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Art. 2051 Codice Civile — Anno 2023

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157 provvedimenti

Altri anni per Art. 2051 Codice Civile

Radici degli alberi: guida all’abbattimento forzato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'abbattimento di un filare di pioppi le cui radici degli alberi avevano invaso il fondo confinante, distruggendo un prato all'inglese. Nonostante il proprietario degli alberi sostenesse che il vicino avrebbe dovuto tagliare autonomamente le radici, i giudici hanno stabilito che l'abbattimento è necessario quando la recisione parziale compromette la stabilità delle piante o quando sono violate le distanze legali. La responsabilità per i danni ricade interamente sul proprietario delle piante invasive, senza alcun obbligo di intervento preventivo da parte del danneggiato.
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Sicurezza sul lavoro: responsabilità del cantiere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento nei confronti del titolare di un cantiere navale per un infortunio mortale. Un lavoratore è deceduto cadendo da una scala non a norma mentre operava su un'imbarcazione. La Corte ha stabilito che la sicurezza sul lavoro è un obbligo che grava sul gestore dell'area produttiva, anche se l'infortunato non è un suo dipendente diretto. L'azione di regresso dell'Istituto assicuratore è dunque legittima verso chiunque abbia violato i doveri di organizzazione e vigilanza, indipendentemente dal legame contrattuale.
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Responsabilità del venditore per vizi strutturali
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del venditore per i gravi vizi strutturali di un immobile che ne avevano compromesso la stabilità. Nonostante il tentativo dei venditori di invocare una transazione stipulata tra gli acquirenti e un'impresa edile terza, i giudici hanno ritenuto tale accordo inefficace poiché subordinato a una condizione sospensiva mai avveratasi. La Corte ha ribadito che la responsabilità per i danni da omessa custodia ricade sul proprietario che aveva il godimento esclusivo del bene nel momento in cui le cause del dissesto sono insorte, rendendo irrilevante la successiva vendita del bene.
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Responsabilità da cose in custodia: la prova del nesso
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento presentata da una cittadina caduta su una rampa d'accesso di un ufficio pubblico. Il cuore della decisione riguarda la responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c.: la Corte ha ribadito che non basta dimostrare che l'incidente sia avvenuto in un'area custodita, ma è necessario provare il nesso causale specifico tra la cosa e l'evento. Poiché la danneggiata non ha fornito prove sulla dinamica esatta della caduta, la richiesta risarcitoria è stata respinta.
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Responsabilità da cose in custodia: il caso fortuito
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di risarcimento danni presentata dagli eredi di un uomo deceduto a seguito di una caduta da una passerella in legno precaria. La Corte ha stabilito che la Responsabilità da cose in custodia dell'ente pubblico è esclusa quando la condotta del danneggiato è talmente imprudente da interrompere il nesso causale. Nel caso specifico, la vittima aveva scelto di utilizzare una passerella abusiva e pericolosa nonostante la presenza di una gradinata in cemento sicura e autorizzata nelle immediate vicinanze. Tale comportamento è stato qualificato come caso fortuito, esonerando il custode da ogni obbligo risarcitorio.
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Lastrico solare: chi paga per le infiltrazioni?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità concorrente tra il proprietario del lastrico solare e il condominio per i danni da infiltrazioni subiti dall'appartamento sottostante. La decisione ribadisce che il proprietario esclusivo risponde come custode del bene ai sensi dell'art. 2051 c.c., mentre il condominio risponde per l'omessa manutenzione delle parti strutturali. In assenza di prova del caso fortuito, il risarcimento deve essere ripartito secondo il criterio di un terzo a carico del proprietario e due terzi a carico del condominio.
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Responsabilità da custodia: albero caduto su strada
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della Responsabilità da custodia in capo a un Comune per i danni subiti da un veicolo colpito da un albero caduto da un fondo privato. La Suprema Corte ha stabilito che l'ente pubblico non risponde dei danni causati da beni su cui non ha potere di controllo materiale o giuridico. La responsabilità ricade interamente sul proprietario del terreno confinante, in quanto custode della pianta, non essendo stata fornita la prova del caso fortuito legato all'eccezionalità dell'evento atmosferico.
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Responsabilità oggettiva: danni da fauna selvatica
Un cittadino ha citato in giudizio un ente territoriale per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito dell'aggressione di un orso durante una ricerca di funghi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento escludendo la colpa dell'ente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il criterio applicabile è la responsabilità oggettiva ex art. 2052 c.c., poiché la fauna selvatica protetta appartiene al patrimonio dello Stato. L'ente pubblico può liberarsi solo provando il caso fortuito, ovvero un evento eccezionale e imprevedibile del tutto estraneo alla sua sfera di controllo.
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Rovina di edificio: quando il proprietario è esente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un privato che chiedeva il risarcimento danni per la distruzione del proprio capannone a seguito di un incendio propagatosi da un immobile confinante. Il cuore della decisione riguarda l'applicabilità della rovina di edificio ex art. 2053 c.c. alla società proprietaria dell'immobile (concedente in leasing). La Suprema Corte ha stabilito che l'incendio, essendo un fattore esterno non riconducibile a vizi strutturali o difetti di manutenzione, non configura la responsabilità del proprietario ai sensi della rovina di edificio, confermando che tale norma richiede un nesso diretto tra il cedimento delle strutture e il danno prodotto.
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Responsabilità da cosa in custodia: il caso Consorzio
