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Art. 1453 Codice Civile

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1221 provvedimenti

Intermediazione finanziaria: risarcimento titoli
La Corte d'Appello ha esaminato la responsabilità di un istituto bancario nell'ambito dell'intermediazione finanziaria per la vendita di azioni illiquide senza adeguata informativa. La decisione conferma la responsabilità della banca per violazione degli obblighi di trasparenza, ma ricalcola il danno applicando il principio della compensatio lucri cum damno, sottraendo i dividendi percepiti e valutando i titoli al momento della consapevolezza del rischio da parte dell'investitore.
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Contratto preliminare: validità e trascrizione
Il Tribunale di Bologna chiarisce la validità di un contratto preliminare aventi ad oggetto beni futuri, ordinandone la trascrizione nonostante le contestazioni sulla determinatezza dell'oggetto. La sentenza affronta anche la responsabilità dell'agenzia immobiliare per la mancata comunicazione di un precedente vincolo contrattuale a un secondo promissario acquirente, disponendo la restituzione delle provvigioni.
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Risoluzione contratto compravendita per vizi macchinari
La Corte d'Appello ha decretato la risoluzione contratto compravendita di una cippatrice industriale. La decisione si fonda sulla mancata consegna del fascicolo tecnico e della marcatura CE, considerati inadempimenti gravi ai sensi dell'Art. 1477 c.c., superando la mera questione dei vizi funzionali.
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Clausola risolutiva espressa: abusi e locazione
Il Tribunale ha dichiarato la risoluzione di diritto di un contratto di locazione commerciale per via dell'attivazione della clausola risolutiva espressa. Il conduttore aveva realizzato significativi abusi edilizi, tra cui campi da padel e strutture in cemento armato, in assenza di autorizzazione scritta. La sentenza ha disposto il rilascio immediato del bene e la condanna al risarcimento dei danni per la rimessione in pristino e l'occupazione senza titolo.
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Contratto di appalto: vizi e risarcimento danni
Il Tribunale di Roma ha affrontato un caso di vizi in un contratto di appalto riguardante la ristrutturazione di due bagni. La sentenza chiarisce la distinzione tra appalto e contratto d'opera, stabilendo che il termine di decadenza per la denuncia dei vizi occulti decorre dalla piena conoscenza tecnica degli stessi. Il committente ha ottenuto il risarcimento per i costi di ripristino e le spese legali, sebbene la domanda di risoluzione sia stata dichiarata inammissibile perché tardiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite da milioni
Il Consorzio Locatore ha intimato lo sfratto per morosità alla Società Conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di un immobile industriale. Dopo le sentenze di merito che hanno dichiarato la risoluzione del contratto e condannato la conduttrice al pagamento dei canoni arretrati, quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Società Conduttrice ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Consorzio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, escludendo l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato e disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra le parti.
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Contratto preliminare di vendita: la Cassazione rinvia la causa
La controversia trae origine da un contratto preliminare di vendita tra due società. A causa dell'inadempimento della società venditrice, i giudici di merito hanno dichiarato sciolto l'accordo e condannato la stessa a restituire la somma di 25.000 euro alla società acquirente. La società venditrice ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la gravità del proprio inadempimento. Il relatore della Suprema Corte aveva inizialmente ipotizzato la manifesta infondatezza del ricorso. Tuttavia, la Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un'immediata evidenza decisoria sulla complessa vicenda contrattuale, ha emesso un'ordinanza interlocutoria e ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza.
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Provvigione mediatore immobiliare: dovuta anche senza agibilità
Un acquirente ha rifiutato il pagamento della provvigione mediatore immobiliare per l'acquisto di un appartamento. L'acquirente ha sostenuto che il mediatore avesse nascosto l'assenza del certificato di agibilità dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando l'obbligo di pagamento. I giudici hanno accertato che l'acquirente conosceva la mancanza del certificato fin dalla firma del contratto preliminare. Le parti avevano infatti stabilito la consegna della sola richiesta di agibilità al rogito. Il mediatore matura il diritto al compenso al momento della conclusione dell'affare, qualora non abbia taciuto dolosamente informazioni note. L'acquirente soccombente deve pagare la provvigione e le spese legali.
