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Art. 1455 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

255 provvedimenti

Altri anni per Art. 1455 Codice Civile

Recesso dal preliminare: vincoli nascosti e inadempimento reciproco
Un Acquirente ha citato in giudizio un Venditore e un'agenzia per un presunto inadempimento contrattuale relativo alla vendita di un immobile con vincoli non dichiarati. L'Acquirente chiedeva il legittimo esercizio del suo recesso dal preliminare e la restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Il Venditore, a sua volta, ha esercitato il recesso per il mancato rispetto del termine di stipula da parte dell'Acquirente. Il Tribunale aveva condannato il Venditore, ma la Corte d'Appello ha annullato la condanna per ultrapetizione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il giudice può valutare l'inadempimento complessivo delle parti anche se le specifiche motivazioni non sono identiche a quelle inizialmente dedotte, purché petitum e causa petendi rimangano invariati. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del recesso dal preliminare.
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Destinazione d’Uso Violata: L’Inadempimento Contrattuale Rileva
Una promissaria acquirente aveva stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, con una clausola che obbligava la società costruttrice a mantenere la destinazione residenziale dell'intero stabile per vent'anni. La società, tuttavia, ha venduto alcune unità per uso commerciale, configurando un chiaro inadempimento contrattuale. I giudici di merito avevano escluso la rilevanza della violazione, ma la Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente. La Suprema Corte ha affermato che la clausola era una valida obbligazione, indipendentemente dai motivi soggettivi del venditore, e la sua violazione costituisce un grave inadempimento contrattuale. La sentenza è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Recesso dal Contratto Preliminare: Servitù Nascosta e Rifiuto Legittimo
Due proprietarie hanno promesso di vendere un terreno. L'acquirente ha versato una caparra. Successivamente, l'acquirente ha rifiutato di stipulare il contratto definitivo, sostenendo l'esistenza di una servitù di passaggio non dichiarata sul terreno. Le venditrici hanno esercitato il **recesso dal contratto preliminare** e preteso di trattenere la caparra. La Corte d'Appello ha dato ragione alle venditrici. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'acquirente. Ha chiarito che il consulente tecnico d'ufficio può acquisire documenti per provare fatti principali rilevabili d'ufficio, come una servitù, e che il timore di una servitù non dichiarata giustifica il rifiuto dell'acquirente.
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Inadempimento Contratto: Quando la Cassazione Ribalta la Gravità
Una società venditrice aveva chiesto la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare del 1982 contro una società acquirente. L'acquirente non aveva pagato una parte del prezzo e non aveva assunto due mutui. Il Tribunale aveva respinto la domanda per prescrizione, pur riconoscendo l'inadempimento. La Corte d'Appello aveva confermato, ma aveva ritenuto l'inadempimento di lieve entità. La Cassazione ha accolto il ricorso della venditrice. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel valutare la gravità dell'inadempimento ai fini della **risoluzione contratto per inadempimento**. Non ha considerato il danno effettivo subito dalla venditrice a causa delle esecuzioni forzate sui suoi beni e l'intero ammontare del prezzo non pagato. La causa tornerà in Appello per una nuova valutazione.
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Risoluzione contratto preliminare: venditori inadempienti condannati
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto preliminare per l'acquisto di un garage con grotta. I venditori non hanno adempiuto all'obbligo di trasferire la proprietà della grotta, che era demaniale, omettendo le necessarie attività di sdemanializzazione e accatastamento. Nonostante l'invito del compratore a stipulare il definitivo, i venditori non hanno fornito la documentazione richiesta. La Corte ha ritenuto grave l'inadempimento dei venditori, rigettando il loro ricorso e condannandoli al pagamento delle spese legali a favore del compratore.
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Inadempimento Contratto Preliminare: Lavori Incompiuti Bloccano Trasferimento
Una promissaria acquirente ha agito in giudizio per ottenere il trasferimento di proprietà di un immobile, basandosi su un contratto preliminare che prevedeva anche l'esecuzione di lavori di ristrutturazione. La Corte d'Appello ha negato il trasferimento, ritenendo che la promissaria acquirente non avesse provato il completo adempimento dei lavori pattuiti e avesse limitato l'offerta del prezzo residuo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la mancata prova dell'integrale esecuzione dei lavori giustificava il rigetto della domanda di esecuzione specifica, nonostante il promittente venditore avesse inizialmente contestato l'inizio anticipato dei lavori. L'appello della promissaria acquirente è stato respinto.
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Inadempimento Contrattuale Grave: quando il ritardo non basta
Un'Azienda Committente ha richiesto la risoluzione di un contratto di fornitura per presunto inadempimento contrattuale grave da parte dell'Azienda Fornitrice, a causa di ritardi nella consegna di materiali e problemi igienico-sanitari delle pedane. I giudici di merito hanno escluso la gravità dell'inadempimento e la natura essenziale del termine di consegna, condannando la Committente al pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso della Committente. Ha ribadito che la valutazione sull'essenzialità del termine e sulla gravità dell'inadempimento spetta ai giudici di merito, se motivata correttamente.
