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Art. 1453 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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250 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Onere della prova inadempimento: chi prova il danno
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per danni derivanti da inadempimento contrattuale. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo un errore del giudice di merito sulla ripartizione dell'onere della prova inadempimento, ha rigettato il ricorso. La decisione sottolinea che spetta sempre al creditore dimostrare l'esistenza e l'ammontare del danno subito, un onere non assolto nel caso di specie.
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Risoluzione contratto e fallimento: la Cassazione decide
Una società immobiliare chiede la risoluzione di un contratto di vendita per inadempimento dell'acquirente, che successivamente fallisce. Sorge un conflitto giurisprudenziale: la causa per la risoluzione del contratto e fallimento deve proseguire in sede ordinaria o essere trasferita interamente al tribunale fallimentare? La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato il contrasto tra i propri orientamenti e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva che chiarisca la sorte delle azioni giudiziarie pendenti al momento della dichiarazione di fallimento.
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Domanda di risoluzione e fallimento: la Cassazione
Una società immobiliare aveva avviato una causa per la risoluzione di un contratto di vendita per inadempimento dell'acquirente. Successivamente, la società acquirente è stata dichiarata fallita. La questione centrale è diventata se la causa di risoluzione dovesse proseguire davanti al giudice ordinario o essere trasferita interamente al tribunale fallimentare. A fronte di precedenti sentenze contrastanti sul punto, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto necessario rimettere la decisione alle Sezioni Unite per risolvere il conflitto giurisprudenziale e stabilire un principio di diritto univoco sulla gestione della domanda di risoluzione e fallimento.
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Mandato senza rappresentanza: diritti del mandante
Una società mandante, agendo tramite una fiduciaria in un mandato senza rappresentanza, finanzia un'impresa farmaceutica tramite un contratto di associazione in partecipazione. Al mancato pagamento, la mandante agisce direttamente contro l'impresa. La Cassazione conferma la sua legittimazione ad agire per la restituzione del capitale e degli utili, definendoli diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705 c.c. Viene inoltre ribadito che l'eccezione di arbitrato irrituale deve essere sollevata tempestivamente, a pena di decadenza.
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Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Contratto monofirma: quando il ricorso è inammissibile
Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito per le perdite subite da operazioni in derivati, contestando la validità di un contratto monofirma del 1992. Dopo il rigetto in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, sull'introduzione di questioni di fatto nuove in sede di legittimità e sulla genericità delle allegazioni relative al danno subito, non avendo il ricorrente specificato quali operazioni avessero generato le perdite.
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Ammissione con riserva: la Cassazione alle Sezioni Unite
Una società di infrastrutture ferroviarie chiedeva l'ammissione di un credito al passivo del fallimento di un'impresa edile. Tale credito era condizionato all'esito di una causa per risoluzione contrattuale già pendente prima del fallimento. Il Tribunale aveva concesso un'ammissione con riserva, ma la curatela fallimentare ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei giudizi pendenti al momento della dichiarazione di fallimento e sulla corretta applicazione dell'ammissione con riserva, ha sospeso la decisione e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per un chiarimento definitivo.
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Inammissibilità del ricorso: carenza d’interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un acquirente contro il fallimento del fornitore di una cucina. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché le questioni centrali del ricorso (risoluzione del contratto e gravità dell'inadempimento) erano già state definite con una sentenza passata in giudicato in un altro procedimento parallelo, conclusosi con un accordo transattivo tra le parti.
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Compenso progettazione appalti: no a pagamenti extra
Una società di progettazione ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per ottenere il pagamento di prestazioni professionali aggiuntive relative a modifiche progettuali. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso, stabilendo che il committente ha un'ampia facoltà di richiedere modifiche contrattuali senza che ciò comporti necessariamente un extra compenso per la progettazione negli appalti. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso, in quanto basati su un'errata interpretazione della perizia tecnica (CTU) e diretti contro solo una delle plurime ragioni a fondamento della decisione impugnata.
