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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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353 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Sale and lease back: tra finanziamento lecito e patto vietato
Una società vendeva un capannone industriale a una banca, la quale contestualmente lo concedeva in locazione finanziaria a una società collegata, con garanzia dei soci. A causa del mancato pagamento dei canoni, la banca otteneva un decreto ingiuntivo. La società utilizzatrice e i garanti si opponevano, sostenendo che l'operazione di sale and lease back nascondesse un patto commissorio vietato, volto a trasferire la proprietà del bene in garanzia di un debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità dell'operazione. La Corte ha chiarito che il sale and lease back è lecito se mancano indizi di frode, quali un debito preesistente, la grave sproporzione di valore del bene o l'approfittamento dello stato di bisogno del debitore. Vince la banca, che ha diritto al pagamento dei canoni insoluti.
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Mutuo fondiario oltre i limiti: la Cassazione salva la banca
I Debitori hanno proposto opposizione all'esecuzione immobiliare avviata da La Banca, sostenendo la nullità del contratto di mutuo fondiario. Secondo i ricorrenti, il finanziamento era nullo poiché superava il limite di finanziabilità dell'ottanta per cento stabilito dalla legge. La Corte di Cassazione, uniformandosi alla storica decisione delle Sezioni Unite, ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il superamento della soglia massima di finanziamento non determina la nullità del mutuo fondiario. Tale limite risponde infatti a regole di vigilanza prudenziale dirette alla stabilità della banca, e non a norme imperative di validità contrattuale. Di conseguenza, il contratto resta pienamente valido ed efficace come titolo esecutivo per l'espropriazione forzata.
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Nullità tasso Euribor: il debitore sfida la banca in Cassazione
Un debitore ha subito un pignoramento immobiliare e si è opposto contestando il mutuo concesso da un istituto bancario. Il debitore sostiene la nullità tasso Euribor applicato per calcolare gli interessi del mutuo, poiché tale tasso era stato manipolato da un accordo illegale tra diverse banche europee, accertato dalla Commissione Europea. La Corte di Cassazione ha ritenuto la questione di eccezionale importanza e ha deciso di non decidere subito in camera di consiglio, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto chiaro per tutti i casi simili.
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Nullità del contratto professionale: geometra batte committente
Il Committente ha citato in giudizio il Geometra chiedendo il risarcimento dei danni per vizi riscontrati nella costruzione di un'autorimessa. Successivamente, ha eccepito la nullità del contratto professionale, sostenendo che un geometra non potesse occuparsi della progettazione di un'opera in cemento armato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Committente, confermando che non sussiste alcuna nullità del contratto professionale. L'attività di calcolo strutturale era stata infatti affidata a un ingegnere, mentre al geometra spettava solo la progettazione architettonica. Di conseguenza, il Committente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Sospensione della vendita immobiliare: l’illecito non salva
Un debitore ha cercato di bloccare l'asta della propria casa denunciando un accordo illecito da lui stesso stretto con l'acquirente per far scendere il prezzo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta per tardività. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di sospensione della vendita immobiliare, ma con una motivazione diversa: chi causa un danno con un comportamento illecito non può poi invocarlo a proprio favore. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del debitore sul calcolo dei tempi per opporsi al decreto di trasferimento. Il termine di venti giorni non decorre dalla semplice pubblicazione telematica dell'atto, ma dalla sua effettiva conoscenza. La causa torna quindi al Tribunale per verificare la tempestività dell'opposizione.
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Rimborso spese elettorali: chi vince le elezioni paga chi perde
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di rimborso spese elettorali a carico di una candidata eletta nei confronti dei candidati non eletti della stessa lista. I candidati avevano firmato un accordo che prevedeva la restituzione dei contributi versati (10.000 euro ciascuno) da parte di chi fosse riuscito a farsi eleggere. La candidata eletta si era opposta sostenendo la violazione dei limiti di spesa elettorale e contestando le modalità di pagamento. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che i limiti di spesa non si applicano ai fondi destinati all'intera lista e che i pagamenti effettuati tramite assegni e bonifici erano validi per far scattare l'obbligo di restituzione previsto dal contratto.
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Simulazione dell’atto costitutivo: debiti veri e finte società
I Debitori, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento da parte della Compagnia di Assicurazioni (creditrice in regresso), hanno costituito due società e trasferito a queste i propri beni immobili per sottrarli al pignoramento. La Compagnia di Assicurazioni e una Banca creditrice hanno impugnato queste operazioni. La Corte di Cassazione ha confermato che la simulazione dell'atto costitutivo di una società di capitali iscritta al registro delle imprese non è configurabile, poiché l'ente ormai esiste per i terzi. Inoltre, l'intento di sottrarre beni ai creditori non dimostra una simulazione assoluta delle vendite né rende illecita la loro causa, ma legittima unicamente l'azione revocatoria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Debitori, confermando l'inefficacia dei trasferimenti immobiliari nei confronti dei creditori.
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Risoluzione del contratto di leasing: niente rimborsi senza restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di leasing immobiliare per mancato pagamento dei canoni. Un'azienda aveva proposto ricorso chiedendo la restituzione delle rate pagate in base alle regole sulla vendita a rate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali. In primo luogo, il soggetto che ha avviato il ricorso non aveva il potere di farlo, poiché ha acquistato il ramo d'azienda dopo che il contratto era già stato sciolto dal tribunale. In secondo luogo, la richiesta di restituzione dei canoni versati è impraticabile se l'utilizzatore non restituisce prima l'immobile alla società di leasing. Di conseguenza, la società finanziaria ha vinto la causa e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Nullità della transazione: il decreto ingiuntivo non la blocca
I Soci di un'azienda agricola si opponevano alle pretese di una Cooperativa Ortofrutticola, la quale aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di una penale da recesso. Successivamente al decreto, le parti avevano stipulato un accordo transattivo per ridurre la somma. In seguito, i debitori chiedevano la nullità della transazione, ritenendo la penale eccessiva. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo che il decreto ingiuntivo fosse ormai definitivo (passato in giudicato) e precludesse ogni contestazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei produttori agricoli: un accordo stipulato dopo l'ingiunzione non può essere coperto dal giudicato del decreto stesso, specialmente se quest'ultimo era stato rinunciato nell'accordo. La Corte d'Appello dovrà quindi valutare la nullità della transazione.
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Nullità della fideiussione: debiti salvi anche con tassi in bianco
I Garanti di una società fallita si oppongono ai decreti ingiuntivi emessi a favore della Banca, eccependo la nullità della fideiussione omnibus per la presenza di clausole anticoncorrenziali conformi allo schema ABI sanzionato dall'Antitrust. Lamentano inoltre l'indeterminatezza degli interessi sul conto corrente, i cui spazi erano in bianco. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. Conferma che la violazione delle norme antitrust non comporta la nullità della fideiussione nella sua interezza, ma solo delle specifiche clausole illecite (nullità parziale), lasciando salvo il resto del contratto. Riguardo agli interessi in bianco, la nullità colpisce solo la pattuizione degli interessi convenzionali, che vengono sostituiti di diritto dai tassi minimi e massimi dei buoni ordinari del tesoro come previsto dal Testo Unico Bancario. I Garanti perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Azione revocatoria: vendere i beni non salva i debitori
I Debitori, dopo aver garantito dei debiti aziendali con fideiussioni, hanno venduto i propri immobili a una società terza e donato il diritto di abitazione per evitare il pignoramento da parte della Banca. Il creditore ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. I Debitori si sono difesi sostenendo che le vendite fossero nulle per simulazione assoluta e causa illecita, derivante dall'intento di frodare i creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Debitori, confermando che l'intento di sottrarre beni non rende il contratto nullo per causa illecita, ma legittima unicamente l'azione revocatoria. Di conseguenza, la Banca ha vinto la causa e potrà pignorare i beni immobili trasferiti, mentre i Debitori sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Azione personale di restituzione: riavere l’immobile senza prove
I comproprietari di un terreno chiedono il rilascio dell'immobile occupato dall'inquilino dopo che il contratto verbale di locazione era stato dichiarato nullo. Il Tribunale accoglie la domanda, ma la Corte d'Appello la rigetta ritenendo che i proprietari avessero proposto un'azione di rivendicazione senza fornire la difficile prova della proprietà (probatio diabolica). La Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari, chiarendo che la richiesta di restituzione di un bene consegnato in virtù di un contratto nullo costituisce un'azione personale di restituzione e non di rivendicazione. Di conseguenza, l'attore non deve dimostrare la proprietà del bene, ma solo l'avvenuta consegna e la successiva nullità del titolo. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Sfratto per morosità: il rinnovo non registrato non salva l’inquilino
Una società proprietaria di un immobile ha intimato lo sfratto per morosità a un inquilino professionista. L'inquilino si è opposto, sostenendo la nullità del rapporto per la mancata registrazione dei rinnovi contrattuali successivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'inquilino, confermando lo sfratto. I giudici hanno chiarito che la registrazione del contratto di locazione è un requisito di validità che si riferisce esclusivamente alla registrazione iniziale del contratto. Di conseguenza, la mancata registrazione delle proroghe o dei rinnovi successivi non determina la nullità del contratto di locazione, ma rileva solo sul piano fiscale. L'inquilino è stato quindi condannato al rilascio dell'immobile e al pagamento delle spese di giudizio.
