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Art. 1455 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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255 provvedimenti

Altri anni per Art. 1455 Codice Civile

Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
Un'azienda di servizi non viene pagata dal cliente che lamenta l'inadempimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova inadempimento: una volta che il cliente contesta specificamente il servizio, spetta al fornitore dimostrare di aver adempiuto correttamente. Il ricorso è stato rigettato.
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Specificità appello: Cassazione annulla inammissibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione di un ex amministratore di condominio per presunta carenza di specificità. Il caso riguardava una richiesta di pagamento per compensi non corrisposti. La Cassazione ha stabilito che i motivi d'appello erano sufficientemente chiari e che la Corte territoriale aveva erroneamente confuso una valutazione sul merito con un vizio di ammissibilità, violando il principio della specificità appello e il diritto a un giusto processo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento e prove tardive: la Cassazione decide
Una società nel settore della cantieristica navale è stata condannata a saldare il prezzo di macchinari industriali, nonostante avesse lamentato difetti e ritardi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, giudicando inammissibili i motivi di impugnazione, tra cui la contestazione sull'utilizzo di prove tardive, poiché non sollevati nel corretto grado di giudizio. La decisione sottolinea il rigore delle regole processuali e l'importanza di contestare tempestivamente ogni vizio del procedimento.
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Onere probatorio: chi non prova il lavoro non è pagato
Un collaboratore ha citato in giudizio un geometra per il mancato pagamento di un compenso derivante da un contratto d'opera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze dei gradi precedenti, poiché il collaboratore non ha soddisfatto l'onere probatorio a suo carico, ovvero non è riuscito a dimostrare di aver eseguito correttamente e completamente la prestazione pattuita.
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Contratto preliminare: garanzia e trascrizioni
Un acquirente firma un contratto preliminare per un immobile, ma una trascrizione pregiudizievole appare prima del rogito. L'acquirente recede e chiede il doppio della caparra. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la garanzia del venditore sull'assenza di pesi si riferisce al momento della firma del contratto preliminare. La trascrizione successiva, poi rivelatasi illegittima, non costituisce un grave inadempimento tale da giustificare il recesso.
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Risarcimento danno preliminare: come si calcola
In un caso di inadempimento del promissario acquirente a un contratto preliminare di vendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo del risarcimento del danno. La Corte ha stabilito che il danno da lucro cessante per il venditore non va calcolato sulla differenza tra il prezzo pattuito e il prezzo di aggiudicazione originario, bensì sulla differenza tra il prezzo concordato nel preliminare e il valore commerciale del bene al momento in cui l'inadempimento è diventato definitivo. Questo principio assicura che il risarcimento sia commisurato all'effettivo pregiudizio economico subito dal venditore a causa della mancata vendita.
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Vendita di cosa parzialmente altrui: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita di cosa parzialmente altrui, riguardante un immobile venduto con la presunta comproprietà di un cortile che, in realtà, apparteneva esclusivamente a un terzo. La Corte ha rigettato il ricorso degli acquirenti che chiedevano la risoluzione del contratto, stabilendo che, in assenza della prova che non avrebbero concluso l'acquisto senza quella porzione, il rimedio corretto sarebbe stata la riduzione del prezzo. Inoltre, ha escluso la responsabilità del notaio rogante, data l'elevata complessità tecnica nell'interpretazione dei titoli di provenienza.
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Caparra confirmatoria: recesso e ritenzione della somma
Una promissaria acquirente recedeva da un contratto preliminare per presunto inadempimento della società venditrice, chiedendo il doppio della caparra confirmatoria. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'inadempimento era della acquirente, la quale non si era presentata per la stipula del rogito. Di conseguenza, la società venditrice è stata ritenuta legittimata a trattenere la caparra confirmatoria ricevuta, poiché la richiesta di ritenzione qualifica la domanda come recesso contrattuale.
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Transazione novativa: la Cassazione chiarisce i criteri
Due sorelle stipulano una transazione per dividere un'eredità. Una accusa l'altra di inadempimento e chiede la risoluzione dell'accordo. La Cassazione interviene, chiarendo che per determinare se una transazione novativa sia tale, e quindi non risolvibile, è cruciale verificare se le parti abbiano voluto creare un rapporto del tutto nuovo, prescindendo dalle quote originarie. La Corte d'Appello aveva errato nell'escludere la natura novativa, portando alla cassazione della sua sentenza.
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Clausola penale: quando si paga nel preliminare?
In una compravendita immobiliare, il promissario acquirente non ha rispettato i termini del contratto preliminare. I venditori hanno quindi risolto il contratto, richiesto il pagamento della clausola penale e venduto l'immobile a terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'azione dei venditori, stabilendo che l'inadempimento dell'acquirente era grave e prioritario, giustificando sia la risoluzione sia la successiva vendita a terzi. La sentenza chiarisce la distinzione tra clausola penale e caparra confirmatoria.
