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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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827 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Massa vestiario TFR: quando è retribuzione?
Dei lavoratori di un'azienda di trasporti avevano ottenuto in primo e secondo grado il riconoscimento del valore della divisa aziendale (massa vestiario) nel calcolo del TFR, considerandola un benefit. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29947/2023, ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello non ha correttamente interpretato gli accordi aziendali, non verificando se l'obbligo di indossare la divisa fosse un mero strumento di lavoro nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, anziché un vantaggio economico per il dipendente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Contrattazione collettiva: CCNL prevale sul CIR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29559/2023, ha chiarito i limiti della contrattazione collettiva di secondo livello. Un consorzio aveva applicato un contratto integrativo regionale (CIR) per calcolare l'indennità chilometrica di un dipendente, in deroga al più favorevole contratto collettivo nazionale (CCNL). La Corte ha respinto il ricorso del datore di lavoro, stabilendo che il CIR non può disciplinare materie non espressamente delegate dal CCNL. In questo caso, l'indennità per raggiungere il posto di lavoro non rientrava tra le materie delegabili, come le missioni e trasferte, pertanto doveva essere applicata la disciplina nazionale.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia della PA
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per i dirigenti medici a cui non è stata corrisposta la parte variabile dell'indennità di posizione. L'inerzia della Pubblica Amministrazione nel completare le procedure di valutazione e pesatura degli incarichi costituisce un inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance risarcibile, liquidabile dal giudice anche in via equitativa.
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Indennità di posizione: risarcimento per mancata pesatura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28249/2023, ha stabilito che l'inerzia di un'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali costituisce un inadempimento contrattuale. Tale omissione lede il diritto del dirigente medico a percepire la parte variabile dell'indennità di posizione, configurando un danno da perdita di chance risarcibile. La Corte ha confermato la condanna dell'ente, chiarendo che il giudice può liquidare il danno in via equitativa, anche basandosi su importi successivamente stabiliti dalla stessa amministrazione.
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Retribuzione di posizione: la graduazione è essenziale
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere la parte variabile della retribuzione di posizione, non corrisposta a causa della mancata "graduazione" delle funzioni dirigenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la graduazione è un presupposto indispensabile per far sorgere il diritto al pagamento. L'azione corretta da esperire non era quella di adempimento per il pagamento, ma quella di risarcimento del danno per l'inerzia dell'amministrazione.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
Un lavoratore marittimo impugnava il proprio licenziamento, ritenendo illegittima la comunicazione di sbarco. Dopo un lungo iter giudiziario, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della conciliazione, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso. La Corte ha inoltre chiarito che, in tali circostanze, la parte ricorrente non è tenuta al versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto per le impugnazioni pretestuose, poiché lo scopo della norma è sanzionare l'inammissibilità originaria e non quella sopravvenuta.
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Incarichi dirigenziali medici: non è un diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11575/2023, ha stabilito che gli incarichi dirigenziali medici di alta professionalità o di direzione di struttura semplice non sono un diritto automatico per il sanitario che abbia maturato cinque anni di servizio con valutazione positiva. L'attribuzione di tali ruoli è subordinata alla disponibilità finanziaria, alle scelte organizzative dell'ente sanitario formalizzate nell'atto aziendale e al superamento di una procedura di selezione.
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Retribuzione variabile: no senza graduazione funzioni
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere il pagamento della retribuzione variabile di posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza della procedura amministrativa di graduazione delle funzioni, il diritto al pagamento non sorge. Il dirigente avrebbe dovuto intentare un'azione per il risarcimento del danno causato dall'inerzia dell'amministrazione, e non un'azione di adempimento per il pagamento diretto.
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Compenso lavoro straordinario dirigenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso per lavoro straordinario dei dirigenti pubblici non è automaticamente dovuto. Basandosi sul principio di onnicomprensività della retribuzione, la Corte ha chiarito che, in assenza di una specifica previsione nella contrattazione collettiva, le ore di lavoro eccedenti l'orario ordinario sono da considerarsi già incluse nella retribuzione complessiva, in particolare in quella di risultato. La vicenda riguardava un gruppo di dirigenti medici di un ente previdenziale che chiedevano un compenso extra per le attività svolte oltre le 38 ore settimanali.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui un'azienda di servizi aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo alle sedi di Roma e Napoli. Un'ex dipendente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la comparazione avrebbe dovuto estendersi a tutto il personale nazionale. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della procedura. È stato chiarito che un'azienda può limitare l'ambito di comparazione a specifiche unità produttive, a condizione che nella comunicazione di avvio della procedura siano esplicitate in modo trasparente le oggettive esigenze tecnico-produttive, organizzative ed economiche che giustificano tale scelta, permettendo così un efficace controllo da parte delle organizzazioni sindacali.
