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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2024

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755 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Diniego implicito TARSU: quando un atto è impugnabile?
Una società, dopo aver ottenuto una sentenza favorevole per la riduzione della TARSU, ha richiesto il rimborso delle somme versate in eccesso. Il Comune ha emesso un nuovo invito al pagamento per l'importo ricalcolato. La società ha impugnato quest'ultimo atto, considerandolo un diniego implicito della richiesta di rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un mero atto di quantificazione e richiesta di pagamento, emesso in attuazione di una precedente sentenza, non costituisce un diniego implicito impugnabile. La Corte ha sottolineato che la pretesa al rimborso era stata respinta con un separato e non impugnato atto di diniego esplicito, rendendo la questione definitiva.
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Progressione economica: diritto anche se cessati dal servizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4960/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se cessano dal servizio prima della pubblicazione della graduatoria finale. Il caso riguardava alcuni lavoratori di un ente fiscale esclusi da una selezione perché andati in pensione. La Corte ha chiarito che la progressione economica non ha solo una funzione di incentivo per il futuro, ma anche una funzione premiale e corrispettiva per il lavoro già svolto. Pertanto, il diritto si consolida con il superamento della selezione e non può essere negato a causa di ritardi burocratici o della successiva cessazione del rapporto di lavoro.
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Ingiustificato arricchimento: no senza convenzione
Un Comune ha richiesto a una società di gestione del servizio idrico un indennizzo per i costi di gestione di nuovi impianti di depurazione e altri servizi, basando la richiesta sull'ingiustificato arricchimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, stabilendo che, in assenza di una specifica convenzione che trasferisse la gestione dei nuovi impianti, non sorgeva alcun obbligo per la società. Di conseguenza, mancando un'obbligazione a monte, non poteva sussistere un ingiustificato arricchimento a carico della società di gestione.
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Qualità di consumatore: quando si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4734/2024, ha stabilito che non può essere riconosciuta la qualità di consumatore a un imprenditore che stipula un contratto per scopi connessi alla propria attività professionale. Nel caso specifico, un imprenditore agricolo si era opposto a un decreto ingiuntivo eccependo la competenza del foro del consumatore. La Corte ha accolto il ricorso del professionista, affermando che la natura del rapporto, finalizzato a pratiche edilizie per l'azienda agricola, escludeva l'applicazione del Codice del Consumo, ripristinando la competenza del tribunale originariamente adito.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, collocato utilmente in una graduatoria per la progressione economica, veniva escluso perché cessato dal servizio per pensionamento prima dell'approvazione definitiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il diritto alla progressione economica matura in base all'attività svolta nel periodo di riferimento e non può essere negato a causa di ritardi amministrativi. La progressione ha natura premiale e corrispettiva, non solo incentivante per il futuro, pertanto il pensionamento successivo alla selezione non è un motivo legittimo di esclusione.
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Progressione economica: diritto anche per i pensionati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4673/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se sono andati in pensione prima dell'approvazione della graduatoria. Il caso riguardava tre lavoratrici escluse da una graduatoria perché avevano cessato il servizio. La Corte ha accolto il loro ricorso, affermando che la progressione economica non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare le competenze e l'esperienza già maturate. L'esclusione è stata quindi ritenuta illegittima.
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Progressione economica: diritto anche per i pensionati
Un'agenzia pubblica ha negato la progressione economica ad alcuni dipendenti andati in pensione prima della pubblicazione della graduatoria finale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4631/2024, ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che il diritto alla progressione economica si matura in base all'attività svolta e non è subordinato alla permanenza in servizio. La decisione si fonda sulla natura premiale e corrispettiva del beneficio, che mira a valorizzare le competenze già acquisite dai lavoratori.
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Interpretazione del contratto: limiti del giudice di merito
Un professionista ha impugnato la decisione del Tribunale che aveva ammesso solo parzialmente il suo credito in una procedura di liquidazione, basandosi su una specifica interpretazione del contratto relativo al suo compenso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, a meno che non vi sia una violazione delle regole legali di ermeneutica o una motivazione illogica.
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Servitù padre di famiglia: la forma è essenziale
Una controversia tra fratelli su due ingressi, originata da un presunto accordo verbale, arriva in Cassazione. La Corte ribadisce che la servitù per destinazione del padre di famiglia sorge dalla presenza di opere visibili al momento della divisione, a prescindere dall'uso precedente. Sottolinea inoltre che la rinuncia a tale diritto richiede inderogabilmente la forma scritta, rendendo nullo qualsiasi patto verbale o successiva missiva confermativa. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Decreto ingiuntivo: cosa succede con una transazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4600/2024, ha stabilito che una transazione stipulata tra le parti dopo l'emissione di un decreto ingiuntivo prevale su quest'ultimo, anche se il decreto diventa definitivo a seguito dell'estinzione del giudizio di opposizione. Il giudicato copre solo i fatti antecedenti al decreto, non gli accordi successivi che modificano il rapporto debitorio. La Corte ha quindi rigettato il ricorso di alcuni professionisti che, dopo aver firmato una transazione per un importo ridotto, pretendevano di insinuare nel fallimento della società debitrice il credito originario del decreto ingiuntivo.