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Incommerciabilità Immobile: Venditore Responsabile, Acquirente Legittimato al Recesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contratto preliminare per la vendita di un immobile. La Promittente Venditrice aveva promesso di vendere una casa con abusi edilizi non sanabili, rendendo l'immobile incommerciabile. La Promissaria Acquirente si era rifiutata di stipulare il contratto definitivo. La Cassazione ha confermato la decisione del giudice di rinvio, che aveva attribuito la responsabilità principale alla Venditrice. Quest'ultima non aveva adeguatamente informato l'Acquirente sull'effettiva natura degli abusi e sull'impossibilità di sanatoria. Il rifiuto dell'Acquirente è stato ritenuto legittimo. La Venditrice è stata condannata a restituire il doppio della caparra e a rimborsare i miglioramenti, mentre l'Acquirente ha dovuto pagare un'indennità per l'occupazione dell'immobile.
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Macchina difettosa: la Risoluzione contratto di appalto e l’onere della prova
Un'Azienda Committente aveva incaricato un'Azienda Appaltatrice di realizzare una macchina speciale, ma questa presentava difetti e non era conforme alle normative. L'Azienda Committente chiedeva la risoluzione contratto di appalto e il risarcimento danni. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello aveva rigettato nuovamente la domanda. La Cassazione, accogliendo il ricorso, ha ribadito che spetta all'Azienda Appaltatrice dimostrare che la macchina consegnata fosse conforme e idonea all'uso pattuito, anche in presenza di modifiche successive apportate dal committente. La sentenza è stata cassata con rinvio, per un nuovo esame che tenga conto di questo principio sull'onere della prova.
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Risoluzione del contratto preliminare per vincoli non cancellati
Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, versando una caparra. La promittente venditrice assume l'obbligo di cancellare ipoteche e vincoli prima del rogito, ma omette di attivarsi con tempestività. L'acquirente avvia la causa per ottenere il trasferimento del bene e successivamente muta la richiesta domandando la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della venditrice, oltre alla restituzione del denaro e al rimborso delle spese di locazione sostenute per l'alloggio temporaneo. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità della risoluzione del contratto preliminare e il rimborso dei canoni di locazione a carico della parte venditrice inadempiente.
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Risoluzione Contratto Preliminare: Cassazione conferma inadempimento grave
Due proprietari hanno promesso di vendere un podere a un acquirente tramite un contratto preliminare. L'acquirente ha preso possesso del bene ma non ha saldato il prezzo pattuito, né ha onorato i debiti accollati, causando il pignoramento del podere da parte di una banca. I proprietari hanno chiesto la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento e il risarcimento dei danni. L'acquirente ha resistito, chiedendo il trasferimento della proprietà o il rimborso delle migliorie. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto preliminare, ribadendo che la valutazione della gravità dell'inadempimento è una questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità. L'acquirente ha perso, il contratto è stato sciolto e dovrà risarcire i danni.
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Venditore non proprietario: Risoluzione contratto preliminare confermata
Un Promittente Venditore ha stipulato un contratto preliminare per la vendita di un terreno. È emerso che una parte del terreno non era di sua proprietà. Il Promissario Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento. Il Venditore ha sostenuto che l'Acquirente era a conoscenza del problema e aveva pagato parzialmente, e che era intervenuta l'usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto preliminare, ritenendo grave l'inadempimento del Venditore, che non aveva garantito la piena proprietà di una porzione essenziale del bene. L'Acquirente ha ottenuto la risoluzione e il rimborso delle spese legali.
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Clausola risolutiva espressa e penale: limiti e risarcimento
Un'emittente televisiva nazionale ha interrotto bruscamente l'accordo con una concessionaria e una rete locale, invocando la clausola risolutiva espressa per lievi modifiche di orario nei programmi. Le controparti hanno contestato la rottura ingiustificata e richiesto la penale contrattuale e il risarcimento del danno ulteriore. La Corte di Cassazione ha confermato che l'emittente ha azionato illegittimamente la clausola risolutiva espressa, poiché essa puniva solo la mancata trasmissione del marchio comune e non i meri cambi di orario. I giudici hanno inoltre accolto il ricorso della concessionaria: se il contratto prevede espressamente la risarcibilità del maggior danno oltre alla penale, il creditore ha diritto a ottenere l'intero pregiudizio economico subito. L'emittente nazionale soccombe e il processo torna in appello per quantificare il maggior danno.
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Acconto non pagato: la risoluzione del contratto per inadempimento
Un'Azienda Committente ha citato in giudizio un'Azienda Fornitrice per la risoluzione del contratto di fornitura e installazione di un macchinario, chiedendo la restituzione di un acconto e il risarcimento danni. La Fornitrice ha resistito, sostenendo che la Committente non aveva versato l'intero acconto pattuito. La Corte d'Appello ha escluso il grave inadempimento della Fornitrice, ritenendo legittimo il suo rifiuto di consegnare il bene a fronte del mancato pagamento dell'intero acconto da parte della Committente. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della Committente. La risoluzione del contratto per inadempimento non è stata riconosciuta a carico della Fornitrice, e di conseguenza, la Committente non ha diritto alla restituzione dell'acconto.
