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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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383 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Disconoscimento della sottoscrizione: guida e limiti
La Cassazione ha confermato che il disconoscimento della sottoscrizione di una fideiussione priva il documento di valore probatorio se la banca non richiede l'istanza di verificazione. Nel caso trattato, un garante aveva contestato l'autenticità delle firme su un contratto del 2001 e una successiva integrazione del 2002. I giudici hanno stabilito che l'integrazione non costituisce ratifica se il disconoscimento colpisce l'intero rapporto unitario.
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Cessione ramo d’azienda: debiti e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un istituto bancario che pretendeva la responsabilità solidale di una società beneficiaria per un debito non iscritto nei libri contabili obbligatori. Nel caso di cessione ramo d'azienda, la responsabilità dell'acquirente è limitata ai debiti che risultano formalmente dalle scritture contabili, specialmente quando il perimetro del ramo trasferito è chiaramente definito in un atto pubblico.
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Abuso dipendenza economica: prova e oneri in Cassazione
Una società concessionaria di veicoli ha citato in giudizio una casa automobilistica per rottura del contratto e delle successive trattative, lamentando un abuso di dipendenza economica e la violazione della buona fede. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto le domande per carenza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. L'ordinanza sottolinea che il ricorso per cassazione non può mirare a un riesame dei fatti e che la mancata ammissione di prove deve essere contestata in modo specifico, dimostrandone la decisività, onere non assolto dalla ricorrente.
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Onere della prova bancario: contratto non sempre serve
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33159/2023, ha stabilito un importante principio in materia di onere della prova nel contenzioso bancario. Se un correntista contesta l'applicazione dell'anatocismo (interessi su interessi), non è indispensabile la produzione del contratto di conto corrente. La prova può essere fornita tramite gli estratti conto che dimostrano l'effettiva applicazione di tale pratica, di per sé illegittima. Al contrario, per contestare la nullità di clausole specifiche, come quelle sul tasso di interesse, la produzione del contratto rimane un onere probatorio essenziale per il cliente.
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Ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza
L'ex amministratore e la garante di una società di costruzioni fallita hanno citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, attribuendo il fallimento alla revoca arbitraria di affidamenti. Dopo la reiezione in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza: i ricorrenti non hanno specificato adeguatamente nel loro atto i motivi di doglianza e le allegazioni dei gradi precedenti, rendendo impossibile per la Corte valutare il merito delle censure senza consultare l'intero fascicolo processuale. Un ricorso inammissibile, quindi, per vizi procedurali.
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Collaudo Appalto Pubblico: il Rifiuto
Un consorzio di costruzioni ha citato in giudizio un Ministero per il mancato pagamento del saldo di un contratto di appalto pubblico, sostenendo che il ritardo del Ministero nell'approvare il certificato di collaudo equivaleva a un'approvazione tacita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che in un collaudo appalto pubblico, l'inerzia prolungata e ingiustificata della pubblica amministrazione equivale a un rifiuto del collaudo, non a un'accettazione. Ciò consente all'appaltatore di fare causa, ma obbliga il giudice a verificare la qualità e l'accettabilità effettiva dell'opera.
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Clausola di deroga alla competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30681/2023, ha esaminato la validità di una clausola di deroga alla competenza territoriale inserita in un contratto quadro bancario. La controversia nasceva dalla richiesta di due società di dichiarare nulli alcuni contratti con un istituto di credito. La Corte ha stabilito che tale clausola può estendere la sua efficacia anche a rapporti contrattuali precedenti e già conclusi, a condizione che da essi residui una posizione debitoria. Inoltre, ha chiarito che l'asimmetria della clausola, che offre alla banca maggiori opzioni di scelta del foro rispetto al cliente, non ne determina la nullità né costituisce un abuso del diritto, confermando la competenza del foro convenzionale indicato nel contratto.
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Inammissibilità appello: limiti del ricorso Cassazione
Un correntista si è visto dichiarare l'inammissibilità dell'appello contro una decisione di primo grado in un contenzioso bancario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30637/2023, ha dichiarato a sua volta inammissibile il ricorso del correntista, chiarendo un punto fondamentale: l'ordinanza di inammissibilità dell'appello non può essere impugnata per motivi che riguardano il merito della causa, ma solo per specifici vizi procedurali dell'ordinanza stessa. Il ricorso avrebbe dovuto essere proposto contro la sentenza di primo grado.
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Ordine di esibizione: onere prova e art. 119 T.U.B.
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per presunti addebiti illeciti sul conto corrente, senza però produrre il contratto e gli estratti conto. La richiesta di un ordine di esibizione di tali documenti è stata respinta poiché la società non aveva preventivamente esercitato il proprio diritto di richiederli direttamente alla banca, come previsto dall'art. 119 del Testo Unico Bancario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando la necessità per il cliente di agire prima in via stragiudiziale.
