La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45588/2024, ha chiarito importanti principi in materia di truffa aggravata. Nel caso esaminato, due coniugi avevano indotto in errore una compagnia di assicurazioni, ottenendo l'intero risarcimento per la morte di un familiare, anche la quota spettante ad altri coeredi. Gli imputati sostenevano che la vittima non fosse l'assicurazione, ma i coeredi. La Corte ha respinto questa tesi, affermando che la persona offesa è chi viene ingannato e compie l'atto di disposizione patrimoniale dannoso, ovvero la compagnia assicuratrice. La sentenza ha inoltre confermato che la gravità del danno va valutata al momento del reato e che la costituzione di parte civile equivale a una valida manifestazione della volontà di punire.
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