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Art. 1667 Codice Civile

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319 provvedimenti

Legittimazione ad agire condomino: chi può fare causa?
Un'impresa edile ottiene un decreto ingiuntivo contro l'amministratrice di un condominio per lavori non pagati. L'amministratrice si oppone e, dopo la sentenza di primo grado, propone appello agendo in proprio come condomina. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che manca la legittimazione ad agire del condomino singolo. Nei contratti d'appalto per lavori su parti comuni, solo il condominio, rappresentato dal suo amministratore, è legittimato ad agire in giudizio contro l'impresa, non il singolo proprietario a titolo personale.
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Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
Un'azienda di servizi non viene pagata dal cliente che lamenta l'inadempimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova inadempimento: una volta che il cliente contesta specificamente il servizio, spetta al fornitore dimostrare di aver adempiuto correttamente. Il ricorso è stato rigettato.
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Vizi occulti: no aliud pro alio, costruttore non paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che gravi difetti strutturali in un immobile venduto non configurano automaticamente un'ipotesi di 'aliud pro alio', ma rientrano nella garanzia per vizi occulti, soggetta a prescrizione annuale. La Corte ha inoltre escluso la responsabilità dell'impresa costruttrice per i difetti derivanti da un progetto errato, a meno che gli errori non siano palesemente riconoscibili, confermando invece la responsabilità del progettista.
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Cessione del credito: le eccezioni opponibili
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di cessione del credito. Una società creditrice aveva ceduto il proprio credito verso una banca. La banca, debitore ceduto, ha tentato di opporre al nuovo creditore (cessionario) eccezioni basate su inadempimenti della società cedente verificatisi dopo la notifica della cessione. La Corte ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile, ribadendo che, una volta perfezionata la cessione del credito, il debitore non può opporre al cessionario vicende successive che riguardino il rapporto originale, consolidando così la posizione del cessionario.
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Risarcimento danni appalto: limiti e onere prova
In un caso di subappalto con fornitura difettosa, la Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto ma ha annullato la condanna al risarcimento dei danni. La Corte ha stabilito che il giudice non può liquidare un danno superiore a quanto richiesto (vizio di ultra petita) e che il cessionario di un credito non risponde degli inadempimenti contrattuali del cedente. La sentenza chiarisce i principi fondamentali sul risarcimento danni appalto, nesso di causalità e onere della prova.
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Responsabilità extracontrattuale appaltatore: il caso
La Corte di Cassazione conferma la condanna solidale dell'impresa costruttrice e dell'impresa appaltatrice per gravi vizi in un condominio. Viene ribadito che la responsabilità extracontrattuale dell'appaltatore ai sensi dell'art. 1669 c.c. sussiste anche nei confronti degli acquirenti, i quali possono agire direttamente contro di essa, e che rientra nel potere del giudice qualificare giuridicamente i fatti, senza incorrere nel vizio di extrapetizione.
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Impugnazione penali contrattuali: limiti in Cassazione
Un'impresa fornitrice di prodotti alimentari a scuole ha contestato le penali applicate da un ente pubblico per presunte non conformità. La società ha impugnato la decisione, mettendo in discussione l'interpretazione del contratto e le modalità di verifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso principale inammissibile, ribadendo che non può rivalutare i fatti né l'interpretazione contrattuale del giudice di merito. La decisione chiarisce i rigidi limiti dell'impugnazione penali contrattuali in sede di legittimità.
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Termine impugnazione fallimento: lungo o breve?
Un Comune ha impugnato l'esclusione dal passivo fallimentare di una società costruttrice. L'opposizione è stata presentata entro il termine "breve" di 30 giorni dalla notifica, ma dopo la scadenza del termine "lungo" semestrale dalla pubblicazione del decreto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine impugnazione fallimento è regolato dalla scadenza che si verifica per prima. Di conseguenza, l'opposizione è stata dichiarata tardiva e inammissibile, poiché il termine "lungo" era già spirato.
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Decadenza garanzia vizi: quando scatta il termine
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di due committenti. Il caso riguarda la decadenza garanzia vizi in un contratto d'appalto. I giudici hanno stabilito che la denuncia dei difetti, effettuata oltre i termini di legge e solo con l'atto di citazione, ha causato la perdita del diritto alla garanzia. È stato inoltre chiarito che la contestazione da parte del direttore dei lavori non è sufficiente, in quanto spetta al committente l'onere di denunciare formalmente e tempestivamente i vizi all'appaltatore.
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Responsabilità direttore lavori: quando scatta il termine
Un committente ha citato in giudizio il direttore dei lavori per i danni derivanti da un appalto. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, qualificando la responsabilità direttore lavori come contrattuale e non extracontrattuale ex art. 1669 c.c. L'azione è stata respinta per prescrizione, decorrente dalla data in cui il committente ha avuto piena conoscenza dei vizi.
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Prova atipica: perizia usata contro chi non c’era
Un professionista è stato condannato per vizi in un immobile. La condanna si basava su una perizia svolta in un procedimento a cui non aveva partecipato. La Cassazione ha confermato la decisione, specificando che tale perizia, pur non essendo direttamente opponibile, può essere utilizzata come prova atipica e valutata liberamente dal giudice insieme agli altri elementi probatori.
