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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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385 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Actio negatoria servitutis: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di actio negatoria servitutis tra proprietari confinanti. La controversia verteva sul diritto di passaggio su un terrazzo di proprietà esclusiva per accedere a un sottotetto, partendo da una scala ritenuta in comproprietà. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, ritenendola contraddittoria: la comproprietà della scala non crea automaticamente una servitù di passaggio sul terrazzo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che chiarisca l'esistenza o meno di un titolo legittimante il passaggio.
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Presunzione di rinuncia: come non riproporre le domande
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di una compravendita immobiliare con un'obbligazione accessoria (costruzione di una strada) divenuta impossibile. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato nullo il contratto, applicando il principio della presunzione di rinuncia. Poiché la parte vittoriosa in primo grado non aveva riproposto specificamente in appello la domanda di nullità (originariamente subordinata), tale domanda si è considerata rinunciata. La sentenza sottolinea l'importanza di formulare in modo esplicito e non generico tutte le istanze nel giudizio di appello.
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Divisione immobile abusivo: la Cassazione conferma lo stop
In una controversia tra fratelli per lo scioglimento di una comunione ereditaria, la Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di procedere. La ragione risiede nella presenza di abusi edilizi sull'immobile. La Corte ha stabilito che la regolarità urbanistica è una condizione indispensabile per l'azione di divisione, poiché il giudice non può ordinare un atto che le parti stesse non potrebbero legalmente stipulare. Pertanto, la domanda di divisione di un immobile abusivo è stata respinta, consolidando un importante principio a tutela della legalità urbanistica.
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Abuso edilizio secondario: sì al trasferimento coattivo
La Corte di Cassazione, correggendo un proprio precedente errore di fatto, ha stabilito che un immobile affetto da abuso edilizio secondario, ovvero difformità rispetto a un permesso di costruire regolarmente rilasciato, può essere oggetto di trasferimento coattivo tramite sentenza. La Corte ha distinto tale ipotesi dall'abuso primario (costruzione senza titolo), che invece impedisce il trasferimento. È stato inoltre riconosciuto il diritto del promissario acquirente di procedere alla regolarizzazione catastale in caso di inerzia del venditore.
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Nomina amministratore condominio: i requisiti legali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28196/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia condominiale: la delibera di nomina di un amministratore privo dei requisiti di professionalità e onorabilità previsti dall'art. 71-bis disp. att. c.c. è radicalmente nulla e non semplicemente annullabile. La Corte ha chiarito che tale norma è imperativa, posta a tutela dell'interesse generale della collettività dei condomini, e la sua violazione comporta una nullità 'virtuale' che opera con effetto retroattivo (ex tunc). Di conseguenza, un condomino può contestare la nomina in qualsiasi momento, senza essere vincolato al termine di trenta giorni previsto per le delibere annullabili.
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Requisiti amministratore condominio: nomina nulla
La Cassazione, con sentenza 28195/2024, ha stabilito che la delibera di nomina di un amministratore privo dei necessari requisiti professionali e di onorabilità è nulla. Questa decisione chiarisce che la mancanza iniziale dei requisiti amministratore condominio non comporta la semplice cessazione dall'incarico, ma una nullità radicale che invalida anche il contratto di amministrazione.
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Nullità del contratto: il rigetto che la conferma
La Corte di Cassazione chiarisce un importante principio sulla nullità del contratto. Anche se un giudice rigetta una domanda di risoluzione senza dichiarare esplicitamente la nullità, ma basando la sua decisione sull'impossibilità di eseguire una prestazione illecita, la nullità del contratto diventa 'cosa giudicata'. In questo caso, relativo a un appalto per la costruzione di immobili abusivi, il rigetto della domanda di risoluzione ha di fatto accertato in modo definitivo la nullità del negozio, contrariamente a quanto temuto dal ricorrente.
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Delibera condominiale nulla: la Cassazione decide
Una società impugna una delibera condominiale relativa alla ripartizione di spese per lavori edili, ritenendola illegittima. La Corte d'Appello dichiara la delibera condominiale nulla. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, conferma la decisione, rigettando il ricorso del condominio. Vengono respinte le argomentazioni relative alla connessione con un'altra causa (continenza) e alla distinzione tra nullità e annullabilità, giudicando il ricorso manifestamente infondato e condannando il condominio al pagamento delle spese e a un risarcimento per lite temeraria.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata. Il caso, originato da una controversia su un compenso professionale basato su un patto di quota lite, si conclude per una violazione formale, senza che la Corte possa esaminare il merito della questione. La decisione sottolinea il rigore delle norme procedurali e l'importanza degli adempimenti a pena di inammissibilità.
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Compenso geometra: l’accordo sul 7% va esaminato
In una disputa sul compenso di un geometra, il cliente sosteneva l'esistenza di un patto che limitava l'onorario al 7% del finanziamento ottenuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non esaminare questo specifico accordo, considerandolo un fatto decisivo per la determinazione del quantum. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione che tenga conto di tale patto.
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Compenso avvocati: quando il contratto è nullo?
