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Art. 2051 Codice Civile — Anno 2022

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121 provvedimenti

Altri anni per Art. 2051 Codice Civile

Risarcimento danni da infiltrazioni: ricorso perso per errore
Una proprietaria ha richiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causati al proprio bagno durante i lavori di rifacimento del terrazzo sovrastante, eseguiti da un'impresa su incarico del condominio. Dopo l'accoglimento in primo grado, il Tribunale ha ribaltato la decisione rigettando la domanda. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato la violazione del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha riprodotto né localizzato i documenti e gli atti processuali richiamati. Inoltre, la ricorrente ha inammissibilmente richiesto una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la proprietaria ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali in favore del condominio e dell'impresa.
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Risarcimento danni per crollo muro: l’orto batte il nubifragio
I comproprietari di un immobile hanno richiesto il risarcimento danni per crollo muro di confine, causato dalla realizzazione di un orto da parte del vicino. Una precedente sentenza passata in giudicato aveva gi" accertato la responsabilit" esclusiva del vicino, condannandolo alla ricostruzione. La Corte d'Appello ha successivamente quantificato il danno in oltre 143.000 euro. Il vicino ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la presenza di un nubifragio eccezionale come causa di forza maggiore e lamentando la violazione delle distanze legali del vecchio muro. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilit" del vicino era ormai definitiva e che le contestazioni sulle distanze di un muro gi" crollato non erano pi" attuali. Il vicino perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Frazionamento del credito: fare due cause costa il risarcimento
Un motociclista ha perso il controllo del suo scooter a causa di brecciolino e cemento su una strada comunale, finendo contro un palo. Per ottenere il risarcimento, il danneggiato ha avviato due cause separate: la prima davanti al Giudice di Pace per i danni al veicolo, la seconda davanti al Tribunale per le lesioni fisiche. I giudici di merito hanno dichiarato improcedibile la seconda domanda per illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che, se i danni derivano dallo stesso incidente e sono già quantificabili, non si possono fare due cause diverse. Il primo giudizio definitivo copre anche quello che si poteva chiedere in quella sede. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità da cose in custodia: la distrazione nega il danno
Un pedone ha chiesto il risarcimento dei danni all'ente proprietario della strada dopo essere caduto in un tombino non segnalato di notte. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, ritenendo che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla disattenzione del pedone. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Corte ha chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la condotta imprudente della vittima può integrare il caso fortuito. Se il pericolo era visibile ed evitabile con la normale diligenza, l'ente custode è liberato da ogni responsabilità. Il pedone perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità da cose in custodia: quando la caduta non basta
Un passante ha chiesto il risarcimento dei danni a un condominio, sostenendo di essere caduto a causa del distacco di intonaco da una parete. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove certe sulla dinamica e sul nesso causale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, non basta dimostrare la caduta. Il danneggiato deve fornire la prova rigorosa del legame tra il bene condominiale e il danno subito. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Responsabilità del custode: la disattenzione nega il risarcimento
Una cittadina ha fatto causa al Ministero della Difesa e al Ministero dei Trasporti chiedendo il risarcimento dei danni per essere scivolata su una lastra di ghiaccio formatasi sui gradini di una caserma. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la condotta imprudente della donna avesse interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità del custode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata. I giudici hanno confermato che, in presenza di un pericolo evidente e facilmente evitabile con la normale diligenza, spetta al danneggiato dimostrare di aver adottato le cautele necessarie. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Responsabilità da cose in custodia: negato il risarcimento
Un cittadino ha fatto causa al Comune chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere inciampato su una catena di ferro posta tra alcuni paracarri in una piazza. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo che la catena fosse perfettamente visibile in pieno giorno e che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla distrazione del pedone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Suprema Corte ha confermato che la responsabilità da cose in custodia viene esclusa quando il comportamento imprudente della vittima integra il caso fortuito, interrompendo il nesso di causa. Poiché l'ostacolo era del tutto visibile e prevedibile, la colpa è stata attribuita interamente al pedone, che perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità da cose in custodia: quando il ciclista ha colpa
Un ciclista cade a causa di una buca stradale coperta da foglie e detriti, situata vicino a un tombino senza coperchio. Il Tribunale riconosce la piena responsabilità del Comune. La Corte d'Appello riduce il risarcimento del 20% per concorso di colpa, ritenendo che il ciclista avrebbe dovuto evitare la zona con maggiore prudenza. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del danneggiato. I giudici confermano che la valutazione sulla condotta imprudente del danneggiato spetta esclusivamente ai giudici di merito. La decisione ribadisce che, in tema di responsabilità da cose in custodia, il comportamento negligente della vittima riduce il risarcimento se il pericolo era parzialmente prevedibile con la normale diligenza.
