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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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353 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Clausola traslativa d’imposta: valida nel canone, nulla se elude il fisco
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di una clausola traslativa d'imposta in un contratto di locazione commerciale. Un'Azienda Conduttrice aveva chiesto la restituzione di somme versate per tasse e imposte sull'immobile, ritenendo la clausola nulla. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che una clausola che attribuisce al conduttore l'obbligo di farsi carico di oneri tributari non è nulla se tali oneri sono considerati parte integrante del canone di locazione complessivo e non implicano che l'imposta non venga pagata al fisco dal soggetto obbligato per legge. La decisione conferma un orientamento consolidato, ribadendo che la clausola è valida se non altera il carico tributario effettivo del contribuente.
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Responsabilità professionale dell’avvocato e probabile esito
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità professionale dell'avvocato in seguito all'impugnazione tardiva di una causa di sfratto. Una società conduttrice ha subito l'inammissibilità dell'appello per un errore procedurale del proprio legale e ha chiesto il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno riconosciuto lo sbaglio del difensore ma negato il risarcimento dei danni principali, ritenendo che l'appello sarebbe stato comunque respinto nel merito (giudizio prognostico negativo). La Suprema Corte, evidenziando il contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di controllare in sede di legittimità questo ragionamento giuridico ipotetico, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per chiarire se la valutazione sulla probabilità di vittoria sia un giudizio di fatto o una questione di diritto riesaminabile.
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Tasso di mora usurario nel leasing: la clausola è nulla
Un'azienda utilizzatrice cita in giudizio una società di leasing immobiliare per contestare un tasso di mora usurario pattuito nel contratto. Nonostante la società finanziaria sostenga di non aver mai richiesto il pagamento di tali interessi moratori e richiami la presenza di una clausola di salvaguardia, i giudici di merito dichiarano nulla la clausola sugli interessi di mora oltre la soglia legale, sostituendola con il tasso degli interessi corrispettivi ordinari. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso della società di leasing. La Suprema Corte stabilisce che l'interesse ad agire esiste fin dalla stipulazione contrattuale per eliminare l'incertezza giuridica e che la clausola di salvaguardia non esime l'istituto finanziario dall'onere di dimostrare, con riscontri contabili, il rispetto concreto delle soglie usuraie.
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Patto di riacquisto nel leasing: nullo senza il bene
Una società di leasing concedeva un macchinario industriale a un'azienda. Una terza società sottoscriveva un patto di riacquisto per pagare il valore residuo del bene in caso di risoluzione anticipata del leasing. A seguito del mancato pagamento dei canoni da parte dell'utilizzatrice, la società di leasing chiedeva il saldo alla terza società. La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità dell'accordo. Il patto di riacquisto non costituisce una valida compravendita se prescinde dalla consegna e dall'esistenza del bene, risultando del tutto privo di causa. Inoltre, non può valere come garanzia fideiussoria se la volontà di prestare garanzia non è espressa in modo chiaro e diretto. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso della terza società annullando la decisione di appello.
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Annullamento contratto per violenza morale: la scelta estorta
Un ex convivente ha citato in giudizio la partner chiedendo il rispetto di una scrittura transattiva per la divisione di beni immobili e conti correnti. La donna ha richiesto l'annullamento contratto per violenza morale, sostenendo di aver firmato l'accordo sotto la pressione di minacce e intimidazioni. I giudici di merito avevano respinto la richiesta della donna, ritenendo che la presenza di un familiare al momento della firma o le successive pratiche di vendita escludessero la coazione psicologica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna. I giudici supremi hanno evidenziato la carenza di motivazione delle sentenze precedenti, che avevano ignorato le testimonianze sui comportamenti intimidatori. La Suprema Corte ha così cassato la sentenza, rinviando la causa per una nuova e corretta valutazione della libertà di consenso.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione sospende la decisione
Un garante impugna una cartella esattoriale notificata per un debito societario, eccependo la nullità della fideiussione omnibus sottoscritta. Il fideiussore evidenzia che il contratto riproduce clausole dello schema ABI dichiarate illecite per violazione delle norme antitrust sulla concorrenza. Il garante sostiene inoltre che l'istituto di credito è decaduto dal diritto di escutere la garanzia per non aver agito tempestivamente nei confronti del debitore principale. La Corte di Cassazione sospende la decisione e rinvia la causa a nuovo ruolo. I giudici attendono la pronuncia delle Sezioni Unite, interpellate per chiarire la portata della nullità antitrust sulle clausole di deroga ai termini di legge e le relative conseguenze per il creditore.
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Clausola di foro esclusivo e nullità: la decisione
Una professionista ha noleggiato macchinari estetici per la propria attività economica. Successivamente ha promosso una causa per ottenere la nullità dei contratti e il risarcimento dei danni davanti al tribunale della propria città. La controparte ha eccepito l'incompetenza territoriale richiamando la clausola di foro esclusivo specificamente approvata, che indicava un tribunale differente. La ricorrente ha contestato la clausola sostenendo la nullità complessiva dell'accordo e la propria qualità di consumatrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'eventuale invalidità del contratto non travolge automaticamente la deroga della competenza. Inoltre, chi acquista beni strumentali per il lavoro agisce come imprenditore o professionista e non può invocare il foro del consumatore.
