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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2024

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755 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Accordo scritto lavori extra: la Cassazione decide
In una disputa su un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che se le parti prevedono un accordo scritto per lavori extra, questa clausola deve essere interpretata letteralmente. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva riconosciuto il compenso per opere aggiuntive basandosi su un presunto accordo verbale, in violazione della chiara previsione contrattuale che richiedeva un 'accordo aggiuntivo scritto' prima dell'inizio dei lavori. La sentenza ribadisce la centralità del criterio letterale nell'interpretazione dei contratti.
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Estinzione società: che fine fanno i crediti incerti?
Una società cosmetica citava in giudizio una società fornitrice per inadempimento contrattuale. Nel corso della causa, la società fornitrice veniva cancellata dal registro delle imprese. Gli ex soci proseguivano il giudizio, ma la Corte di Cassazione ha stabilito che, con l'estinzione della società, le pretese creditorie incerte e illiquide, come quelle derivanti da una causa in corso, si considerano rinunciate. Di conseguenza, gli ex soci non avevano la legittimazione a proseguire l'azione legale, poiché tali pretese non si trasferiscono loro per successione.
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Cumulo interessi e rivalutazione: no per enti pubblici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 419/2024, ha stabilito che un ente pubblico territoriale non può essere condannato al pagamento del cumulo di interessi e rivalutazione monetaria sui crediti di lavoro. Sebbene l'ente sia stato condannato per l'illegittima sospensione di contratti a progetto, la Corte ha accolto il motivo di ricorso relativo agli accessori del credito. È stato confermato che, in virtù della natura pubblicistica dell'ente, si applica la normativa speciale che prevede l'erogazione della maggior somma tra interessi e rivalutazione, escludendone la somma, a differenza di quanto avviene nel settore privato. Gli altri motivi, relativi all'interpretazione del contratto e alla legittimità della sospensione, sono stati respinti.
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Contributi su preavviso: obbligatori anche se rinunciato
Una società ha contestato una richiesta di pagamento dell'INPS per contributi sull'indennità sostitutiva di preavviso, che i suoi ex dipendenti avevano rinunciato in sede di conciliazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare i contributi su preavviso è una questione di diritto pubblico, indipendente dagli accordi privati tra azienda e lavoratore. L'obbligazione sorge quando il diritto all'indennità matura, non quando viene pagata, e la rinuncia del lavoratore non può estinguere il debito contributivo verso l'ente previdenziale.
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Revisione prezzi appalti: la decisione della Cassazione
Un'impresa appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da sospensioni e ritardi nell'esecuzione di un appalto pubblico, oltre alla revisione prezzi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 309/2024, ha rigettato sia il ricorso dell'impresa, che lamentava un'errata quantificazione dei danni e il mancato riconoscimento della revisione prezzi, sia il ricorso incidentale del Comune. La Corte ha ribadito che la revisione prezzi non è un diritto automatico ma dipende da un potere discrezionale della stazione appaltante e ha confermato la correttezza della valutazione dei danni operata dai giudici di merito.
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Turni di reperibilità: risarcimento per stress
Un dirigente medico, costretto per un decennio a svolgere un numero eccessivo di turni di reperibilità, ha ottenuto il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abuso sistematico da parte del datore di lavoro, che causa stress psicofisico, costituisce un illecito distinto dalla mera prestazione lavorativa extra. Tale illecito, fondato sulla violazione dell'obbligo di tutela del lavoratore, è soggetto a prescrizione decennale e dà diritto a un risarcimento del danno separato dall'indennità contrattuale.
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Risarcimento turni eccedenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente medico al risarcimento per turni eccedenti, stabilendo che l'abuso sistematico della pronta disponibilità, causando stress psicofisico, costituisce una violazione dell'obbligo di tutela del datore di lavoro (art. 2087 c.c.). Questo risarcimento si aggiunge alla normale indennità contrattuale e si prescrive in dieci anni.
