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Art. 2118 Codice Civile

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146 provvedimenti

Procedura disciplinare autoferrotranvieri: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non ogni irregolarità nella procedura disciplinare autoferrotranvieri comporta automaticamente la nullità del licenziamento. Analizzando il caso di un dipendente licenziato per gravi condotte extralavorative, la Corte ha chiarito che l'omissione della relazione scritta, prevista dall'art. 53 del R.D. 148/1931, non invalida il provvedimento se le indagini sono svolte direttamente dal direttore e se il diritto di difesa del lavoratore è stato pienamente garantito. La sentenza privilegia un approccio sostanziale, riservando la sanzione della nullità solo alle violazioni procedurali qualificate che ledono effettivamente e irrimediabilmente il diritto di difesa.
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Licenziamento autoferrotranvieri: regole procedurali
Un lavoratore del settore trasporti impugna il licenziamento disciplinare per vizi procedurali. La Cassazione analizza la normativa speciale per gli autoferrotranvieri (R.D. 148/1931), distinguendo tra violazioni procedurali sostanziali, che causano la nullità del licenziamento, e irregolarità formali. In questo caso, né la tardiva costituzione del Consiglio di Disciplina né la concentrazione di alcune funzioni istruttorie in un unico soggetto sono state ritenute lesive del diritto di difesa, portando al rigetto del ricorso del lavoratore e alla validazione del licenziamento.
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Onere della prova licenziamento: il ricorso generico
Un lavoratore ha impugnato un presunto licenziamento orale, ma la sua domanda è stata respinta a tutti i livelli di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova del licenziamento grava interamente sul lavoratore e che un ricorso basato su allegazioni generiche e contraddittorie non è sufficiente a soddisfarlo, portando alla dichiarazione di inammissibilità.
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Contratto a termine: quale prevale se ne firmi due?
La Cassazione ha stabilito che, in caso di successione di contratti, prevale il contratto a termine effettivamente eseguito dalle parti, anche se preceduto da un accordo a tempo indeterminato mai entrato in vigore perché sottoposto a condizione sospensiva. La volontà successiva delle parti e il comportamento concludente sono decisivi per determinare la natura del rapporto di lavoro.
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Impugnazione licenziamento e cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori licenziati da un'azienda prima che la cessione di quest'ultima diventi efficace non possono rivendicare la continuità del rapporto con l'acquirente se non hanno provveduto all'impugnazione del licenziamento entro il termine di decadenza di 60 giorni. La mancata impugnazione consolida l'effetto estintivo del rapporto, rendendo impossibile il suo trasferimento al nuovo datore di lavoro ai sensi dell'art. 2112 c.c.
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Trasferimento d’azienda e TFR: la Cassazione decide
Un lavoratore si dimette per essere immediatamente assunto da una nuova società che prosegue la stessa attività. L'INPS nega l'intervento del Fondo di Garanzia per il TFR. La Corte di Cassazione conferma che si tratta di un trasferimento d'azienda fraudolento, finalizzato a eludere la legge. Di conseguenza, il nuovo datore di lavoro è responsabile per il TFR maturato e l'operazione è inefficace.
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Trasferimento d’azienda: no al Fondo Garanzia INPS
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sul caso di un presunto trasferimento d'azienda mascherato da dimissioni di massa e successive riassunzioni. La Corte ha stabilito che, in caso di operazione elusiva volta a scaricare il TFR sul Fondo di Garanzia dell'Ente Previdenziale, quest'ultimo può legittimamente negare il pagamento, confermando la responsabilità solidale della società cessionaria.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità dell'associazione non riconosciuta e di chi agisce in suo nome. In un caso di lavoro con gruppi parlamentari, la Corte ha stabilito che chi firma un contratto di lavoro per l'associazione è personalmente e solidalmente responsabile per le obbligazioni che ne derivano, ai sensi dell'art. 38 c.c., indipendentemente dalla gestione quotidiana del rapporto.
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Travisamento probatorio: limiti al ricorso in Cassazione
Un dirigente, licenziato a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un travisamento probatorio da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove. La sentenza sottolinea che il vizio di travisamento probatorio può essere fatto valere solo in casi eccezionali e non per contestare la valutazione del merito fatta dal giudice precedente, confermando così la legittimità del licenziamento.
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Licenziamento dirigente: quando è illegittimo?
