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Art. 1366 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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264 provvedimenti

Altri anni per Art. 1366 Codice Civile

Qualifica giornalista: redattore o corrispondente?
La Corte di Cassazione interviene sul tema della qualifica giornalista, accogliendo il ricorso di un lavoratore. L'ordinanza stabilisce che per distinguere un corrispondente da un redattore non contano l'assenza dalla redazione o l'orario flessibile, ma criteri oggettivi come la continuità nella trasmissione delle notizie e il loro carattere generale, non solo locale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva declassato il giornalista a corrispondente, rinviando per un nuovo esame basato su questi principi.
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Inquadramento quadro direttivo: conta l’autonomia
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento quadro direttivo. La Cassazione ha stabilito che l'elemento centrale è l'autonomia decisionale nella gestione delle proprie mansioni, anche in assenza di poteri di firma verso terzi. La richiesta di differenze retributive è stata però parzialmente limitata dalla prescrizione decennale, decorrente dalla data ultima fissata dal CCNL per l'adozione del nuovo sistema di classificazione.
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Nullità della transazione bancaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della transazione tra un istituto di credito e un suo dirigente perché priva delle clausole obbligatorie di 'malus' e 'claw back'. La Suprema Corte ha stabilito che l'assenza totale di tali clausole, imposte dalla normativa di vigilanza bancaria, non consente l'applicazione del meccanismo di sostituzione automatica, portando all'invalidità dell'intero accordo. L'ordinanza rigetta sia il ricorso principale del lavoratore che quello incidentale della banca.
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Accordo sindacale: vincolante dopo cessione d’azienda
Una lavoratrice, licenziata dalla nuova società subentrata dopo un trasferimento d'azienda, impugna il recesso. La società datrice di lavoro invoca un accordo sindacale precedente, accettato dalla dipendente, che predeterminava le conseguenze di un licenziamento illegittimo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'accordo sindacale è pienamente valido ed efficace anche nei confronti del nuovo datore di lavoro, in virtù della continuità del rapporto di lavoro prevista dall'art. 2112 c.c. Di conseguenza, la sentenza d'appello viene annullata con rinvio per una nuova valutazione del caso alla luce dei patti sottoscritti.
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Accordo sindacale: vincola il nuovo datore di lavoro?
Una lavoratrice impugna il licenziamento dopo un trasferimento d'azienda. L'azienda invoca un precedente accordo sindacale, che i giudici di merito ritengono non applicabile. La Cassazione ribalta la decisione, affermando che in caso di trasferimento d'azienda, il nuovo datore è vincolato dall'accordo sindacale precedente, soprattutto se il lavoratore lo ha esplicitamente accettato. La causa è rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Comunicazione licenziamento collettivo: i requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10209/2024, ha ribadito l'importanza della completezza nella comunicazione del licenziamento collettivo. Un'azienda è stata condannata al pagamento di un'indennità per non aver allegato alla comunicazione finale la documentazione che provava le ragioni della scelta di un dipendente rispetto a un altro. La Corte ha chiarito che non basta enunciare i criteri, ma è necessario provarne l'applicazione per garantire la trasparenza e il diritto di difesa del lavoratore.
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Conciliazione sede sindacale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10065/2024, ha stabilito la nullità di un accordo di conciliazione firmato presso la sede aziendale, anche se con l'assistenza di un rappresentante sindacale. La validità di tali accordi, che implicano rinunce a diritti del lavoratore, richiede il rispetto del requisito del luogo: la 'conciliazione in sede sindacale' deve avvenire fisicamente presso gli uffici del sindacato, un luogo neutro che garantisce la libera volontà del lavoratore, e non solo con la mera presenza di un assistente sindacale in azienda.
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Bando di selezione: limiti all’impugnazione in Cassazione
Un dipendente ha contestato la graduatoria di un bando di selezione interno, sostenendo che un titolo di studio di una collega fosse stato sopravvalutato. I tribunali di merito gli hanno dato ragione. L'ente datore di lavoro ha fatto ricorso in Cassazione, focalizzandosi sull'interpretazione del bando di selezione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'argomento specifico sull'interpretazione del bando non era stato sollevato nel precedente grado di appello e, inoltre, era stato formulato in modo proceduralmente scorretto.
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Riallineamento retributivo: i termini per gli accordi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda agricola, confermando che i benefici contributivi legati ai contratti di riallineamento retributivo non sono applicabili se l'accordo provinciale di riferimento è stato stipulato oltre il termine perentorio del 31 dicembre 2000. La successiva proroga normativa consentiva solo alle aziende di aderire ad accordi già esistenti, non la creazione di nuovi accordi territoriali.
