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Art. 1667 Codice Civile

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319 provvedimenti

Qualificazione giuridica: il potere correttivo del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice ha il potere-dovere di effettuare la corretta qualificazione giuridica della domanda. In un caso di appalto, anche se un condominio aveva richiesto un risarcimento per vizi gravi (ex art. 1669 c.c.), il giudice ha legittimamente riqualificato la domanda applicando la norma per vizi generici (ex art. 1667 c.c.), senza incorrere nel vizio di ultrapetizione. La decisione si basa sulla prevalenza dei fatti allegati e del bene richiesto rispetto all'inquadramento normativo proposto dalla parte.
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Vizi occulti appalto: quando inizia la prescrizione?
In un caso di vizi occulti in un appalto, la Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di prescrizione biennale non decorre dalla consegna dell'opera, ma dal momento in cui il committente acquisisce piena conoscenza della natura e delle cause del difetto, spesso coincidente con il deposito di una perizia tecnica. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato l'azione prescritta, ritenendo erroneo far decorrere il termine dalla semplice manifestazione del problema senza considerare la necessità di accertarne l'origine.
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Vizio della fornitura: risarcimento e riduzione prezzo
Una sentenza analizza un caso di vizio della fornitura di calzature, dove l'acquirente contestava difetti a un modello specifico. Il Tribunale, qualificando il rapporto come appalto e non vendita, ha riconosciuto un difetto parziale, accordando una riduzione del prezzo solo sulla parte di merce difettosa. Ha inoltre concesso un risarcimento per il danno reputazionale liquidato in via equitativa, ma ha respinto la richiesta di risarcimento per lucro cessante per mancanza di prove adeguate. La decisione finale bilancia il diritto del fornitore al pagamento con il diritto dell'acquirente a un prodotto conforme, operando una compensazione tra i rispettivi crediti.
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Denuncia dei vizi: come e quando contestare i difetti
Una società committente si opponeva al pagamento del saldo di una fattura per la riparazione di un macchinario, lamentando vizi nell'opera. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l'appello. La ragione principale è che la denuncia dei vizi è stata ritenuta tardiva e inefficace, in quanto comunicata verbalmente a un dipendente non autorizzato a riceverla e formalizzata via email oltre i termini di legge. La Corte ha inoltre stabilito che i pagamenti parziali effettuati senza riserve e la mancata contestazione immediata della fattura costituiscono un'accettazione dell'opera.
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Onere della prova appalto: chi prova i vizi?
Una società committente si opponeva al pagamento del saldo di un subappalto, lamentando vizi e l'abbandono del cantiere. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, chiarendo i principi sull'onere della prova appalto. È stato stabilito che, una volta che il subappaltatore prova di aver concluso i lavori, spetta al committente, che ha la disponibilità dell'immobile, fornire una prova specifica e tempestiva dei singoli difetti lamentati. Contestazioni generiche e tardive non sono sufficienti per sottrarsi al pagamento.
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Risoluzione contratto appalto: grave inadempimento
Un committente ottiene la risoluzione contratto appalto per grave inadempimento di un'impresa edile che aveva abbandonato il cantiere. Il Tribunale ha condannato l'impresa alla restituzione delle somme versate, al netto del valore dei lavori eseguiti, e al risarcimento dei danni per le spese peritali sostenute.
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Risarcimento danni in appalto: la prova dei costi
Una sentenza della Corte d'Appello analizza il tema del risarcimento danni in appalto. Il caso riguarda una controversia tra un'impresa edile e una committente per il pagamento di opere extracontratto e per i costi di sanatoria di alcuni vizi. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, non è sufficiente la stima di un perito (CTU), ma è necessaria la prova concreta della spesa effettivamente sostenuta. Di conseguenza, ha ridotto l'importo detratto dal credito dell'impresa, accogliendo parzialmente l'appello e modificando la ripartizione delle spese legali.
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Onere della prova appalto: chi paga per i vizi?
Un committente cita in giudizio un'impresa edile per vizi nei lavori di ristrutturazione. La Corte d'Appello respinge la richiesta, stabilendo che in tema di onere della prova in un appalto, spetta al committente dimostrare non solo i difetti, ma anche che le opere contestate rientravano nel contratto originale. La mancanza di un capitolato dettagliato e il rifiuto del committente di accettare lavori più approfonditi (e costosi) sono stati decisivi per la sua soccombenza.
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Responsabilità solidale: come si interpreta la sentenza
La Corte d'Appello di Firenze chiarisce l'interpretazione del principio di responsabilità solidale in un caso di vizi edilizi. La sentenza rigetta l'appello di una società costruttrice, stabilendo che la condanna solidale permette al danneggiato di richiedere l'intero risarcimento a uno qualsiasi dei responsabili. La specificazione delle quote di responsabilità nel giudizio ha valore solo per l'azione di regresso interna tra i condebitori, ma non limita il diritto del creditore.