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Occupazione senza titolo: l’errore che fa perdere gli inquilini
Un Ente Previdenziale ha richiesto il rilascio di un appartamento occupato da due persone senza un valido contratto. Gli occupanti sostenevano di essere semplici custodi per conto della precedente inquilina, ormai irreperibile. Il Tribunale ha ordinato lo sfratto per occupazione senza titolo e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo che l'Ente dovesse prima risolvere formalmente il contratto con la vecchia inquilina. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso dell'Ente. Gli occupanti, infatti, non avevano contestato in appello l'ordine di rilascio, ma solo l'importo dei danni. Di conseguenza, l'ordine di rilascio dell'immobile è diventato definitivo per via del giudicato interno, rendendo inutile ogni successiva discussione sulla legittimità della detenzione.
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Adempimento contrattuale: senza fatture quietanzate niente saldo
Una curatela fallimentare ha richiesto il pagamento di prestazioni pubblicitarie svolte in favore di un ente pubblico sulla base di una convenzione. L'ente pubblico si è opposto evidenziando la mancanza di prove circa le spese effettivamente sostenute. La Corte di Appello ha rigettato la domanda per mancata produzione delle fatture quietanzate, necessarie per dimostrare l'adempimento contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso della curatela. I giudici hanno chiarito che, in presenza di specifici patti contrattuali, l'appaltatore deve dimostrare i costi sostenuti tramite documenti di pagamento tracciabili. Anche la domanda di indebito arricchimento è stata respinta per mancanza di prova del depauperamento. La curatela fallimentare perde definitivamente la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali.
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Risoluzione del contratto preliminare: no al finto patto usurario
I promissari acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto preliminare di compravendita di due immobili per grave inadempimento della promittente venditrice, che aveva venduto i beni a terzi. L'erede della venditrice si è difesa sostenendo che i preliminari mascherassero un patto commissorio legato a un prestito usuraio. La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione dei contratti e la condanna dell'erede al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede, confermando che l'assoluzione penale degli acquirenti dall'accusa di usura esclude l'esistenza di un patto illecito e che la risoluzione del contratto preliminare è legittima, poiché la venditrice ha incassato le caparre pur sapendo di non poter trasferire gli immobili.
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Aliud pro alio: merce senza certificato ma nota al compratore
L'Acquirente ha acquistato mille alimentatori dal Venditore, lamentando successivamente la mancanza della certificazione CE e del requisito "halogen free". L'Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto per la consegna di un bene completamente diverso, configurando l'ipotesi di aliud pro alio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. I giudici hanno chiarito che non si tratta di aliud pro alio poiché i beni erano idonei all'uso e potevano ottenere la certificazione. Inoltre, l'Acquirente era a conoscenza della temporanea mancanza della certificazione al momento della consegna, applicando così l'esclusione della garanzia. Infine, la denuncia dei vizi è stata considerata tardiva e generica. Vince il Venditore, che ha diritto al pagamento della fornitura e alla rifusione delle spese legali.
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Sito web non pagato: quando l’appello non è lite temeraria
Un fornitore di servizi web ha chiesto il pagamento di prestazioni a un'azienda cliente tramite decreto ingiuntivo. Il cliente si è opposto lamentando il mancato adempimento. I giudici di merito hanno revocato il decreto e condannato il fornitore anche per lite temeraria, ritenendo il suo appello pretestuoso. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del fornitore, annullando la condanna per lite temeraria. La Corte ha chiarito che la semplice infondatezza delle tesi difensive non basta a configurare una condotta abusiva o in mala fede, richiedendosi invece una colpa grave o un evidente abuso dello strumento processuale che in questo caso non erano stati dimostrati.
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Risoluzione per inadempimento: quando il recesso cancella i danni
Una subappaltatrice ha chiesto la risoluzione per inadempimento del contratto e il risarcimento dei danni a seguito della sospensione dei lavori autostradali e del successivo affidamento delle opere a un'altra impresa. L'appaltatrice si era difesa sostenendo che la sospensione era legittima e che la sostituzione rientrava nel diritto di recesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della subappaltatrice. I giudici hanno chiarito che la cessazione del rapporto, pur senza preavviso scritto, non costituisce un inadempimento grave se il contratto prevede il recesso unilaterale (ius poenitendi). Di conseguenza, la richiesta di risoluzione per inadempimento è stata respinta poiché la subappaltatrice avrebbe dovuto richiedere l'indennizzo per il recesso e non la risoluzione del contratto. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Recesso dal contratto preliminare: pignoramento e doppia caparra
Il caso riguarda la vendita di un immobile in cui il venditore ha taciuto l'esistenza di un pignoramento gravante sul bene, dichiarandolo falsamente libero da vincoli nel compromesso. Scoperto l'inganno, l'acquirente ha esercitato il recesso dal contratto preliminare pretendendo il doppio della caparra confirmatoria versata. Il venditore ha contestato la legittimità del recesso, ritenendolo prematuro rispetto alla scadenza fissata per il rogito definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del venditore, confermando che nascondere un pignoramento costituisce un grave inadempimento contrattuale. L'acquirente ha il diritto di recedere immediatamente senza dover attendere il termine finale o concedere proroghe per la cancellazione del gravame. Il promissario acquirente ottiene così definitivamente il doppio della caparra.
