscati e il profitto effettivo del reato commesso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici chiariscono che la confisca allargata non richiede una proporzione diretta con il profitto del singolo reato, ma si fonda unicamente sulla sproporzione tra il patrimonio accumulato e le entrate lecite dichiarate, nel rispetto del principio di ragionevolezza temporale.
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Confisca allargata: nullo il sequestro di contanti in cassaforte
L'Indagato, accusato di ricettazione aggravata da finalità mafiose commessa nel 2022, subisce il sequestro di 15.000 euro in contanti trovati in casa sua nel 2025. Il Tribunale del Riesame conferma il blocco qualificandolo come funzionale alla confisca allargata, basandosi sulla sproporzione tra il denaro e i bassi redditi dichiarati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Indagato e annulla il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che il tribunale non ha motivato il requisito della ragionevolezza temporale. Non è stato infatti chiarito se il tempo trascorso tra il reato del 2022 e il ritrovamento del denaro nel 2025 consenta di presumere l'origine illecita della somma. Il caso torna al Tribunale di Venezia per un nuovo esame.
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Confisca definitiva: l’errore formale che costa un patrimonio
Un imputato, condannato per associazione mafiosa, subisce la confisca dei beni. La sua difesa sostiene che una consulenza tecnica, già presente agli atti, dimostrerebbe la provenienza lecita del patrimonio. La Cassazione rigetta il ricorso perché la consulenza non era stata materialmente allegata, applicando il **principio di autosufficienza del ricorso**. L'imputato tenta un ricorso straordinario, sostenendo che la Corte sia incorsa in un errore di fatto, non vedendo un atto già nel fascicolo. La Cassazione dichiara inammissibile anche questo tentativo: l'applicazione del **principio di autosufficienza del ricorso** è un'interpretazione della legge, non una svista materiale. La confisca diventa definitiva.
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Confisca Allargata: Beni Sequestrati per Pericolosità Passata
Un soggetto, condannato in via definitiva per estorsione e associazione mafiosa, si opponeva alla **confisca allargata** dei suoi beni, sostenendo che fossero stati accumulati in un'epoca troppo distante dai reati commessi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione della sproporzione patrimoniale non si limita al momento del reato, ma si estende a tutto il periodo in cui è accertata la pericolosità sociale del soggetto. Poiché l'individuo non è riuscito a giustificare la provenienza lecita di un patrimonio accumulato durante un lungo arco temporale di contiguità mafiosa, la confisca è stata confermata. Vince lo Stato, che acquisisce definitivamente i beni.
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Società fallita: sì al sequestro per equivalente su amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro per equivalente su amministratore per reati di bancarotta e autoriciclaggio. Gli amministratori sostenevano che si dovesse prima tentare il sequestro sui beni delle società coinvolte. Tuttavia, i giudici hanno stabilito un principio fondamentale: se le società sono già state svuotate del loro patrimonio e dichiarate fallite, non è necessario procedere con l'inutile tentativo di escussione dei loro beni. In questi casi, è possibile aggredire direttamente il patrimonio personale degli amministratori per un valore pari al profitto illecito, rendendo il sequestro per equivalente su amministratore una misura pienamente valida ed efficace.
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Ipoteca vs Confisca: la tutela del terzo creditore salva la banca
Una società, agendo per conto di una banca, ha chiesto di proteggere un'ipoteca su un immobile oggetto di confisca per reati tributari. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per la tutela del terzo creditore: l'ipoteca, se iscritta prima della confisca e se il creditore era in buona fede, non viene annullata. I giudici hanno chiarito che il conflitto tra lo Stato e il creditore è concreto e attuale, legittimando l'azione legale. Lo strumento corretto per far valere questo diritto è l'incidente di esecuzione, dove il creditore può dimostrare la sua buona fede. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso per un nuovo esame nel merito.
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Confisca per sproporzione: annullata se i beni sono troppo vecchi
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di beni, tra cui un terreno acquistato nel 1986, a carico di un soggetto condannato per associazione mafiosa per fatti commessi dal 1997. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sulla **confisca per sproporzione**: non è legittima se manca la 'ragionevolezza temporale'. Un divario di oltre dieci anni tra l'acquisto del bene e il 'reato spia' è troppo ampio per presumere che la ricchezza derivi da attività illecite. La Corte ha quindi rinviato il caso ai giudici di merito per una nuova valutazione. Ha inoltre accolto un ricorso sull'accesso alla giustizia riparativa, affermando che non può essere negato solo per la mancata istituzione di centri di mediazione sul territorio.
