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Art. 2043 Codice Civile — Anno 2025

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618 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Soccombenza virtuale: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito. Dopo una transazione con un cliente, la Corte d'Appello aveva deciso sulle spese applicando il principio di soccombenza virtuale. La banca ha impugnato questa decisione entrando nel merito di una domanda di manleva ormai superata, invece di contestare il criterio di ripartizione delle spese, commettendo un errore che ha reso il ricorso inammissibile.
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Occupazione usurpativa vs appropriativa: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di espropriazione per pubblica utilità, chiarendo la distinzione tra occupazione usurpativa e appropriativa. A seguito dell'occupazione di un terreno privato da parte di un Comune per la costruzione di una scuola, la Corte d'Appello aveva qualificato l'atto come occupazione usurpativa per la scadenza dei termini. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Comune. Ha stabilito che le proroghe legali dei termini per i procedimenti espropriativi si applicano automaticamente e con effetto retroattivo, mantenendo valida la dichiarazione di pubblica utilità. Pertanto, si tratta di occupazione appropriativa e non usurpativa, con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Danno occupazione sine titulo: come si prova in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26995/2025, ha chiarito le modalità di prova del danno da occupazione sine titulo. Un'amministrazione statale aveva richiesto il risarcimento per l'occupazione illegittima di un suo bene da parte di una società. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prova. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il danno è insito nella perdita della disponibilità del bene e può essere provato tramite presunzioni, basando la quantificazione sul valore locativo di mercato. Viene quindi alleggerito l'onere probatorio a carico del proprietario.
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Denuncia calunniosa: quando spetta il risarcimento?
Un dipendente pubblico, assolto da accuse penali mosse dal suo datore di lavoro, ha chiesto un risarcimento per denuncia calunniosa. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il risarcimento è dovuto solo se si prova il reato di calunnia, con dolo del denunciante. In assenza di ciò, l'azione del Pubblico Ministero interrompe il nesso causale tra la denuncia e il danno subito.
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Interesse ad agire: quando un ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di respingimento. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse ad agire, dato che il ricorrente aveva nel frattempo ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. La Corte ha inoltre sottolineato che, quando una sentenza si basa su più ragioni autonome, il ricorrente deve contestarle tutte, pena l'inammissibilità del ricorso.
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Obbligazione naturale convivenza: quando c’è rimborso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11337/2025, ha stabilito che le somme versate da un convivente all'altro per il pagamento del mutuo della casa comune rientrano nell'ambito dell'obbligazione naturale convivenza e non sono rimborsabili se proporzionate alle capacità economiche del pagatore. Nel caso di specie, un uomo chiedeva la restituzione di somme versate alla compagna durante tre anni di convivenza. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo che i pagamenti, assimilabili a un canone di locazione, non superassero i limiti della proporzionalità e dell'adeguatezza, e che il ricorrente non avesse fornito prova sufficiente della sproporzione rispetto al suo intero patrimonio.
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Danno non patrimoniale: no se si vieta il parcheggio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11256/2025, ha chiarito i limiti del risarcimento del danno non patrimoniale in ambito immobiliare. Il caso riguardava una disputa sulla comproprietà di un cortile, il cui accesso era stato bloccato da uno dei proprietari. La Corte ha confermato che un'area cortilizia, anche se non menzionata in un atto di donazione, si trasferisce in comproprietà se funzionale agli immobili principali. Tuttavia, ha escluso il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, specificando che l'impossibilità di parcheggiare non costituisce una lesione grave di un diritto inviolabile della persona, come il diritto all'abitazione.
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Onere della prova diffamazione: chi prova la verità?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società editrice e del suo direttore, condannati per aver diffamato un cittadino indicandolo erroneamente come indagato per un omicidio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova diffamazione grava sul giornalista e sull'editore, i quali devono dimostrare la verità della notizia o, almeno, la sua verosimiglianza e l'attendibilità delle fonti. In questo caso, la Corte ha ritenuto insufficiente basarsi su una singola fonte non qualificata per esonerare da responsabilità.
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Diffamazione a mezzo stampa: il limite della verità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di una società editrice, del suo direttore e di un giornalista. Il caso riguardava un articolo che descriveva una 'perquisizione' presso una società, quando in realtà si era trattato di una semplice richiesta di consegna di documenti. La Corte ha stabilito che tale inesattezza non è marginale, ma altera sostanzialmente la percezione dei fatti, ledendo la reputazione della società e superando i limiti del diritto di cronaca.
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Danno conseguenza: prova essenziale nella diffamazione
Un professionista ha citato in giudizio un giornalista e il suo intervistato per diffamazione. La Corte d'Appello aveva concesso un risarcimento, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Il motivo fondamentale è che il danneggiato non ha fornito prove specifiche del pregiudizio subito. La sentenza ribadisce che il danno conseguenza derivante da una diffamazione non può essere presunto, ma deve essere allegato e dimostrato concretamente dalla parte lesa.