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Garanzia per vizi nell’appalto: denuncia tardiva costa caro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Committente contro l'Appaltatore, confermando la tardività della denuncia dei difetti dell'immobile. Il Committente lamentava vizi costruttivi evidenti, ma ha contestato i difetti oltre il termine di sessanta giorni dalla consegna dell'opera. La Suprema Corte ha chiarito che, se l'opera è ultimata, si applica la speciale garanzia per vizi nell'appalto (art. 1667 c.c.) e non la disciplina generale sull'inadempimento contrattuale. Poiché i difetti erano palesi e facilmente riconoscibili fin dal completamento dei lavori, la denuncia tardiva ha fatto perdere al Committente il diritto al risarcimento dei danni, obbligandolo al pagamento del saldo del prezzo residuo all'Appaltatore.
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Risoluzione del contratto di appalto: riserve libere da vincoli
Un'Associazione Temporanea di Imprese ha stipulato un contratto con un Comune per il recupero di un immobile. A causa di gravi carenze del progetto esecutivo, i lavori sono stati sospesi e il Comune ha disposto la risoluzione del contratto di appalto. L'impresa ha chiesto il risarcimento dei danni, mentre il Comune ha contestato il mancato rispetto delle formalità per l'iscrizione delle riserve. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha stabilito che, in caso di risoluzione del contratto di appalto, gli indennizzi sono predeterminati dalla legge regionale applicabile. Inoltre, ha chiarito che se il contratto è risolto, le pretese economiche dell'appaltatore non sono soggette ai rigidi oneri formali delle riserve, ma seguono le regole ordinarie del codice civile sul risarcimento da inadempimento.
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Caparra confirmatoria persa: quando il recesso è illegittimo
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per l'acquisto di terreni. Il Venditore si impegna a eseguire il frazionamento catastale e a gestire le pratiche di trasformazione urbanistica. Ritenendo il Venditore inadempiente, i Promissari Acquirenti rifiutano di stipulare il contratto definitivo e chiedono la restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Gli Eredi del Venditore chiedono invece la risoluzione del contratto per colpa degli acquirenti. I giudici di merito e la Corte di Cassazione danno ragione agli Eredi del Venditore: il frazionamento era stato eseguito in tempo e le altre attività non condizionavano la vendita. I Promissari Acquirenti perdono la caparra confirmatoria e vengono condannati anche per abuso del processo per aver insistito in un ricorso infondato.
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Termine essenziale scaduto: trattare dopo fa perdere la penale
Una fondazione, nel ruolo di acquirente, stipula un contratto di opzione per l'acquisto di un terreno. Successivamente, si rifiuta di firmare il contratto definitivo, sostenendo che la venditrice non avesse consegnato tutti i documenti catastali entro il termine essenziale pattuito. L'acquirente chiede quindi la restituzione delle somme versate e il pagamento della penale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente. I giudici chiariscono che il comportamento delle parti, che hanno continuato a trattare anche dopo la scadenza, dimostra una rinuncia tacita ad avvalersi del termine essenziale. Inoltre, le lievi difformità catastali e la mancanza di documenti secondari non impedivano la vendita, accertata regolare dal consulente tecnico. Di conseguenza, il rifiuto di stipulare l'atto da parte dell'acquirente costituisce un grave inadempimento, legittimando la venditrice a trattenere le somme ricevute.
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Risoluzione per inadempimento: stop alle interferenze radio
Una storica emittente radiofonica lamentava continue interferenze sulle proprie frequenze causate da un'azienda concorrente. Le parti avevano firmato un accordo di coordinamento tecnico per evitare sovrapposizioni, ma la concorrente lo aveva violato riattivando un impianto con specifiche non consentite. L'emittente ha quindi chiesto la risoluzione per inadempimento dell'accordo e la cessazione delle turbative. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente degli impianti interferenti, confermando che il diritto a chiedere la risoluzione per inadempimento non era prescritto, poiché il termine decorre solo da quando l'inadempimento diventa intollerabile e continuo. Di conseguenza, è stata confermata la condanna a cessare immediatamente ogni interferenza radiofonica.
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