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Art. 185-bis Codice di Procedura Civile

45 provvedimenti

Spese processuali nella divisione ereditaria: perde chi rifiuta
Un erede ha citato in giudizio i coeredi per dividere il patrimonio immobiliare, chiedendo l assegnazione esclusiva di alcuni locali e un indennizzo economico. Durante il processo, l erede ha rifiutato una proposta di conciliazione da diecimila euro formulata dal giudice. L esito finale della causa ha visto il rigetto di tutte le pretese specifiche dell erede, che ha ottenuto un beneficio economico inferiore all accordo rifiutato. La Corte di Cassazione ha confermato che le spese processuali nella divisione ereditaria seguono il principio della soccombenza quando una parte sostiene pretese infondate o rifiuta ingiustificatamente la conciliazione. Il ricorrente e stato quindi condannato a pagare integralmente le spese di giudizio di tutti i gradi.
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Responsabilità medica: risarcimento per errore fatale
Il Tribunale di Bologna ha esaminato un caso di responsabilità medica riguardante il decesso di una paziente dovuto a una perforazione rettale causata da un errore durante un clistere. Nonostante l'adesione delle parti a una proposta conciliativa, la struttura sanitaria ha ritardato il pagamento. Il giudice ha quindi confermato l'accordo, condannando l'azienda al pagamento di oltre 250.000 euro più interessi.
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Risarcimento danno biologico: guida al caso studio
La sentenza analizza il caso di un professionista che, a seguito di un investimento mentre era in bicicletta, ha riportato gravi lesioni. Il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento danno biologico applicando la Tabella Unica Nazionale (TUN), includendo una personalizzazione del 30% per le ripercussioni straordinarie sulla vita privata e il danno patrimoniale per la contrazione del reddito professionale.
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Danni da Trasporto: Negoziazione Obbligatoria solo col Convenuto
Un'impresa chiede il risarcimento a una società di trasporti per il danneggiamento di due frigoriferi. La società di trasporti chiama in causa il suo sub-vettore. La causa viene bloccata perché il mittente non ha attivato la negoziazione assistita obbligatoria nei confronti del sub-vettore. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di tentare la negoziazione vale solo verso il convenuto originario e non può essere esteso al terzo chiamato in causa. Di conseguenza, il mittente vince il ricorso e il processo dovrà essere celebrato nel merito.
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Mediazione obbligatoria decreto ingiuntivo: la guida
Il Tribunale di Bari ha dichiarato l'improcedibilità di una domanda di pagamento poiché il creditore, nonostante l'invito del giudice, non ha avviato la mediazione obbligatoria decreto ingiuntivo. La decisione ha comportato la revoca del provvedimento monitorio e la condanna alle spese legali.
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Restituzione finanziamento soci: la guida legale
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di una società alla restituzione di somme inizialmente versate per un acquisto immobiliare mai concluso. Il cuore della disputa riguardava la restituzione finanziamento soci, poiché tali importi erano stati appostati come versamenti in conto futuro aumento di capitale. Poiché l'operazione sul capitale non si è mai perfezionata, la Corte ha stabilito che la società ricevente è obbligata a rimborsare il socio o il soggetto finanziatore per ingiustificato arricchimento.
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Bollette acqua eccessive: guida al ricalcolo
Il caso analizza la contestazione di bollette acqua eccessive per importi superiori a 17.000 euro. Il Tribunale ha stabilito che l'onere della prova del corretto funzionamento del contatore spetta al gestore. Se il contatore non è disponibile per verifiche tecniche per causa imputabile alla società, i consumi devono essere ricostruiti sulla base delle medie storiche, portando a una drastica riduzione del debito per l'utente.
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Accordo conciliazione giudiziale: quando è vincolante?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che riteneva vincolante un accordo di conciliazione giudiziale, nonostante le parti avessero chiesto ripetuti rinvii per "concretizzare" la transazione. La Suprema Corte ha ravvisato una "motivazione apparente", poiché è illogico considerare un accordo come definitivo se le stesse parti dimostrano, con il loro comportamento processuale, di non ritenerlo ancora perfezionato. La controversia originaria riguardava il rilascio di un immobile concesso in comodato.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il nesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un musicista licenziato due volte da una fondazione per ragioni economiche. Con l'ordinanza n. 31660/2023, la Corte ha stabilito che non basta invocare una generica necessità di riduzione dei costi. Il datore di lavoro deve provare il nesso di causalità, ovvero dimostrare perché ha scelto di sopprimere proprio quel posto di lavoro e non altri, anche più costosi. La Corte ha cassato la sentenza precedente, affermando che il controllo giudiziale deve verificare l'effettività della ragione economica addotta, senza che ciò costituisca un'indebita interferenza nelle scelte aziendali. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Finanziamento abusivo: l’azione di responsabilità è salva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11155/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di finanziamento abusivo. L'ammissione di un credito bancario al passivo di un fallimento non preclude al curatore la possibilità di intentare una separata azione di responsabilità contro la stessa banca per i danni causati dalla concessione abusiva di quel credito. La Corte ha chiarito che l'efficacia del decreto di ammissione al passivo è 'endofallimentare', cioè limitata alla procedura concorsuale, e non crea un giudicato esterno che possa bloccare un'azione risarcitoria basata su un titolo diverso, di natura extracontrattuale.