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Azione del socio: danno indiretto e risarcimento
Un socio ha intentato una causa contro gli amministratori di una S.r.l. per il risarcimento dei danni derivanti dalla mala gestio, che ha causato la perdita di valore della sua quota. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: l'azione del socio è ammessa solo per i danni che colpiscono direttamente il suo patrimonio personale, non per quelli che sono un mero riflesso del pregiudizio subito dalla società. La diminuzione del valore della quota rientra in questa seconda categoria, e pertanto l'azione risarcitoria spetta unicamente alla società.
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Ricorso incidentale tardivo: conseguenze processuali
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze del ricorso incidentale tardivo, dichiarandolo inammissibile. L'ordinanza analizza il caso di una società che, avendo proposto impugnazione oltre i termini, ha causato l'abbandono del ricorso principale da parte della controparte, con la conseguente condanna alle spese. La decisione sottolinea il rigore dei termini processuali e il loro impatto sull'esito del giudizio.
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Bancarotta preferenziale e onere della prova del danno
In un caso di richiesta di risarcimento danni derivante da una condanna per bancarotta preferenziale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dei creditori che quelli incidentali dei debitori. La Corte ha ribadito che i creditori devono fornire prova rigorosa del danno subito e che non è possibile sollevare questioni giuridiche nuove in sede di legittimità. Ha inoltre confermato la correttezza della liquidazione equitativa del danno operata dal giudice di merito, data la difficoltà di calcolare l'esatto ammontare in pendenza di una procedura fallimentare.
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Diritto di recesso socio: quando si ‘concorre’?
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione esamina un caso complesso sul diritto di recesso socio in seguito a una fusione. Alcuni soci, dopo aver sostenuto le fasi preliminari di un'operazione di salvataggio, hanno esercitato il recesso astenendosi dal voto finale. I tribunali di merito hanno negato tale diritto, interpretando il loro comportamento complessivo come un 'concorso' alla delibera. Data la rilevanza della questione, la Cassazione ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita sul significato di 'non aver concorso' ai sensi dell'art. 2437 c.c.
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Diritto di cronaca: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta diffamazione a mezzo stampa, originato da articoli pubblicati su un noto quotidiano. Il ricorrente, dopo aver visto la sua richiesta di risarcimento respinta in Appello, ha adito la Suprema Corte. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. La decisione sottolinea come il dibattito sui limiti del diritto di cronaca non possa trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito.
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Responsabilità intermediario e calcolo del danno
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per aver mantenuto una linea di gestione patrimoniale divenuta inadeguata a seguito di un'operazione di finanziamento garantita dal portafoglio stesso. L'ordinanza chiarisce che il risarcimento del danno subito dagli investitori deve essere calcolato in modo analitico e non equitativo, a meno che non sia provata l'impossibilità di una stima precisa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova e corretta quantificazione del danno.
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Risarcimento danno diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento danno diffamazione a mezzo stampa. Una professionista aveva citato in giudizio un giornalista e il direttore di un quotidiano per un articolo che le attribuiva falsamente gravi indizi di corruzione. La Corte d'Appello aveva condannato il solo giornalista a un risarcimento di 10.000 euro. La Cassazione ha rigettato sia il ricorso della danneggiata, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna del direttore, sia quello del giornalista, che contestava la sua responsabilità. La sentenza conferma che la prova del danno alla reputazione può essere presuntiva e che la mancata richiesta di rettifica da parte della vittima non esclude né riduce il diritto al risarcimento.
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Ricorso improcedibile: cosa succede se manca la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso improcedibile perché il ricorrente non ha depositato la sentenza impugnata, un requisito formale inderogabile. Il caso nasceva da una richiesta di risarcimento danni per diffamazione. La Corte ha inoltre ordinato la cancellazione di un'espressione offensiva dagli atti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità P.A.: sospensione aiuti e assoluzione
Un'agenzia pubblica sospendeva l'erogazione di aiuti comunitari a un agricoltore a seguito di un'indagine penale. Dopo l'assoluzione, l'agricoltore ha chiesto il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità della P.A. non deriva automaticamente dall'assoluzione, ma deve essere valutata 'ex ante', cioè sulla base delle informazioni disponibili al momento della sospensione. Il risarcimento è dovuto solo se si prova che il sospetto iniziale era 'manifestamente infondato', e l'onere della prova spetta al danneggiato.
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Onere della prova: contratto con l’editore giuridico
Un professionista si oppone a un decreto ingiuntivo di una casa editrice per la fornitura di materiale, lamentando la mancata consegna di un omaggio e l'applicazione di prezzi errati. Le corti di merito respingono in gran parte le sue difese, sottolineando come l'onere della prova delle proprie affermazioni gravasse su di lui. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito dei quattordici motivi di ricorso, emette un'ordinanza interlocutoria per risolvere una questione procedurale legata alla notifica dell'atto, disponendo l'acquisizione del fascicolo d'ufficio.
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