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Art. 157 Codice Penale — Anno 2025

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543 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Rinuncia alla prescrizione: quando è valida in appello?
Un soggetto, condannato in primo grado, concorda in appello una riduzione della pena, rinunciando a quasi tutti i motivi di gravame. Successivamente, ricorre in Cassazione lamentando la mancata declaratoria di prescrizione per alcuni reati. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, specificando che la rinuncia formale al motivo d'appello sulla prescrizione, effettuata tramite procuratore speciale, costituisce una valida e irrevocabile rinuncia alla prescrizione stessa. Inoltre, ha ribadito che per il reato abituale di esercizio abusivo di attività finanziaria, la prescrizione decorre dalla cessazione della condotta.
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Estorsione prolungata: no alla prescrizione del reato
Un imputato, condannato per estorsione pluriaggravata, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, qualificando l'estorsione prolungata come un reato a consumazione progressiva. In questi casi, il termine di prescrizione non inizia a decorrere dalla prima richiesta, ma dall'ultimo atto di riscossione del profitto illecito, rendendo l'intera condotta un unico reato continuato nel tempo.
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Attendibilità persona offesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per usura aggravata. La decisione si fonda sul principio della piena attendibilità della persona offesa, le cui dichiarazioni, se attentamente valutate, possono da sole costituire prova sufficiente per una condanna penale. La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione, chiarendo che le aggravanti contestate estendono significativamente i termini.
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Omesso versamento IVA: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omesso versamento IVA per oltre 328.000 euro. I giudici hanno respinto le argomentazioni sulla prescrizione del reato, chiarendo che le sospensioni del processo, dovute sia alla normativa Covid sia a una richiesta della difesa, sono state calcolate correttamente. Con questa sentenza, si conferma che i rinvii su richiesta dell'imputato interrompono il decorso della prescrizione per tutta la loro durata.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è infondato
Un imprenditore viene condannato per truffa e appropriazione indebita per aver venduto un carrello elevatore che, secondo l'accusa, aveva solo noleggiato. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando un travisamento della prova, sostenendo che una testimonianza chiave dimostrava il suo effettivo acquisto del bene. La Corte Suprema rigetta il ricorso, chiarendo che il vizio di travisamento della prova sussiste solo in caso di distorsione palese del dato probatorio, non quando si propone una semplice rilettura alternativa delle testimonianze, la cui valutazione spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
Un contribuente era stato condannato per l'omessa presentazione di dichiarazioni dei redditi per due anni consecutivi, con l'aggravante della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto per prescrizione il reato relativo al primo anno, dopo aver accertato l'errata applicazione della recidiva. La Corte ha ribadito che, per contestare la recidiva, le condanne precedenti devono essere definitive prima della commissione del nuovo reato. Di conseguenza, la pena e la confisca sono state ridotte. Questo caso evidenzia il nesso cruciale tra recidiva e prescrizione.
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Prescrizione reato: la Cassazione e la Legge 103/2017
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso basato sulla presunta prescrizione del reato di abuso edilizio. La Corte ha chiarito che, per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, si applica la disciplina della Legge n. 103/2017 (Riforma Orlando). Questa legge prevede una specifica sospensione della prescrizione del reato dopo le sentenze di primo e secondo grado, impedendo così l'estinzione del reato nel caso di specie.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per plurimi reati. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato in relazione a tutti i motivi proposti, inclusi la derubricazione di un reato, la prescrizione, la recidiva e la determinazione della pena, confermando così la decisione della Corte d'appello.
