LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2113 Codice Civile

Pagina 8 di 12

223 provvedimenti

Conciliazione sindacale e lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una conciliazione sindacale con cui due lavoratrici avevano rinunciato a rivendicazioni passate. La Corte ha respinto il loro ricorso, che mirava a far riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro successivo e a ottenere un trattamento economico superiore, ritenendo inammissibile una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
Continua »
Atti di straordinaria amministrazione: quando serve l’ok
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società per aver compiuto atti di straordinaria amministrazione senza l'autorizzazione del tribunale durante la procedura di concordato preventivo. La modifica di un contratto di affitto d'azienda, che ha ridotto le garanzie per i creditori, è stata considerata un atto pregiudizievole che ha reso inammissibile la proposta di concordato. La decisione sottolinea che ogni operazione che incide negativamente sul patrimonio destinato a soddisfare i creditori richiede un preventivo vaglio giudiziale.
Continua »
Vizio del consenso: quando l’accordo è nullo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20429/2024, ha stabilito che per annullare un accordo transattivo per vizio del consenso non è sufficiente il generico timore di perdere il posto di lavoro. La lavoratrice che lamenta di essere stata costretta a firmare deve fornire prove concrete della minaccia e della coazione subita. Nel caso di specie, una lavoratrice aveva firmato quattro accordi in cui si riconosceva l'occasionalità del rapporto, ma la sua richiesta di annullamento è stata respinta perché non ha dimostrato gli elementi specifici della violenza morale, come richiesto dalla legge.
Continua »
Responsabilità del socio unico: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex dirigente contro il socio unico di una società estinta. Il caso verteva sulla mancata attuazione di un accordo transattivo e sulla conseguente richiesta di risarcimento per la responsabilità del socio unico. La Corte ha rigettato il ricorso per motivi procedurali, sottolineando la necessità di formulare con precisione i motivi di cassazione, specialmente in materia di interpretazione contrattuale e vizi di motivazione.
Continua »
Licenziamento lavoro festivo: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che legittimava il licenziamento di una lavoratrice per essersi rifiutata di lavorare durante una festività. Il caso verteva sull'interpretazione di un accordo di conciliazione che, secondo il datore di lavoro, includeva l'obbligo di lavorare nei festivi. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al riposo festivo deve essere esplicita e non può essere desunta da una generica disponibilità. Pertanto, il licenziamento per lavoro festivo non specificamente pattuito è stato ritenuto illegittimo.
Continua »
Mansioni superiori: onere della prova e compiti affini
Una lavoratrice con mansioni di sacrista ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un ente ecclesiastico, rivendicando l'inquadramento superiore per aver svolto compiti amministrativi e contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza sottolinea che per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori, il lavoratore ha l'onere di provare che tali compiti sono stati svolti in modo continuativo e prevalente, e non solo occasionale. Inoltre, i compiti meramente complementari alla figura professionale principale, come la registrazione delle offerte per una sacrista, non giustificano un avanzamento di livello.
Continua »
Cessazione materia del contendere: accordo e processo
La Corte di Appello di Salerno ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una causa di lavoro riguardante l'inquadramento superiore di alcuni dipendenti. Dopo una prima sentenza favorevole ai lavoratori, la società datrice di lavoro aveva proposto appello. Tuttavia, durante il giudizio di secondo grado, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, eliminando la necessità di una decisione giudiziale e portando alla chiusura del processo con compensazione delle spese legali.
Continua »
Cessione d’azienda: diritti dei lavoratori protetti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15740/2024, ha ribadito la solidità delle tutele per i lavoratori in caso di cessione d'azienda. La Corte ha stabilito che gli accordi individuali che peggiorano le condizioni contrattuali dei dipendenti, eludendo l'articolo 2112 c.c., sono nulli. Inoltre, ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare i licenziamenti non si applica quando i lavoratori chiedono il riconoscimento della continuità del rapporto con il nuovo datore di lavoro.
Continua »
Condotta antisindacale: responsabilità del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda è responsabile per condotta antisindacale se impedisce a un sindacato di assistere i propri iscritti durante le procedure di conciliazione. Tale responsabilità sussiste anche se l'esclusione del sindacato è stata decisa dall'associazione di categoria a cui l'azienda aderisce. Secondo la Corte, ciò che rileva è l'oggettiva lesione della libertà e dell'attività sindacale, a prescindere dall'intenzione del datore di lavoro.
Continua »
Decadenza diritti lavoratore: basta la conciliazione
Un lavoratore edile si è visto negare differenze retributive perché, secondo i giudici di merito, aveva agito tardi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per interrompere la decadenza dei diritti del lavoratore, prevista dal CCNL, è sufficiente la richiesta di conciliazione entro sei mesi dalla fine del rapporto, non essendo necessario avviare subito una causa.
Continua »
Impresa familiare: onere della prova sugli utili