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Caduta sul tappeto: no alla responsabilità per cose in custodia
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per essere caduta su un tappeto guida all'interno di una mostra. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di responsabilità per cose in custodia, spetta prima di tutto al danneggiato dimostrare il nesso causale tra la cosa e l'evento lesivo. Nel caso specifico, il tappeto era ben visibile, illuminato e tenuto fermo dal peso di altre persone, escludendo qualsiasi pericolosità intrinseca. Non essendoci la prova che la caduta fosse stata causata dal tappeto, la richiesta di risarcimento è stata respinta e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Caduta e tacco a spillo: no responsabilità per cose in custodia
Una cliente ha fatto causa a un supermercato chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere scivolata sul pavimento, sostenendo la presenza di un liquido verde. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso causale, evidenziando che i verbali della polizia descrivevano il pavimento come asciutto e con una strisciata di tacco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando che la responsabilità per cose in custodia richiede che il danneggiato provi il legame diretto tra la cosa e la caduta. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il supermercato vince la causa e le spese legali vengono compensate.
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Responsabilità per cose in custodia: prove negate e risarcimento
Un inquilino ha chiesto il risarcimento dei danni per l'allagamento della sua cantina, causato dalla rottura di una tubatura condominiale. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, sostenendo che l'inquilino non avesse dimostrato il nesso di causalità, rifiutando però di ammettere le prove testimoniali e fotografiche richieste. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'inquilino, stabilendo un principio fondamentale in tema di responsabilità per cose in custodia: il giudice non può rigettare una domanda per mancanza di prove e, contemporaneamente, rifiutare di ammettere i mezzi di prova proposti dal danneggiato per dimostrare il fatto. La sentenza è stata cassata con rinvio per svolgere l'istruttoria omessa.
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Responsabilità per cose in custodia: l’olio stradale non paga
L'Automobilista ha perso il controllo della propria vettura a causa di una macchia d'olio mista ad acqua presente sull'asfalto, finendo fuori strada. Ha quindi citato in giudizio L'Ente Pubblico per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal veicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'automobilista, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che la presenza improvvisa e non segnalata di una sostanza scivolosa sulla carreggiata costituisce un caso fortuito. Questo evento imprevedibile esclude la responsabilità per cose in custodia dell'ente proprietario della strada, poiché non vi era il tempo materiale per accorgersi del pericolo e intervenire per pulire la carreggiata o segnalare l'insidia agli automobilisti di passaggio.
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Responsabilità del custode: caduta dal tetto e imprudenza
Un artigiano è caduto dal tetto di un capannone mentre eseguiva lavori di impermeabilizzazione per conto della società proprietaria. Dopo il rigetto della richiesta di risarcimento nei primi due gradi di giudizio, l'artigiano si è rivolto alla Corte di Cassazione. La questione centrale riguarda la responsabilità del custode e se la condotta imprudente del lavoratore possa considerarsi un caso fortuito idoneo a escludere ogni risarcimento. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza della questione giuridica, non ha deciso immediatamente la causa, ma ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico sulla prevedibilità del comportamento del danneggiato all'interno di un contesto lavorativo.
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Responsabilità da cose in custodia e tombino: chi paga il danno?
Un automobilista perde il controllo del veicolo e si ribalta dopo aver colpito un tombino privo di copertura. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono la richiesta di risarcimento, ritenendo il pericolo visibile ed evitabile, configurando la condotta del conducente come caso fortuito. L'automobilista ricorre in Cassazione contestando l'applicazione delle regole sulla responsabilità da cose in custodia, sostenendo che l'insidia stradale non escluda automaticamente la colpa del custode. La Suprema Corte, ravvisando la particolare rilevanza della questione giuridica, non decide direttamente ma rimette la causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per un approfondimento nomofilattico.