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Prescrizione ricettazione: errori e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per prescrizione ricettazione. Il giudice di merito aveva errato nel calcolare il termine di prescrizione, considerando l'ipotesi di speciale tenuità come un reato autonomo e non come una semplice attenuante. Inoltre, aveva erroneamente affermato l'assenza di precedenti penali dell'imputato, ignorando la recidiva contestata, fattore che avrebbe allungato i tempi della prescrizione. La Corte ha quindi rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: recidiva e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per ricettazione. L'analisi si concentra sul calcolo errato della prescrizione, aggravata dalla recidiva qualificata, e sui limiti del giudizio di legittimità, che non consente un riesame dei fatti. La sentenza sottolinea come la recidiva aumenti notevolmente i tempi di prescrizione e ribadisce che i motivi di ricorso non possono limitarsi a proporre una valutazione delle prove diversa da quella dei giudici di merito.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati contro la confisca di un'area oggetto di lottizzazione abusiva, nonostante la prescrizione del reato. La decisione si fonda sulla carenza di interesse degli imputati, non proprietari dell'area, e ribadisce che il reato di lottizzazione abusiva ha natura progressiva, con la prescrizione che decorre dall'ultimo intervento illecito che modifica l'assetto del territorio.
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Prescrizione reato: quando prevale sulla nullità
Un imputato per tentata estorsione ricorre in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte accoglie il ricorso, annullando la condanna. Si stabilisce che la causa di estinzione per prescrizione reato prevale su altre eccezioni processuali, come la nullità della sentenza per incompetenza del giudice, in base al principio di immediata declaratoria delle cause di non punibilità.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione in materia di stupefacenti. La decisione si fonda su due principi cardine: la genericità delle censure sulla motivazione e, soprattutto, l'impossibilità di sollevare per la prima volta in sede di legittimità motivi di diritto non proposti nel precedente grado di appello. La Corte ribadisce che il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio sul merito, ma un controllo sulla corretta applicazione della legge.
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Prescrizione reato: quando non si applica la sospensione
Un imputato, assolto per guida in stato di ebbrezza per particolare tenuità del fatto, ha impugnato la sentenza chiedendo il riconoscimento della prescrizione reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini di prescrizione, prevista dalla Legge Orlando, si applica solo alle sentenze di condanna e non a quelle di assoluzione. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, un esito considerato più favorevole per l'imputato.
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Sospensione prescrizione: la Cassazione chiarisce
Un uomo condannato per porto di coltello ottiene la prescrizione in appello. La Cassazione annulla la sentenza, ricalcolando la sospensione della prescrizione secondo la legge vigente al momento del fatto (l. 103/2017), ma dichiara comunque l'estinzione del reato perché il termine è maturato durante il giudizio di legittimità.
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Prescrizione e recidiva: quando il reato si estingue
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per un reato connesso agli stupefacenti, dichiarandolo estinto per prescrizione. Il caso chiarisce un principio fondamentale su prescrizione e recidiva: anche se il giudice di merito decide di non applicare la recidiva per determinare la pena, questa rimane rilevante per il calcolo dei tempi necessari a estinguere il reato, che quindi risultano più lunghi. La Corte d'Appello aveva erroneamente confermato la condanna nonostante la prescrizione fosse già maturata.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione sottolinea che la rinuncia ai motivi di impugnazione crea una preclusione processuale che impedisce di sollevare in Cassazione questioni precedentemente abbandonate, come le cause di proscioglimento, a meno che non si contestino vizi specifici dell'accordo stesso.
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Ne bis in idem e reato associativo: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se due sodalizi criminali, pur con parziali sovrapposizioni, presentano differenze in termini di operatività territoriale, obiettivi e compagine. Rigettate anche le censure relative alla prescrizione del reato e alla dosimetria della pena.
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Mancanza di querela: annullata condanna per furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato di un'autovettura a causa della mancanza di querela. La sentenza chiarisce che, dopo la Riforma Cartabia, la dicitura generica 'denuncio ad ogni effetto di legge' non è sufficiente a manifestare la volontà di punire il colpevole, specialmente quando possono sussistere interessi meramente risarcitori o assicurativi. La Corte ha stabilito che, in assenza di una chiara volontà punitiva, il reato non è procedibile, determinando l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
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Furto di olio esausto: quando è aggravato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il furto di olio esausto, chiarendo due importanti aggravanti. La sottrazione di olio dai contenitori pubblici, anche se gestiti da privati, è furto di beni destinati a pubblico servizio. Inoltre, la rottura dei lucchetti configura l'aggravante della violenza sulle cose. La sentenza analizza anche la responsabilità del titolare dell'azienda per il reato commesso dal dipendente, basandosi sul principio del "cui prodest" (a chi giova).
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