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Art. 2 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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190 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Codice Penale

Contrabbando aggravato: reato autonomo non depenalizzato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46389/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di tabacchi di contrabbando. La Corte ha stabilito che il contrabbando aggravato dalla recidiva costituisce un reato autonomo, escluso dalla depenalizzazione prevista dal D.Lgs. 8/2016, anche qualora i reati precedenti, su cui si fonda la recidiva, siano stati successivamente decriminalizzati.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto e uso indebito di carte di credito. La decisione si fonda sulla genericità e manifesta infondatezza dei motivi di appello, che non specificavano gli errori di diritto commessi né si limitavano a una non consentita rivalutazione dei fatti. La Corte sottolinea l'importanza di formulare censure specifiche e pertinenti per l'ammissibilità del ricorso.
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Procedibilità a querela: furto e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione annulla parzialmente una condanna per furto aggravato a causa della Riforma Cartabia. La sentenza chiarisce che la nuova norma sulla procedibilità a querela si applica retroattivamente. Di conseguenza, in assenza di una querela formale per un reato commesso prima della riforma, l'azione penale diventa improcedibile e la condanna viene annullata.
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Lex mitior e reddito di cittadinanza: la decisione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19736/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per illeciti legati al reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che la deroga al principio della lex mitior (legge più favorevole) è legittima, poiché la normativa precedente resta applicabile per garantire la tutela penale fino alla completa soppressione del beneficio, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Prescrizione reato e Orlando: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il calcolo della prescrizione del reato. La Corte chiarisce il principio di successione delle leggi nel tempo, affermando che per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, si applica la disciplina sulla sospensione della prescrizione introdotta dalla c.d. 'legge Orlando' (L. 103/2017), e non la successiva e più favorevole L. 134/2021. La decisione si allinea a un recente pronunciamento delle Sezioni Unite.
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Omessa dichiarazione: quando il ricorso è inammissibile
Un imprenditore è stato condannato per omessa dichiarazione fiscale per tre anni consecutivi, con ingente evasione d'imposta. Il suo ricorso in Cassazione, basato sulla presunta inidoneità delle prove fiscali (spesometro) e sul mancato riconoscimento delle attenuanti, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento era analitico e basato su prove concrete, e che il ricorso rappresentava un mero tentativo di rivalutare i fatti, compito non consentito in sede di legittimità.
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Mandato ad appellare: regole e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché il difensore non era munito di uno specifico mandato ad appellare rilasciato dopo la sentenza di primo grado, come richiesto dalla legge in vigore al momento del deposito dell'atto. La Corte ha stabilito che le modifiche legislative procedurali più favorevoli, intervenute successivamente, non si applicano retroattivamente, ribadendo il principio "tempus regit actum" per gli atti processuali.
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Occultamento scritture contabili: la difesa non provata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per occultamento scritture contabili. L'imputato sosteneva la distruzione dei documenti a causa di un allagamento, ma non ha fornito prove sufficienti. La difesa è stata giudicata tardiva e contraddittoria, non potendo così giustificare la mancata esibizione della documentazione fiscale.
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Omessa comunicazione reddito cittadinanza: il reato resta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abrogazione della norma sul reddito di cittadinanza non estingue il reato di omessa comunicazione per i fatti commessi prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina. La Corte ha rigettato il ricorso di un cittadino condannato per non aver comunicato di essere sottoposto a misure cautelari, sostenendo che il legislatore ha volutamente derogato al principio della legge più favorevole per garantire continuità nella tutela penale contro l'indebita erogazione del beneficio.
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Omissione dichiarazione e dolo: la Cassazione decide
Un imprenditore viene condannato per omissione dichiarazione a seguito di una plusvalenza immobiliare. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che il dolo specifico di evasione può essere desunto dal comportamento successivo del reo, come il mancato pagamento delle imposte dovute, e che la rinnovazione dell'istruttoria in appello è un istituto eccezionale la cui negazione, se motivata, è incensurabile.
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Pene sostitutive: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria. La decisione si basa sui numerosi e gravi precedenti penali dell'individuo e sulla sua personalità, ritenuti ostativi a un percorso rieducativo senza restrizione della libertà personale. La Corte ha sottolineato che le pene sostitutive non possono essere concesse se non garantiscono la prevenzione di futuri reati.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abolizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indebita percezione del reddito di cittadinanza resta reato per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, nonostante la successiva abrogazione della misura. Una norma transitoria ha salvaguardato l'applicazione delle sanzioni penali, derogando al principio della legge più favorevole e garantendo la continuità della tutela penale. L'abrogazione della norma incriminatrice non ha quindi comportato una 'abolitio criminis' per le condotte passate.
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Reddito di cittadinanza: Cassazione, no abolitio criminis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma incriminatrice non comporta l'applicazione della legge più favorevole (lex mitior), in virtù di una specifica deroga legislativa volta a garantire la tutela penale fino all'esaurimento del beneficio. È stata inoltre confermata la specialità del reato rispetto alla fattispecie generale di cui all'art. 316-ter c.p.
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Sostituzione pena ergastolo: la Cassazione chiarisce
Un condannato all'ergastolo in seguito a un rito abbreviato ha chiesto la commutazione della pena in 30 anni di reclusione, appellandosi a una normativa passata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la sostituzione pena ergastolo era un beneficio legato a una finestra temporale specifica (tra il 2 gennaio e il 24 novembre 2000). Poiché la richiesta di rito abbreviato del ricorrente è stata presentata nel 2011, egli era consapevole che la pena applicabile era l'ergastolo, senza possibilità di sostituzione.
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Retroattività legge favorevole: no a pene sostitutive
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto un ricorso per l'applicazione di nuove pene sostitutive a una condanna divenuta irrevocabile prima dell'entrata in vigore della nuova normativa. La Corte ha stabilito che il principio di retroattività della legge favorevole non può superare il limite del giudicato, poiché l'esigenza di certezza del diritto prevale, confermando l'inammissibilità della richiesta.
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Reddito di cittadinanza: sanzioni penali e abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma non cancella le sanzioni penali per i fatti commessi in precedenza e ha negato la non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale degli imputati.
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Appello inammissibile: motivi generici e condanna
La Corte di Cassazione dichiara un appello inammissibile presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. I motivi del ricorso sono stati giudicati generici e ripetitivi, non idonei a contestare la sentenza d'appello. La Corte ha confermato la condanna, la valutazione sulla gravità del fatto che esclude la tenuità, e la legittima revoca della sospensione condizionale della pena a causa della commissione di un nuovo reato nel quinquennio.
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Depenalizzazione contrabbando: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per contrabbando di tabacchi lavorati. La decisione si fonda sulla sopravvenuta depenalizzazione contrabbando per quantitativi inferiori a 15 kg, introdotta dal D.Lgs. 141/2024. Applicando il principio della legge più favorevole al reo, i giudici hanno trasformato l'illecito da penale ad amministrativo, annullando la sentenza di condanna e trasmettendo gli atti all'Agenzia delle Dogane per l'applicazione della sanzione pecuniaria.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Suprema Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma incriminatrice, efficace dal 1° gennaio 2024, non estingue il reato per le condotte precedenti, poiché il legislatore ha previsto una deroga legittima al principio della legge più favorevole (lex mitior).
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Reddito di cittadinanza: ignoranza legge non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini condannati per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'ignoranza della legge sui requisiti, come la residenza decennale, non è scusabile se non si dimostra di aver attivamente cercato di informarsi. Inoltre, l'abolizione del beneficio non cancella i reati commessi in precedenza, escludendo l'applicazione della legge più favorevole.
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