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15026/2024, ha chiarito importanti principi sull'onere della prova nell'impresa familiare. In una controversia tra ex coniugi per la liquidazione degli utili, la Corte ha stabilito che spetta all'imprenditore dimostrare di aver pagato il collaboratore familiare, una volta che quest'ultimo abbia fornito prove presuntive del suo diritto, come le dichiarazioni fiscali. La Corte ha anche ribadito che l'eccezione di decadenza dall'impugnazione di una rinuncia deve essere sollevata dalla parte e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Contribuzione previdenziale: un diritto irrinunciabile
Un lavoratore ha richiesto il corretto calcolo della contribuzione previdenziale per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda basandosi su un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto a una corretta contribuzione previdenziale è indisponibile e non può essere oggetto di rinuncia tramite transazione, data la sua natura pubblica e obbligatoria. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Rinuncia TFR: la Cassazione chiarisce gli accordi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al TFR da parte di un lavoratore deve essere esplicita e non può essere desunta da un accordo transattivo generico, specialmente se lo stesso accordo contiene clausole che fanno salvo tale diritto. In un caso riguardante una dirigente e un'azienda municipalizzata, la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'azienda. È stato inoltre ribadito che le buste paga non firmate non costituiscono prova del pagamento di anticipi sul TFR, confermando l'onere della prova a carico del datore di lavoro. La sentenza sottolinea che l'interpretazione degli accordi è di competenza del giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se la motivazione è logica e coerente.
Continua »
Interpretazione contratto di lavoro: volontà vs testo
Un lavoratore lamentava un demansionamento a seguito di un errore materiale nel suo contratto, che indicava una mansione superiore a quella effettivamente svolta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13799/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio chiave sull'interpretazione contratto di lavoro: la volontà comune delle parti, desumibile dal loro comportamento concreto fin dall'inizio del rapporto, prevale sul testo letterale del contratto, se questo è frutto di un palese e riconoscibile errore.
Continua »
Accordo Collettivo: legittima la scelta tra bonus
Un'azienda di trasporti ha modificato la struttura retributiva con un nuovo accordo collettivo, offrendo ai dipendenti la scelta tra mantenere un assegno personale o aderire a nuove indennità legate alla presenza. Una lavoratrice ha impugnato l'accordo, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo l'opzione legittima. La Corte ha stabilito che un accordo collettivo può modificare trattamenti preesistenti e che la rinuncia a un superminimo individuale è una scelta disponibile per il lavoratore.
Continua »
Contributi previdenziali: la rinuncia è nulla
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi previdenziali derivanti da leggi per il prepensionamento sono un diritto indisponibile del lavoratore. Un accordo transattivo con cui il dipendente rinuncia a tali contributi è nullo. La Corte d'Appello aveva erroneamente qualificato la contribuzione come 'volontaria' e quindi 'disponibile'. La Cassazione, ribaltando la decisione, ha chiarito che la natura obbligatoria di tali versamenti, imposta dalla legge, impedisce qualsiasi forma di rinuncia, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Omesso esame di fatto: Cassazione chiarisce i limiti
Un ex dipendente ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello relativa alla quantificazione di un suo credito di lavoro. Il ricorso, fondato principalmente sul vizio di omesso esame di fatto decisivo, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che tale motivo di ricorso non può essere utilizzato per sollecitare una nuova valutazione delle prove o per criticare l'interpretazione del giudice di merito, ma deve riguardare un fatto storico specifico e decisivo completamente ignorato nel giudizio precedente.
Continua »
Contribuzione obbligatoria: non si rinuncia con accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13432/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritti previdenziali. Un lavoratore aveva contestato il calcolo dei contributi per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta basandosi su un accordo transattivo in cui il lavoratore sembrava rinunciare a ulteriori pretese. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la contribuzione obbligatoria, derivante dalla legge e non dalla volontà delle parti, è un diritto indisponibile. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia a tali contributi è da considerarsi nullo e non può estinguere il diritto del lavoratore a veder regolarizzata la propria posizione.
Continua »
Interpretazione contratto agenzia: oneri in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso sull'interpretazione di un contratto di agenzia. La Corte chiarisce che per contestare la lettura di una clausola non basta proporre un'interpretazione alternativa, ma è obbligatorio indicare specificamente quali canoni ermeneutici siano stati violati dal giudice di merito. La mancata specificità su questo punto rende il motivo di ricorso inammissibile.
Continua »
Indennità di fine rapporto: la Cassazione la tutela
Una ex dipendente di un consolato italiano all'estero ha citato in giudizio il Ministero per ottenere il riconoscimento dell'indennità di fine rapporto (TFR) dopo una complessa successione di contratti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13242/2024, ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la precedente sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che la riforma del 2000 (D.Lgs. n. 103/2000) ha salvaguardato il diritto all'indennità di fine rapporto per tutto il personale già in servizio a quella data, anche in caso di rinnovo contrattuale, applicando il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.
Continua »