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Art. 186 Codice della Strada — Sezione Settima Penale

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752 provvedimenti

Altri anni per Art. 186 Codice della Strada

Incidente stradale aggravante: quando si applica?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. L'ordinanza conferma che l'uscita di strada autonoma, con un tasso alcolemico di 1,65 g/l, costituisce un 'incidente stradale aggravante'. Viene inoltre negata la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la condotta allarmante e riprovevole del conducente.
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Validità etilometro: onere della prova e contestazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10372/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista sulla validità etilometro. La Corte ha ribadito che, mentre l'accusa deve provare l'omologazione e le verifiche periodiche, spetta alla difesa contestare specificamente il malfunzionamento dello strumento, non essendo sufficiente un'eccezione generica.
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Ricorso tardivo: quando il ricorso è inammissibile
Un'automobilista ha impugnato una condanna per guida in stato di ebbrezza, contestando il funzionamento dell'etilometro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma perché si trattava di un ricorso tardivo, presentato oltre i termini di legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reato: annullata condanna per guida
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per guida in stato di ebbrezza a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. Il ricorso dell'imputato, condannato in primo grado anche per un altro delitto, è stato accolto. La Corte ha stabilito che il termine massimo per perseguire il reato contravvenzionale era già spirato al momento della sentenza di merito. Di conseguenza, ha annullato la condanna per tale capo d'imputazione e ha rideterminato la pena complessiva, riducendola ed eliminando la sanzione accessoria della revoca della patente.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza e porto abusivo di un'ascia. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza e genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre tesi già respinte in appello senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ribadisce che un ricorso inammissibile preclude anche la possibilità di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione.
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Guida in stato di ebbrezza: aggravante notturna
Un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver causato un incidente di notte, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la prova dell'orario del sinistro e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la prova dell'orario può essere desunta logicamente dai verbali di intervento delle forze dell'ordine, rendendo certa l'applicazione dell'aggravante.
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Prescrizione reato: guida in ebbrezza e annullamento
Un automobilista ricorre in Cassazione contro una condanna per guida in stato di ebbrezza, lamentando, tra le altre cose, l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte, accogliendo il motivo, ha stabilito che il termine massimo di cinque anni per la contravvenzione era già decorso. Di conseguenza, ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione, in assenza di evidenze che potessero portare a un'assoluzione nel merito.
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Prova stato di ebbrezza: l’alcoltest è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9604/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver causato un incidente. La Corte ha ribadito che la prova stato di ebbrezza è validamente fornita dall'esito positivo dell'alcoltest, e spetta alla difesa dimostrare vizi specifici dello strumento, non essendo sufficiente un generico richiamo alla mancata taratura.
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Ricorso inammissibile: quando non si può contestare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver causato un incidente. La decisione si fonda sull'impossibilità per la Suprema Corte di rivalutare i fatti, competenza esclusiva dei giudici di merito. Questo principio rende il ricorso inammissibile e, di conseguenza, impedisce anche la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è dolo intenso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per rifiuto di sottoporsi all'alcoltest. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), motivando che l'elevato disvalore della condotta e la notevole intensità del dolo non consentono di qualificare l'offesa come lieve.
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Rifiuto alcol test: reato autonomo, sì alla condanna
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9603/2024, ha stabilito che il reato di rifiuto alcol test è autonomo rispetto a quello di guida in stato di ebbrezza. Un automobilista, assolto dall'accusa di guida in stato di ebbrezza dopo un incidente, è stato comunque condannato per essersi allontanato dall'ospedale per sottrarsi ai controlli. La Corte ha confermato che il rifiuto può manifestarsi anche con comportamenti concludenti e non è escluso dall'assoluzione per il reato principale.
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Prova etilometro: onere della prova a carico dell’imputato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9564/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha ribadito che la prova etilometro costituisce piena prova della violazione e che spetta all'imputato l'onere di dimostrare, con prove specifiche, eventuali vizi o malfunzionamenti dello strumento. È stato inoltre confermato il diniego della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, a causa di una prognosi negativa basata sul comportamento passato dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per essersi rifiutato di sottoporsi all'alcoltest. Il ricorso è stato ritenuto tale perché si limitava a riproporre le stesse questioni già respinte in appello, senza una specifica confutazione. La Corte ha confermato che la mancanza di elementi positivi e la presenza di precedenti specifici giustificano sia la misura della pena sia il diniego delle attenuanti generiche, rendendo il ricorso inammissibile.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i motivi
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, si è visto respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha confermato che la presenza di precedenti penali specifici giustifica sia una pena più severa, sia il diniego delle attenuanti generiche e della conversione della pena detentiva in pecuniaria.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
Un imputato per guida in stato di ebbrezza si è visto negare le attenuanti generiche in appello, nonostante fossero state concesse nel decreto penale di condanna iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la decisione presa dopo un dibattimento è autonoma e non vincolata alla valutazione sommaria del decreto. La gravità del fatto è stata ritenuta sufficiente per escludere il beneficio.
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Diniego attenuanti generiche: la guida in stato ebbrezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sul diniego delle attenuanti generiche e sulla quantificazione della pena, ritenendo la motivazione adeguata in considerazione della gravità del fatto, dei precedenti penali dell'imputato e della guida con patente revocata.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza, confermando la decisione dei giudici di merito di non concedere le attenuanti generiche. La negazione è stata ritenuta legittima in virtù della pericolosità della condotta, dell'elevato tasso alcolemico, della personalità negativa e dei precedenti penali dell'imputato, evidenziando che l'assenza di elementi positivi giustifica tale scelta.
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Guida in ebbrezza: pena errata e avviso al difensore
Un automobilista condannato per guida in ebbrezza notturna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità dell'avviso di farsi assistere da un difensore e l'errato calcolo della pena. La Suprema Corte ha ritenuto valido l'avviso attestato da una semplice spunta sul verbale, ma ha accolto il ricorso sulla pena. I giudici hanno corretto un errore nel bilanciamento tra attenuanti e aggravanti, riducendo la pena detentiva da tre a due mesi di arresto.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso inammissibile
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione della sentenza d'appello logica e congrua sia nell'escludere la tenuità del fatto, data la gravità della condotta e l'alto tasso alcolemico, sia nel determinare la pena.
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Attenuanti generiche: no se mancano elementi positivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9550/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha confermato la decisione di non concedere le attenuanti generiche, specificando che l'assenza di elementi positivi, al di là della giovane età e dell'eventuale incensuratezza, giustifica pienamente tale diniego.
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