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Regolamento dei confini: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni proprietari in una causa di regolamento dei confini. La Corte ha stabilito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche. La decisione si è basata sulla perizia tecnica (C.T.U.) che aveva individuato il confine corretto, portando alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese legali e di sanzioni aggiuntive.
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Rimessione in termini: lutto e Covid non scusano
Una società di ristorazione ha impugnato tardivamente numerose multe per violazioni al Codice della Strada, chiedendo la rimessione in termini. Le giustificazioni addotte erano la chiusura dell'attività a causa della pandemia e un grave lutto che aveva colpito l'amministratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali eventi non costituiscono una causa non imputabile che impedisca di controllare la posta elettronica certificata (PEC), mezzo con cui erano state notificate le sanzioni. L'opposizione è stata quindi considerata tardiva.
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Responsabilità advisor: Cassazione su inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'advisor per la scelta di uno strumento di risoluzione della crisi d'impresa (concordato preventivo) rivelatosi inidoneo e inammissibile. Secondo la Corte, il professionista è inadempiente non solo quando l'atto specifico è errato, ma anche quando omette di informare adeguatamente il cliente sulle criticità che possono compromettere il successo dell'operazione, trasformando di fatto un'obbligazione di mezzi in una di risultato. Il ricorso del professionista, che chiedeva il pagamento dei suoi compensi, è stato rigettato.
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Estratti conto nel fallimento: prova sufficiente?
Una società creditrice, cessionaria di un credito bancario, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'ex società cliente. Il Tribunale aveva negato tale ammissione, svalutando il valore probatorio degli estratti conto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che gli estratti conto completi, se non specificamente contestati dal curatore, costituiscono prova adeguata del credito. L'onere di sollevare obiezioni puntuali ricade quindi sul curatore, poiché la procedura di insinuazione al passivo funge da rendicontazione.
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Contratto atipico: uso spazio e servizi culturali
Una sentenza della Corte d'Appello analizza un rapporto contrattuale per l'uso di uno spazio per eventi, qualificandolo come contratto atipico e non come semplice locazione. Il gestore dello spazio aveva smesso di pagare il canone, sostenendo di vantare un credito per i servizi culturali resi. La Corte ha respinto la sua tesi per mancanza di prove su un obbligo di pagamento, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento e aumentando l'importo dovuto dal gestore.
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Danno parentale: come si calcola il risarcimento?
La Corte d'Appello di Genova riforma una sentenza sul risarcimento per la morte di un'anziana in una RSA. Riconosce il danno biologico terminale, ma non la lucida agonia. Per il danno parentale, applica le tabelle di Milano in modo proporzionale alla vita residua stimata (sei mesi), aumentando significativamente il risarcimento per i familiari.
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Concorso di colpa pedone: ridotto il risarcimento
La Corte d'Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado relativa a un sinistro stradale mortale. È stato riconosciuto un concorso di colpa del pedone nella misura del 10%, poiché la vittima e sua figlia camminavano sul lato della carreggiata dando le spalle al senso di marcia, in violazione del Codice della Strada. Di conseguenza, tutti i risarcimenti dovuti ai familiari sono stati ridotti.
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Concorso di colpa: caduta su strada e risarcimento
Una donna cade a causa di una sconnessione stradale subendo gravi lesioni. La Corte d'Appello di Genova conferma la sentenza di primo grado, attribuendo un concorso di colpa al 50% tra il Comune, per omessa custodia della strada, e la danneggiata, per disattenzione. La decisione sottolinea come la distrazione del pedone, in condizioni di piena visibilità, sia una causa rilevante dell'incidente, riducendo l'entità del risarcimento dovuto dall'ente pubblico.
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Cessazione materia del contendere: l’accordo in giudizio
Una recente sentenza analizza un caso di successione ereditaria in cui la moglie, esclusa dal testamento del marito, agisce in giudizio. Le parti raggiungono un accordo economico durante la causa, portando il Tribunale a dichiarare la cessazione materia del contendere. La decisione chiarisce che l'accordo transattivo, se non diversamente specificato, risolve l'intera controversia, comprese le pretese su beni non menzionati nel testamento.
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Responsabilità aggravata: no se la domanda è parziale
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per responsabilità aggravata a carico di un professionista. Nonostante un comportamento processuale discutibile durante le trattative, la Corte ha stabilito che la sanzione non è applicabile se la parte non è totalmente soccombente, avendo ottenuto un accoglimento solo parziale della richiesta risarcitoria originaria.
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