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Art. 2112 Codice Civile — Anno 2024

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230 provvedimenti

Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Bancarotta per scissione: quando è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10163 del 2024, ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale di un amministratore che, attraverso un'operazione di scissione societaria, aveva trasferito tutti gli asset di valore a una nuova società, lasciando la società originaria con la maggior parte dei debiti e destinandola al fallimento. La Corte ha stabilito che la bancarotta per scissione si configura quando l'operazione, pur formalmente lecita, è volutamente depauperativa del patrimonio aziendale. Le tutele civilistiche previste per i creditori non sono sufficienti a escludere la rilevanza penale del fatto.
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Assegno ad personam: garantito nella mobilità pubblica
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, in caso di passaggio tra amministrazioni diverse tramite mobilità volontaria, hanno diritto a conservare il loro trattamento economico complessivo. Qualora la retribuzione presso il nuovo ente fosse inferiore, la differenza deve essere compensata tramite un "assegno ad personam" riassorbibile. La sentenza si fonda sul principio del divieto di peggioramento delle condizioni economiche (reformatio in peius), in linea con il diritto dell'Unione Europea.
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Termine impugnazione lavoro: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti pubblici ha fatto ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento della loro anzianità di servizio e un inquadramento superiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La decisione sottolinea che il termine impugnazione lavoro di sei mesi non è soggetto alla sospensione feriale, ribadendo un principio consolidato per le controversie in materia di lavoro, inclusi i giudizi di legittimità.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da una società in concordato contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'annullamento di alcuni contratti infragruppo per conflitto di interessi e nullità. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici, non specificamente confrontati con la sentenza impugnata e basati su una sovrapposizione di censure incompatibili, ribadendo il rigore formale richiesto per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Cessione ramo d’azienda: il doppio rapporto di lavoro
La Cassazione, in un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, stabilisce che si creano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con l'azienda cedente e uno 'de facto' con la cessionaria. Di conseguenza, l'accordo transattivo con la cessionaria non estingue il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dalla cedente.
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Imposta di registro: no alla riqualificazione degli atti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4650/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di imposta di registro. Il caso riguardava la riqualificazione da parte dell'Agenzia delle Entrate di due contratti separati (una compravendita di beni e un contratto di servizi) in un'unica cessione di ramo d'azienda. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che, in base alle recenti modifiche legislative con efficacia retroattiva all'art. 20 del D.P.R. 131/1986, l'imposta va applicata solo sulla base del contenuto dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi extratestuali o atti collegati.
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Imposta di Registro: la Cassazione e gli atti collegati
Una società produttrice di componenti per l'energia eolica ha impugnato un avviso di liquidazione per imposta di registro. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un contratto di vendita di rimanenze e un contratto di servizi come un'unica cessione di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4609/2024, ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in base alle recenti modifiche legislative (art. 20 d.P.R. 131/1986), la tassazione deve basarsi esclusivamente sul contenuto del singolo atto presentato a registrazione, senza considerare elementi extratestuali o atti collegati.
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Prova documentale: le email non bastano in Cassazione
Una società ha citato in giudizio una compagnia telefonica per presunte promesse non mantenute da un agente in fase precontrattuale. Nonostante la presentazione di email come prova documentale, sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, ritenendo le comunicazioni generiche e criptiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare nel merito la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Imposta di registro atti collegati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4607/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro per atti collegati. Il caso riguardava la riqualificazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria di due contratti separati (una compravendita di beni e un contratto di servizi) in un'unica cessione di ramo d'azienda. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che, in base al nuovo testo dell'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro (d.P.R. 131/1986), la tassazione deve basarsi esclusivamente sul contenuto del singolo atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o l'operazione economica complessiva. La decisione si fonda sulla natura retroattiva della nuova norma, qualificata come interpretazione autentica e avallata dalla Corte Costituzionale.
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Natura retributiva obbligo: cessione d’azienda nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3505/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il caso riguarda una lavoratrice che, dopo la declaratoria di nullità del trasferimento, ha offerto la propria prestazione lavorativa all'originario datore di lavoro (cedente), il quale l'ha rifiutata. La Corte ha confermato che le somme dovute dal datore di lavoro cedente hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, lo stipendio percepito dalla lavoratrice presso il datore di lavoro cessionario non può essere detratto, consolidando un orientamento a tutela del lavoratore.
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Successione nel rapporto di lavoro: limiti del giudicato
La Corte di Cassazione ha stabilito che non vi è successione nel rapporto di lavoro quando un dipendente di una società in liquidazione transita a una Pubblica Amministrazione sulla base di una normativa speciale che estingue il vecchio rapporto e ne crea uno nuovo. Di conseguenza, una sentenza che riconosceva al lavoratore un inquadramento superiore e differenze retributive, ottenuta contro il precedente datore di lavoro, non è opponibile né può essere fatta valere nei confronti del nuovo Ente pubblico. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, annullando le decisioni dei giudici di merito.