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Accordo aziendale peggiorativo: legittima la scelta?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un accordo aziendale peggiorativo che ristrutturava le voci retributive, sostituendo indennità fisse con altre legate alla presenza. La Corte ha ritenuto valida la scelta offerta al singolo lavoratore di mantenere il proprio assegno 'ad personam' o di optare per il nuovo trattamento, escludendo che il contratto collettivo possa unilateralmente eliminare un trattamento individuale più favorevole, ma potendo legittimamente proporre un'alternativa.
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Recesso agente per giusta causa: quando è legittimo?
Un'agente di commercio ha effettuato il recesso dal contratto per giusta causa a causa dei continui ritardi nel pagamento delle provvigioni da parte della società preponente. Quest'ultima ha contestato la decisione, sostenendo l'esistenza di una prassi consolidata di pagamenti dilazionati. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso dell'agente per giusta causa, stabilendo che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. La Corte ha inoltre chiarito che ai crediti dell'agente individuale si applica il regime di tutela del lavoro parasubordinato, con cumulo di interessi e rivalutazione, e non quello previsto per le transazioni commerciali.
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Recesso per giusta causa agenzia: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agente contro il recesso per giusta causa agenzia intimato da una banca. La risoluzione del contratto era motivata dalla divulgazione di informazioni riservate. L'inammissibilità deriva da vizi procedurali del ricorso, come la mancanza di autosufficienza e la formulazione generica dei motivi, confermando la decisione della Corte d'Appello sulla sussistenza della giusta causa.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la riqualificazione di un contratto di agenzia in un rapporto di lavoro subordinato. L'ordinanza analizza i criteri per la corretta qualificazione rapporto di lavoro, evidenziando come le concrete modalità di svolgimento della prestazione prevalgano sul nome dato al contratto. Viene inoltre chiarito che la richiesta di una qualifica superiore (dirigente invece di quadro) in appello costituisce una domanda nuova e inammissibile se non formulata in primo grado.
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Accordo transattivo: l’importo lordo e i contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura "somma lorda" si riferisce ai soli oneri a carico del lavoratore (fiscali e previdenziali), escludendo i contributi a carico del datore di lavoro, a meno che non sia diversamente specificato. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo una conciliazione, si era vista detrarre anche la quota contributiva datoriale. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che la somma lorda pattuita non poteva essere decurtata di oneri non a carico della lavoratrice.
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Agevolazione tariffaria: no al diritto acquisito
Un gruppo di ex dipendenti di una grande società energetica ha citato in giudizio l'azienda per la revoca di un'agevolazione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25238/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che tale beneficio non costituisce un diritto acquisito e intangibile. Secondo la Corte, l'agevolazione tariffaria, derivando da un contratto collettivo, non ha natura retributiva e può essere legittimamente revocata dall'azienda tramite recesso unilaterale, non essendo parte integrante del contratto individuale di lavoro.
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Recesso per giusta causa: l’intervista non basta
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che un'intervista critica rilasciata da un collaboratore di alto profilo di una società sportiva non costituisce, di per sé, un valido motivo per il recesso per giusta causa. Il caso riguardava la cessazione di un rapporto di collaborazione in seguito a dichiarazioni pubbliche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto illegittimo il recesso, riconoscendo il diritto del collaboratore al risarcimento del danno patrimoniale ma non di quello non patrimoniale, data la mancanza di prova di un effettivo pregiudizio all'immagine. È stato inoltre confermato il principio dell'"aliunde perceptum", ossia la detrazione dal risarcimento di quanto guadagnato dal collaboratore con un nuovo impiego.
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Indennità funzioni vicarie: quando spetta al docente?
Un docente ha richiesto il pagamento dell'indennità per funzioni vicarie per aver sostituito il dirigente scolastico reggente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo la sostituzione solo parziale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29175/2024, ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Ha chiarito che la vecchia figura del "vicario" è stata superata da quella del "collaboratore" e che l'indennità per mansioni superiori spetta solo in caso di sostituzione piena, effettiva e prevalente, non per una semplice delega parziale di compiti.
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Clausola di ultrattività: no recesso unilaterale datore
Un'associazione datrice di lavoro ha tentato di applicare un nuovo CCNL dopo la scadenza di quello precedente, nonostante la presenza di una clausola di ultrattività. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale clausola vincola il datore di lavoro fino al rinnovo del contratto, rendendo illegittimo il recesso unilaterale. Inoltre, una comunicazione ai sindacati con cui l'azienda si impegnava a continuare ad applicare il CCNL è stata ritenuta un atto vincolante, non revocabile unilateralmente.
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Errore revocatorio: quando non è ammesso l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, stabilendo che un'errata interpretazione di un contratto collettivo non costituisce un errore revocatorio. Quest'ultimo deve riguardare un fatto storico incontestato, non un'attività valutativa del giudice.
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Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
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