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Trust in frode ai creditori: perché non è nullo ma revocabile
L'Ex Moglie e il Figlio, creditori di oltre 500.000 euro per mantenimento, hanno chiesto la nullità del trust istituito dai Genitori del Debitore. Secondo gli attori, l'operazione serviva unicamente a nascondere il patrimonio familiare e a sottrarlo ai creditori e al Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che un trust in frode ai creditori non è radicalmente nullo. Se un atto diminuisce la garanzia del credito violando la responsabilità patrimoniale, la legge garantisce come unico rimedio l'azione revocatoria per renderlo inefficace. Non avendo proposto l'azione revocatoria ma la sola azione di nullità, l'Ex Moglie e il Figlio hanno perso la causa e dovranno pagare le spese legali.
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Mutuo fondiario come titolo esecutivo: stop ai ricorsi tardivi
Due debitori hanno contestato l'esecuzione immobiliare avviata da un istituto di credito. La banca agiva per recuperare un debito derivante da un finanziamento non rimborsato. I mutuatari sostenevano l'invalidità del mutuo fondiario come titolo esecutivo. Secondo la loro tesi, le somme erano state erogate a tranche tramite bonifico senza specifici atti notarili di quietanza o piani di rimborso certi. I debitori hanno quindi proposto ricorso per revocazione in Cassazione contro una precedente pronuncia a loro sfavore, lamentando una presunta svista dei giudici sui documenti di causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, confermando la legittimità della decisione precedente e condannando i ricorrenti alle spese legali.
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Accordi e nullità contrattuale in Cassazione: i limiti dei fatti
Un imprenditore ha contestato la richiesta di 300.000 euro avanzata dal proprio collaboratore a titolo di liquidazione. L'imprenditore ha sostenuto che le scritture private fossero state riempite abusivamente su fogli firmati in bianco. Nei gradi di merito i giudici hanno respinto la querela di falso tramite perizia grafica e hanno dichiarato inammissibili i testimoni per genericità. Davanti alla Suprema Corte, l'imprenditore ha eccepito l'invalidità dell'accordo per violazione della buona fede e carenza di causa. La Suprema Corte ha chiarito i limiti del rilievo della nullità contrattuale in Cassazione, respingendo il ricorso perché fondato su fatti nuovi mai dedotti prima e confermando il rigetto delle prove orali prive di coordinate spaziotemporali. L'imprenditore perde la causa e deve rifondere le spese legali.
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Vendita per garanzia e contratto in frode alla legge
Alcuni proprietari terrieri hanno ceduto i propri immobili a una società terza per ottenere la liquidità necessaria a realizzare un impianto fotovoltaico. L'accordo prevedeva la locazione immediata degli stessi beni agli ex proprietari e una promessa di riacquisto futuro delle quote societarie. I venditori hanno impugnato l'intera operazione, sostenendo che la compravendita mascherasse una garanzia usuraria vietata e configurasse un contratto in frode alla legge per violazione del divieto di patto commissorio. Dopo il rigetto della domanda nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei proprietari. I giudici supremi hanno chiarito che i magistrati d'appello hanno omesso di esaminare la causa concreta dell'operazione e il possibile aggiramento della legge imperativa. La Suprema Corte ha dunque cassato la sentenza e rinviato il procedimento alla Corte d'Appello di Milano.
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Danni in cantiere: confermata la responsabilità dello studio associato
Una società committente ha incaricato uno studio tecnico associato di coordinare fornitori e imprese durante la costruzione di un fabbricato. A causa di gravi errori nella verifica della contabilità dei lavori e dei relativi stati di avanzamento, la committente ha versato importi non dovuti all'impresa appaltatrice. La committente ha quindi chiesto il risarcimento dei danni. Lo studio tecnico ha sostenuto che l'incarico spettasse al singolo professionista e che i geometri non potessero svolgere tali compiti. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dello studio associato. L'ente associativo risponde dei contratti conclusi per suo tramite e dei danni causati dal mancato controllo contabile del cantiere.
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Rette di ricovero RSA: la Cassazione rinvia alla pubblica udienza
I figli di un paziente anziano ricoverato in una residenza per anziani hanno contestato la validità economica del contratto di degenza. La Corte di Appello ha accertato la nullità parziale dell'accordo e ha condannato la struttura a restituire oltre 86.000 euro per somme indebitamente versate. La casa di riposo ha presentato ricorso in Cassazione per difendere la legittimità dei pagamenti ricevuti. I giudici della Suprema Corte hanno rilevato la particolare complessità e rilevanza della questione riguardante le rette di ricovero RSA, disponendo il rinvio della causa in pubblica udienza per una decisione di principio.