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Acciaio senza marchio: vale la garanzia per i vizi
Una società venditrice ottiene un decreto ingiuntivo contro l'acquirente per il mancato pagamento di una fornitura di bobine di acciaio. L'acquirente propone opposizione e richiede la risoluzione del contratto invocando la garanzia per i vizi. Il materiale consegnato risulta privo della marchiatura permanente del produttore pattuito e presenta gravi difetti di lavorazione superficiale che ne riducono il valore economico di circa il 40%. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello dichiarano risolto il contratto per grave inadempimento della fornitrice. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso della venditrice. I giudici confermano che l'impossibilità di tracciare con certezza l'origine pattuita del bene e i difetti materiali giustificano lo scioglimento della vendita.
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Risoluzione del contratto per grave inadempimento del tecnico
Il Committente affida la progettazione e la direzione dei lavori di un edificio a una Professionista. L'opera presenta difetti gravissimi nell'isolamento termico, rendendo necessario il totale rifacimento del cappotto. Il Committente agisce in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto per grave inadempimento, la restituzione del compenso e il risarcimento dei danni. La Professionista si difende sostenendo la scarsa importanza dell'errore e richiedendo la risoluzione parziale o la riduzione del compenso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Professionista. I giudici confermano che l'inidoneità dell'opera allo scopo azzera il diritto al compenso e giustifica lo scioglimento totale del rapporto contrattuale. La Professionista perde definitivamente la causa e deve pagare tutte le spese legali.
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Risoluzione del contratto preliminare e perdita della caparra
Un promissario acquirente e un promittente venditore stipulano una compravendita immobiliare. A seguito di divergenze sul prezzo finale e sulle finiture, l'acquirente rifiuta di recarsi dal notaio per il rogito. Entrambi agiscono in giudizio chiedendo la risoluzione del contratto preliminare. La Corte d'Appello addebita l'inadempimento all'acquirente e consente al venditore di trattenere la caparra confirmatoria, sebbene quest'ultimo avesse domandato la risoluzione giudiziale unita al risarcimento integrale dei danni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente su questo punto: chi domanda la risoluzione giudiziale ordinaria e il risarcimento dei danni effettivi non può trattenere automaticamente la caparra confirmatoria, ma deve provare l'esistenza e l'ammontare esatto del danno subito.
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Vendita di cosa altrui: chi non compra perde il doppio
La controversia riguarda un preliminare di vendita di cosa altrui relativo a terreni agricoli concessi in leasing al promittente venditore. Il promittente venditore si era impegnato ad acquistare personalmente i beni dalla società proprietaria per poi trasferirli alla promissaria acquirente. Nonostante la diffida formale e la convocazione davanti al notaio, il venditore non si è presentato, ammettendo la mancanza di fondi per riscattare il leasing. La promissaria acquirente ha esercitato il recesso contrattuale, chiedendo la restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata. Il promittente venditore ha contestato presunti inadempimenti della controparte legati a trattative di rinegoziazione del prezzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando la piena legittimità del recesso per grave e colpevole inadempimento del promittente venditore.
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Risoluzione del contratto di appalto tra opere e pagamenti
Un appaltatore cita il committente per ottenere il saldo dei lavori di ristrutturazione. Il committente contesta l'incompleta esecuzione delle opere e deduce pagamenti parziali, chiedendo la risoluzione del contratto di appalto e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di mancato completamento dei lavori, opera la disciplina generale dell'inadempimento contrattuale: il committente non soggiace ai termini decadenziali brevi previsti per i vizi dell'opera. Al contempo, chi eccepisce pagamenti tramite assegni deve provarne l'effettivo incasso e il collegamento causale con il debito. La Suprema Corte accoglie sia le censure dell'appaltatore sulla ripartizione dell'onere della prova del pagamento, sia il ricorso del committente sul risarcimento danni non soggetto a decadenza breve, rinviando alla Corte d'Appello.
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Litisconsorzio necessario degli eredi: la nullità dell’appello
Un acquirente acquista una partita di fieno destinata all'alimentazione di ovini e ne chiede la risoluzione contrattuale per vizi della merce. Durante il primo grado di giudizio, un garante intervenuto nella lite decede. L'acquirente riassume la causa chiamando in giudizio tutti gli eredi del defunto, inclusa la coniuge. Successivamente, la controparte vince in appello ma notifica l'atto di impugnazione solo ad alcuni successori, escludendo la moglie. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente e annulla la sentenza di secondo grado: sussiste un litisconsorzio necessario degli eredi quando una parte muore durante il giudizio di primo grado. L'omessa citazione di un erede travolge l'intero procedimento di secondo grado, rendendolo radicalmente nullo per violazione del contraddittorio.
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