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Art. 1454 Codice Civile

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217 provvedimenti

Ricorso Cassazione: onere deposito sentenza notificata
Una disputa immobiliare giunge in Cassazione, ma l'appello viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ribadisce che il mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata rende il ricorso in Cassazione improcedibile, un onere inderogabile a carico del ricorrente per verificare la tempestività dell'impugnazione.
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Canoni non percepiti: quando non si pagano le tasse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28742/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione dei canoni non percepiti. È stato chiarito che per le locazioni a uso diverso dall'abitativo, il locatore non è tenuto a dichiarare e pagare le imposte sui canoni di locazione maturati dopo la data del provvedimento giudiziale di convalida dello sfratto per morosità. Da quel momento, il contratto si intende risolto e le somme eventualmente dovute dal conduttore non sono più considerate canoni, bensì un risarcimento del danno, che non concorre a formare il reddito fondiario imponibile.
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Atto integrativo appalto: effetti sulla risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28711/2024, ha chiarito l'impatto di un atto integrativo appalto sulla successiva risoluzione del contratto. In un caso riguardante un contratto di costruzione, le parti avevano stipulato un accordo transattivo per superare precedenti inadempienze. La Corte ha stabilito che, ai fini della risoluzione per inadempimento, si devono considerare solo i comportamenti successivi a tale accordo, che di fatto 'resetta' il rapporto contrattuale. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'appaltatrice, confermando che l'accordo transattivo impediva di rivalutare le colpe pregresse, attribuendo la responsabilità della risoluzione esclusivamente alla parte che ha commesso inadempimenti dopo la stipula dell'atto integrativo.
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Recesso appalto pubblico: la parola alla Cassazione
Una cooperativa sociale si era aggiudicata un appalto per la gestione di una casa di riposo, ma il Comune non ha mai consegnato la struttura. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di ritardo della P.A., l'impresa non può chiedere la risoluzione del contratto, ma deve esercitare il recesso appalto pubblico, un rimedio specifico previsto dalla normativa. Poiché la cooperativa non aveva attivato questa procedura, non le è stato riconosciuto il diritto al rimborso delle spese, evidenziando la necessità di utilizzare gli strumenti giuridici corretti.
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Sequestro conservativo: la Cassazione sui requisiti
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro conservativo su beni di due indagati per bancarotta fraudolenta. La vicenda riguarda una presunta operazione immobiliare simulata, utilizzata per distrarre ingenti somme da una società poi fallita. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame, dopo un primo annullamento, avesse correttamente motivato la sussistenza dei requisiti del 'fumus commissi delicti' e del 'periculum in mora', basandosi su elementi concreti come flussi finanziari anomali e il rischio di dispersione dei beni.
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Ritardo consegna lavori: niente risarcimento senza recesso
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nella consegna di un cantiere per il restauro di un immobile storico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta. La sentenza stabilisce che, nel contesto degli appalti pubblici, la disciplina speciale prevale su quella generale del codice civile. Pertanto, in caso di ritardo consegna lavori, l'appaltatore deve prima esercitare la facoltà di recesso dal contratto. Solo in caso di mancato accoglimento di tale istanza può richiedere un compenso per i maggiori oneri. Non avendo seguito questa procedura, l'impresa ha perso il diritto al risarcimento.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Risoluzione contratto appalto per grave inadempimento
Un'azienda committente ha ottenuto la risoluzione del contratto di appalto di servizi di vigilanza a causa del grave inadempimento della società fornitrice. Quest'ultima aveva prima ridotto drasticamente il personale e poi interrotto completamente il servizio. Il Tribunale ha accolto la domanda del cliente, dichiarando il contratto risolto, rigettando la richiesta di pagamento delle fatture da parte del fornitore per il periodo non lavorato e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Inadempimento non imputabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava la risoluzione di un contratto di appalto per grave inadempimento. Il caso riguardava una società costruttrice che non aveva completato i lavori a causa di un ostacolo (una cabina elettrica) presente sul terreno. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non valutare adeguatamente la questione dell'inadempimento non imputabile. Per la risoluzione del contratto, infatti, non basta un grave inadempimento, ma è necessario che questo sia colposo. Il processo è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Onere della prova: chi deve dimostrare l’adempimento?
Una società di ingegneria ha citato in giudizio un ente pubblico per il mancato pagamento di alcuni studi di fattibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che l'onere della prova dell'avvenuto adempimento contrattuale grava su chi richiede il pagamento. Poiché la società non ha mai depositato in giudizio gli studi realizzati, non ha potuto dimostrare il proprio diritto al compenso, rendendo la sua domanda infondata.