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Eccezione inadempimento: quando non blocca il pagamento
Una società appaltatrice ottiene un decreto ingiuntivo per un'ultima rata non pagata. Il committente si oppone, lamentando vizi e ritardi, e chiede i danni. Il Tribunale respinge l'opposizione, confermando il decreto ingiuntivo. La decisione si fonda su un accordo transattivo successivo, che ha sanato ogni precedente controversia. L'eccezione di inadempimento sollevata dal committente sugli obblighi di tale accordo è stata giudicata infondata perché basata su impegni troppo vaghi e generici.
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Lettera d’intenti: vincolante per terzi? Analisi
In una complessa vicenda su un progetto energetico, il Tribunale ha stabilito che una lettera d'intenti non è vincolante per una società creata appositamente per realizzare il progetto, ma che non l'ha mai sottoscritta. La sentenza ha inoltre dichiarato risolto un contratto di superficie collegato, applicando il principio di 'presupposizione', poiché lo scopo originario (il funzionamento dell'impianto) era venuto meno. Infine, ha regolato le pretese economiche incrociate tra le parti.
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Risoluzione contratto appalto: quando spetta il compenso?
La Corte di Appello di Roma ha confermato la risoluzione di un contratto di permuta di un terreno contro futuri appartamenti, a causa del grave inadempimento della società costruttrice che non ha completato le opere. La sentenza chiarisce che, in caso di risoluzione contratto appalto per colpa dell'appaltatore, questi non ha diritto al compenso per i lavori parzialmente eseguiti se non dimostra che tali lavori abbiano arrecato un'utilità concreta e reale al committente. È stata inoltre rigettata la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Una sentenza del Tribunale di Milano ha condannato in solido il costruttore-venditore e il direttore dei lavori per i gravi difetti di un immobile di nuova costruzione. Il caso riguardava vizi al sistema di ventilazione, alla pavimentazione esterna e infiltrazioni d'acqua. Il Tribunale ha applicato la responsabilità extracontrattuale ex art. 1669 c.c., superando le eccezioni di prescrizione e decadenza poiché i difetti erano stati riconosciuti dagli stessi responsabili. La decisione sottolinea che i 'gravi difetti immobile' non riguardano solo la stabilità, ma anche elementi che compromettono il normale godimento del bene, condannando i convenuti al risarcimento dei danni per le opere di ripristino.
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Gravi difetti appalto: la responsabilità decennale
Il Tribunale di Milano condanna un'impresa edile per gravi difetti appalto emersi anni dopo la ristrutturazione. La sentenza chiarisce la differenza tra appalto e contratto d'opera, applicando la garanzia decennale ex art. 1669 c.c. e accogliendo la richiesta di risarcimento del committente basata sulla perizia tecnica.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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Inadempimento contratto di appalto: la guida
La Corte d'Appello conferma la risoluzione di un contratto per la fornitura di dispositivi tecnologici a causa del grave inadempimento contratto di appalto da parte del fornitore. La consegna di una minima parte della merce, con notevole ritardo e con difetti funzionali, è stata ritenuta una violazione talmente seria da giustificare la fine del rapporto contrattuale e la condanna al risarcimento del danno, anche se il termine di consegna non era stato definito 'essenziale' in senso stretto. L'appello incidentale del committente per un risarcimento maggiore è stato respinto per carenza di prove specifiche.
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Vizi della fornitura: onere della prova e revoca
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per una fornitura, lamentando vizi della merce e un aumento di prezzo non pattuito. Il Tribunale revoca il decreto ma condanna comunque la società opponente al pagamento di una somma ridotta, ritenendo provati i vizi solo per una parte della fornitura. A causa della soccombenza sostanziale, l'opponente viene anche condannato a pagare le spese legali della controparte. La decisione sottolinea l'importanza cruciale dell'onere della prova e della tempestività nella contestazione dei vizi della fornitura.
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Responsabilità appaltatore: analisi di una sentenza
Una sentenza del Tribunale di Torino affronta il tema della responsabilità appaltatore in un caso di ristrutturazione con vizi. Un committente ha citato in giudizio l'impresa per difetti alla pavimentazione e all'impianto di condizionamento. Il Tribunale ha affermato la piena responsabilità dell'impresa, chiarendo che anche il semplice riconoscimento del vizio, senza ammissione di colpa, interrompe i termini di prescrizione e decadenza. La sentenza ha inoltre rigettato la difesa dell'impresa, che si qualificava come mero esecutore ("nudus minister"), condannandola al risarcimento del danno quantificato dal perito del tribunale.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Un acquirente cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti dell'immobile, come umidità e scarso isolamento. Il Tribunale, basandosi sulla perizia tecnica, accoglie la domanda di risarcimento per i costi di ripristino ma rigetta la richiesta per deprezzamento dell'immobile, ritenendo i lavori proposti risolutivi. Rigettate anche le domande per maggiori costi energetici e per la mancata consegna dei certificati per tardività e carenza di prova.
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