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Accordi sindacali e CIGS: l’interpretazione del giudice
Una compagnia aerea ha impugnato la sentenza che la condannava per illegittima collocazione di alcuni piloti in Cassa Integrazione (CIGS), basandosi su specifici accordi sindacali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi di motivazione, riaffermando la decisione di condanna al risarcimento del danno.
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Criteri scelta CIGS: appello inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia aerea contro la sentenza che aveva giudicato illegittima la collocazione in Cassa Integrazione di alcuni piloti. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali e la valutazione delle prove sui criteri scelta CIGS sono di competenza esclusiva dei giudici di merito e non possono essere riesaminate in sede di legittimità, se non per vizi di motivazione o violazione di canoni ermeneutici.
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Giurisdizione ordinaria e transazioni con la P.A.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo. Il caso riguardava una controversia economica nata da una convenzione per un parco eolico e un successivo accordo transattivo tra un Comune e una società energetica. La Corte ha stabilito la giurisdizione ordinaria, poiché la lite verteva su diritti soggettivi di natura patrimoniale, sorti 'a valle' dell'esercizio del potere pubblico, e ha dichiarato nulla la clausola di arbitrato irrituale prevista nella transazione.
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Edifici di culto: l’onere della prova sulla destinazione
Un ente ministeriale ha rivendicato la proprietà di una chiesa, parte di un complesso ceduto storicamente a un ente pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che grava sull'ente rivendicante l'onere della prova di dimostrare che l'edificio fosse effettivamente destinato al culto al momento della cessione originaria. In assenza di tale prova, la cessione dell'intero complesso è da considerarsi legittima e comprensiva della proprietà della chiesa.
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Inadempimento contratto preliminare: quando è grave?
Un promissario acquirente chiede la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare di un immobile in costruzione a causa del ritardo nella consegna. La Cassazione conferma la decisione d'appello, negando la risoluzione perché il termine non era essenziale e l'inadempimento della società venditrice non era di grave importanza.
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Trascrizione immobile: la nota è la prova decisiva
Una parte acquirente in una permuta agisce per rivendicare una porzione di giardino venduta a terzi. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, evidenziando che per la validità della trascrizione immobile, la prova decisiva è la nota di trascrizione, non prodotta in giudizio. Senza di essa, l'esatta estensione del diritto non è opponibile ai successivi acquirenti. La Corte ha inoltre confermato che accordi successivi possono modificare i patti originali.
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Progressione economica: diritto anche se cessato servizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4154/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se cessano dal servizio prima dell'approvazione della graduatoria finale. Il requisito fondamentale è essere in servizio all'avvio della procedura selettiva, poiché la progressione non è solo un incentivo per il futuro, ma anche un premio per le competenze già maturate.
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Servitù di passaggio: limiti e opere sul fondo servente
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti della servitù di passaggio, negando ai proprietari di un immobile il diritto di costruire una scala a chiocciola che avrebbe occupato interamente il vano (la cosiddetta "torretta") sul fondo servente, di proprietà altrui. La Corte ha chiarito che l'esercizio di una servitù non può spingersi fino a privare di fatto il proprietario del fondo servente della sua proprietà, specialmente se il titolo originario non prevede modalità così invasive.
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Progressione economica: illegittima se discriminatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione provinciale contro una dipendente. La lavoratrice aveva ottenuto il risarcimento per perdita di chance, poiché i criteri per la progressione economica, pur formalmente legittimi, erano stati applicati in modo discriminatorio, escludendola da ogni possibilità di avanzamento. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso non potevano essere esaminati perché riguardavano un contratto collettivo locale e, soprattutto, non affrontavano la questione centrale della discriminazione, che era il fondamento della decisione del giudice d'appello.
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Esclusione rischio assicurativo: la clausola è valida
Una società di costruzioni, dopo aver danneggiato un cavo sotterraneo, si è vista negare la copertura dalla propria compagnia assicurativa. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della clausola di esclusione rischio assicurativo per danni a impianti sotterranei, stabilendo che tale clausola non è vessatoria. Secondo la Corte, questa clausola definisce l'oggetto del contratto (cosa è assicurato) e non costituisce una limitazione della responsabilità dell'assicuratore, respingendo così il ricorso della società.
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