\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Concorso di colpa: caduta su strada e risarcimento

Una donna cade a causa di una sconnessione stradale subendo gravi lesioni. La Corte d’Appello di Genova conferma la sentenza di primo grado, attribuendo un concorso di colpa al 50% tra il Comune, per omessa custodia della strada, e la danneggiata, per disattenzione. La decisione sottolinea come la distrazione del pedone, in condizioni di piena visibilità, sia una causa rilevante dell’incidente, riducendo l’entità del risarcimento dovuto dall’ente pubblico.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI GENOVA N. 1396 2025 - N. R.G. 00001104 2024 DEPOSITO MINUTA 19 12 2025 PUBBLICAZIONE 19 12 2025
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 1 gennaio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Concorso di colpa: risarcimento dimezzato per il pedone distratto

Una recente sentenza della Corte di Appello di Genova offre importanti chiarimenti sulla ripartizione della responsabilità in caso di caduta su una strada pubblica dissestata, applicando il principio del concorso di colpa. Il caso analizzato dimostra come l’obbligo di custodia dell’ente comunale debba essere bilanciato con il dovere di attenzione del cittadino. Anche in presenza di una buca o di una sconnessione, la distrazione del pedone può essere considerata una causa rilevante dell’incidente, con dirette conseguenze sull’ammontare del risarcimento.

I fatti di causa

Una signora, mentre passeggiava a braccetto con il marito e in compagnia della figlia in una strada comunale, cadeva a causa di una sconnessione del manto stradale, parzialmente coperta da pietrisco. La caduta le procurava una grave frattura alla caviglia, che richiedeva interventi chirurgici e un lungo periodo di riabilitazione.

In primo grado, il Tribunale adito riconosceva la responsabilità dell’ente comunale per omessa custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c., ma riteneva che la danneggiata avesse contribuito all’evento per il 50%, a causa della sua disattenzione. Di conseguenza, condannava il Comune a risarcire solo la metà del danno quantificato.

Insoddisfatte, entrambe le parti proponevano appello: la danneggiata (appellante principale) chiedeva il riconoscimento della totale responsabilità del Comune e il risarcimento integrale; l’ente (appellante incidentale) sosteneva che la colpa fosse da attribuire esclusivamente alla condotta imprudente della signora.

La decisione della Corte d’Appello sul concorso di colpa

La Corte di Appello di Genova ha rigettato entrambi gli appelli, confermando integralmente la sentenza di primo grado. I giudici hanno ritenuto corretta la valutazione del Tribunale nell’applicare un concorso di colpa paritario, al 50%, tra l’ente custode e la vittima dell’incidente.

La Corte ha stabilito che, se da un lato la responsabilità del custode è oggettiva e prescinde dalla sua colpa, dall’altro lato questa può essere esclusa o ridotta dalla condotta del danneggiato. Nel caso specifico, il comportamento della signora è stato ritenuto un fattore causale di pari importanza rispetto alla pericolosità della strada.

Le Motivazioni

La decisione si fonda su un’attenta analisi delle circostanze concrete dell’incidente. I giudici hanno evidenziato i seguenti punti chiave:

  1. Condizioni di Visibilità: L’incidente è avvenuto in tarda mattinata, in una bella giornata di sole e quindi in condizioni di ottima visibilità. Non vi erano elementi esterni che potessero limitare la percezione dello stato dei luoghi.
  2. Percepibilità del Pericolo: Sebbene la sconnessione fosse in parte coperta da “brecciolino”, le fotografie e le testimonianze hanno dimostrato che l’anomalia del manto stradale era visibile. Un pedone mediamente diligente avrebbe potuto notarla ed evitarla, dato che esisteva un tratto di asfalto compatto e sicuro su cui transitare a poca distanza.
  3. Condotta della Danneggiata: La signora stava camminando a braccetto con il marito, chiacchierando serenamente con i suoi familiari. Questa situazione, pur del tutto normale, è stata interpretata dalla Corte come un elemento di distrazione che ha ridotto la sua attenzione verso il percorso. La sua condotta è stata definita “imprudente e distratta”.
  4. Principio di Autoresponsabilità: La Corte ha ribadito che sul pedone grava un dovere di “autoresponsabilità”. È tenuto a prestare la normale diligenza richiesta quando si cammina su una via pubblica, adeguando la propria attenzione alle condizioni della strada.

Le Conclusioni

Questa sentenza conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato: la responsabilità oggettiva dell’ente proprietario di una strada non è assoluta. Il risarcimento del danno può essere significativamente ridotto, o addirittura escluso, se si dimostra che il comportamento del danneggiato ha contribuito a causare l’evento. La distrazione, in condizioni di piena visibilità di un pericolo evitabile, costituisce una colpa che incide direttamente sul nesso causale. Per i cittadini, questo significa che è sempre necessario prestare un’adeguata attenzione quando si percorre una strada, poiché una semplice disattenzione può costare cara, non solo in termini di salute, ma anche di risarcimento economico.

Quando un pedone cade su una strada pubblica mal tenuta, la colpa è sempre e solo del Comune?
No. Secondo questa sentenza, se il pedone si mostra disattento o imprudente, può essere ritenuto corresponsabile dell’incidente. In questo caso, è stato stabilito un concorso di colpa al 50% perché la donna, pur in condizioni di piena visibilità, non ha prestato attenzione alla sconnessione stradale mentre chiacchierava con i familiari.

Cosa si intende per condotta imprudente del pedone?
Nel caso specifico, la Corte ha considerato imprudente il comportamento della persona che, in una giornata di sole e su una strada poco trafficata, camminava distratta da una conversazione, senza prestare la dovuta attenzione a un’anomalia del manto stradale visibile e facilmente evitabile.

La presenza di ghiaia o pietrisco su una buca la rende un’insidia imprevedibile?
Non necessariamente. In questa vicenda, i giudici hanno ritenuto che, nonostante la presenza di pietrisco, la situazione di dissesto fosse comunque percepibile e visibile. Di conseguenza, non è stata classificata come un’insidia tale da escludere la colpa della danneggiata, che avrebbe dovuto notare il pericolo e aggirarlo.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati