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Art. 1453 Codice Civile — Anno 2023

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258 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Risarcimento danno appalto: i limiti della Cassazione
Una società committente ottiene la risoluzione di un contratto d'appalto per gravi vizi nella pavimentazione e il risarcimento del danno, quantificato nel costo totale per il rifacimento dell'opera. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del fornitore dei materiali, stabilendo che, in caso di risoluzione, il risarcimento danno appalto non può consistere nel costo per rifare l'opera, poiché ciò comporterebbe un indebito arricchimento per il committente, che otterrebbe sia la restituzione di quanto pagato sia il valore dell'opera nuova. La Corte rinvia il caso alla Corte d'Appello per una nuova quantificazione del danno.
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Responsabilità appaltatore: diligenza e vizi opera
Una società di costruzioni è stata condannata a risarcire i danni per vizi in un'opera di ristrutturazione, nonostante vantasse un credito per i lavori. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'appaltatore, sottolineando il suo dovere di segnalare le carenze del progetto al committente, anche se sta seguendo le sue istruzioni. La Corte ha inoltre validato la condanna al risarcimento, ritenendola autonoma rispetto alla risoluzione del contratto.
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Clausola penale leasing: onere della prova del creditore
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i crediti derivanti da un contratto di leasing risolto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'esistenza di una clausola penale leasing non esonera il creditore dall'onere di provare il valore del bene recuperato. Per ottenere l'ammissione, il creditore deve fornire una stima attendibile del valore del bene per permettere al giudice di valutare l'equità della penale, un onere non soddisfatto nel caso di specie.
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Aliud pro alio: acquisto in asta e vizi immobile
L'acquirente di un magazzino in un'asta fallimentare ha citato in giudizio la curatela, sostenendo che l'immobile fosse un 'aliud pro alio' (una cosa per un'altra) a causa di una superficie inferiore, assenza di servizi e impossibilità di uso commerciale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La Corte ha stabilito che la descrizione del bene nel bando d'asta è fondamentale e che il ricorrente non aveva rispettato il principio di autosufficienza del ricorso, omettendo di fornire le prove documentali necessarie a sostegno delle sue affermazioni. Di conseguenza, l'immobile è stato considerato correttamente trasferito 'nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava'.
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Insinuazione passivo leasing: oneri della società
La Corte di Cassazione chiarisce gli oneri probatori per le società di leasing nell'insinuazione al passivo fallimentare. In un caso di contratto risolto prima del fallimento dell'utilizzatore, la Corte ha stabilito che la società concedente deve fornire una stima attendibile del valore del bene per supportare la sua richiesta di credito, non potendo limitarsi a chiedere una perizia d'ufficio. La richiesta di una consulenza tecnica (CTU) senza allegare una stima è considerata meramente esplorativa. Tuttavia, la Corte ha cassato la decisione del tribunale per omessa pronuncia sulla domanda di indennità per occupazione illegittima, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto. Il caso sottolinea l'importanza di una corretta formulazione della domanda di insinuazione passivo leasing.
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Motivo di appello: la specificità per l’ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i ricorrenti si sono limitati a riproporre le loro tesi difensive senza criticare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. Il caso riguardava un'opposizione a un'esecuzione forzata basata sul presunto uso improprio di fondi di un mutuo da parte di una banca. La Corte ha ribadito che un motivo di appello, per essere ammissibile, deve contenere una critica argomentata della decisione impugnata, non una mera riproposizione delle proprie difese.
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Clausola penale: risarcimento senza limiti?
Una venditrice ha agito per la risoluzione di un contratto preliminare e per il risarcimento ordinario del danno. Sebbene avesse provato un danno di quasi 60.000 euro, la Corte d'Appello ha limitato il risarcimento a 15.000 euro, importo previsto dalla clausola penale contrattuale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che se la parte danneggiata sceglie l'azione di risarcimento ordinaria anziché avvalersi della penale, l'importo del danno non è limitato da quest'ultima e deve essere integralmente risarcito se provato.
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Offerta di vendita: quando il contratto è concluso?
La Corte di Cassazione chiarisce che in materia di dismissione di immobili pubblici, il contratto di vendita si perfeziona nel momento in cui il conduttore accetta l'offerta di vendita inviata dall'ente proprietario. L'ordinanza stabilisce che una successiva riclassificazione dell'immobile (da 'non di pregio' a 'di pregio') non può modificare le condizioni economiche, incluso il prezzo, già cristallizzate nell'accordo. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pubblico è stato respinto, confermando il diritto degli inquilini ad acquistare l'immobile al prezzo originariamente offerto.
