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Art. 163 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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790 provvedimenti

Altri anni per Art. 163 Codice Penale

Spaccio a minori: no alla sospensione condizionale della pena
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità per aver venduto hashish a minorenni in gita scolastica. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'efficacia drogante della sostanza e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantità di principio attivo era sufficiente a produrre effetti stupefacenti. Inoltre, la sospensione condizionale della pena è stata legittimamente negata: la condotta non era occasionale, poiché l'Imputato utilizzava un nascondiglio abituale sotto un albero e si avvaleva di un intermediario. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva e furto di energia: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due conviventi condannati per furto aggravato di energia elettrica e occupazione abusiva di un appartamento di proprietà del Comune di Napoli. Gli imputati contestavano la mancanza di prove specifiche, ma la Suprema Corte ha confermato la validità delle testimonianze della polizia giudiziaria e la presenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica. Inoltre, è stato legittimamente negato il beneficio della sospensione condizionale della pena a uno dei ricorrenti a causa di un precedente penale specifico per lo stesso reato di invasione di edifici. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena negata a chi accumula reati
L'Imputato, condannato per furto e tentato furto a due anni e un mese di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la concessione delle attenuanti rientra nella discrezionalità del giudice di merito, giustamente negata in questo caso per la pericolosità sociale del soggetto, autore di reati ripetuti nel tempo. Inoltre, la sospensione condizionale della pena è stata legittimamente esclusa sia per la prognosi negativa sulla condotta futura dell'uomo, sia perché il cumulo con una precedente condanna superava il limite legale di due anni stabilito dalla legge. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate al giovane incensurato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un giovane imputato accusato di lesioni personali aggravate. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena e delle circostanze attenuanti generiche, facendo leva sulla propria giovane età e sulla fedina penale pulita. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di precedenti penali non garantisce automaticamente i benefici di legge. Per concedere le circostanze attenuanti generiche occorrono elementi positivi che dimostrino la meritevolezza del reo, mentre la gravità del fatto può giustificare il diniego della sospensione condizionale. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena negata tra rapina e precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per tentata rapina in concorso e porto di oggetti atti ad offendere. Il ricorrente contestava il diniego del beneficio della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno confermato che i precedenti penali per spaccio e guida in stato di ebbrezza, uniti alla dipendenza da stupefacenti e alla gravità del fatto, impediscono una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di rapina e non truffa: la Cassazione punisce la fuga
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per il reato di rapina. La difesa sosteneva che il fatto dovesse essere qualificato come truffa aggravata da pericolo immaginario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di una pistola durante l'azione delittuosa e lo spintonamento di una vittima per assicurarsi la fuga configurano pienamente il reato di rapina ai sensi dell'articolo 628 del codice penale. Inoltre, la Corte ha confermato che il giudice d'appello non è obbligato a fissare la pena base al minimo edittale e che la revoca della sospensione condizionale ha natura puramente dichiarativa. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata al contrabbandiere
Il caso riguarda un uomo condannato per contrabbando di oltre cinquantuno chili di tabacchi lavorati esteri. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena da parte della Corte di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e infondato. I giudici hanno confermato il diniego del beneficio a causa dei precedenti penali del condannato e dei suoi collegamenti con ambienti criminali, elementi che giustificano una prognosi futura negativa. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena negata a chi viola le misure
L'Imputato è stato condannato alla pena di due anni e otto mesi di reclusione e a una multa per i reati di rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione lamentando il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di merito hanno legittimamente negato il beneficio a causa dei precedenti penali del soggetto e della sua precedente inosservanza di una misura cautelare non custodiale. Tali elementi impediscono una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta: nessun beneficio per chi è recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Il ricorrente contestava il diniego della sospensione condizionale della pena e la quantificazione delle pene accessorie. La Suprema Corte ha chiarito che il beneficio della sospensione condizionale non può essere concesso a chi ne ha già usufruito per due volte in precedenza. Inoltre, i giudici hanno ritenuto generiche le contestazioni sulle pene accessorie, confermando la decisione precedente e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: la Cassazione punisce il cambio di versione
