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Art. 1453 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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250 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Inadempimento contrattuale: riparazione non autorizzata
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di collaborazione per inadempimento contrattuale. Una società ha smontato e riparato un macchinario in violazione delle clausole di esclusiva, che riservavano la produzione e gli interventi tecnici all'altra parte. La Corte ha ribadito che spetta al debitore provare di aver adempiuto correttamente, respingendo il ricorso e condannando la società alle spese.
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Rischio perimento opera: chi paga per la frana?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un contratto di appalto, il rischio perimento opera a causa di un evento imprevedibile, come una frana, passa dall'appaltatore al committente se quest'ultimo ritarda ingiustificatamente il collaudo dei lavori. In questo caso, un Comune ha perso la causa contro un'impresa costruttrice perché non aveva effettuato la verifica delle opere nel termine di sei mesi dalla loro ultimazione, assumendosi così la responsabilità per i danni successivi.
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Revisione prezzi appalti: quando decide il giudice?
Una società costruttrice ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il pagamento di somme relative a un contratto d'appalto, inclusa una richiesta di revisione prezzi. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla giurisdizione: una volta che la Pubblica Amministrazione ha riconosciuto, anche implicitamente, il diritto alla revisione prezzi, ogni successiva controversia sulla quantificazione di tale compenso (incluso il calcolo e la data di decorrenza) spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché si tratta di un diritto soggettivo e non più di un interesse legittimo.
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Giudicato interno: Limiti al risarcimento danni
Un investitore ha citato in giudizio un intermediario finanziario per inadempimento. Il Tribunale ha concesso un risarcimento parziale. L'investitore non ha impugnato la quantificazione del danno, che è quindi passata in giudicato. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore volto a ottenere un danno maggiore, confermando che la mancata impugnazione di un capo della sentenza forma un giudicato interno che preclude riesami futuri sulla stessa questione.
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Prescrizione intermediazione finanziaria: la Cassazione
Un'investitrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per la mancata informativa su obbligazioni ad alto rischio. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione in intermediazione finanziaria: per l'azione di risoluzione del contratto, il termine decennale decorre dalla data dell'investimento (momento dell'inadempimento), non da quando si manifesta la perdita economica. Di conseguenza, il ricorso dell'investitrice è stato respinto.
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Ricorso improcedibile: il deposito della notifica
Una controversia commerciale tra ex partner, relativa a un mancato acquisto di quote societarie, si conclude in Cassazione con una declaratoria di inammissibilità. Il ricorso è stato dichiarato improcedibile perché il ricorrente ha omesso di depositare la relata di notifica della sentenza d'appello, un adempimento formale ma inderogabile previsto dal codice di procedura civile.
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Responsabilità bancaria: nesso causale e prova
Una cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, sostenendo che la revoca di un affidamento sul conto corrente della sua società le avesse causato una depressione, portando al pignoramento della sua abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale è la mancata prova del nesso causale tra la condotta della banca sul conto societario e i pregiudizi personali della socia. Questa ordinanza sottolinea l'importanza cruciale della prova nella responsabilità bancaria e la netta separazione tra il patrimonio di una società e quello personale dei suoi soci.
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Risoluzione associazione in partecipazione: la Cassazione
La Cassazione ha confermato la decisione di merito che respingeva la domanda di risoluzione associazione in partecipazione. La Corte ha ritenuto inammissibile la modifica della domanda da risoluzione per inadempimento a quella per impossibilità sopravvenuta, avvenuta oltre i termini processuali. Inoltre, ha escluso il diritto di recesso in un contratto a tempo determinato, ribadendo l'inammissibilità delle censure su accertamenti di fatto.
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Duplice ratio decidendi: appello inammissibile
Una disputa tra un comune e un ente idrico su canoni e forniture si conclude in Cassazione con il rigetto di entrambi i ricorsi. La decisione si fonda sul principio della "duplice ratio decidendi", evidenziando come, per avere successo in appello, sia necessario contestare tutte le autonome ragioni giuridiche su cui si basa la sentenza impugnata. Il mancato assolvimento di questo onere ha reso inammissibile il ricorso principale del comune.
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Compensazione crediti: quando il giudice la nega
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro una società di costruzioni. Al centro della controversia, un'eccezione di compensazione crediti basata su un controcredito la cui esistenza era contestata in un altro giudizio. La Corte ribadisce il principio secondo cui la compensazione non può essere pronunciata in pendenza di controversia sul controcredito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile anche per difetto di autosufficienza, non avendo l'ente ricorrente adeguatamente specificato i motivi d'appello.
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