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Garanzia gravi difetti: turbina eolica è immobile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1252/2025, ha stabilito che un impianto eolico, essendo ancorato al suolo e destinato a lunga durata, rientra nella categoria degli immobili ai fini della garanzia gravi difetti ex art. 1669 c.c. Il crollo della navicella, causato da un errore di assemblaggio, è stato qualificato come grave difetto, ma l'azione di risarcimento è stata respinta per prescrizione, in quanto avviata oltre un anno dalla denuncia.
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Accettazione tacita: quando il silenzio costa caro
Una società committente riceveva una pavimentazione industriale con vizi evidenti ma contestava i difetti solo dopo un anno e a seguito della richiesta di saldo. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al pagamento dell'impresa appaltatrice, stabilendo che la ricezione dell'opera senza riserve configura un'accettazione tacita che preclude la successiva denuncia per vizi palesi, liberando l'appaltatore da responsabilità.
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Decadenza vizi appalto: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigettava la richiesta di risarcimento di una committente per vizi nell'opera di ristrutturazione. La sentenza ribadisce la fondamentale importanza del rispetto del termine di decadenza vizi appalto di 60 giorni per la denuncia dei difetti palesi, che decorre dalla data di effettiva ultimazione dei lavori. Viene inoltre chiarito che la fornitura di materiali di valore inferiore a quelli pattuiti non rientra nella garanzia per vizi, ma costituisce inesatto adempimento, soggetto alle regole ordinarie.
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Responsabilità appaltatore: limiti e scelte del cliente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2774/2025, chiarisce i limiti della responsabilità appaltatore. Se i vizi di un'opera derivano dalle scelte economiche del committente, che ha limitato l'intervento contrariamente ai suggerimenti dell'impresa, quest'ultima non può essere ritenuta responsabile. La Corte ha rigettato il ricorso di un condominio che lamentava difetti nei lavori di manutenzione, poiché era stato il condominio stesso a optare per una soluzione più economica e meno risolutiva.
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Vizi di costruzione: danni e tutele per l’acquirente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3011/2025, ha chiarito importanti principi in materia di vizi di costruzione. La Corte ha stabilito che il giudice ha il potere di riqualificare la domanda dell'acquirente, trasformando una richiesta di riduzione del prezzo in una di risarcimento del danno, se i fatti dimostrano la presenza di gravi difetti ai sensi dell'art. 1669 c.c. È stato inoltre confermato che il singolo condomino può agire per i danni derivanti da vizi sulle parti comuni che incidono sulla sua proprietà esclusiva.
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Riduzione prezzo appalto: quando spetta e come si calcola
In una controversia su un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei committenti che, a fronte di vizi di lieve entità, si erano rifiutati di saldare il corrispettivo e avevano richiesto un ingente risarcimento per il mancato utilizzo dell'immobile. La Corte ha stabilito che i vizi minori non giustificano una richiesta di risarcimento sproporzionata, interrompendo il nesso causale a causa dell'inerzia dei committenti. È stata inoltre confermata la corretta applicazione della riduzione prezzo appalto, chiarendo che questa non è soggetta a IVA in quanto modifica del corrispettivo originario e non rimborso di una spesa.
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Responsabilità gravi difetti appalto: la Cassazione
Un condominio citava in giudizio l'impresa appaltatrice e il direttore dei lavori per gravi difetti, come infiltrazioni, emersi dopo la consegna delle opere. La Corte d'Appello rigettava la domanda per responsabilità extracontrattuale (art. 1669 c.c.) ritenendola indeterminata. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il giudice ha il dovere di qualificare la domanda sulla base dei fatti allegati, anche se l'inquadramento giuridico non è perfetto. La responsabilità per gravi difetti appalto sorge quando i vizi, come le infiltrazioni, pregiudicano il godimento del bene, e può estendersi anche al direttore dei lavori. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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Appello inammissibile: quando la specificità è chiave
Una società acquistava macchinari industriali tramite leasing, lamentandone poi la non conformità alle norme di sicurezza e la presenza di vizi. Dopo la sconfitta in primo grado, la società proponeva appello, che veniva però dichiarato inammissibile per genericità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso finale. Il caso sottolinea l'importanza cruciale di formulare un appello inammissibile in modo specifico, contestando punto per punto le argomentazioni della sentenza impugnata, pena la bocciatura per ragioni procedurali, senza neppure entrare nel merito della questione.
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Onere della prova: il giudice non può negare le prove
Una società immobiliare si opponeva all'esclusione di un ingente credito per danni dal passivo fallimentare di un'impresa di costruzioni. Il Tribunale rigettava l'opposizione per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, accogliendo il motivo di ricorso relativo alla mancata ammissione delle prove (testimonianze, CTU) richieste dalla società. Il principio affermato è che il giudice non può, senza contraddirsi, rigettare una domanda per difetto di onere della prova e contemporaneamente negare alla parte l'ammissione dei mezzi istruttori volti proprio a fornire tale prova.
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