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di calunnia e falsa testimonianza, contestando la valutazione delle prove e il diniego dei benefici di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il mutamento improvviso di versione rispetto alle indagini preliminari, smentito dai riscontri oggettivi, configura pienamente il reato di calunnia, che è un reato di pericolo. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ostativi impedisce la concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: condanna senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale. I giudici hanno respinto la tesi, evidenziando che la quantità di sostanza rinvenuta era incompatibile con il suo reddito e con il consumo personale. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche, specificando che il rispetto delle misure cautelari costituisce un dovere e non un merito. Infine, la sospensione condizionale della pena è stata negata poiché la condanna superava i limiti di legge. L'imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena: i reati estinti la negano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il diniego della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, per ottenere le attenuanti generiche occorrono elementi positivi concreti. Infine, la presenza di precedenti condanne, anche se per reati ormai estinti, legittima il giudice a negare la sospensione condizionale della pena, poiché fa venire meno la fiducia che il colpevole non commetta altri reati in futuro. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena negata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato. La ricorrente lamentava la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la richiesta non era stata presentata durante il giudizio di appello, rendendola tardiva e non proponibile per la prima volta in Cassazione. Inoltre, la difesa non aveva affrontato la questione dei precedenti penali specifici presenti nel casellario giudiziale dell'imputata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena: negata a chi ha precedenti
L'Imputato, condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi, non confrontandosi con la decisione precedente. Inoltre, l'imputato aveva già riportato tre precedenti condanne a pena detentiva per un totale superiore a due anni, elemento che esclude per legge la concessione del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena: negata a chi usa falsi alias
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per reati in materia di stupefacenti a un anno e otto mesi di reclusione. La difesa lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, evidenziando lo stato di incensuratezza. I giudici hanno però confermato il diniego dei benefici. La decisione si fonda sulla condotta dei condannati, i quali avevano fornito false generalità (risultando sedicenti con alias) e presentavano precedenti dattiloscopici. Questi elementi hanno giustificato un giudizio prognostico negativo sulla loro personalità, rendendo legittimo il rifiuto della sospensione condizionale della pena e delle attenuanti. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di cocaina: no alla lieve entità del fatto se c’è fuga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per detenzione di circa 99 grammi di cocaina (pari a oltre 610 dosi). I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità del fatto e lamentavano la violazione del diritto di difesa per accertamenti chimici non condivisi tempestivamente. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo la lieve entità del fatto a causa dell'elevato quantitativo di droga, del tentativo di fuga e dello stato di sorveglianza speciale di uno dei soggetti. I motivi relativi alla difesa sono stati ritenuti inammissibili perché proposti per la prima volta in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: negata se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato a otto mesi di reclusione per reati in materia di stupefacenti. L'imputato lamentava il diniego della sospensione condizionale della pena, sostenendo che i giudici avessero valorizzato un unico precedente penale risalente a soli due mesi prima, ignorando la sua giovane età. La Suprema Corte ha chiarito che la concessione del beneficio rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione di negare la sospensione condizionale della pena è stata ritenuta logica e congrua, poiché il precedente ravvicinato escludeva il carattere occasionale della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso respinto e condanna pecuniaria
Il Ricorrente ha impugnato in Cassazione la sentenza d'appello, richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che il primo motivo di ricorso è stato proposto per la prima volta in sede di legittimità, rendendolo non esaminabile. Le altre contestazioni sono state giudicate generiche e non confrontate con la motivazione della sentenza d'appello, ritenuta logica e coerente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna anche se ti conosce
Un cittadino ha aggredito verbalmente e fisicamente un carabiniere che cercava di identificarlo in un luogo pubblico dopo un comportamento molesto. Condannato nei primi gradi di giudizio, l'uomo ha presentato ricorso sostenendo che l'identificazione fosse inutile poiché il militare lo conosceva già di persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. I giudici hanno chiarito che l'identificazione è sempre legittima e necessaria dopo un comportamento molesto in pubblico, indipendentemente dalla conoscenza pregressa. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali del soggetto, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: quando il ricorso costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava il diniego dei benefici di legge. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici d'appello, ritenendo logica e corretta la motivazione con cui è stata negata la sospensione condizionale della pena. Inoltre, la richiesta di non menzione della condanna è stata giudicata inammissibile perché non era stata presentata durante il processo di appello, violando il principio del devoluto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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