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Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2023

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322 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Aggravante metodo mafioso: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si pronuncia su diversi ricorsi in materia di estorsione e usura, ponendo il focus sull'aggravante del metodo mafioso. La Corte chiarisce che tale aggravante si applica in base alla condotta intimidatoria, non necessariamente all'affiliazione a un clan. La sentenza annulla parzialmente le decisioni su una confisca, per contrasto con un precedente giudicato di prevenzione, e sul diniego di un'attenuante, dichiarando inammissibili la maggior parte degli altri ricorsi.
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Attenuanti generiche: la Cassazione chiarisce i limiti
Un uomo è stato condannato per possesso di un'ingente quantità di cocaina. Ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo le attenuanti generiche in virtù della sua confessione e di altri elementi positivi della sua vita. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un giudice può negare le attenuanti basandosi esclusivamente sulla gravità del reato, se questa è tale da superare ogni altro fattore favorevole all'imputato.
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Ricorso inammissibile: tardività e motivi errati
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua presentazione tardiva e della manifesta infondatezza dei motivi, i quali non si confrontavano con le reali argomentazioni della sentenza d'appello. Il caso riguardava una condanna per detenzione di stupefacenti e la confisca di una somma di denaro giustificata non solo dal reato, ma anche dalla sproporzione rispetto ai redditi dell'imputato.
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Revoca confisca definitiva: no a mutamenti di legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la revoca di una confisca definitiva di beni. I ricorrenti sostenevano che un mutamento giurisprudenziale costituisse un 'fatto nuovo' idoneo a giustificare la revoca. La Corte ha stabilito che un diverso orientamento interpretativo, anche delle Sezioni Unite o della Corte Costituzionale, non integra la nozione di 'fatto nuovo' richiesta dalla legge per rimettere in discussione un provvedimento definitivo, confermando così l'intangibilità del giudicato.
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Confisca estesa: quando beni di terzi sono a rischio
La Cassazione conferma la confisca estesa di un immobile intestato a un terzo, ritenuto prestanome di un soggetto indagato per gravi reati. La decisione si basa sulla sproporzione tra redditi e valore del bene, nonché su elementi che provano la riconducibilità dell'acquisto al reale proprietario, rendendo irrilevante la formale intestazione.
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Carenza di interesse: quando un ricorso è inammissibile
Una donna presenta ricorso in Cassazione contro il sequestro preventivo dei suoi beni, disposto in relazione a una condanna del marito per associazione mafiosa. Durante il procedimento, un'altra sentenza definitiva della Cassazione revoca la confisca disposta a suo carico. Di conseguenza, la Corte dichiara il ricorso contro il sequestro inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura cautelare ha perso la sua finalità.
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Carenza di Interesse: Ricorso Inutile Post-Confisca
Un soggetto ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di sequestro preventivo sui propri beni, legata a una condanna per associazione mafiosa. Nelle more del giudizio, la sentenza di condanna che disponeva anche la confisca degli stessi beni diventa definitiva. La Suprema Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'eventuale annullamento del sequestro non restituirebbe i beni, ormai vincolati dal provvedimento definitivo di confisca.
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Onere della prova nel sequestro: il caso risolto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino indagato per traffico di stupefacenti, contro il sequestro di una cospicua somma di denaro. La difesa sosteneva che il denaro fosse un regalo di nozze, ma non ha superato l'onere della prova. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale non 'apparente' ma logica e stringente, basata su plurimi elementi indiziari e sull'inverosimiglianza della giustificazione fornita, confermando così il provvedimento di sequestro.
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Confisca per equivalente: Cassazione e il principio solidale
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tre imputati contro una sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca per equivalente dell'intero profitto di reati tributari e truffa aggravata. La Corte ha riaffermato il principio per cui la confisca è solidale tra i concorrenti e non va divisa pro-quota, applicandosi per l'intero importo a ciascuno di essi, a prescindere dall'arricchimento individuale.
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Fatto di lieve entità: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per detenzione di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano l'applicazione del 'fatto di lieve entità' ma la Corte ha ritenuto il motivo di ricorso generico, poiché non contestava specificamente la motivazione della sentenza d'appello, la quale aveva escluso la lieve entità sulla base dell'ingente quantitativo di eroina detenuta (502 grammi, pari a 931 dosi). Anche il motivo sulla confisca è stato respinto per la stessa genericità.
