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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2024

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755 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Estinzione del giudizio: accordo tra le parti
Una lunga controversia tributaria, nata dalla contestazione del mancato inserimento delle royalties nel valore doganale delle merci importate, si conclude in Cassazione. Le società ricorrenti e l'Agenzia delle Dogane hanno raggiunto un accordo, presentando un'istanza congiunta di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, con compensazione delle spese legali, ponendo fine al contenzioso.
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Valore doganale e royalties: estinzione del giudizio
Una società importatrice contesta l'inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci, un tema cruciale per il calcolo dei dazi. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito di un accordo tra le parti, chiudendo la controversia senza una decisione nel merito.
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Valore di transazione e royalties: estinzione giudizio
Una società importatrice contestava la pretesa dell'Agenzia delle Dogane di includere le royalties nel valore di transazione delle merci ai fini del calcolo dei dazi. Dopo un lungo iter giudiziario, con esiti alterni nei primi due gradi, le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia al ricorso, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione sul valore di transazione.
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Valore in dogana royalties: estinzione del giudizio
Una società importatrice contesta l'inclusione delle royalties nel valore in dogana dei beni. Dopo un lungo iter giudiziario, la controversia giunge in Cassazione. Tuttavia, le parti raggiungono un accordo e presentano un'istanza congiunta di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali. La sentenza, quindi, non si pronuncia nel merito della questione sul valore in dogana royalties.
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Royalties valore doganale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32617/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'uso di un marchio su merci importate devono essere incluse nel valore doganale se il pagamento è una "condizione di vendita", anche implicita. Nel caso esaminato, un importatore di abbigliamento di un noto marchio non aveva incluso le royalties nel valore dichiarato. La Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Dogane, ritenendo che il controllo del licenziante sulla qualità e produzione dei beni, volto a tutelare l'immagine del marchio, fosse sufficiente a configurare tale condizione. È stato inoltre respinto l'argomento del giudicato esterno, poiché ogni importazione costituisce un'obbligazione doganale autonoma.
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Inquadramento superiore: quando è un diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore all'inquadramento superiore per aver svolto mansioni di maggiore responsabilità. L'ordinanza chiarisce che anche nelle società a partecipazione pubblica "in house", il rapporto di lavoro è di natura privatistica e si applica l'art. 2103 c.c. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che contestava la decisione basandosi su presunte rinunce del dipendente e sulla necessità di procedure selettive per le promozioni. La Corte ribadisce la validità del procedimento trifasico per l'accertamento delle mansioni e la corretta interpretazione delle norme contrattuali e di legge.
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Contratti a termine: la Cassazione e la non contestazione
Un percussionista, impiegato da una fondazione lirica con numerosi contratti a termine dal 1995, ha fatto causa per ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la legittimità dei contratti a termine. La Corte ha sottolineato come la mancata contestazione da parte del lavoratore delle specifiche ragioni artistiche indicate nel contratto sia stata decisiva. Questo principio, noto come 'relevatio ad onere probandi', ha sollevato il datore di lavoro dall'onere di provare tali ragioni. Gli altri motivi di ricorso, relativi alla durata massima e al pensionamento di un collega, sono stati giudicati inammissibili o irrilevanti.
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Contratti a termine: quando la successione è lecita
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due musicisti d'orchestra che chiedevano la conversione dei loro contratti a termine in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici hanno confermato la legittimità della successione di contratti, basandosi sulla non contestazione da parte dei lavoratori delle specifiche e obiettive ragioni temporanee indicate dall'ente lirico in ogni contratto. Secondo la Corte, se il lavoratore non contesta di essere stato impiegato esclusivamente per le produzioni indicate, il datore di lavoro non ha l'onere di fornire ulteriori prove, rendendo i contratti a termine validi.
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Donazione remuneratoria: la forma è vincolante?
Due genitori donano beni ai figli. Con una scrittura privata separata, i figli si impegnano a versare una somma annua ai genitori 'a titolo di riconoscenza'. La Corte di Cassazione conferma la nullità di tale accordo, qualificandolo come donazione remuneratoria e non come onere modale. Poiché stipulato con una semplice scrittura privata anziché con atto pubblico, l'accordo è nullo per vizio di forma e non produce effetti giuridici.
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Interpretazione art. 20 TUR: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una cessione di quote sociali, preceduta da un conferimento d'azienda, in un'unica cessione d'azienda, applicando un'imposta di registro proporzionale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione dell'art. 20 TUR, a seguito delle recenti riforme con efficacia retroattiva, impone di valutare solo l'atto registrato, senza considerare operazioni collegate o elementi extratestuali, consolidando la tassazione a misura fissa per l'atto di cessione quote.
