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Art. 173 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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1211 provvedimenti

Altri anni per Art. 173 Codice di Procedura Penale

Restituzione nel termine: la consegna fa scattare il timer
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la restituzione nel termine per impugnare una sentenza emessa in sua assenza. La Corte ha stabilito che, in caso di estradizione, il termine di trenta giorni per presentare la richiesta decorre dalla data di consegna del condannato alle autorità italiane e non dal momento successivo in cui questi ha avuto effettiva conoscenza degli atti tradotti nella sua lingua. La richiesta, presentata oltre tale termine, è stata quindi ritenuta tardiva.
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Ricettazione opere d’arte: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la condanna per ricettazione opere d'arte a un collezionista. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che l'esperienza professionale dell'imputato era sufficiente a configurare il dolo eventuale e a distinguere il reato dal semplice incauto acquisto. Viene inoltre confermato il risarcimento del danno morale alla fondazione che tutela l'artista.
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Reato di riciclaggio: la prova del delitto presupposto
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per il reato di riciclaggio. Si è stabilito che la prova della provenienza illecita del denaro (delitto presupposto) può basarsi anche su prove logiche e sulla mancata giustificazione del possesso di ingenti somme, senza necessità di ricostruire il reato-fonte in ogni dettaglio.
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Truffa online aggravata: quando non serve la querela
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. Il caso riguardava una vendita online in cui l'imputato, dopo aver ricevuto il pagamento, non ha mai consegnato il bene. La Corte ha stabilito che la truffa online aggravata dalla minorata difesa, data la distanza tra le parti, è procedibile d'ufficio, rendendo superflua ogni discussione sulla validità della querela presentata dalla società acquirente.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la condanna per rapina. La Corte ha ritenuto i motivi generici, non potendo riesaminare nel merito le prove, come il riconoscimento della vittima e l'alibi fornito dai familiari, o riconsiderare la valutazione sulle attenuanti generiche negate dai giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: notifica, competenza e ricettazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per ricettazione di un assegno. I motivi, relativi a vizi di notifica all'imputato detenuto, incompetenza territoriale e mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sono stati respinti. La Corte ha ribadito che la conoscenza effettiva del processo sana eventuali irregolarità formali della notifica e che, per la ricettazione di assegni, il danno va valutato in base al potenziale utilizzo e non al mero valore materiale del modulo.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per usura. La sentenza sottolinea che i motivi di ricorso non possono limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello o a chiedere una nuova valutazione dei fatti. Quando i motivi sono generici e non individuano vizi specifici nella motivazione della sentenza impugnata, il ricorso inammissibile è l'esito inevitabile, confermando la condanna.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per ricettazione. La sentenza sottolinea che la Corte non può riesaminare nel merito le prove, come le intercettazioni, né considerare motivi di ricorso che propongono una mera lettura alternativa dei fatti già correttamente valutati dalla Corte d'Appello. Il ricorso è stato giudicato generico e ripetitivo, non conforme ai requisiti di specificità richiesti dalla legge.
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Aggravante metodo mafioso: la Cassazione conferma
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. La Corte ha confermato la misura cautelare in carcere, sottolineando che la sola evocazione della forza intimidatrice di un clan è sufficiente a configurare l'aggravante, e che la presunzione di pericolosità non è vinta dal solo trascorrere del tempo.
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Autonoma valutazione: Cassazione su misure cautelari
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per estorsione aggravata. La difesa lamentava la mancanza di autonoma valutazione da parte del GIP e del Tribunale del Riesame, che avrebbero meramente recepito la richiesta del PM. La Corte ha ribadito che l'uso di tecniche redazionali "per relationem" è compatibile con l'obbligo di autonoma valutazione, purché emerga una "visibile" elaborazione critica da parte del giudice. Il ricorso è stato giudicato generico in quanto non ha dimostrato come una diversa valutazione avrebbe cambiato l'esito della decisione cautelare.