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Contribuzione figurativa: no dopo un accordo transattivo
Un lavoratore, dopo aver siglato un accordo transattivo con l'ex datore di lavoro per retribuzioni non pagate, ha chiesto all'ente previdenziale l'accredito della relativa contribuzione figurativa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che la contribuzione figurativa è un istituto eccezionale previsto dalla legge per specifici periodi di assenza dal lavoro e non può derivare da un accordo privato tra le parti del rapporto di lavoro. La sentenza sottolinea la netta autonomia tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale.
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Salario contrattuale agricoltura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4209/2023, ha stabilito che per i lavoratori agricoli a tempo determinato l'indennità di disoccupazione deve essere calcolata sulla base del salario contrattuale e non del salario medio convenzionale. Una lavoratrice aveva richiesto il ricalcolo della sua indennità per l'anno 2014, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato che la normativa, a partire dal d.l. n. 2 del 2006, ha definitivamente sostituito il vecchio sistema del salario 'virtuale' con quello del salario 'reale' previsto dai contratti collettivi. Ha inoltre chiarito che il 'terzo elemento' della retribuzione è già ricompreso nella paga giornaliera e non deve essere aggiunto separatamente.
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Interpretazione accordo sindacale: Cassazione chiarisce
L'appello di una società contro un ex dipendente per un incentivo all'esodo è stato respinto. La Corte di Cassazione ha stabilito che una plausibile interpretazione dell'accordo sindacale da parte dei tribunali di merito non può essere ridiscussa in sede di legittimità, in quanto costituirebbe un'indebita revisione del merito. Il diritto del lavoratore all'incentivo non era subordinato alla firma di una rinuncia separata e più ampia.
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Indennità disoccupazione agricola: come si calcola
Un lavoratore agricolo a tempo determinato ha contestato il metodo di calcolo della sua indennità di disoccupazione agricola, chiedendo l'applicazione del "salario medio convenzionale" o un aumento per il "terzo elemento". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il parametro corretto è la retribuzione prevista dai contratti collettivi. La Corte ha inoltre ritenuto che il salario del contratto provinciale fosse già comprensivo di tutte le voci accessorie.
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Responsabilità extracontrattuale Regione: il caso medici
La Corte di Cassazione ha definito la natura della responsabilità della Regione per il ritardo nell'individuare le "zone disagiate", negando un'obbligazione contrattuale diretta verso i medici. Di conseguenza, ha applicato la prescrizione quinquennale, più breve, per la richiesta di risarcimento danni, riformando la decisione di appello e rigettando la domanda dei sanitari in quanto prescritta. La sentenza chiarisce che il rapporto contrattuale intercorre tra medico e ASL, non con l'ente regionale, la cui funzione è sussidiaria.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: quando va pagato?
Un dipendente pubblico, tecnico caldaista, ha richiesto il pagamento per lavoro straordinario svolto su ordine del suo diretto superiore. La Corte d'Appello aveva negato il compenso, ritenendo necessaria l'autorizzazione del Direttore Generale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per il diritto alla retribuzione del lavoro straordinario pubblico impiego è sufficiente l'autorizzazione preventiva del dirigente responsabile della struttura, anche se questa comporta il superamento dei limiti contrattuali. La prestazione lavorativa effettivamente resa e autorizzata deve essere sempre remunerata.
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Licenziamento collettivo: legittima la scelta per sedi
Un gruppo di dipendenti di una società di contact center ha impugnato il proprio licenziamento, sostenendo l'illegittimità della procedura di licenziamento collettivo perché limitata alla loro sede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive se tale scelta è supportata da oggettive e comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle professionalità.
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Inserimento GAE diploma magistrale: la Cassazione nega
Una docente in possesso di diploma magistrale, conseguito prima dell'anno scolastico 2001/2002, ha richiesto di essere inserita nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il solo possesso del titolo, sebbene abilitante, non è un requisito sufficiente per l'inserimento GAE diploma magistrale, poiché tali graduatorie sono state chiuse a nuovi ingressi dalla legge n. 296/2006. La finalità della norma era quella di stabilizzare il personale precario già presente nel sistema, non di ampliarlo.
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Rimborso chilometrico: la Cassazione fa chiarezza
In un caso riguardante le differenze retributive e il rimborso chilometrico per una lavoratrice, la Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale della dipendente che quello incidentale dell'azienda. L'ordinanza chiarisce che, sulla base del contratto individuale, il rimborso chilometrico è dovuto solo per gli spostamenti intermedi tra le varie sedi dei clienti e non per il tragitto casa-lavoro. La Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici d'appello di dimezzare l'importo del rimborso, quantificandolo in via equitativa.
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Ferie e riposo: la Cassazione chiarisce la distinzione
Un gruppo di piloti di elicottero ha citato in giudizio la propria azienda per aver illegittimamente incluso i giorni di ferie annuali nel conteggio dei giorni di riposo. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai lavoratori, affermando il principio fondamentale secondo cui ferie e riposo sono diritti distinti e irrinunciabili che non possono essere sovrapposti. La Corte ha annullato la precedente sentenza d'appello, stabilendo che le ferie devono essere considerate un periodo aggiuntivo rispetto ai riposi previsti.
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