Un avvocato ha richiesto il pagamento del proprio compenso a una società cliente, la quale ha contestato la richiesta sostenendo la nullità del contratto di patrocinio per un presunto conflitto di interessi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che negava il compenso, stabilendo che un conflitto di interessi non può essere presunto automaticamente ma deve essere provato in concreto. Inoltre, la Corte ha censurato la decisione del giudice di primo grado per carenza di motivazione, non avendo adeguatamente considerato le prove documentali e testimoniali offerte. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Avvocato comunitario: quando non ha diritto al compenso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato comunitario, qualificato come 'abogado' in Spagna, per attività professionale svolta in Italia. La Corte ha stabilito che l'esercizio stabile e continuativo della professione, e non meramente occasionale, richiede l'iscrizione in una sezione speciale dell'albo come 'avvocato stabilito', requisito mancante nel caso di specie. Questo rende la prestazione non remunerabile ai sensi dell'art. 2231 c.c. Inoltre, è stato ribadito che la contestazione del difetto di legittimazione passiva, come la rinuncia all'eredità da parte del convenuto, costituisce una mera difesa e può essere sollevata in qualsiasi fase del giudizio.
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Nullità atto notarile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30827/2025, ha stabilito che la nullità di un atto notarile di divisione immobiliare per vizi urbanistici è di natura 'testuale'. Ciò significa che la nullità scatta per la mancata menzione del titolo abilitativo, non per la non veridicità della dichiarazione che l'immobile sia stato costruito prima del 1967. Se il titolo esiste ed è riferibile all'immobile, l'atto è valido anche in presenza di una dichiarazione inesatta, che può essere sanata con un atto di conferma successivo.
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Scioglimento comunione: abusi edilizi e divisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una comproprietaria che si opponeva allo scioglimento della comunione a causa di abusi edilizi. La Corte ha stabilito che la sanatoria degli abusi e la natura minore delle irregolarità residue non impediscono la divisione. Inoltre, ha confermato la decisione di assegnare una piscina, bene non comodamente divisibile, a uno solo dei comproprietari, data l'alta conflittualità tra le parti e la mancanza di una richiesta congiunta per il mantenimento della comunione su quel bene specifico. Questo caso chiarisce i limiti dell'improcedibilità della domanda di divisione in presenza di irregolarità urbanistiche.
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Patto interno ATI: Nullo se viola le quote di lavoro
Una società costruttrice si opponeva al pagamento di una somma a un'altra impresa, previsto da un accordo per la sua partecipazione a un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) per un appalto pubblico. L'accordo prevedeva che l'impresa non avrebbe eseguito alcun lavoro, ma avrebbe solo 'prestato' i suoi requisiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo tale patto interno ATI, poiché viola il principio imperativo di corrispondenza tra quote di partecipazione e quote di esecuzione dei lavori, a tutela dell'interesse pubblico.
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Compenso professionale: quando è dovuto anche senza accordo
Una società nega il compenso professionale a un consulente, sostenendo fosse dovuto solo in caso di transazione. La Cassazione chiarisce che se il contratto lega la parcella all'incasso delle somme, questa è dovuta anche se il risultato è ottenuto tramite una sentenza, confermando la validità della clausola.
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Comunione convenzionale: validità e interpretazione
In una disputa ereditaria, la Cassazione ha confermato la validità di una convenzione matrimoniale del 1976. Sebbene formulata per assoggettare i beni al regime legale, è stata interpretata come una comunione convenzionale, permettendo così di includere anche beni acquistati prima del matrimonio. La Corte ha privilegiato l'intenzione effettiva dei coniugi rispetto all'interpretazione letterale, salvaguardando l'efficacia dell'accordo.
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Tutela terzo acquirente: la buona fede salva l’acquisto
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento di un contratto di compravendita immobiliare per dolo non pregiudica i diritti dei successivi acquirenti se questi hanno agito in buona fede e a titolo oneroso. Il caso riguardava una serie di vendite immobiliari iniziate da un venditore, la cui capacità è stata contestata dai figli. La Corte ha rigettato il ricorso dei figli, sottolineando che la valutazione della buona fede è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. La decisione rafforza la tutela del terzo acquirente e la stabilità delle transazioni immobiliari.
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Onere della prova nel mutuo: chi deve dimostrare il prestito?
Un creditore ha citato in giudizio due persone per la restituzione di una somma versata per loro conto a fronte di un mutuo, sostenendo che si trattasse di un prestito. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, affermando che il creditore non ha adempiuto all'onere della prova del mutuo, non avendo dimostrato l'esistenza di un obbligo di restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che chi eroga il denaro deve provare non solo la consegna della somma, ma anche il titolo giuridico (il contratto di mutuo) che obbliga chi la riceve a restituirla.
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Scioglimento comunione: i limiti alla divisione del bene
In un caso di scioglimento comunione di una villa con lievi difformità edilizie, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione che ne disponeva la divisione in piccole unità abitative. La Corte ha stabilito che la divisione non era 'comodamente divisibile' in quanto avrebbe svalutato l'immobile e non considerava i vincoli urbanistici e paesaggistici esistenti, rinviando il caso per una nuova e più approfondita valutazione.
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