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Art. 173 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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895 provvedimenti

Altri anni per Art. 173 Codice di Procedura Penale

Associazione per delinquere: prova e reati-scopo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti, confermando che la prova di una associazione per delinquere può derivare dalla serialità dei reati-scopo e dalla presenza di una struttura organizzativa, anche se rudimentale. La Corte ha chiarito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma verificare la logicità della motivazione del giudice di merito, ritenuta in questo caso adeguata a dimostrare la gravità indiziaria.
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Appello cautelare per colloqui: la Cassazione decide
Una donna agli arresti domiciliari ha chiesto l'autorizzazione per visitare il coniuge in carcere. Il Tribunale ha negato il permesso. La difesa ha presentato ricorso per cassazione, ma la Suprema Corte ha chiarito che lo strumento corretto per impugnare tale diniego non è il ricorso diretto, bensì l'appello cautelare. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione e trasmesso gli atti al Tribunale competente per la decisione nel merito.
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Pene sostitutive: la Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza ma ha annullato la sentenza riguardo al diniego delle pene sostitutive. La Corte ha stabilito che il giudice deve fornire una motivazione specifica e non apparente quando nega la sostituzione della pena detentiva, anche alla luce della Riforma Cartabia.
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Associazione per delinquere: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre individui per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce i criteri distintivi tra un'organizzazione criminale stabile e il semplice concorso in singoli reati. La Corte ha ritenuto provata l'esistenza di una struttura organizzata, seppur rudimentale, con una chiara divisione dei ruoli e un programma delittuoso a tempo indeterminato, rigettando le tesi difensive che parlavano di episodi isolati e privi di un vincolo associativo stabile.
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Ingiusta detenzione: diritto al risarcimento per errore
Un uomo è stato detenuto più a lungo del necessario perché un ordine di esecuzione non ha tenuto conto correttamente di un provvedimento di indulto. La Corte di Appello ha negato la sua richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il pubblico ministero ha il dovere di considerare gli effetti di un indulto al momento dell'emissione di un ordine di esecuzione. Il caso è stato rinviato al tribunale di grado inferiore per determinare se si sia verificata una violazione di legge e se il detenuto abbia contribuito al ritardo.
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Confisca per sproporzione: nuove regole su stupefacenti
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. Il Tribunale, pur condannandolo, dispone la restituzione di una cospicua somma di denaro (€ 19.100) e dei telefoni cellulari trovati in suo possesso. La Procura ricorre in Cassazione, sostenendo la necessità di applicare la confisca per sproporzione sul denaro e la confisca degli strumenti del reato (telefoni e bilancino). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando una recente modifica legislativa che estende la confisca per sproporzione anche ai reati di lieve entità in materia di droga. La sentenza viene annullata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Quasi flagranza: quando l’arresto non è valido?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26332/2025, chiarisce i limiti dell'arresto in quasi flagranza. La Corte ha stabilito che non sussiste tale stato se la polizia non percepisce autonomamente e immediatamente il collegamento tra l'indagato e le tracce del reato, ma si basa sulla ricostruzione di terzi. Un arresto per spaccio in discoteca è stato quindi dichiarato illegittimo perché gli agenti, intervenuti su chiamata, non hanno assistito direttamente ai fatti ma hanno solo constatato la presenza di droga vicino al sospettato su indicazione di un addetto alla sicurezza.
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Esigenze cautelari attuali: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura degli arresti domiciliari per estorsione. L'imputato sosteneva la mancanza di esigenze cautelari attuali dato il tempo trascorso dal fatto. La Corte ha ribadito che l'attualità del pericolo non è una mera questione temporale, ma una prognosi concreta basata sulla personalità del soggetto, le modalità del reato e il contesto di vita, elementi che nel caso specifico indicavano un rischio di recidiva ancora persistente.
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Prelievo ematico: quando è utilizzabile senza avvocato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza basata sui risultati di un prelievo ematico effettuato in ospedale. La sentenza chiarisce che se il test è eseguito per finalità diagnostiche e di cura su iniziativa dei medici, i suoi esiti sono pienamente utilizzabili come prova, anche se la polizia non ha dato il preventivo avviso all'indagato di farsi assistere da un difensore. Questo principio si applica anche se, successivamente, la polizia richiede un secondo prelievo (poi risultato inutilizzabile) per scopi investigativi.
