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Art. 173 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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1211 provvedimenti

Altri anni per Art. 173 Codice di Procedura Penale

Estorsione consumata: il cavallo di ritorno è reato
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura cautelare per estorsione consumata e ricettazione. Il caso riguarda la richiesta di denaro per la restituzione di un veicolo rubato (cd. 'cavallo di ritorno'). La Corte ha ribadito che tale condotta integra una minaccia e costituisce il reato di estorsione consumata nel momento in cui avviene il pagamento e la restituzione, confermando la gravità indiziaria a carico dell'indagato.
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Ordine Europeo di Indagine: chat estere come prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una misura cautelare per traffico di stupefacenti, confermando l'utilizzabilità delle chat criptate acquisite tramite un Ordine Europeo di Indagine. La sentenza stabilisce che tali dati, già raccolti da autorità estere, costituiscono acquisizione di documenti e non intercettazioni, non necessitando di preventiva autorizzazione italiana. Viene inoltre ribadito l'obbligo per il giudice del rinvio di attenersi ai principi della sentenza di annullamento, anche in presenza di successivi mutamenti giurisprudenziali.
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Rescissione del giudicato: nomina legale non basta
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per la rescissione del giudicato di un imputato condannato per rapina. La Corte ha stabilito che la nomina di un avvocato di fiducia in una fase iniziale per un reato meno grave (ricettazione), seguita dalla rinuncia del legale e da un lungo lasso di tempo, non è sufficiente a dimostrare la conoscenza effettiva del successivo processo per rapina, legittimando così la richiesta di un nuovo processo.
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Recidiva: l’obbligo di motivazione del giudice
La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omessa motivazione sulla recidiva. L'imputata, condannata per tentata rapina, aveva contestato la mancata esclusione della recidiva, ma la corte di merito non si era pronunciata. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice deve sempre motivare su questo punto, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Dichiarazione di ricusazione: termini e formalità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un vizio procedurale nella presentazione di un'istanza di ricusazione. La sentenza chiarisce che la dichiarazione di ricusazione deve essere formulata oralmente in udienza, prima della sua conclusione, quando la causa di incompatibilità emerge durante la stessa. Il solo ottenimento di una procura speciale non è sufficiente a rispettare i termini di legge.
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Esigenza cautelare: attualità e concretezza del rischio
Un individuo agli arresti domiciliari per estorsione ricorre in Cassazione, sostenendo che l'esigenza cautelare non sia più attuale a causa del suo pensionamento. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la sistematicità e la spregiudicatezza della condotta dimostrano un'inclinazione al crimine che rende il pericolo di reiterazione concreto e attuale, a prescindere dal mutato status lavorativo.
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Valutazione prova DNA: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina aggravata. La difesa contestava la valutazione della prova DNA, unica traccia a carico dell'imputato, trovata su una busta sottratta insieme a una cassaforte. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare le prove, ma verificare la logicità della motivazione dei giudici di merito. Poiché la Corte d'Appello aveva fornito una spiegazione coerente e non illogica sul collegamento tra il DNA e il reato, la condanna è stata confermata, sottolineando l'importanza del contesto in cui la prova scientifica viene rinvenuta.
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Ribaltamento sentenza assoluzione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla legittimità del ribaltamento di una sentenza di assoluzione in appello senza rinnovare l'istruttoria. Il caso riguarda due imputati per tentata rapina, uno dei quali assolto in primo grado e condannato in appello. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo che il ribaltamento della sentenza di assoluzione è possibile senza una nuova assunzione delle prove se la decisione si basa su elementi probatori completamente ignorati dal primo giudice, anziché su una diversa valutazione della loro attendibilità.
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Sequestro per truffa: basta il fumus commissi delicti
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro per truffa a carico di una società fornitrice di mascherine a un'azienda ospedaliera. Nonostante test contraddittori sulla conformità dei prodotti, la Corte ha ritenuto sufficiente il 'fumus commissi delicti' (l'apparenza del reato) per giustificare la misura cautelare, data la pericolosità dei dispositivi e l'impossibilità di garantirne la sicurezza complessiva.
