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Art. 2 Costituzione — Anno 2024

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383 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Costituzione

Terzo mandato consecutivo: stop della Cassazione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha annullato una decisione del Consiglio Nazionale Forense, stabilendo che il divieto di terzo mandato consecutivo per i consiglieri degli Ordini degli Avvocati deve essere interpretato in modo rigoroso e oggettivo. Secondo la Corte, né le dimissioni volontarie prima della fine del mandato, né la mancata partecipazione a una consiliatura di durata inferiore a due anni (infrabiennale) sono sufficienti a interrompere la consecutività. La nozione di 'mandato' fa riferimento alla durata legale dell'intero organo consiliare, non al periodo di servizio effettivo del singolo consigliere, al fine di garantire il ricambio generazionale e prevenire la cristallizzazione delle cariche.
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Terzo mandato consecutivo: Cassazione chiarisce
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, ai fini del divieto di terzo mandato consecutivo per i consiglieri degli Ordini forensi, le dimissioni anticipate non interrompono la consecutività. Il mandato va considerato nella sua durata legale 'oggettiva', non in quella 'soggettiva' effettivamente svolta dal singolo. La Corte ha cassato la decisione del Consiglio Nazionale Forense che aveva ritenuto legittime le candidature di due avvocati.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la motivazione basata sul ruolo apicale del soggetto all'interno dell'associazione criminale, sulla sua pericolosità sociale e sul rischio concreto di ripristino dei contatti con i sodali è sufficiente e congrua. È stata inoltre respinta la questione di legittimità costituzionale relativa alla competenza del Ministro della giustizia nel disporre tale misura, ribadendo la natura amministrativa del provvedimento, seppur soggetto a pieno controllo giurisdizionale.
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Diritto di critica sindacale: Limiti e tutele
Un rappresentante sindacale, condannato per diffamazione per aver criticato un'operazione di polizia come 'pericolosissima', viene assolto dalla Corte di Cassazione. La sentenza stabilisce che le espressioni forti, se funzionali a una valutazione soggettiva e pertinenti al dibattito, rientrano nel legittimo esercizio del diritto di critica sindacale, anche se descrivono un fatto in termini più gravi di come si sia effettivamente svolto.
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Mandato Arresto Europeo: Rifiuto se le carceri violano i diritti
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di consegna di un cittadino rumeno basata su un Mandato Arresto Europeo. La sentenza stabilisce che le assicurazioni generiche fornite dallo Stato richiedente sulle condizioni di detenzione non sono sufficienti di fronte a prove specifiche di sovraffollamento e trattamento inumano. Il giudice nazionale ha il dovere di condurre un'indagine approfondita per verificare il rispetto dei diritti fondamentali del consegnando.
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Riparazione ingiusta detenzione e estradizione: la guida
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14082/2024, ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto arrestato in Italia e poi estradato in Argentina, dove è stato successivamente assolto. La Corte ha stabilito che se la procedura di estradizione si conclude con una sentenza favorevole e irrevocabile, la custodia cautelare subita in Italia non può essere considerata 'ingiusta', a prescindere dall'esito del processo nello Stato estero. La decisione si fonda sul principio che la legittimità della detenzione va valutata in base alle condizioni per l'estradizione, non al risultato del giudizio di merito straniero.
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Accollo debito d’imposta: chi è il vero debitore?
Una società acquista un immobile e, tramite un accordo di accollo debito d'imposta, si impegna a pagare le imposte dovute dai venditori. L'Agenzia delle Entrate emette l'avviso di liquidazione direttamente alla società acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato tale atto illegittimo, stabilendo che un patto privato non può modificare l'identità del soggetto passivo d'imposta, che rimane colui individuato dalla legge. L'amministrazione finanziaria deve quindi rivolgere le proprie pretese esclusivamente al contribuente originario.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
Una società ha presentato ricorso per Cassazione dopo aver perso in due gradi di giudizio una causa per abusivo frazionamento del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché non rispettava il principio di specificità, non esponendo in modo chiaro e completo lo svolgimento del processo. L'ordinanza chiarisce i requisiti formali essenziali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Exceptio doli: non blocca l’indennizzo da occupazione
La Cassazione chiarisce che l'eccezione di 'exceptio doli' non può essere usata per negare l'indennizzo per occupazione senza titolo a un proprietario immobiliare, anche se il contratto di locazione originario è stato dichiarato nullo per colpa del proprietario stesso. Il diritto all'indennizzo sorge da un fatto nuovo e distinto: l'illegittima detenzione del bene da parte della curatela fallimentare, non dal contratto nullo.
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Sfruttamento unilaterale brevetto: la Cassazione decide
Una società di design slovena e un'azienda italiana di attrezzature subacquee sono contitolari di un brevetto. Dopo la fine del loro accordo, l'azienda italiana continua lo sfruttamento commerciale dell'invenzione. La Corte d'Appello lo ritiene legittimo, applicando le norme sulla comunione. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dello sfruttamento unilaterale brevetto, non decide nel merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per risolvere la questione di diritto.
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Diritto al nome: uso commerciale lecito se informativo
Gli eredi di una celebre attrice hanno citato in giudizio una nota casa di moda per l'uso non autorizzato del suo nome su alcuni modelli di calzature. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto al nome non viene violato se l'uso, pur avendo una connotazione commerciale, ha una funzione prevalentemente informativa e descrittiva. Per un modello di scarpa, l'uso era legittimato da un accordo contrattuale. Per altri, il riferimento al nome della celebrità serviva a descrivere la storia del prodotto, un'eccezione lecita che non richiede consenso. La domanda per contraffazione di marchio è stata respinta perché tardiva.
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Decreto di espulsione: quando è legittimo? La Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione, sostenendo che fosse illegittimo a causa di un ricorso pendente per protezione internazionale e del rischio di violazione dei diritti fondamentali in caso di rimpatrio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le doglianze sul rischio erano troppo generiche e che, dopo il rigetto del Tribunale, il ricorso in cassazione non sospende automaticamente l'efficacia del provvedimento di espulsione.
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Predicato nobiliare: i requisiti per la cognomizzazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8955/2024, ha chiarito i presupposti per la cognomizzazione del predicato nobiliare. Il caso riguardava la richiesta di alcuni discendenti di una nobile casata di aggiungere al proprio cognome il predicato marchesale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che sono necessari solo due requisiti: l'esistenza del titolo nobiliare in data anteriore al 28 ottobre 1922 e il suo riconoscimento prima dell'entrata in vigore della Costituzione. La Corte ha ritenuto errata la decisione dei giudici di merito che richiedevano anche l'anteriorità del riconoscimento al 1922, cassando la sentenza e decidendo nel merito a favore dei ricorrenti.
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Prescrizione danno ambientale: la Cassazione decide
Una società immobiliare, proprietaria di un terreno inquinato da una precedente attività industriale, ha richiesto il risarcimento dei costi di bonifica alla società ritenuta responsabile dell'inquinamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8826/2024, ha affrontato il tema della prescrizione danno ambientale. Ha stabilito che, trattandosi di un illecito istantaneo con effetti permanenti, il termine di prescrizione non decorre dalla fine della bonifica, ma dalla prima manifestazione oggettiva del danno, che nel caso di specie è stata identificata con la ricezione dell'ingiunzione di bonifica da parte del proprietario. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione sulla base di questo principio.
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Trattenimento stranieri: decreto nullo senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto di un Giudice di pace che convalidava il trattenimento di uno straniero in un C.P.R. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione nel provvedimento impugnato. La Corte ha ribadito che per il trattenimento stranieri, una misura che priva della libertà personale, il giudice deve fornire una giustificazione concreta e specifica, non potendosi limitare a un mero richiamo alle norme di legge. Questo vizio rende il decreto nullo.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una lunga controversia relativa a uno scarico fognario abusivo si conclude in Cassazione. La proprietaria di un cortile aveva citato in giudizio i vicini per l'inesistenza di una servitù di scarico e per i danni subiti. Nonostante la successiva rimozione dello scarico, la richiesta di risarcimento è stata portata avanti, invocando un danno in re ipsa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il danno non è automatico ma deve essere specificamente provato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che, basandosi su una CTU, avevano escluso la presenza di sversamenti o inquinamento.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Cassazione, con l'ordinanza 8458/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario persistono anche dopo il Regolamento Consob 16190/2007. L'intermediario deve fornire informazioni dettagliate sui rischi specifici del prodotto, un dovere autonomo rispetto alla valutazione di appropriatezza. La semplice segnalazione di non appropriatezza non esonera la banca da questa responsabilità. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il risarcimento a un investitore, riaffermando la centralità della trasparenza per una scelta consapevole.
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Verificazione della sottoscrizione: l’onere del creditore
Un garante disconosceva la firma su una fideiussione. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che in caso di disconoscimento, il creditore ha l'onere di produrre l'originale del documento entro i termini di legge per procedere alla verificazione della sottoscrizione. La produzione tardiva rende la verifica inammissibile. La Corte ha anche ribadito che grava sul creditore l'onere di provare di aver ottenuto l'autorizzazione del fideiussore prima di concedere nuovo credito a un debitore in difficoltà.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e firma
Una società impugna un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha respinto la maggior parte dei motivi relativi all'onere della prova e alla qualifica del fornitore come 'società cartiera'. Tuttavia, ha accolto il ricorso per l'omessa pronuncia del giudice di merito sull'eccezione relativa alla mancanza di firma sull'avviso di accertamento, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Inammissibilità del ricorso: motivi nuovi in Cassazione
Un condominio, condannato in appello a risarcire i danni da infiltrazioni a un loft sottostante, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, poiché i motivi proposti erano in parte non pertinenti alla decisione impugnata e in parte introducevano questioni nuove, mai sollevate nei precedenti gradi di giudizio, violando un principio fondamentale del processo civile.
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