LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1454 Codice Civile

Pagina 8 di 11

217 provvedimenti

Irregolarità urbanistiche: quando si può risolvere?
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare a causa di gravi irregolarità urbanistiche dell'immobile. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento del venditore, che non ha garantito la conformità del bene, è sufficientemente grave da legittimare la richiesta del compratore di sciogliere il contratto e ottenere la restituzione della caparra. L'analisi del giudice può estendersi a tutte le difformità, anche se non specificamente elencate nell'atto iniziale, poiché l'oggetto della domanda è la conformità complessiva dell'immobile.
Continua »
Recesso appalti pubblici: niente risoluzione del contratto
Una società di costruzioni ha richiesto il recesso da un contratto di appalto a causa di gravi ritardi da parte di un Comune. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto degli appalti pubblici, la normativa speciale prevale su quella civilistica generale. Pertanto, l'impresa non ha diritto alla risoluzione del contratto per inadempimento e al conseguente risarcimento dei danni, ma solo alla facoltà di presentare istanza di recesso. Se tale istanza viene illegittimamente respinta, l'appaltatore ha diritto a un compenso per i maggiori oneri subiti, ma non alla risoluzione. Questa ordinanza chiarisce i limiti del rimedio del recesso appalti pubblici.
Continua »
Impossibilità sopravvenuta: locatore risponde sempre?
Un imprenditore agricolo stipula un contratto di locazione per un immobile, ma non può prenderne possesso perché il precedente inquilino si rifiuta di lasciarlo. I tribunali di merito avevano inizialmente escluso la responsabilità del locatore, invocando l'impossibilità sopravvenuta. La Corte di Cassazione, con una decisione innovativa, ribalta il verdetto: se il locatore era consapevole della situazione, si assume il rischio e risponde dell'inadempimento.
Continua »
Canoni non riscossi: quando si pagano le tasse?
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per canoni non riscossi da una locazione non abitativa, sostenendo la risoluzione del contratto per inadempimento dell'inquilino. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il reddito va dichiarato fino alla risoluzione formale del contratto e condannando il ricorrente per abuso del processo.
Continua »
Inadempimento contratto preliminare: quando è grave?
Un promissario acquirente chiede la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare di un immobile in costruzione a causa del ritardo nella consegna. La Cassazione conferma la decisione d'appello, negando la risoluzione perché il termine non era essenziale e l'inadempimento della società venditrice non era di grave importanza.
Continua »
Clausola penale: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa alla risoluzione di un contratto per l'installazione di apparecchi da gioco. A seguito dell'inadempimento dell'esercente, la società fornitrice ha richiesto l'applicazione della clausola penale. La Suprema Corte, pur rigettando la maggior parte dei motivi di ricorso, ha accolto quello relativo all'errato calcolo del periodo di inadempimento, rideterminando l'importo della penale sulla base delle stesse dichiarazioni iniziali della parte attrice, in applicazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
Continua »
Limiti dell’appello: la Cassazione e l’ultra petizione
Una controversia su un contratto di fornitura di olio porta la Cassazione a ribadire i limiti dell'appello. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva attribuito la colpa della risoluzione a una parte diversa, basandosi su motivi non specificamente sollevati dall'appellante. La decisione sottolinea che il giudice d'appello non può estendere la propria indagine oltre le questioni devolute con i motivi di gravame, altrimenti incorre nel vizio di ultra petizione.
Continua »
Risoluzione contratto appalto: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3403/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro la risoluzione di un contratto d'appalto disposta da un Ente Pubblico. Il caso riguardava la ristrutturazione di un edificio storico. La Corte ha ribadito che, in presenza di inadempimenti reciproci, il giudice di merito deve effettuare una valutazione comparativa per determinare quale condotta abbia inciso in modo prevalente sull'equilibrio del contratto, giustificando la risoluzione. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Ius variandi: limiti e responsabilità in appalti
Una società consortile ha citato in giudizio un consorzio industriale per inadempimento contrattuale, chiedendo un ingente risarcimento a causa di numerose modifiche al progetto originale. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto le pretese principali, stabilendo che l'esercizio dello 'ius variandi' (diritto di modifica) da parte del committente era previsto dal contratto e non costituiva un abuso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il tentativo della ricorrente di ottenere una nuova valutazione dei fatti, confermando le sentenze precedenti.
Continua »
Vizi della cosa locata e infiltrazioni da terzi
Un conduttore subisce danni da infiltrazioni provenienti dall'immobile di un terzo. La Corte d'Appello qualifica il problema come 'molestia di fatto' e non come 'vizi della cosa locata', escludendo la responsabilità del locatore. La Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso improcedibile per un vizio formale, senza entrare nel merito della questione. La decisione sottolinea l'importanza degli adempimenti procedurali e la distinzione tra vizi intrinseci dell'immobile e turbative esterne.