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Fideiussione specifica: il socio perde contro la banca
Un socio garantisce con una fideiussione specifica il finanziamento concesso dalla banca alla propria società. Successivamente, a causa del mancato pagamento del debito, la banca chiede il pagamento al socio garante. Il socio si oppone, sostenendo la nullità della garanzia per violazione delle norme antitrust (modello ABI) e per il mancato avveramento di una condizione del finanziamento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del socio. I giudici chiariscono che la fideiussione specifica non è automaticamente nulla come quella omnibus se il testo differisce dal modello ABI censurato. Inoltre, la tolleranza della banca nel riscuotere le rate non costituisce una proroga abusiva del credito. Il socio perde la causa e deve pagare il debito e le spese legali.
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Traslazione imposte locazione: il bivio della Cassazione tra nullità e validità
Un conduttore chiede il rimborso delle somme pagate al locatore in base a una clausola contrattuale che gli imponeva il pagamento delle tasse sull'immobile. Il conduttore ritiene che tale patto sia nullo. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione relativa alla traslazione imposte locazione, decide di non decidere immediatamente in camera di consiglio, ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, richiamando i principi già espressi dalle Sezioni Unite.
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Mutuo fondiario oltre i limiti: la Cassazione frena la nullità
Un Istituto di Credito ha concesso a due Mutuatari un mutuo fondiario per l'intero valore dell'immobile acquistato, superando il limite di finanziabilità dell'ottanta per cento. I Mutuatari hanno contestato il precetto di pagamento, eccependo la nullità totale del contratto. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione. La Corte di Cassazione, pur dubitando che il superamento del limite comporti la nullità del contratto (ritenendo invece che si trasformi in un comune mutuo ipotecario), ha rilevato che la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite. Per questo motivo, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione definitiva.
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Tasso Euribor manipolato: la Cassazione sospende il giudizio
I Garanti hanno proposto opposizione a un decreto ingiuntivo per un debito derivante da un'apertura di credito in conto corrente. Tra i vari motivi di ricorso in Cassazione, i Garanti hanno eccepito la nullità della clausola sugli interessi basata sul tasso Euribor manipolato, a causa dell'intesa illecita accertata dalla Commissione europea. La Suprema Corte ha rilevato che sulla questione della validità dei contratti a valle legati all'Euribor è pendente un rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, sospendendo la decisione in attesa della pronuncia europea.
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Errore materiale nell’atto notarile: la vocale non annulla la vendita
La controversia nasce dalla richiesta di usucapione di un appartamento e dalla contestazione della validità di una compravendita. L'erede del ricorrente originario sosteneva la nullità degli atti a causa della discrepanza di una vocale nel cognome del proprietario originario tra i registri anagrafici e l'atto di acquisto. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, qualificando la discrepanza come una mera svista. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un errore materiale nell'atto notarile non richiede una querela di falso se non vi è incertezza sull'identità della persona. I controricorrenti hanno quindi vinto la causa, mantenendo la proprietà dell'immobile, mentre il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Nullità del contratto di mutuo: debiti di terzi e validità
Il Debitore e i Terzi Garanti si oppongono all'esecuzione immobiliare promossa dalla Banca, eccependo la nullità del contratto di mutuo per difetto di causa concreta. Sostengono che la Banca abbia utilizzato la somma mutuata per ripianare debiti pregressi di soggetti terzi senza consenso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la validità del finanziamento. I giudici chiariscono che l'impiego delle somme erogate per estinguere passività precedenti non determina la nullità del contratto di mutuo per mancanza di causa. Tale utilizzo presuppone infatti che la somma sia stata comunque messa a disposizione del mutuatario. L'eventuale prelievo non autorizzato configura un mero inadempimento contrattuale della banca e non un vizio di validità del contratto originario.
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Contratto autonomo di garanzia: il ritardo blocca la nullità
Un istituto di credito ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e i suoi garanti. Uno dei garanti ha proposto opposizione contestando l'usurarietà dei tassi e la validità della garanzia, qualificata come contratto autonomo di garanzia. In Cassazione, il garante ha eccepito anche la nullità totale della fideiussione per conformità allo schema ABI vietato dall'Antitrust. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rilievo d'ufficio della nullità richiede che le prove siano già presenti negli atti e che la nullità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema ABI è solo parziale, limitata alle clausole vietate, e non totale, a meno che non si provi l'interdipendenza assoluta delle clausole. Il garante perde definitivamente la causa.
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