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Contratto autonomo di garanzia nullo: i garanti si salvano
Una compagnia assicurativa ha prestato garanzie a favore di una società per rimborsi IVA. I Garanti si sono coobbligati verso l'assicurazione. A seguito del pagamento al fisco, la compagnia ha agito in rivalsa contro i Garanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Garanti, stabilendo che il contratto stipulato era un contratto autonomo di garanzia. Poiché le compagnie assicurative avevano il divieto di svolgere attività extrassicurativa a tutela della stabilità finanziaria, tale operazione è nulla per violazione di norme imperative. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Traslazione dell’imposta: nullo il patto privato sulle tasse
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una Venditrice contro una Società Acquirente. Al centro della vicenda vi era una scrittura privata con cui le parti avevano concordato la traslazione dell'imposta INVIM a carico dell'acquirente in caso di accertamento di maggior valore del terreno venduto. I giudici hanno ribadito che il patto di traslazione dell'imposta è nullo in modo assoluto e insanabile, poiché viola il divieto espresso previsto dalla legge tributaria. Tale nullità non tutela solo il fisco, ma opera anche nei rapporti interni tra i contraenti, rendendo nullo qualsiasi accordo di rimborso o manleva fiscale. Di conseguenza, la Venditrice non ha diritto a ricevere alcuna somma a titolo di rimborso dalla Società Acquirente, perdendo definitivamente la causa.
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Mutuo fondiario: la consegna virtuale batte il ricorso del garante
Il Fideiussore di una società fallita ha proposto opposizione a precetto contro la richiesta di pagamento di oltre 750.000 euro avanzata dalla Società di Gestione Crediti. L'opposizione si fondava sulla presunta nullità del contratto di mutuo fondiario per mancata consegna materiale del denaro e indeterminatezza del tasso di interesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la consegna della somma mutuata può avvenire anche tramite la semplice disponibilità giuridica del denaro. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che nel giudizio di opposizione all'esecuzione non è consentito introdurre nuovi motivi di contestazione rispetto a quelli indicati nel ricorso introduttivo iniziale, e che la nullità contrattuale deve basarsi su fatti tempestivamente allegati dalle parti. Il Fideiussore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Nullità canone di locazione: l’inquilino vince ma perde sulle spese
Una conduttrice ha chiesto la restituzione delle somme pagate in eccedenza al locatore sulla base di un patto segreto. La Cassazione aveva già dichiarato la nullità canone di locazione per la parte eccedente quella registrata. Nel successivo giudizio di rinvio, la Corte d'Appello ha condannato il locatore a restituire oltre 24.000 euro, ma ha rigettato le altre richieste della conduttrice, come il rimborso di spese legate a un'altra causa. La conduttrice ha proposto ricorso in Cassazione, mentre il locatore ha presentato un ricorso incidentale tardivo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della conduttrice perché generico e privo di attinenza con la decisione impugnata, e inefficace quello del locatore. Di conseguenza, la conduttrice perde la causa in Cassazione e deve pagare le spese processuali.
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Leasing traslativo: i garanti pagano nonostante la vendita
Una società stipula un contratto di leasing traslativo per un'imbarcazione, garantito da due fideiussori. A causa del mancato pagamento dei canoni, la banca risolve il contratto e chiede il pagamento delle somme dovute tramite decreto ingiuntivo. I garanti si oppongono, sostenendo la nullità della clausola contrattuale che permetteva alla banca di trattenere i canoni riscossi e pretendere quelli futuri (detratto il ricavato della vendita della barca). La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei garanti. I giudici stabiliscono che, nel leasing traslativo, è pienamente valida la clausola penale che consente al concedente di trattenere i canoni già pagati e richiedere quelli a scadere, purché venga sottratto il valore ricavato dalla vendita del bene. Questa pattuizione non costituisce un ingiusto arricchimento ma mira a ripristinare la situazione economica che la banca avrebbe avuto in caso di regolare adempimento.
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Arricchimento senza causa: no al pagamento senza delibera
Un professionista ha chiesto il pagamento di oltre trecentomila euro a un Comune a titolo di arricchimento senza causa per aver redatto il progetto di un autodromo. L'incarico era stato affidato verbalmente dal sindaco, senza una regolare delibera e senza il necessario impegno di spesa previsto dalla legge per gli enti locali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che, in mancanza di una regolare delibera di spesa, il rapporto obbligatorio sorge direttamente tra il professionista e l'amministratore pubblico che ha commissionato l'opera. Di conseguenza, l'azione di arricchimento senza causa contro il Comune è inammissibile per difetto di sussidiarietà, potendo il professionista agire direttamente contro il sindaco che ha autorizzato la prestazione.
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Riscatto della polizza vita falso: vince la beneficiaria
Un uomo stipula una polizza vita di tipo unit linked designando come beneficiaria la convivente. Poco prima della sua morte, la compagnia assicurativa riceve una richiesta di riscatto totale con firma falsificata e liquida le somme agli eredi. La convivente richiede il pagamento della polizza, ma l'assicurazione rifiuta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della convivente, stabilendo che il riscatto della polizza vita con firma falsa è totalmente inefficace. Trattandosi di un atto unilaterale, esso richiede l'effettiva volontà del contraente. Di conseguenza, la polizza era ancora attiva al momento del decesso e la beneficiaria ha diritto alla liquidazione. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare le spettanze.
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