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Trasferimento d’azienda: quando non scatta la tutela
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di tre lavoratori licenziati dopo un cambio di appalto in un servizio di ristorazione aeroportuale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'esistenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La motivazione principale risiede nella provata discontinuità tra l'attività gestita dalla società uscente e quella della subentrante, ritenendo il ricorso un inammissibile tentativo di rivalutare i fatti del processo.
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Trasferimento di azienda: quando c’è il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3278/2024, ha chiarito che un semplice cambio di appalto non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Il caso riguardava un lavoratore licenziato dopo la successione di una nuova società nella gestione di un punto ristoro aeroportuale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per aversi trasferimento di azienda è necessario provare il passaggio di un'entità economica organizzata, ovvero un insieme di beni significativi, e non la sola successione nel servizio.
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Trasferimento d’azienda: licenziamento inefficace
La Corte di Cassazione chiarisce che in un trasferimento d'azienda, il licenziamento emesso dal precedente datore di lavoro dopo che la cessione è avvenuta è legalmente inefficace ('tamquam non esset'). Il rapporto di lavoro prosegue automaticamente con il nuovo titolare ai sensi dell'art. 2112 c.c., e non vi è alcun onere per il lavoratore di impugnare l'atto di recesso, in quanto proveniente da un soggetto non più legittimato. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato la decadenza dell'azione della lavoratrice.
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Simulazione cessione d’azienda: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento per ritorsione, avvenuto nel contesto di una simulazione cessione d'azienda. I giudici hanno identificato un'operazione fraudolenta, con la creazione di una nuova società e la successiva cancellazione di quella originaria, finalizzata unicamente a eludere i diritti del lavoratore. È stato riconosciuto un 'unico centro di imputazione' del rapporto di lavoro, che ha reso l'operazione societaria un mero schermo giuridico e il licenziamento un atto illegittimo perché basato su un motivo illecito determinante.
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Giudicato esterno: limiti e applicazione nel lavoro
La Corte di Cassazione chiarisce l'efficacia del giudicato esterno. In un caso riguardante lavoratori riassunti da un ente locale dopo il fallimento del precedente datore di lavoro, la Corte ha stabilito che una precedente sentenza, che aveva già interpretato in senso restrittivo una clausola contrattuale, impediva una nuova domanda basata su un'interpretazione diversa della stessa clausola, anche se volta a ottenere un beneficio differente (la conservazione della retribuzione). La decisione sottolinea come l'accertamento su un punto logico fondamentale abbia efficacia vincolante per tutte le future controversie tra le stesse parti relative al medesimo rapporto.
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Rientro del personale: quando la PA non è obbligata
Un ente pubblico aveva esternalizzato un servizio a un consorzio privato, con una clausola contrattuale che prevedeva il 'rientro del personale' presso l'ente in caso di cessazione dell'accordo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2484/2024, ha stabilito che tale clausola è nulla se non si verifica un effettivo trasferimento di attività o servizio (reinternalizzazione). Un semplice accordo contrattuale non può obbligare la Pubblica Amministrazione ad assumere personale, poiché l'assunzione nel settore pubblico è vincolata a rigide norme di legge.
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Efficacia del giudicato: la Cassazione chiarisce
Un gruppo di lavoratori, riassunti da un Comune dopo il fallimento del precedente datore di lavoro, un Consorzio, chiedeva di mantenere il livello retributivo acquisito. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interpretazione di una clausola contrattuale, già affrontata in precedenti sentenze tra le stesse parti, era coperta dall'efficacia del giudicato. Anche se le cause precedenti avevano un oggetto diverso (riammissione in servizio e solidarietà nei pagamenti), la valutazione del significato della clausola costituiva un punto fondamentale e un antecedente logico vincolante, che non poteva essere riesaminato. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo, avvenuto a seguito di una cessione d'azienda risultata simulata. La Corte ha identificato un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, superando lo schermo societario creato ad arte per eludere i diritti del lavoratore. La sentenza stabilisce che la creazione di una nuova società e il trasferimento fittizio dell'azienda, finalizzati unicamente a licenziare un dipendente scomodo, costituiscono un'operazione illecita, con conseguente reintegrazione del lavoratore e risarcimento del danno.
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Trasferimento d’azienda: limiti alla deroga al 2112
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento d'azienda di un'impresa in amministrazione straordinaria che eroga servizi pubblici essenziali, non è possibile derogare al principio di continuità dei rapporti di lavoro (art. 2112 c.c.) escludendo alcuni dipendenti, se la procedura non ha finalità liquidatoria. La decisione si allinea alla direttiva UE 2001/23/CE, proteggendo i diritti dei lavoratori anche in contesti di crisi aziendale volti alla conservazione dell'attività.
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