Continua »
Notifica estero e compenso avvocato: la Cassazione
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente residente all'estero per il mancato pagamento delle parcelle, chiedendo la risoluzione del contratto e il pagamento di compensi calcolati secondo le tariffe ministeriali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica estero della diffida ad adempiere è valida e si perfeziona con la compiuta giacenza, confermando la risoluzione del contratto. Tuttavia, ha chiarito che, anche in caso di risoluzione, il compenso dovuto all'avvocato deve essere calcolato sulla base dell'accordo originario tra le parti e non secondo le tariffe legali, rigettando di fatto il ricorso.
Continua »
Contratto preliminare: l’appello in Cassazione respinto
Un promissario acquirente ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato risolto un contratto preliminare per inadempimento, a seguito di una diffida ad adempiere rimasta senza riscontro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per difetto di specificità e per aver introdotto questioni nuove non dibattute nei precedenti gradi di giudizio, confermando così la risoluzione del contratto.
Continua »
Canoni non percepiti: quando vanno dichiarati?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 746/2024, ha stabilito che i canoni non percepiti derivanti da locazioni commerciali devono essere comunque dichiarati e tassati fino a quando il contratto non sia formalmente risolto e tale risoluzione registrata. Un accordo privato di risoluzione non registrato non è opponibile all'Amministrazione Finanziaria, poiché la tassazione si basa sulla titolarità del diritto a percepire il canone e non sulla sua effettiva riscossione.
Continua »
Prezzo massimo di cessione: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il vincolo del prezzo massimo di cessione per un immobile in edilizia convenzionata non è applicabile se la convenzione originaria tra Comune e costruttore non lo prevede espressamente. Di conseguenza, gli acquirenti che hanno pagato un prezzo di libero mercato non hanno diritto alla restituzione della differenza, poiché manca il presupposto normativo per l'integrazione automatica del contratto.
Continua »
Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contratto preliminare, confermando la decisione dei giudici di merito. Una promittente venditrice non aveva trasferito l'immobile libero da pesi e ipoteche entro il termine essenziale pattuito. Di conseguenza, il recesso del promissario acquirente e la sua richiesta di restituzione del doppio della caparra sono stati ritenuti legittimi. Il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, in quanto mirava a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Una controversia nata da un contratto preliminare di vendita immobiliare arriva in Cassazione dopo due sentenze conformi nei gradi di merito. L'ordinanza analizza i limiti del ricorso, in particolare l'applicazione del principio di 'doppia conforme', che preclude l'esame di un presunto vizio di omesso esame di un fatto quando le decisioni di primo e secondo grado si basano sulla medesima valutazione fattuale. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni precedenti e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
Continua »
Inadempimento grave: quando non c’è risoluzione
Un acquirente chiede la risoluzione del contratto per un divano difettoso. La Cassazione nega l'inadempimento grave perché il venditore si è subito attivato in buona fede per la sostituzione, ritenendo il ritardo non sufficiente a giustificare la fine del rapporto contrattuale.
Continua »
Ratifica contratto: la Cassazione sulla clausola arbitrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34565/2024, ha stabilito che la ratifica di un contratto d'appalto, stipulato da un rappresentante senza poteri (falsus procurator), non si estende automaticamente alla clausola compromissoria in esso contenuta. La Corte ha chiarito che, data la necessità della forma scritta per tale clausola, anche la ratifica deve manifestare in modo inequivoco e per iscritto la volontà di accettare specificamente la devoluzione della controversia ad arbitri. L'esecuzione dei lavori o l'emissione di fatture non sono sufficienti a integrare tale requisito. Di conseguenza, il ricorso della società committente è stato rigettato, confermando la competenza del giudice ordinario.
Continua »
Risarcimento danni appalto: quando spetta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa ha diritto al risarcimento danni in un appalto per l'illegittima sospensione dei lavori, anche qualora la stessa impresa si sia successivamente rifiutata di riprenderli, causando la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che l'inadempimento successivo dell'appaltatore non annulla il diritto al risarcimento per i danni già subiti a causa del comportamento della stazione appaltante.
Continua »
Passaggio dipendenti pubblici: la Cassazione decide
Un dipendente comunale, addetto al servizio idrico, si oppone al trasferimento presso la società privata subentrata nella gestione del servizio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32773/2024, stabilisce che il passaggio dei dipendenti pubblici in questi casi è automatico e non richiede il consenso del lavoratore. La normativa, infatti, configura una fattispecie legale di trasferimento finalizzata a garantire la continuità occupazionale, applicando la disciplina del trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). Il rifiuto del lavoratore è quindi irrilevante.
Continua »