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Coltivazione domestica: non è reato per uso personale
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per coltivazione domestica di dieci piantine di marijuana. La sentenza stabilisce che tale attività, se svolta con mezzi rudimentali e destinata al solo uso personale, non costituisce reato per mancanza di concreta offensività, distinguendola nettamente dal traffico di stupefacenti.
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Esigenze cautelari: attualità e traffico di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un'ordinanza cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha confermato la validità della misura, ribadendo che il requisito di attualità delle esigenze cautelari non richiede l'imminenza del reato, ma una prognosi concreta di pericolosità, specialmente in contesti di criminalità organizzata capace di rigenerarsi.
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Esigenze cautelari e spaccio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura cautelare del divieto di dimora per illecita cessione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, basandosi sulla natura organizzata e continuativa dell'attività di spaccio, che denotava professionalità e un concreto pericolo di reiterazione del reato, confermando la legittimità della misura applicata.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basati su video sorveglianza e monitoraggio GPS, e ha ribadito l'operatività della presunzione di pericolosità sociale per i reati associativi, sottolineando l'aspecificità delle censure mosse dalla difesa.
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Sospensione condizionale: sì alla seconda concessione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che negava la sospensione condizionale della pena a un imputato per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha chiarito che è possibile concedere il beneficio una seconda volta se la pena cumulata non supera i limiti di legge. Inoltre, la sospensione può riguardare la sola pena detentiva, anche se quella pecuniaria, sommata, fa superare la soglia massima prevista.
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Motivi nuovi ricorso: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un ordine di demolizione. La sentenza chiarisce i limiti dei motivi nuovi ricorso, stabilendo che non possono introdurre censure completamente nuove, come la prescrizione, se non collegate ai motivi originari. Inoltre, precisa che i vizi del processo di cognizione vanno eccepiti con strumenti diversi dal ricorso in fase esecutiva.
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Esigenze cautelari: la Cassazione e l’attualità
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione degli arresti domiciliari per un indagato in un caso di stupefacenti, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che, per le esigenze cautelari, non è necessaria l'imminenza di un nuovo reato, ma una valutazione prognostica basata sulla personalità del soggetto, la gravità dei fatti e il contesto. Nel caso specifico, i gravi indizi e la propensione a delinquere dell'indagato, desunta anche da precedenti, sono stati ritenuti sufficienti a giustificare la misura per prevenire la reiterazione del reato.
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Ricorso inammissibile: il no alla PEC senza firma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione si fonda su un vizio procedurale insuperabile: il ricorso, depositato tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), era privo della firma digitale del difensore. La Corte ha inoltre sottolineato che, anche nel merito, il ricorso sarebbe stato comunque respinto per l'infondatezza dei motivi, confermando la solidità del quadro indiziario a carico dell'indagato.
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Presunzione cautelare: basta il tempo per evitarla?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, confermando la custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha stabilito che, per i reati di particolare gravità, la presunzione cautelare di pericolosità non viene meno per il solo decorso del tempo. È necessaria una prova concreta, fornita dalla difesa, che dimostri il venir meno delle esigenze cautelari, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. La Corte ha inoltre ribadito la propria impossibilità di riesaminare nel merito le prove, confermando la logicità della valutazione compiuta dal Tribunale del Riesame sugli indizi a carico dell'indagato.
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Esigenze cautelari: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25450 del 2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di ingenti quantità di stupefacenti. La Corte ha ribadito che la valutazione sulle esigenze cautelari, in particolare sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato, deve basarsi sulla gravità dei fatti e sulla personalità negativa dell'indagato, desumibile da precedenti specifici, anche se è trascorso del tempo dai fatti contestati.
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Esigenze cautelari: la valutazione sulla pericolosità
Un indagato ha presentato ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per narcotraffico, sostenendo la mancanza di attualità del pericolo di reiterazione del reato, dato che il gruppo criminale era stato smantellato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. La sentenza sottolinea che la valutazione delle esigenze cautelari deve basarsi sulla personalità dell'indagato e sulla capacità operativa dell'organizzazione criminale, che può sopravvivere all'arresto dei suoi vertici.
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