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Confisca profitto reato: limiti e nesso di causalità
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro trovata in possesso di un imputato per spaccio, eccedente il corrispettivo della singola cessione contestata. La sentenza stabilisce che per procedere alla confisca del profitto del reato, è indispensabile un nesso di pertinenzialità diretto tra il denaro e il reato specifico per cui si procede, non essendo sufficiente il mero sospetto che provenga da altre attività illecite non contestate.
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Confisca allargata: inammissibile il riesame nel merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario presentato da un condannato per usura e dai suoi familiari avverso una sentenza che aveva confermato la confisca allargata dei loro beni. La Corte ribadisce che tale misura è una misura di sicurezza basata su una presunzione relativa di illecita provenienza, e che il ricorso per errore di fatto non può essere utilizzato per ottenere un riesame nel merito della valutazione del giudice, ma solo per correggere sviste materiali.
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Confisca allargata evasione fiscale: retroattività
Un medico, indagato per gravi reati, subisce un sequestro finalizzato alla confisca allargata per una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato. Egli sostiene che la ricchezza derivi da evasione fiscale accumulata negli anni. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sulla retroattività del divieto di usare l'evasione fiscale come giustificazione (introdotto nel 2017), rimette la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva. L'ordinanza analizza i due orientamenti opposti in tema di confisca allargata evasione fiscale.
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Confisca patteggiamento: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve fornire una motivazione adeguata per la confisca di beni, come il denaro. Nel caso di specie, un individuo aveva patteggiato una pena per detenzione di stupefacenti, ma la sentenza includeva anche la confisca di una somma di denaro senza alcuna spiegazione. La Suprema Corte ha annullato la parte della sentenza relativa alla confisca, sottolineando che l'omessa motivazione costituisce una violazione di legge. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio sul punto della confisca patteggiamento, che dovrà essere debitamente motivato.
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Associazione di tipo mafioso: prova e partecipazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16928/2023, ha esaminato i ricorsi di numerosi imputati condannati per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. La Corte ha dichiarato inammissibili o rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne. La decisione ribadisce i principi per accertare la partecipazione a un'organizzazione criminale, sottolineando che non basta un mero status di appartenenza, ma è necessario un ruolo dinamico e funzionale. La prova può basarsi su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e condotte che dimostrino un contributo stabile al sodalizio.
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Espulsione per droga: la Cassazione conferma la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di due chilogrammi di cocaina. La Corte ha confermato tutte le statuizioni della sentenza d'appello, inclusa la pena detentiva, la confisca dei beni per sproporzione e la misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata. La decisione sottolinea che, per evitare l'espulsione, non è sufficiente allegare l'esistenza di un nucleo familiare, ma è necessario provare una convivenza effettiva.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12547/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha ribadito che per escludere il 'fatto di lieve entità', è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi, come la quantità di droga, il denaro sequestrato e gli strumenti per il confezionamento. Un singolo elemento negativo può essere sufficiente a negare la qualifica di minore gravità.
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Legittimazione a ricorrere: chi può impugnare il sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva la restituzione di 20.000 euro sottoposti a sequestro preventivo. La ricorrente deteneva la somma quale mandataria del compagno, avendola incassata dalla vendita di beni di proprietà di quest'ultimo. Secondo la Corte, la donna era priva della necessaria legittimazione a ricorrere, poiché solo il titolare effettivo del diritto sulla somma sequestrata, ovvero il mandante, può impugnare il provvedimento. La decisione sottolinea il principio secondo cui la legittimazione ad agire spetta unicamente al soggetto che ha un interesse diretto e concreto.
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Concordato in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.). In un caso di traffico di stupefacenti, la Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati che, dopo aver concordato la pena in appello, hanno tentato di riproporre in Cassazione motivi a cui avevano rinunciato. La sentenza ribadisce che la rinuncia ai motivi ha un effetto preclusivo, limitando la cognizione del giudice di legittimità. Per altri imputati, la Corte è intervenuta sulla prescrizione di alcuni reati e ha annullato con rinvio la sentenza per disparità di trattamento sanzionatorio.
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Confisca allargata: onere della prova e sproporzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per usura ed estorsione, confermando la legittimità della confisca allargata dei beni intestati alla moglie di uno di essi. La sentenza ribadisce che, in presenza di una sproporzione tra patrimonio e reddito dichiarato, spetta all'imputato dimostrare la provenienza lecita dei beni, anche se non derivanti direttamente dal reato per cui è condannato.
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