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Art. 152 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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106 provvedimenti

Altri anni per Art. 152 Codice di Procedura Civile

Assegno familiare: prova del reddito è essenziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino extracomunitario per l'ottenimento dell'assegno familiare, confermando che la mancata prova del requisito reddituale sin dal primo grado di giudizio impedisce il riconoscimento del diritto. La Corte ha sottolineato che l'onere della prova grava sul richiedente e che la produzione di nuovi documenti in appello è ammessa solo in circostanze eccezionali, non riscontrate nel caso di specie.
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Esonero spese legali: la Cassazione chiarisce
Un cittadino ha impugnato una decisione che lo condannava al pagamento delle spese di consulenza tecnica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che una corretta autodichiarazione per l'esonero spese legali, ritualmente depositata, è valida ed efficace. Il Tribunale aveva errato nel considerare un documento diverso e non pertinente. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna e posto le spese a carico dell'ente previdenziale.
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Esenzione spese legali: la Cassazione chiarisce
Una cittadina, pur avendo presentato la dichiarazione di basso reddito, era stata condannata a pagare i costi di un procedimento previdenziale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo che la presentazione di detta dichiarazione garantisce l'esenzione dalle spese legali, come previsto dalla legge, senza che rilevi l'anno di riferimento del reddito rispetto alla data della pronuncia.
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Lavoro familiare: la prova spetta a chi lo afferma
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di disconoscimento di un rapporto di lavoro familiare da parte dell'INPS, l'onere di provare la sussistenza della subordinazione e dell'onerosità spetta a chi afferma l'esistenza del rapporto. La semplice assenza di convivenza non inverte tale onere, né le buste paga da sole costituiscono prova sufficiente del pagamento. L'ordinanza analizza il principio dell'onere probatorio nel contesto del potere di autotutela dell'ente previdenziale, respingendo il ricorso di un datore di lavoro agricolo contro il disconoscimento del rapporto con il proprio figlio.
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Soglia reddituale e spese legali: sì all’aumento
Un pensionato è stato condannato a pagare le spese legali dopo aver perso una causa contro un ente previdenziale, poiché il suo reddito superava di poco il limite per l'esenzione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la soglia reddituale per l'esenzione dalle spese nelle controversie di previdenza deve essere aumentata per ogni familiare convivente. Questa decisione estende una tutela fondamentale, basata su principi di solidarietà sociale, per evitare che l'onere finanziario di una causa ricada sull'intero nucleo familiare.
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Coltivatore diretto: i requisiti per l’iscrizione INPS
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice contro la sua iscrizione d'ufficio alla gestione dei coltivatori diretti dell'INPS. L'ordinanza ribadisce i criteri di abitualità e prevalenza dell'attività agricola, sia in termini di tempo che di reddito, come requisiti fondamentali per la qualifica di coltivatore diretto. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti già accertati dal giudice di merito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto sussistenti le condizioni per l'iscrizione sulla base delle prove documentali e ispettive.
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Restituzione indennità indebita: appello inammissibile
Una cittadina ha contestato la richiesta di restituzione di un'indennità di disoccupazione, sostenendo di non averla percepita. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la sua domanda, confermando che la sua rioccupazione rendeva la prestazione non dovuta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso finale inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito e non consentito in sede di legittimità, soprattutto in presenza di due sentenze conformi.
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Dichiarazione di esonero: i requisiti secondo la Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce che, ai fini della dichiarazione di esonero dalle spese di lite nei giudizi previdenziali, non è necessario specificare l'importo numerico del reddito. È sufficiente che il cittadino dichiari di rientrare nei limiti di legge, firmando personalmente l'autodichiarazione. La Corte ha accolto il ricorso di una cittadina, la cui dichiarazione era stata rigettata in appello per mancanza di dettagli, riaffermando il principio di semplificazione dell'accesso alla giustizia.
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Notifica cartella esattoriale: quando è nulla?
Un contribuente ha contestato un'azione di riscossione, sostenendo che la notifica della cartella esattoriale fosse invalida perché consegnata a parenti non conviventi nello stesso edificio. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello. L'errore cruciale riscontrato è stato che il giudice di secondo grado ha fondato la sua decisione sulla natura tributaria del debito basandosi su un documento non regolarmente depositato nel processo. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Imprenditore agricolo: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della richiesta di contributi previdenziali a carico di una contribuente qualificata come imprenditore agricolo. La sentenza chiarisce che la registrazione come impresa agricola e l'assenza di altre attività professionali prevalenti sono sufficienti per tale qualifica. Viene inoltre ribadito che, una volta che l'ente previdenziale ha fornito la prova della natura imprenditoriale dell'attività, spetta al contribuente dimostrare il contrario, ad esempio provando l'esercizio di altre attività prevalenti.