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Obblighi di protezione: quando la banca è responsabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di ingente depauperamento del patrimonio di un'anziana correntista, operato da un suo delegato. La Corte ha confermato la responsabilità della banca per la violazione degli obblighi di protezione, non avendo segnalato alla cliente una serie di operazioni palesemente anomale. L'istituto di credito, pur a conoscenza delle anomalie, non ha informato la correntista, venendo meno al dovere di diligenza dell'"accorto banchiere". Il ricorso della banca è stato rigettato, mentre è stato accolto quello dei professionisti coinvolti per un difetto di motivazione della sentenza d'appello riguardo la natura del loro incarico.
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Interessi moratori usurari: la Cassazione chiarisce
Un cliente ha citato in giudizio una banca sostenendo che il proprio mutuo fosse usurario a causa della somma tra interessi corrispettivi e moratori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per la verifica dell'usura, gli interessi moratori usurari e quelli corrispettivi devono essere valutati separatamente. La potenziale natura usuraria degli interessi di mora non annulla l'obbligo di pagare gli interessi corrispettivi se questi sono legittimi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso.
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Mutuo in valuta estera: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di mutuatari contro un istituto bancario, confermando la validità delle clausole di un mutuo in valuta estera indicizzato al franco svizzero. La Corte ha stabilito che la gravosità sopravvenuta, dovuta all'andamento sfavorevole del cambio, non rende le clausole automaticamente vessatorie se queste sono sufficientemente chiare. È stato inoltre escluso che il contratto contenesse un derivato implicito.
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Onere della prova: chi deve provare il debito bancario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30553/2023, chiarisce un punto fondamentale nel contenzioso bancario: l'onere della prova. Nel caso di un'azione di accertamento negativo, in cui è il cliente a citare in giudizio la banca per far dichiarare l'inesistenza di un debito, spetta al cliente stesso fornire la prova dei fatti a fondamento della sua pretesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti e fideiussori, confermando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto da parte dell'istituto di credito non inverte automaticamente l'onere probatorio.
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Obblighi informativi banca: ricorso inammissibile
Un investitore ha citato in giudizio una banca per le perdite subite su obbligazioni estere, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la commistione di diversi motivi di ricorso e la mancata impugnazione di tutte le ragioni giuridiche autonome della sentenza d'appello. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta formulazione tecnica del ricorso in materia di obblighi informativi banca.
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Decadenza aggiudicazione: termine perentorio per il saldo
La Corte di Cassazione conferma la decadenza dall'aggiudicazione di un'azienda per mancato versamento del saldo prezzo. Si stabilisce che il termine per il pagamento, se calcolabile dall'ordinanza di vendita, è perentorio e deve essere rispettato anche in assenza di una specifica comunicazione della data del rogito da parte del curatore. La società aggiudicataria ha quindi perso la cauzione versata.
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Revoca affidamento bancario: quando è legittima?
Una società immobiliare si è opposta a un decreto ingiuntivo, sostenendo che la banca avesse operato una revoca dell'affidamento bancario in modo illegittimo. La società affermava l'esistenza di un collegamento tra la linea di credito e un mutuo fondiario, ma non è riuscita a provarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il persistente inadempimento del mutuo costituiva una giusta causa per la revoca del fido, non potendo il giudice di legittimità riesaminare nel merito la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti.
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Accreditamento sanitario: no a contratti verbali con la PA
Una cooperativa sociale che gestiva strutture sanitarie ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere l'adeguamento delle rette giornaliere. La richiesta si basava sulla presunzione di un accreditamento sanitario transitorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i rapporti con la Pubblica Amministrazione, inclusi quelli per l'erogazione di prestazioni sanitarie, richiedono un contratto scritto a pena di nullità. Non è possibile desumere l'esistenza di un accreditamento da comportamenti concludenti (facta concludentia).
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Responsabilità amministratori: nesso causale e prova
Un imprenditore ha citato in giudizio gli amministratori di una s.r.l., sostenendo di aver subito danni a causa di bilanci societari falsi che lo avevano indotto a proseguire i rapporti commerciali. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il punto cruciale della decisione è la mancanza di prova del nesso di causalità: l'imprenditore non è riuscito a dimostrare che le sue scelte commerciali fossero state determinate in modo decisivo dalle informazioni contenute nei bilanci. Questa carenza probatoria è stata ritenuta sufficiente per rigettare la domanda, rendendo irrilevanti le altre contestazioni sollevate.
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Onere della prova contratti bancari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto di credito, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova nei contratti bancari spetta a chi agisce in giudizio. I ricorrenti, pur lamentando la nullità di diverse clausole contrattuali (usura, anatocismo), non hanno prodotto i contratti in tribunale. La Corte ha stabilito che, senza il documento contrattuale, è impossibile verificare la fondatezza delle accuse, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le domande per mancata prova.
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Violazione obblighi informativi: quando è inammissibile
Due investitori hanno citato in giudizio la propria banca per perdite subite su azioni illiquide, lamentando una violazione degli obblighi informativi e una consulenza inadeguata. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le doglianze non riguardavano errori di diritto, ma tentativi di rivalutare i fatti, un compito che esula dalla sua giurisdizione. La decisione ribadisce che la valutazione dell'adeguatezza delle informazioni e della congruità dell'investimento spetta ai giudici di merito.
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