Il Procuratore Generale ha impugnato la condanna inflitta a un imputato per i reati di ricettazione e falsificazione di documenti. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in tema di reato continuato, il reato più grave va individuato in astratto in base alla pena edittale massima prevista dalla legge. Nel caso specifico, la ricettazione, punita fino a sei anni, è il reato principale rispetto al falso, punito fino a due anni, anche se quest'ultimo prevede un minimo edittale più alto. Tuttavia, poiché i fatti risalivano al 2010, i reati di falso sono stati dichiarati estinti per prescrizione. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza per i falsi e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello solo per rideterminare la pena per la ricettazione, confermando la responsabilità penale dell'imputato per quest'ultimo reato.
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