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Improcedibilità del ricorso per mancato deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di una società televisiva a causa del mancato deposito della copia autentica della sentenza d'appello notificata, come richiesto dall'art. 369 c.p.c. La Corte ha ribadito che tale adempimento è essenziale per verificare la tempestività dell'impugnazione e la sua omissione, non essendo stata sanata nei termini, porta alla chiusura del processo senza esame del merito.
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Certificazione di qualità: quando è inadempimento?
Un fornitore omette di fornire la certificazione di qualità pattuita contrattualmente per un manufatto. Il committente contesta il pagamento, eccependo l'inadempimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce che la mancata consegna della certificazione di qualità non è un vizio puramente formale, ma un inadempimento contrattuale significativo, in quanto attiene a una qualità promessa del bene. Tale mancanza giustifica la richiesta di risoluzione del contratto da parte del committente, a prescindere dalla prova di difetti concreti del prodotto.
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Determinazione canone locazione: la guida della Cassazione
In un caso di locazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che la determinazione del canone dovuto non può avvenire in via equitativa se esiste un precedente importo accertato. Questo importo, anche se relativo a periodi passati, costituisce un giudicato che vincola il giudice nella quantificazione delle morosità successive. La sentenza del giudice d'appello, che aveva utilizzato il valore locativo dell'immobile, è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Domanda nuova in appello: la Cassazione chiarisce
Un acquirente ha citato in giudizio un venditore per la consegna di un modello di ciclomotore errato. Dopo un accordo per la sostituzione, mai avvenuta, la Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'acquirente come 'domanda nuova in appello'. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che se il 'petitum' e la 'causa petendi' rimangono sostanzialmente gli stessi (risoluzione per inadempimento), si tratta di una modifica ammissibile e non di una domanda nuova, in linea con i principi di economia processuale.
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Onere della prova: non è riesame dei fatti
Una società fornitrice ha citato in giudizio il gestore di un bar per inadempimento di un contratto di fornitura. Condannato in Appello, il gestore ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dell'onere della prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che contestare la valutazione delle prove da parte del giudice non equivale a una violazione delle regole sull'onere della prova, ma rappresenta un inammissibile tentativo di riesame del merito.
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Preliminare di vendita nullo: prezzo e atto d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un preliminare di vendita è nullo, per quanto riguarda la clausola sul prezzo, se questo supera i limiti massimi imposti da un atto d'obbligo con il Comune. La clausola viene automaticamente sostituita dalla norma imperativa, con il prezzo legale più basso. Di conseguenza, il rifiuto del costruttore di stipulare il rogito al prezzo imposto costituisce inadempimento contrattuale, legittimando la risoluzione a suo carico. La Suprema Corte ha chiarito che il venditore non può liberarsi da tale vincolo chiedendo unilateralmente la cancellazione dell'atto d'obbligo dopo la firma del preliminare.
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Edilizia agevolata: ritardo non è inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28256/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di edilizia agevolata. Ha chiarito che il ritardo del costruttore nella stipula del contratto definitivo non costituisce inadempimento se è causato dall'attesa della determinazione del prezzo massimo di cessione da parte del Comune. Tale attesa è considerata una condizione necessaria per garantire la validità dell'atto, tutelando così entrambe le parti. La Corte ha quindi annullato la decisione d'appello che aveva erroneamente condannato la società venditrice per inadempimento.
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Recesso contratto agenzia: negligenza e calo affari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso dal contratto di agenzia operato da una società preponente nei confronti di un suo agente. La decisione si fonda non solo sul calo di produttività, ma sulla condotta complessivamente negligente dell'agente, che non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e ha dimostrato un atteggiamento poco collaborativo. La Corte ha stabilito che, in presenza di elementi che dimostrano la colpa dell'agente, il recesso è giustificato anche senza una comparazione con i risultati di altri colleghi.
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Responsabilità fornitore: il caso Sudan I in Cassazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della responsabilità fornitore nel settore alimentare, a seguito della vendita di spezie contaminate con un colorante vietato. La Corte conferma la responsabilità del venditore, qualificando il vizio come 'aliud pro alio', e riconosce un concorso di colpa dell'acquirente. Viene però cassata la decisione sull'esclusione della copertura assicurativa, rinviando alla Corte d'Appello per una corretta interpretazione delle clausole contrattuali.
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Conto finale appalti: l’accettazione senza firma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4805/2023, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile condannata a restituire somme percepite in eccesso da un ente pubblico. La Corte ha stabilito che la mancata sottoscrizione del conto finale da parte dell'impresa, dopo essere stata regolarmente convocata, equivale a un'accettazione tacita delle somme in esso contenute, rendendo legittima la richiesta di restituzione dell'indebito. Inoltre, è stata confermata l'inammissibilità della domanda di risarcimento danni dell'impresa per la sua eccessiva genericità.
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