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Truffa contrattuale: quando l’inganno è esecutivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa contrattuale a carico di un imprenditore che, dopo aver stipulato un contratto, ha posto in essere condotte ingannevoli durante la fase esecutiva per non adempiere alle proprie obbligazioni. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se gli artifizi e raggiri avvengono dopo la firma del contratto, qualora dimostrino un'intenzione fraudolenta originaria. L'appello è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione reato: annullate le statuizioni civili
La Corte di Cassazione ha annullato le statuizioni civili (risarcimento danni) a carico di due imputati per frode assicurativa. Il caso si fonda su un principio cruciale: se la prescrizione del reato matura prima della sentenza di primo grado, il giudice d'appello non può confermare la condanna al risarcimento, ma deve revocarla. Nel caso specifico, il reato si è estinto nel dicembre 2017, mentre la condanna di primo grado è arrivata solo nel febbraio 2018, rendendo illegittima la conferma delle conseguenze civili.
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Concorso in usura: anche il mediatore è colpevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in usura. L'imputato sosteneva di aver svolto solo un ruolo di mediazione nel recupero del credito, chiedendo la riqualificazione del reato in favoreggiamento. La Corte ha stabilito che l'usura è un reato a consumazione prolungata e chiunque intervenga, anche solo nella fase di riscossione dei pagamenti, partecipa attivamente al reato stesso, configurando così un concorso in usura e non un'ipotesi meno grave.
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Appropriazione indebita: no compensazione con crediti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista condannato, ai soli fini civili, per appropriazione indebita. La Corte ha ribadito che non è possibile giustificare il reato eccependo una compensazione con un credito professionale se questo non è certo, liquido ed esigibile, confermando così la condanna al risarcimento del danno in favore della parte civile, una compagnia assicurativa.
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Rendiconto gestione confisca: diritto al contraddittorio
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale che aveva dichiarato inammissibili le osservazioni degli eredi al rendiconto gestione confisca di beni. La Corte ha stabilito che la mancata fissazione di un'udienza collegiale per discutere le contestazioni costituisce una violazione di legge e del diritto di difesa, anche in presenza di una confisca definitiva, ribadendo l'importanza del contraddittorio.
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Confisca impresa mafiosa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un provvedimento di confisca impresa mafiosa. La sentenza ribadisce che un'azienda è interamente confiscabile se risulta 'contaminata' da metodi mafiosi, anche a fronte di un'iniziale provenienza lecita dei capitali. Viene inoltre chiarito che l'assoluzione dal reato di trasferimento fraudolento di valori non osta alla misura di prevenzione patrimoniale, se questa si fonda sulla complessiva pericolosità sociale e sull'infiltrazione dell'attività economica.
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Contestazione aperta e mafia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso e tentata estorsione. Il caso verteva sulla legittimità di una contestazione aperta, ovvero priva di una data di inizio precisa, per un reato permanente. La Corte ha stabilito che tale contestazione è valida nella fase delle indagini preliminari, ritenendo sufficienti i gravi indizi di colpevolezza derivanti da intercettazioni che dimostravano il ruolo attivo dell'indagato all'interno del sodalizio criminale e nell'organizzazione delle attività estorsive.
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Competenza territoriale misure prevenzione: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione patrimoniale. La sentenza stabilisce che la competenza territoriale nelle misure di prevenzione si determina in base al luogo dove la pericolosità sociale del soggetto si manifesta con maggiore continuità e attualità, non necessariamente dove risiede. Viene inoltre rigettato per genericità il motivo sull'origine lecita dei beni, data la sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato.
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Misure Cautelari: Cassazione su attualità del pericolo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di custodia in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità in materia di misure cautelari, che non può consistere in una nuova valutazione dei fatti, e chiarisce il concetto di "attualità del pericolo" di reiterazione del reato, confermando che esso si basa su una valutazione prognostica complessiva e non sull'imminenza di una nuova occasione criminosa.
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Trasferimento fraudolento di valori: il ruolo del prestanome
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18422/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna indagata per trasferimento fraudolento di valori. La Corte ha confermato la validità della misura cautelare, chiarendo che chi agisce come prestanome, pur senza il dolo specifico di eludere le norme, risponde del reato in concorso se è consapevole della finalità illecita dell'autore principale. La decisione ribadisce inoltre i limiti del ricorso per cassazione avverso le ordinanze cautelari e i criteri per valutare l'attualità del pericolo di reiterazione del reato.
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Riconoscimento percettivo: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato in custodia cautelare per tentata rapina. L'indagato contestava la sua identificazione basata sul riconoscimento percettivo della polizia da video a volto coperto e audio di bassa qualità. La Corte ha ribadito che tale riconoscimento è un indizio valido se corroborato da altri elementi come corporatura, movenze e tono di voce. La valutazione di questi elementi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. È stata inoltre confermata l'inadeguatezza degli arresti domiciliari a causa dell'elevato pericolo di recidiva.
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