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Art. 186 Codice della Strada — Sezione Settima Penale

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752 provvedimenti

Altri anni per Art. 186 Codice della Strada

Guida in stato di ebbrezza: ricorso generico e condanna confermata
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale in orario notturno. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misurazione del tasso alcolemico, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il Conducente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: il ricorso ripetitivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante notturna. L'imputato contestava il rifiuto dei giudici d'appello di riaprire l'istruttoria dibattimentale per assumere una nuova prova. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso riproduceva le medesime censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio con motivazioni corrette e complete. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: il ricorso inutile costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza, oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. L'imputato aveva riproposto in sede di legittimità gli stessi motivi di fatto già respinti in appello. I giudici di secondo grado avevano confermato la colpevolezza con una motivazione logica e coerente. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ordinando il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Incidente e alcol: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver causato un incidente stradale notturno. Il conducente lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che l'elevato tasso alcolemico, la dinamica del sinistro e il concreto pericolo per gli altri utenti della strada escludono l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione nega sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. Il Conducente contestava la severità della pena (cinque mesi di arresto e mille euro di multa) e la sospensione della patente per due anni. I giudici hanno confermato il massimo della sanzione a causa dei numerosi precedenti specifici dell'uomo, della guida con patente scaduta e del suo comportamento aggressivo verso le forze dell'ordine. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’etilometro non si contesta a parole
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza a seguito di un controllo con etilometro. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata verifica del funzionamento dell'apparecchio e l'eccessività della sanzione applicata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Funzionamento dell’etilometro: la prova spetta al conducente
Il Conducente, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha impugnato la sentenza contestando il corretto funzionamento dell'etilometro e l'assenza di prove sulla sua manutenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'alcoltest si presume regolarmente funzionante. Spetta interamente al conducente l'onere di dimostrare, attraverso elementi concreti e specifici, l'esistenza di vizi dello strumento o l'omissione delle verifiche periodiche obbligatorie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: niente tenuità se c’è incidente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale. Il conducente lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). I giudici hanno confermato che l'elevato tasso alcolemico e il coinvolgimento di tre vetture escludono qualsiasi ipotesi di lieve entità, avendo generato un pericolo concreto per l'incolumità pubblica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna dell’automobilista
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la responsabilità penale. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. Poiché il ricorso era ammissibile, si è instaurato un valido rapporto processuale che ha permesso di dichiarare l'estinzione del reato. Non essendovi elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. La prescrizione del reato ha così estinto ogni conseguenza penale per il conducente.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente e condanna senza sconti
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'orario notturno e dall'aver provocato un incidente stradale, avendo perso il controllo dell'auto sulla pubblica via e impattando contro un cancello. Il tasso alcolemico rilevato era pari a 2,50 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità del prelievo ematico e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la validità dell'accertamento, supportato da evidenti sintomi fisici (alito alcolico e linguaggio impastato), ed escluso la particolare tenuità del fatto a causa dell'elevato tasso alcolemico e della condotta altamente pericolosa per la pubblica incolumità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per alcol alla guida
Il Conducente veniva condannato in appello per guida in stato di ebbrezza, avendo causato un incidente stradale notturno con un tasso alcolemico elevatissimo. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo diverse nullità procedurali e l'inutilizzabilità del test alcolemico. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione commessa nel 2016, è ormai decorso il tempo massimo per procedere. Non emergendo dagli atti una prova evidente e immediata dell'innocenza dell'imputato, idonea a giustificare un'assoluzione nel merito ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, determinando l'estinzione del reato per prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: niente condanna anche senza assoluzione
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale nel 2016. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il rifiuto della messa alla prova. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione commessa diversi anni prima, è ormai intervenuta la prescrizione del reato. Non emergendo dagli atti prove evidenti e immediate dell'innocenza dell'imputato, che avrebbero imposto un'assoluzione nel merito, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, liberando il conducente dalle sanzioni penali inflitte nei precedenti gradi di giudizio.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente e ricorso inammissibile
Il conducente di un veicolo, condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico di 2,54 g/l per aver provocato un incidente stradale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato contestava il nesso di causalità tra lo stato di alterazione e il sinistro, sostenendo che l'auto colpita fosse parcheggiata in modo irregolare, e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che un testimone oculare ha visto il conducente procedere contromano e sbandare prima dell'impatto. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche era priva di motivazioni specifiche. Di conseguenza, la condanna a un anno di arresto, cinquemila euro di ammenda, revoca della patente e fermo del veicolo è stata confermata.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso in Cassazione
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. In secondo grado, la difesa e l'accusa raggiungono un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, riducendo la sanzione e rinunciando ad alcuni motivi di ricorso, tra cui la richiesta di conversione della pena in libertà controllata. Successivamente, il conducente propone ricorso in Cassazione lamentando proprio la mancata conversione della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo raggiunto tramite il concordato in appello preclude la possibilità di sollevare nuove contestazioni in sede di legittimità, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche negate: i precedenti cancellano lo sconto
L'Imputato, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se motivato dall'assenza di elementi positivi e dalla presenza di numerosi precedenti penali. La giovane età e la collaborazione per gli esami alcolemici, essendo quest'ultima un atto dovuto, non costituiscono elementi di merito. Inoltre, dopo la riforma dell'articolo 62-bis del codice penale, persino l'incensuratezza non basta più a garantire lo sconto di pena. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’etilometro non si contesta a caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'orario notturno. Il conducente contestava la mancata prova dell'omologazione e del corretto funzionamento dell'etilometro da parte dell'accusa. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'onere di provare il corretto funzionamento dell'apparecchio grava sul pubblico ministero solo se l'imputato presenta una contestazione specifica e concreta (onere di allegazione) sul malfunzionamento dello strumento. Una generica richiesta di visionare i dati di omologazione non è sufficiente a far scattare tale obbligo. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest non si contesta a parole
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, con l'aggravante dell'ora notturna. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità della taratura e dell'omologazione dell'etilometro utilizzato per il controllo stradale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di prove concrete sul presunto malfunzionamento dello strumento. I giudici hanno chiarito che le sentenze di primo e secondo grado si integrano a vicenda quando seguono la stessa logica decisionale. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: il ricorso ripetitivo costa caro
Il caso riguarda un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità dell'accertamento del tasso alcolemico, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la mancata sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera riproduzione di censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza alcuna critica specifica alle motivazioni della Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: scontro tra prove e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. Il conducente contestava l'affidabilità dell'accertamento ematico e l'entità della pena applicata, stabilita nel massimo edittale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove scientifiche e la ricostruzione della dinamica dell'incidente spettano esclusivamente ai giudici di merito. Poiché la sentenza di appello era motivata in modo logico e corretto, il ricorso volto a ridiscutere i fatti è stato rigettato. L'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la condanna notturna è definitiva
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, con l'aggravante di aver commesso il fatto in orario notturno. L'imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e criticando la severità della pena applicata. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi presentati dalla difesa erano la semplice ripetizione di argomenti già esaminati e correttamente respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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