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Canoni non percepiti: tassabili fino alla risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27550/2024, ha stabilito che i canoni non percepiti per la locazione di immobili commerciali concorrono a formare il reddito imponibile del locatore fino a quando non interviene una risoluzione formale del contratto. Anche se il conduttore è moroso e fallito, il proprietario è tenuto a dichiarare i canoni e a pagarvi le imposte finché un provvedimento del giudice o la registrazione di un accordo risolutivo non pongano fine al rapporto contrattuale. La semplice morosità non è sufficiente a escludere la tassazione.
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Compenso professionale avvocato: la Cassazione decide
Un professionista legale ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il pagamento del suo compenso professionale per un'attività difensiva svolta. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la validità della convenzione che stabiliva un compenso forfettario e condannando il legale per lite temeraria. La Corte ha chiarito che la forma scritta del contratto di patrocinio con la Pubblica Amministrazione è soddisfatta dal rilascio della procura e dal richiamo alla delibera di incarico.
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Risoluzione del mutuo: il titolo esecutivo resta valido
Una banca ha avviato un'azione esecutiva basata su un contratto di mutuo fondiario, precedentemente terminato per inadempimento del debitore. Quest'ultimo si è opposto, sostenendo che un successivo accordo transattivo, anch'esso non rispettato, avesse superato il contratto originale. La Corte d'Appello aveva dato ragione al debitore, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la risoluzione del mutuo non estingue il contratto originale come titolo esecutivo valido per la restituzione del capitale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Accettazione tacita e vizi: quando denunciare?
Una committente in un contratto di appalto impugna una decisione che la obbligava al pagamento nonostante i vizi dell'opera. La Corte d'Appello chiarisce che senza un'accettazione tacita dei lavori, il termine di 60 giorni per la denuncia dei difetti non si applica. La corte riforma la sentenza iniziale, riducendo significativamente l'importo dovuto dalla committente sottraendo i costi per l'eliminazione dei difetti.
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Compenso professionale avvocato: l’accordo prevale
Un avvocato contesta la liquidazione del suo compenso professionale dopo la revoca del mandato. La Corte di Cassazione stabilisce che l'accordo economico tra le parti prevale sulle tariffe, ma chiarisce che i procedimenti autonomi, come quelli cautelari, devono essere liquidati separatamente, anche se l'accordo fa riferimento a parametri generali. La richiesta di compensi extra per atti interni alla causa principale, come una diffida, è stata invece respinta.
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Contratto preliminare inadempimento: chi paga?
La Corte d'Appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado in un caso di contratto preliminare inadempimento. La promittente venditrice è stata ritenuta la parte inadempiente per non aver cancellato un'ipoteca, fornito i certificati necessari e saldato i debiti condominiali. Di conseguenza, è stata rigettata la sua richiesta di risoluzione del contratto ed è stata confermata l'esecuzione in forma specifica a favore del promissario acquirente, che aveva designato un terzo per l'acquisto.
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Consegna documenti vendita: obbligo del venditore
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di vendita per una quota di un aeromobile ultraleggero. La causa verteva sulla mancata consegna documenti vendita da parte del venditore, un'associazione sportiva. La Corte ha stabilito che, ai sensi dell'art. 1477 c.c., il venditore ha l'obbligo inderogabile di fornire tutti i titoli necessari al trasferimento della proprietà, anche in presenza di normative speciali che pongono oneri di comunicazione a carico dell'acquirente. La mancata consegna di tale documentazione costituisce un inadempimento grave che giustifica la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo pagato.
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Azione revocatoria: inammissibile contro fallito
Il curatore di un fallimento ha avviato un'azione revocatoria per annullare la restituzione di un'azienda a un'altra società, anch'essa fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, chiarendo che dopo la dichiarazione di fallimento di una parte, non è possibile utilizzare l'azione revocatoria per recuperare un bene fisico. La procedura corretta consiste nel presentare una domanda di ammissione al passivo per il valore monetario del bene nel fallimento del convenuto, per proteggere l'integrità del suo patrimonio.
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Risoluzione contratto: Cassazione chiarisce recesso
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione contratto preliminare per inadempimento. Un promittente venditore, a seguito del mancato pagamento da parte dell'acquirente, aveva agito per il recesso e la ritenzione della caparra. I giudici hanno riqualificato la domanda come risoluzione con clausola penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione, chiarendo che quando è presente una caparra, le azioni di recesso e risoluzione sono funzionalmente equivalenti. Ha inoltre stabilito che la diffida ad adempiere inviata dall'avvocato senza procura scritta è valida se seguita dall'atto giudiziario, che funge da ratifica.
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Recesso contratto preliminare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso dal contratto preliminare da parte del promissario acquirente a causa di un grave vizio dell'immobile. Un tasso di umidità superiore ai limiti di legge, che rende la proprietà inidonea all'uso abitativo, costituisce un inadempimento grave del venditore, giustificando la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra versata. La sentenza chiarisce che la gravità dell'inadempimento va valutata in relazione all'interesse della parte non inadempiente.
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