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Sequestro preventivo: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'ordinanza che annullava un sequestro preventivo su un'azienda di autonoleggio. La Corte chiarisce che il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è limitato alla 'violazione di legge', escludendo censure sulla logicità della motivazione, che in questo caso era stata contestata dal PM. Il sequestro preventivo era stato annullato per assenza di strumentalità necessaria del bene rispetto al reato e per mancanza del 'periculum in mora'.
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Concorso in estorsione: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo familiare accusato di usura e concorso in estorsione. La Corte ha confermato le condanne, chiarendo che anche un contributo apparentemente passivo, come la presenza durante le trattative o la riscossione, integra la responsabilità penale. Analizzata anche la violazione del divieto di reformatio in peius, ritenuta insussistente.
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Pene Sostitutive: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per ricettazione perché la Corte d'Appello aveva omesso di pronunciarsi sulla richiesta di applicazione di pene sostitutive, presentata dall'imputato durante l'udienza. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha l'obbligo di valutare tale istanza, rinviando il caso per un nuovo giudizio sul punto specifico e dichiarando inammissibili gli altri motivi di ricorso relativi alla motivazione della condanna.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dalla Procura. L'impugnazione, relativa a un caso di presunta estorsione, è stata respinta perché non contestava specificamente le prove di un debito preesistente, considerate decisive dal Tribunale della Libertà per escludere il reato.
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Appropriazione indebita: credito certo esclude il reato
La Corte di Cassazione annulla un sequestro preventivo per appropriazione indebita, stabilendo che trattenere una somma a compensazione di un credito già riconosciuto da una sentenza civile definitiva non costituisce reato. La decisione chiarisce che un credito giudizialmente accertato è per definizione 'certo, liquido ed esigibile', rendendo legittima la condotta del creditore.
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Atto abnorme: quando un atto del giudice è nullo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42862/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso che definiva come atto abnorme l'ordinanza di un G.I.P. che aveva riaperto la discussione dell'udienza preliminare per consentire una tardiva costituzione di parte civile. La Corte ha ribadito che un atto abnorme si configura solo quando è totalmente estraneo al sistema processuale o causa una stasi irrimediabile del procedimento, condizioni non riscontrate nel caso di specie, poiché la regressione è avvenuta all'interno della stessa fase processuale e l'eventuale nullità poteva essere eccepita con gli strumenti ordinari.
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Riscontri estrinseci: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di un imputato per detenzione aggravata di arma, evidenziando la mancanza di adeguati riscontri estrinseci alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La Corte ha ritenuto che le prove addotte, basate su conversazioni dello stesso collaboratore, non fossero sufficienti a corroborare in modo individualizzante l'accusa. Contestualmente, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di altri due coimputati per estorsione aggravata, confermando la correttezza del calcolo della pena e l'irrilevanza dei motivi sulla responsabilità a seguito di rinuncia.
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Minima partecipazione: no al complice che fa da autista
Un individuo, condannato per aver agito come autista durante una rapina, ha presentato ricorso in Cassazione invocando l'attenuante della minima partecipazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il ruolo del conducente è fondamentale per la riuscita del crimine e per garantire la fuga, escludendo quindi un contributo marginale. La condanna è stata pertanto confermata sulla base delle decisioni conformi dei precedenti gradi di giudizio.
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Notifica all’imputato: quando è nulla la sentenza
Un individuo, condannato per frode, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha riscontrato un vizio di procedura decisivo: la notifica all'imputato dell'atto di citazione per il giudizio d'appello è stata omessa, in quanto inviata unicamente al difensore senza un previo tentativo di consegna al domicilio dichiarato. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata per violazione del diritto di difesa, con rinvio del caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Rescissione del giudicato: quando l’assenza è colpevole
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di rescissione del giudicato presentata da un condannato in assenza. L'imputato sosteneva di non aver avuto conoscenza del processo poiché le notifiche erano state consegnate al fratello. La Corte ha stabilito che, essendo l'imputato a conoscenza dell'avvio del procedimento, il suo successivo disinteresse e la mancata verifica del proprio domicilio dichiarato configurano una volontaria sottrazione al processo, escludendo così la possibilità di annullare la sentenza definitiva.
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