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Responsabilità intermediario: Cassazione su investimenti
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito per aver violato i propri obblighi informativi nella vendita di prodotti finanziari derivati a un cliente. La sentenza chiarisce che la responsabilità dell'intermediario finanziario è di natura contrattuale, con prescrizione decennale, e non precontrattuale. Viene sottolineato che una semplice avvertenza scritta sull'inadeguatezza dell'investimento non è sufficiente a esonerare la banca dalla sua responsabilità, che deve invece fornire informazioni specifiche e concrete per tutelare l'investitore. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Risoluzione concordato: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3801/2025, ha confermato la legittimità della risoluzione di un concordato preventivo anche prima della scadenza dei termini previsti dal piano. Nel caso di specie, una società aveva accumulato scostamenti così gravi rispetto alle previsioni del piano omologato da rendere oggettivamente impossibile la soddisfazione dei creditori nella misura promessa. La Suprema Corte ha ritenuto irrilevante la pendenza di un credito non ancora certo e ha sottolineato che la risoluzione concordato si basa sulla perdita della sua funzione, a prescindere da profili di colpa del debitore.
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Obblighi informativi banca: risoluzione e restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di acquisto di titoli ad alto rischio per la violazione degli obblighi informativi della banca. La sentenza chiarisce che il cliente ha diritto alla restituzione del capitale investito, anche se non possiede più i titoli a seguito di operazioni di scambio successive. La Corte ha ritenuto legittima la 'compensazione impropria' tra il debito della banca e il credito del cliente per le somme da quest'ultimo incassate, dichiarando inammissibile il ricorso dell'istituto di credito.
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Onere della prova agente: come dimostrare il diritto
La richiesta di provvigioni di un'agente nei confronti di una società fallita è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova agente impone di dimostrare non solo la promozione, ma anche la conclusione effettiva degli affari tramite l'accettazione del preponente. La semplice produzione di un elenco vendite non è risultata sufficiente.
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Credito condizionato: come insinuarsi al passivo
La Cassazione chiarisce che un credito derivante da una sanzione amministrativa va considerato un credito condizionato fin dal momento in cui viene commesso l'illecito. Pertanto, deve essere insinuato al passivo con riserva all'inizio del procedimento sanzionatorio, non alla sua conclusione, per non essere considerato tardivo e quindi escluso.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Onere della prova sanità: chi paga l’extra budget?
Una casa di cura privata ha richiesto il pagamento di prestazioni sanitarie fornite oltre il budget concordato con l'Azienda Sanitaria Locale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in questi casi, spetta alla struttura privata l'onere della prova di dimostrare l'esistenza di fondi regionali ancora disponibili per coprire tali costi extra. Poiché tale prova non è stata fornita, il ricorso della struttura è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Risarcimento lucro cessante: limiti e risoluzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di inadempimento di un contratto preliminare, il risarcimento lucro cessante spettante alla parte adempiente è limitato al periodo precedente la domanda giudiziale di risoluzione. Proponendo tale domanda, la parte rinuncia alla prestazione futura e, di conseguenza, ai guadagni che ne sarebbero derivati. Il caso riguardava una promessa di locazione non mantenuta da una società poi fallita.
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Fallimento del preponente: indennità e contratto d’agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5603/2025, interviene su un caso di contratto di agenzia interrotto dal fallimento del preponente. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il fallimento non comporta la risoluzione automatica e incolpevole del contratto. Si applica invece la disciplina dei contratti pendenti (art. 72 Legge Fallimentare), che prevede la sospensione del rapporto. Questa decisione apre alla possibilità per l'agente di ottenere le indennità di fine rapporto, come quella di preavviso e di clientela, cassando la precedente decisione del Tribunale che le aveva escluse.
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Fallimento preponente: indennità agente e contratto
Una società di rappresentanze si opponeva all'ammissione parziale dei propri crediti nel passivo fallimentare della società preponente. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che il fallimento del preponente non determina la risoluzione automatica del contratto di agenzia, ma la sua sospensione ai sensi dell'art. 72 della Legge Fallimentare. Di conseguenza, se il curatore decide di sciogliere il rapporto, l'agente può avere diritto all'indennità di preavviso e di clientela, non essendo lo scioglimento imputabile a una giusta causa automatica.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito alla restituzione delle somme a un investitore, a causa della violazione degli obblighi informativi banca. Anche se il contratto non è nullo, la grave inadempienza dell'intermediario giustifica la restituzione, qualificabile come risarcimento del danno o effetto della risoluzione del contratto.
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