Un dirigente, licenziato per un motivo oggettivo a seguito di una fusione aziendale, ha ottenuto la dichiarazione di illegittimità del recesso per la violazione di un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso del licenziamento dirigente, confermando la decisione dei giudici di merito e respingendo sia il ricorso del lavoratore, che lamentava un motivo illecito, sia quello della banca, che contestava l'applicabilità dell'accordo e l'indennità riconosciuta.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto, dovuta a un fatto riconducibile al datore di lavoro, non costituisce una risoluzione consensuale. La Suprema Corte ha inoltre confermato la natura retributiva dell'indennità, estendendo la responsabilità solidale per il suo pagamento a tutta la filiera dell'appalto, inclusa la società committente.
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Indennità preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità sostitutiva del preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione presso la nuova impresa. La Corte ha ribadito che tale indennità non ha natura risarcitoria, ma retributiva, e prescinde dalla prova di un danno effettivo. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale tra l'azienda uscente, quella subentrante e il committente per il pagamento di tale somma.
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Contratto di apprendistato: discrasia piano formativo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrasia tra la qualifica professionale prevista nel contratto di apprendistato e quella, inferiore, oggetto del piano formativo individuale, è un fatto decisivo. La Corte d'Appello aveva erroneamente ignorato tale discrepanza. La Cassazione ha cassato la sentenza, rinviando il caso per una nuova valutazione sul potenziale grave inadempimento degli obblighi formativi del datore di lavoro, che potrebbe portare alla conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.
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Demansionamento: onere della prova a carico del datore
Un lavoratore si è opposto allo stato passivo del fallimento del suo ex datore di lavoro, chiedendo il risarcimento per demansionamento. Il Tribunale aveva respinto la domanda per la mancata produzione del Contratto Collettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di demansionamento, l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Al lavoratore è sufficiente allegare i fatti specifici che costituiscono la dequalificazione professionale, senza dover produrre il CCNL.
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Qualificazione rapporto di lavoro: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di una ex dirigente, confermando la decisione di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro. La Corte ha ribadito che la prova della subordinazione, e in particolare dell'eterodirezione, spetta al lavoratore che la rivendica. Nel caso di specie, non essendo stata provata la soggezione al potere direttivo del datore di lavoro per il periodo precedente all'assunzione formale, il rapporto è stato considerato autonomo. La sentenza ha inoltre confermato la condanna della lavoratrice alla restituzione di somme indebitamente percepite.
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Dimissioni giusta causa e Cassa Integrazione COVID
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27350/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che si era dimesso per giusta causa lamentando un demansionamento e un uso illegittimo del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) durante l'emergenza COVID-19. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale ha derogato agli obblighi di comunicazione standard per l'accesso alla cassa integrazione e che la sospensione temporanea del rapporto non costituisce di per sé una giusta causa di dimissioni. Di conseguenza, il lavoratore è stato condannato a pagare l'indennità di mancato preavviso e la penale per violazione del patto di stabilità.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione e la tutela
Un dipendente bancario subisce un licenziamento disciplinare, ritenuto illegittimo in appello ma sanzionato solo con un'indennità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore, affermando un principio cruciale: anche se il codice disciplinare usa clausole generali come la "gravità" per definire le infrazioni, il giudice deve verificare se il fatto rientra tra quelli punibili con sanzione conservativa. Se sì, spetta la reintegrazione. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Indennità cambio appalto: quando spetta? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27140/2024, ha stabilito che l'indennità cambio appalto spetta al lavoratore anche se viene immediatamente riassunto dall'azienda subentrante. La Corte ha chiarito che la cessazione del rapporto con il precedente datore di lavoro è un recesso unilaterale e non una risoluzione consensuale. L'indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, pertanto è dovuta a prescindere dal fatto che il lavoratore abbia trovato subito una nuova occupazione, confermando la solidarietà tra committente e appaltatore per tali crediti.
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Presunzione di subordinazione: la Cassazione decide
Un professionista con Partita IVA, dopo la fine del suo rapporto con una compagnia assicurativa, ha ottenuto in appello il riconoscimento di un lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha applicato una presunzione di subordinazione, condannando l'azienda. La compagnia ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'errata applicazione della norma. La Suprema Corte, ravvisando la rilevanza delle questioni legali sollevate, in particolare riguardo alla tutela in caso di licenziamento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione di portata generale.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: analisi
La Cassazione si pronuncia su un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, confermando l'illegittimità del recesso per mancata prova dell'obbligo di repêchage. L'ordinanza analizza la natura del rapporto di lavoro, distinguendolo dall'agenzia e applicando le tutele per la collaborazione etero-organizzata. Viene inoltre chiarito che precedenti accordi di conciliazione non impediscono l'accertamento della natura del rapporto per i periodi successivi.
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