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Onere della prova: Cassazione su lavoro agricolo
Un gruppo di lavoratori agricoli ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto la loro richiesta di riconoscimento del rapporto di lavoro, precedentemente disconosciuto dall'ente previdenziale. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e la Corte ha riaffermato l'insindacabilità della valutazione delle prove, come la credibilità dei testimoni, da parte del giudice di merito.
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Giuramento decisorio: quando si perde il diritto alla prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due lavoratori che contestavano la decadenza dal diritto di utilizzare la prova del giuramento decisorio. La Corte ha stabilito che l'assenza ingiustificata della parte all'udienza fissata per l'assunzione della prova comporta correttamente la perdita di tale facoltà, in ossequio al principio di celerità del processo e all'onere di diligenza che grava sulle parti processuali.
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Vendita aliud pro alio: onere della prova e risoluzione
Un acquirente compra un'auto usata che si rivela impossibile da immatricolare per gravi difformità (motore e telaio non originali). La Cassazione conferma la risoluzione del contratto per vendita aliud pro alio, stabilendo che il veicolo era totalmente inidoneo all'uso. In questi casi, spetta al venditore, e non all'acquirente, l'onere di provare di aver consegnato un bene conforme. La richiesta di manleva del venditore verso un intermediario è stata respinta.
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Esenzione spese legali: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cittadina contro un ente previdenziale, annullando la condanna al pagamento delle spese legali inflitta dalla Corte d'Appello. Nonostante la soccombenza nel merito della causa, relativa alla restituzione di indennità percepite, la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto all'esenzione spese legali in base ai requisiti di reddito previsti dalla legge, cassando la sentenza precedente e dichiarando la ricorrente esente da ogni onere processuale.
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Delibera condominiale nulla: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una delibera condominiale è nulla se, approvata a maggioranza, priva un singolo condomino del godimento di un bene comune, come l'impianto idrico. Nel caso specifico, un condominio aveva deciso di realizzare un nuovo impianto a servizio dei soli appartamenti, escludendo un'unità commerciale. La Corte ha chiarito che una tale decisione, trasformando un bene comune in bene esclusivo per alcuni, incide sul diritto di proprietà individuale e richiede pertanto il consenso unanime di tutti i condòmini.
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Indebito previdenziale: quando non si pagano le spese
Una pensionata si è opposta alla richiesta di restituzione di un indebito previdenziale di circa 4.700 euro, sorto per superamento dei limiti di reddito per l'integrazione al minimo. La Corte di Cassazione ha confermato che la somma era dovuta, respingendo la tesi della comunicazione poco chiara da parte dell'ente. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle spese legali, annullando la condanna al pagamento e stabilendo l'esonero per la pensionata, come previsto da una specifica norma processuale.
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Spese processuali: quando non si pagano in appello
Una pensionata ha richiesto la riliquidazione della propria pensione. Dopo aver vinto in primo grado, la Corte d'Appello ha riformato la sentenza, condannandola anche al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione nel merito ma ha annullato la condanna alle spese, accogliendo il motivo di ricorso relativo all'esenzione per basso reddito, dimostrato da un'autocertificazione. La sentenza chiarisce l'importanza della dichiarazione reddituale per evitare il pagamento delle spese processuali in caso di sconfitta.
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Dichiarazione sostitutiva reddito: non serve l’importo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino, stabilendo che la dichiarazione sostitutiva reddito, richiesta in alcuni procedimenti, è valida anche se non specifica l'esatto ammontare del reddito familiare. Secondo la Corte, per semplificare l'accesso alla giustizia, sono sufficienti la data, la firma e l'impegno a comunicare future variazioni. La sentenza del tribunale, che aveva rigettato la domanda per questo vizio formale, è stata annullata con rinvio.
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Termine perentorio concordato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società la cui proposta di concordato preventivo era stata respinta per tardività. L'ordinanza conferma che il termine perentorio concordato, fissato dal giudice per il deposito del piano, è inderogabile e la sua violazione determina l'inammissibilità della domanda, senza che il giudice sia obbligato a sollecitare integrazioni.
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Ricorso inammissibile: i requisiti del motivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un assegno sociale. La decisione chiarisce che non si può contestare la valutazione dei fatti mascherandola da violazione di legge, specialmente senza indicare le norme violate. Viene ribadita l'importanza dei requisiti formali dell'appello.
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