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Mancata trascrizione: non è colpa dell’acquirente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di compravendita immobiliare. Un acquirente che non collabora alla formalizzazione dell'atto per la trascrizione nei registri immobiliari non commette un grave inadempimento che possa giustificare la risoluzione del contratto. Secondo la Corte, la mancata trascrizione danneggia esclusivamente l'acquirente stesso, in quanto non rende il suo acquisto opponibile a terzi, mentre il venditore, con la firma del contratto, ha già trasferito la proprietà e non subisce alcun pregiudizio. La sentenza dei giudici di merito, che aveva risolto il contratto per colpa dell'acquirente, è stata quindi cassata con rinvio.
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Spese legali: la Cassazione e l’omessa pronuncia
In un caso di risoluzione di un contratto preliminare immobiliare, la Corte di Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza d'appello. Il motivo non riguarda il merito della risoluzione, ma un vizio procedurale: l'omessa pronuncia sulle spese legali del primo grado di giudizio. La Corte ha stabilito che, in caso di riforma parziale della sentenza, il giudice d'appello ha l'obbligo di pronunciarsi nuovamente e in modo esplicito sulla regolamentazione delle spese della fase precedente.
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Interpretazione del contratto: la consegna dei locali
In una disputa su un contratto di fornitura per apparecchiature medicali, la Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'interpretazione del contratto. La Corte ha confermato che i termini per l'esecuzione, inclusa la presentazione dei progetti, decorrono non dalla mera firma, ma dalla effettiva consegna dei locali destinati all'installazione. Di conseguenza, il mancato adempimento di tale obbligo da parte della stazione appaltante costituisce un grave inadempimento che giustifica la risoluzione del contratto a suo carico.
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Mutuo dissenso: contratto risolto senza colpa di nessuno
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita per mutuo dissenso. Nonostante le accuse reciproche di inadempimento tra promittenti acquirenti e venditore, i giudici hanno ritenuto che la volontà comune di sciogliere il vincolo, manifestata con le rispettive domande di risoluzione, fosse sufficiente a porre fine al contratto, senza necessità di individuare un colpevole.
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Titoli PAC: non fungibilità e risoluzione contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che i titoli PAC (Politica Agricola Comune) 'con terra' e 'senza terra' non sono beni fungibili. In un caso di compravendita di un fondo agricolo, la mancata consegna dei titoli PAC specificati nel contratto costituisce un inadempimento grave che può giustificare la risoluzione del contratto. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente considerato l'offerta di titoli diversi come un adempimento valido, sottolineando la differente funzione economica e produttività immediata dei titoli abbinati a un terreno.
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Riduzione prezzo appalto: quando spetta e come si calcola
In una controversia su un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei committenti che, a fronte di vizi di lieve entità, si erano rifiutati di saldare il corrispettivo e avevano richiesto un ingente risarcimento per il mancato utilizzo dell'immobile. La Corte ha stabilito che i vizi minori non giustificano una richiesta di risarcimento sproporzionata, interrompendo il nesso causale a causa dell'inerzia dei committenti. È stata inoltre confermata la corretta applicazione della riduzione prezzo appalto, chiarendo che questa non è soggetta a IVA in quanto modifica del corrispettivo originario e non rimborso di una spesa.
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Sentenza ex art. 2932 c.c.: quando si può risolvere?
La Corte di Cassazione interviene sul tema della risoluzione del contratto di compravendita immobiliare perfezionato tramite sentenza ex art. 2932 c.c. La Corte ha stabilito che, se il compratore era a conoscenza dei vizi dell'immobile prima di ottenere la sentenza di trasferimento, non può successivamente chiedere la risoluzione del contratto per quegli stessi vizi. Tali difformità dovevano essere fatte valere nel primo giudizio, ad esempio tramite una richiesta di riduzione del prezzo. La sentenza costitutiva crea un nuovo rapporto giuridico, risolvibile solo per inadempimenti successivi alla sua formazione.
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Inadempimento appalto: quando si applica l’art. 1453
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di mancato completamento di un'opera edile, si configura un inadempimento appalto regolato dalle norme generali sulla risoluzione del contratto (art. 1453 c.c.) e non dalle norme speciali sulla garanzia per vizi (art. 1667 c.c.). Di conseguenza, il committente non è tenuto a denunciare i difetti entro il breve termine di decadenza di sessanta giorni, potendo agire per il risarcimento del danno derivante dalla mancata ultimazione dei lavori.
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Caparra confirmatoria: quando sospendere il pagamento?
Un promissario acquirente sospendeva il pagamento della caparra confirmatoria a causa di vizi dell'immobile e del rischio di evizione parziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo l'inadempimento dell'acquirente prevalente e ingiustificato. La sospensione totale dei pagamenti è stata giudicata sproporzionata rispetto all'inadempimento della controparte, violando il principio di buona fede. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e l'acquirente condannato al risarcimento del danno.
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Gravità dell’inadempimento: valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il motivo è la mancata esplicita valutazione della gravità dell'inadempimento, un requisito fondamentale secondo l'art. 1455 c.c. La Corte ha stabilito che il giudice non può desumere implicitamente la gravità dall'accoglimento di una domanda, ma deve motivare specificamente perché l'inadempimento non è di scarsa importanza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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