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Art. 2 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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190 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Codice Penale

Reddito di cittadinanza: il reato non è abolito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abrogazione del reddito di cittadinanza non estingue il reato per chi lo ha percepito indebitamente in passato. La legge che ha soppresso il beneficio ha espressamente mantenuto in vigore le sanzioni penali per i fatti pregressi, derogando al principio della legge più favorevole. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che aveva omesso di dichiarare cospicue movimentazioni su conti gioco, confermando la sua condanna.
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Inammissibilità appello penale: requisiti e limiti
Un individuo, condannato per furto, ha proposto ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva dichiarato il suo gravame inammissibile. La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che i nuovi requisiti formali per l'impugnazione non sono incostituzionali e che non è possibile introdurre argomenti legali nuovi in sede di legittimità. La sentenza ribadisce il principio di inammissibilità dell'appello penale quando non vengono rispettate le regole procedurali, precludendo l'esame nel merito.
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Rescissione del giudicato: il rimedio corretto
Un'imputata, condannata in assenza e senza effettiva conoscenza del processo, ha proposto un incidente di esecuzione per essere riammessa nei termini per l'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'unico strumento corretto in questi casi è la rescissione del giudicato, un rimedio non fungibile né riqualificabile dal giudice.
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Confisca obbligatoria: i limiti del ricorso al patto
Un soggetto ricorre in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento per sfruttamento del lavoro, lamentando l'illegittimità della confisca obbligatoria di un autocarro. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che i motivi di impugnazione delle sentenze di patteggiamento sono tassativi. La Corte specifica che la confisca obbligatoria, essendo imposta per legge, non presenta profili di illegalità neppure in caso di motivazione sintetica sulla sua correlazione con il reato, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Reddito di cittadinanza: reato anche dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza, omettendo di dichiarare la presenza di un figlio detenuto nel nucleo familiare. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma non cancella i reati commessi in precedenza, poiché la legge stessa ha previsto una deroga al principio della retroattività della legge più favorevole. Inoltre, è stato confermato il diniego delle attenuanti generiche, poiché non erano presenti elementi positivi a favore dell'imputato.
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Abrogazione reddito di cittadinanza: reati passati
Un soggetto condannato per omessa comunicazione di redditi da gioco mentre percepiva il reddito di cittadinanza ha impugnato la sentenza, sostenendo l'intervenuta abrogazione del reddito di cittadinanza e della relativa norma incriminatrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che la legge di abrogazione ha escluso l'applicazione retroattiva della norma più favorevole per i fatti commessi fino all'esaurimento del beneficio, per garantire continuità nella tutela penale.
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Sanzioni sostitutive: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la mancata richiesta tempestiva delle sanzioni sostitutive in appello. La Corte sottolinea che, anche se la richiesta fosse stata tempestiva, i precedenti penali dell'imputato ne avrebbero comunque giustificato il diniego, dimostrando la sua immeritevolezza del beneficio.
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Successione leggi penali e reddito di cittadinanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La difesa sosteneva l'abolizione del reato, ma la Corte ha stabilito che si tratta di una successione leggi penali, poiché la condotta è ancora punita dalla nuova normativa sul reddito di inclusione, confermando la condanna.
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Retroattività pene sostitutive: no per sentenze definitive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva di applicare le norme sulla retroattività pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, a una sua condanna divenuta definitiva prima dell'entrata in vigore della legge. La Corte ha stabilito che il principio del giudicato prevale, impedendo l'applicazione retroattiva delle nuove, più favorevoli, disposizioni in materia di pene.
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Prescrizione usura: il no della Cassazione al riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un reato di usura. Viene confermato che la prescrizione usura decorre dall'ultimo pagamento di capitale o interessi. La Corte ribadisce inoltre il suo consolidato principio di non poter riesaminare nel merito le prove e i fatti, confermando la condanna dell'imputato e il suo obbligo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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