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Responsabilità da cose in custodia: alluvione o colpa pubblica?
A seguito di un violento allagamento che ha causato il crollo di un muro e danni ad alcuni appartamenti, i proprietari hanno chiesto il risarcimento all'Ente Pubblico e alla Società Costruttrice. La Corte d'Appello ha condannato entrambi i soggetti, escludendo il caso fortuito a causa della mancanza di adeguati sistemi di deflusso delle acque. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la diligenza del custode non rileva. Per escludere la responsabilità serve la prova del caso fortuito, che va valutato su base puramente scientifica e statistica tramite i dati pluviometrici di lungo periodo. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Cessione del credito risarcitorio: casa nuova ma nessun indennizzo
I Nuovi Proprietari di un appartamento chiedono il risarcimento dei danni causati da lavori di ristrutturazione eseguiti prima del loro acquisto. Il Condominio e l'Amministratore si oppongono, evidenziando che l'assemblea aveva rinunciato all'azione contro l'impresa appaltatrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che il diritto al risarcimento per danni anteriori all'acquisto non si trasferisce automaticamente al nuovo proprietario senza un patto espresso di cessione del credito risarcitorio. Inoltre, l'assemblea condominiale può legittimamente rinunciare all'azione contro l'appaltatore per le parti comuni, e l'amministratore che esegue tale decisione non commette alcun illecito. Infine, la Corte segnala l'avvocato dei ricorrenti al Consiglio dell'Ordine per espressioni offensive nei confronti del giudice.
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Liquidazione equitativa del danno: niente risarcimento senza prove
Una proprietaria chiede il risarcimento dei danni causati dall'allagamento del proprio immobile dovuto all'ostruzione della rete fognaria durante alcuni lavori stradali. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono la domanda per mancanza di prove sia sulla responsabilità da custodia dell'impresa esecutrice, sia sull'esatto ammontare dei danni subiti. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini chiariscono che la liquidazione equitativa del danno non può essere utilizzata per rimediare alla totale mancanza di prova sull'esistenza stessa del danno o sul nesso di causa. Poiché la ricorrente ha presentato solo un generico preventivo di spesa senza dimostrare l'effettiva necessità dei lavori di ripristino, non è possibile procedere alla determinazione del risarcimento. La ricorrente viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Infiltrazioni in condominio: risarcimento pieno e non dimezzato
Un condomino subisce infiltrazioni in condominio nel proprio garage a causa del difetto di impermeabilizzazione del terrazzo sovrastante di proprietà di una società. Un secondo condomino interviene nel processo chiedendo il risarcimento dei medesimi danni. La Corte d'Appello liquida a quest'ultimo solo 3.000 euro, ritenendo erroneamente che non avesse richiesto una somma superiore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del condomino danneggiato. Avendo egli richiesto la somma di 3.000 euro o la somma maggiore o minore ritenuta di giustizia, ha diritto all'intero risarcimento pari a 15.450 euro, calcolato in base al valore locativo perso. La Cassazione decide nel merito, condannando la società proprietaria del terrazzo a pagare l'intera somma e le spese legali.
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Caduta in campeggio: scale bagnate contro imprudenza del turista
Il Danneggiato ha chiesto il risarcimento dei danni per una caduta sulle scale di un campeggio, invocando la responsabilità da cose in custodia della Società di Gestione. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di prove sul punto esatto della caduta e per la condotta imprudente del danneggiato, che non ha usato percorsi alternativi sicuri. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa all'udienza pubblica della Terza Sezione Civile per un esame più approfondito.
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Responsabilità per cose in custodia: la distrazione nega i danni
Due coniugi chiedono il risarcimento dei danni al Comune dopo che la moglie è inciampata su un piccolo dislivello del marciapiede, trascinando nella caduta anche il marito. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo che la distrazione della donna escluda la responsabilità dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso improcedibile perché i danneggiati non hanno depositato la relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini di legge. I giudici precisano inoltre che, in tema di responsabilità per cose in custodia, un'insidia stradale minima, visibile ed evitabile con la normale diligenza, configura un caso fortuito. La condotta disattenta del pedone interrompe infatti il nesso di causa tra il bene e il danno, escludendo ogni risarcimento. Vince quindi il Comune, mentre i pedoni perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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