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Mutuo di scopo: quando un prestito non lo è davvero
Una società immobiliare e i suoi fideiussori hanno citato in giudizio un istituto di credito, sostenendo che il finanziamento ricevuto fosse un "mutuo di scopo" e che la banca fosse inadempiente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che si trattava di un normale mutuo edilizio. Per essere qualificato come mutuo di scopo, è necessario che la banca abbia un interesse diretto e specifico nel raggiungimento dell'obiettivo finanziato, non solo nel garantire il proprio credito.
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Cessione fabbricato fatiscente: no plusvalenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di un fabbricato fatiscente, anche se destinato alla demolizione e ricostruzione, non può essere riqualificata dall'Amministrazione Finanziaria come cessione di terreno edificabile. Di conseguenza, l'operazione non è soggetta alla tassazione sulla plusvalenza prevista per i terreni. La Corte ha ribadito la netta distinzione fiscale tra la vendita di un edificio e quella di un terreno, escludendo categorie intermedie e limitando il potere di riqualificazione dell'ente fiscale.
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Cessione in blocco: limiti all’esclusione crediti
Una società contesta la titolarità di un credito trasferito tramite cessione in blocco, sostenendo che fosse escluso da una clausola contrattuale per via di una lite in corso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che l'interpretazione di una clausola, se motivata logicamente, non può essere riesaminata in sede di legittimità, e che un'opposizione a decreto ingiuntivo non rientra automaticamente tra le 'azioni promosse dal debitore' che determinano l'esclusione dalla cessione.
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Interpretazione contratto assicurazione: i limiti del ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un assicurato contro la sua compagnia. Il caso verteva sulla corretta interpretazione del contratto di assicurazione per danni da tromba d'aria. La Corte ha ribadito che il ricorso non può limitarsi a contrapporre una propria interpretazione a quella del giudice di merito, ma deve specificare la violazione dei canoni legali di interpretazione.
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Comunicazione licenziamento: quando è valida?
Un lavoratore viene licenziato per aver usato il cellulare in un'area a rischio. Impugna il licenziamento sostenendo che la comunicazione, inviata solo al suo avvocato, fosse invalida e tardiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la comunicazione del licenziamento è valida se perviene a conoscenza del lavoratore, anche tramite il suo legale, e che il termine per l'irrogazione della sanzione decorre dalla data di spedizione della lettera da parte del datore di lavoro, non da quella di ricezione.
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Sdemanializzazione marittima: il caso in Cassazione
Un imprenditore rivendica la proprietà di un terreno sul quale sorge il suo stabilimento balneare, sostenendo di averlo usucapito. L'area, però, risulta formalmente intestata al Demanio Pubblico. I giudici di merito hanno respinto la domanda, negando la possibilità di usucapire un bene demaniale senza una formale sdemanializzazione marittima. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e la rilevanza della questione giuridica, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un approfondimento, senza ancora decidere nel merito.
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Ricorso improcedibile: cosa succede se non notifichi?
L'appello di un creditore contro un provvedimento fallimentare è stato dichiarato un ricorso improcedibile dalla Corte di Cassazione. La causa è stata la mancata notifica dell'atto alla controparte. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la tempestiva notifica spetta a chi impugna, e il suo mancato assolvimento rende l'appello inammissibile, con conseguente condanna al pagamento di un ulteriore contributo unificato.
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Obbligazione contrattuale Regione: Cassazione nega paga
Una società privata ha citato in giudizio una Regione per il pagamento di servizi socio-sanitari. Sebbene vittoriosa in primo grado, la Corte d'Appello e ora la Corte di Cassazione hanno respinto la sua richiesta. Il punto cruciale era una presunta obbligazione contrattuale Regione derivante da un accordo. La Cassazione ha confermato che l'accordo era stato correttamente interpretato dal giudice di merito come non idoneo a creare un'obbligazione di pagamento diretta, dichiarando inammissibile il ricorso della società.
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Obbligo di pagamento Regione: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una struttura sanitaria privata che chiedeva a un Ente Regionale il pagamento per prestazioni sociosanitarie. La Corte ha confermato la decisione d'appello, la quale aveva escluso un obbligo di pagamento della Regione, sia sulla base della legge che di un accordo specifico. Quest'ultimo è stato ritenuto inidoneo a creare un'obbligazione diretta, in quanto firmato da un dirigente senza potere e, in ogni caso, interpretato come un mero impegno a stanziare fondi e non come un'assunzione diretta del debito.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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