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un ente gestore per i danni da smottamento causati dalla rottura di una condotta idrica interrata. Il fulcro della decisione risiede nella corretta applicazione della responsabilità da cosa in custodia ex art. 2051 c.c., escludendo che la mancata segnalazione della perdita da parte dei proprietari dei fondi limitrofi possa costituire un caso fortuito, specialmente quando la perdita non è visibile esternamente. La Corte ha ribadito che il gestore dell'infrastruttura ha l'obbligo di vigilanza e manutenzione, indipendentemente dalla proprietà formale del bene.
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Compensatio lucri cum damno: deducibile l’indennizzo
La Corte di Cassazione conferma che l'indennizzo assicurativo percepito dal danneggiato deve essere sempre detratto dal risarcimento dovuto dal responsabile. Questo principio, noto come compensatio lucri cum damno, non è soggetto a preclusioni processuali. La prova del pagamento può quindi essere introdotta anche nel giudizio di appello, poiché il risarcimento non deve mai trasformarsi in una fonte di guadagno per la vittima.
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Responsabilità del proprietario per vizi strutturali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33876/2023, ha esaminato un caso di danni a un immobile causati da vizi strutturali di un solaio, emersi durante lavori di ristrutturazione nell'appartamento sovrastante. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del proprietario dell'immobile superiore, sia quello incidentale del proprietario danneggiato, confermando la responsabilità del proprietario come custode del bene difettoso ai sensi dell'art. 2051 c.c. e l'assenza di colpa in capo a direttore dei lavori e appaltatore, la cui opera ha solo fatto emergere un difetto preesistente.
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Danni da infiltrazioni: ricorso inammissibile
Una proprietaria di un immobile cita in giudizio il condominio per ottenere il risarcimento dei danni da infiltrazioni. Dopo una doppia condanna del condominio nei primi due gradi di giudizio, la proprietaria ricorre in Cassazione lamentando un'errata valutazione dei danni. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi e per il tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti di specificità richiesti per un ricorso in Cassazione.
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Caduta su sampietrini: la condotta del pedone
Un cittadino ha citato in giudizio il Comune di residenza a seguito di una caduta su sampietrini, attribuendo la responsabilità all'ente per la cattiva manutenzione della strada. Sia i giudici di primo grado che quelli d'appello hanno respinto la domanda, ritenendo che la caduta fosse dovuta alla disattenzione del pedone, consapevole della natura intrinsecamente irregolare di quel tipo di pavimentazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che la responsabilità del custode (ex art. 2051 c.c.) può essere esclusa se la condotta imprudente del danneggiato interrompe il nesso causale tra la cosa e il danno.
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Responsabilità Comune per allagamenti: Cassazione
Un caso di allagamenti e sversamenti fognari su un fondo privato porta la Cassazione a chiarire i confini della responsabilità del Comune. Inizialmente, i giudici di merito avevano attribuito la colpa esclusivamente alla Provincia per lavori stradali mal eseguiti. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso degli eredi del proprietario, stabilendo che la Corte d'Appello aveva errato nel non valutare la concorrente responsabilità del Comune, custode della rete fognaria e consapevole dei problemi di sversamento. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del concorso di colpa.
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Chiamata in causa del terzo: estensione automatica
In un caso di infiltrazioni d'acqua, la Corte di Cassazione ha stabilito che la chiamata in causa del terzo, identificato dal convenuto come l'unico responsabile, comporta l'estensione automatica della domanda originaria dell'attore nei confronti di tale terzo. La controversia vedeva i proprietari di due alloggi citare in giudizio il vicino del piano superiore, il quale a sua volta chiamava in causa la cooperativa costruttrice. La Corte ha confermato la condanna della cooperativa, non in qualità di appaltatrice, ma come proprietaria e custode dell'immobile, ritenendola responsabile dei vizi strutturali che hanno causato i danni.
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Responsabilità committente pubblico: quando è esclusa?
Un condominio citava in giudizio un ente pubblico per danni da infiltrazioni, attribuendogli la responsabilità come committente. La Cassazione ha respinto il ricorso, escludendo la responsabilità del committente pubblico poiché l'impresa appaltatrice, titolare di un diritto di superficie, aveva operato in totale autonomia, senza alcuna ingerenza o potere di fatto da parte dell'ente sull'area e sui lavori.
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Responsabilità del custode: la Cassazione decide
Un'automobilista subisce danni urtando una ruota di camion in autostrada. La Corte di Cassazione, riformando la sentenza d'appello, riafferma il principio della responsabilità del custode (art. 2051 c.c.). Spetta all'ente gestore dimostrare il caso fortuito per escludere la propria colpa, non al danneggiato provare l'assenza di condotte alternative. La Corte ha ritenuto illegittima la decisione di secondo grado basata su mere congetture sulla velocità del veicolo.
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Responsabilità del custode: disattenzione e risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un cittadino caduto a causa di una pietra sconnessa. La Corte ha stabilito che la condotta della vittima, caratterizzata da un'evidente disattenzione su una strada nota e poco illuminata, integra il 'caso fortuito', escludendo così la responsabilità del custode (il Comune) per i danni subiti.
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Cessazione materia del contendere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per sopravvenuta cessazione materia del contendere. Il caso origina da una lite per infiltrazioni d'acqua, ma la sentenza d'appello impugnata è stata revocata da un'altra decisione, ormai definitiva, rendendo inutile la pronuncia della Suprema Corte.
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