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Carte di credito: sanzioni e regole per l’uso indebito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per l'indebito utilizzo di **carte di credito** ai sensi dell'Art. 493-ter c.p. L'imputato contestava l'acquisizione di nuove prove durante il giudizio abbreviato e l'assenza di un profitto concreto. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice può integrare le prove d'ufficio se indispensabile per la ricostruzione dei fatti. Inoltre, per la configurazione del reato, non è necessario l'effettivo conseguimento di un profitto, essendo sufficiente l'uso abusivo dello strumento di pagamento. Infine, è stata confermata la legittimità della confisca per sproporzione anche in assenza di un precedente sequestro preventivo.
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Confisca allargata: quando la convivenza giustifica il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca allargata applicata a immobili e arredi formalmente intestati alla convivente di un condannato. La decisione ribadisce che, in presenza di una convivenza ultraventennale e della totale assenza di redditi propri in capo alla donna, opera la presunzione di disponibilità dei beni in favore del condannato. La difesa contestava l'applicazione della misura in fase esecutiva e la mancanza di prova del nesso tra reati e arredi. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che per la confisca allargata non occorre dimostrare la derivazione diretta del bene dal reato, essendo sufficiente la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Il ricorso è stato rigettato, confermando il provvedimento di ablazione patrimoniale.
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Confisca di prevenzione: beni acquistati prima del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa del suo coinvolgimento in traffici illeciti internazionali. La questione centrale ha riguardato la possibilità di confiscare beni acquistati in un periodo antecedente alla data formale di inizio dei reati contestati. I giudici hanno stabilito che la pericolosità sociale può essere retrodatata sulla base di prove indiziarie e dichiarazioni di collaboratori, giustificando l'ablazione di patrimoni accumulati tramite attività illecite non ancora formalizzate in un processo penale, purché sussista un nesso causale tra la provvista illecita e l'acquisto.
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Confisca dopo la prescrizione? La Cassazione annulla la decisione
La Corte di Cassazione affronta il tema della confisca per equivalente e prescrizione. Alcuni imputati, condannati per contraffazione e associazione a delinquere, si erano visti confermare la confisca dei beni nonostante il reato di contraffazione fosse stato dichiarato prescritto in appello. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la norma che permette di mantenere la confisca anche dopo la prescrizione (art. 578-bis c.p.p.) non può essere applicata retroattivamente. Poiché i fatti erano avvenuti prima dell'entrata in vigore di questa legge più sfavorevole, la confisca per equivalente doveva essere annullata, riaffermando il principio di irretroattività della legge penale.
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Confisca allargata: annullamento per errore di fatto
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un provvedimento di confisca allargata applicata a beni rinvenuti presso l'abitazione dei genitori di un condannato. Il giudice del rinvio aveva erroneamente ipotizzato che il condannato, nel periodo di acquisizione dei beni, fosse in libertà o in prova, quando in realtà si trovava in stato di detenzione ininterrotta. Tale svista fattuale mina la ricostruzione logica della consegna dei beni ai terzi e impone una nuova valutazione.
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Falso in atto pubblico: la sentenza è atto fidefacente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un giudice tributario per i reati di soppressione e falso in atto pubblico, per aver alterato una sentenza a favore di un contribuente. La Corte ha stabilito che anche il dispositivo redatto in camera di consiglio è un atto pubblico fidefacente. La sentenza analizza anche la legittimità della confisca allargata su beni sproporzionati al reddito, anche in caso di prescrizione dei reati presupposto, e la responsabilità amministrativa di una società per il reato commesso dal suo legale rappresentante.
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Confisca allargata: sproporzione reddito-patrimonio
La Corte di Cassazione conferma la confisca allargata di un immobile a una coppia, ritenendo inammissibile il ricorso. La decisione si basa sulla palese sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore del bene, non giustificata dalla difesa. La Corte sottolinea che non basta sommare i redditi, ma bisogna valutare la capacità di risparmio effettiva, e che un mutuo non prova la provenienza lecita dei fondi se non si dimostra la capacità di ripagarlo.
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Confisca allargata: inammissibile il riesame nel merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario presentato da un condannato per usura e dai suoi familiari avverso una sentenza che aveva confermato la confisca allargata dei loro beni. La Corte ribadisce che tale misura è una misura di sicurezza basata su una presunzione relativa di illecita provenienza, e che il ricorso per errore di fatto non può essere utilizzato per ottenere un riesame nel merito della valutazione del giudice, ma solo per correggere sviste materiali.
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