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Turni di pronta disponibilità: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 244/2024, ha stabilito che lo svolgimento sistematico di turni di pronta disponibilità oltre il limite previsto dal contratto collettivo non solo dà diritto a una specifica indennità, ma anche a un autonomo risarcimento per il danno da stress psico-fisico subito dal lavoratore. Il caso riguardava un dirigente medico costretto a effettuare un numero esorbitante di reperibilità. La Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento del danno alla salute si prescrive in dieci anni, confermando la condanna dell'Azienda Sanitaria.
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Contratto preliminare: quando è definitivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 229/2024, ha stabilito che un accordo scritto, pur usando termini come "cede e vende", va qualificato come contratto preliminare se prevede la successiva stipula di un rogito notarile. La Corte ha rigettato il ricorso dell'erede di un acquirente che chiedeva il riconoscimento del trasferimento di proprietà di un immobile, confermando che la volontà delle parti di rinviare l'effetto traslativo a un momento futuro è decisiva. Anche la domanda subordinata di acquisto per usucapione è stata respinta.
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Ente strumentale: quando perdi il bonus all’esodo?
Un ex dipendente pubblico ha perso il diritto all'incentivo all'esodo per aver accettato un lavoro presso una società a maggioranza pubblica. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale società rientra nella nozione di 'ente strumentale', confermando la legittimità del mancato pagamento del bonus da parte dell'amministrazione regionale a causa della violazione del divieto di riassunzione quinquennale.
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Ente Strumentale: No Incentivo se violi il divieto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente pubblico perde il diritto all'incentivo all'esodo se, dopo la risoluzione consensuale, accetta un lavoro presso un ente strumentale dell'amministrazione. Nel caso specifico, una società per azioni a maggioranza pubblica, che gestisce un servizio pubblico essenziale, è stata qualificata come ente strumentale, rendendo legittimo il mancato pagamento del beneficio a seguito della violazione del divieto quinquennale di collaborazione.
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Onere contrattuale: obbligo o condizione mista?
La Cassazione chiarisce la natura dell'onere contrattuale in una compravendita immobiliare. Se l'acquirente non avvia l'iter di lottizzazione, è inadempiente. La Corte rigetta il ricorso, qualificando tale dovere come un 'onere' legato a una condizione mista, non soggetto a prescrizione, e confermando la risoluzione del contratto.
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Obblighi contratto preliminare: chi paga il ritardo?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la ripartizione delle responsabilità in un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che, in base all'interpretazione delle clausole, l'onere di ottenere i titoli abilitativi per la costruzione gravava sui promittenti venditori. Il loro inadempimento ha giustificato il recesso dei promissari acquirenti e la loro richiesta del doppio della caparra. La decisione sottolinea l'importanza di una chiara definizione degli obblighi nel contratto preliminare per evitare contenziosi.
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Fondo Garanzia INPS: esclusi i crediti rinunciati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30835/2024, ha stabilito che il Fondo Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare TFR e retribuzioni se i lavoratori, a seguito di un trasferimento d'azienda, hanno stipulato un accordo sindacale rinunciando a tali crediti nei confronti del nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che l'accordo sindacale non è opponibile all'INPS, il cui rapporto con il lavoratore è autonomo rispetto a quello di lavoro. La rinuncia volontaria a far valere i propri diritti contro un soggetto solvibile interrompe il nesso causale che giustifica l'intervento del fondo, la cui finalità è tutelare dall'insolvenza, non dalle scelte del lavoratore.
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Durata incarico PA: la Cassazione chiarisce i limiti
Una professionista, nominata membro di un Nucleo di Valutazione comunale per tre anni, si è vista terminare l'incarico in anticipo con la cessazione del Commissario che l'aveva nominata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso per il pagamento delle competenze residue, stabilendo che l'interpretazione dei regolamenti sulla durata dell'incarico nella PA spetta insindacabilmente al giudice di merito, se la sua motivazione è logica e coerente, senza possibilità di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Durata incarico pubblico: la Cassazione chiarisce
Un professionista, membro del Nucleo di Valutazione di un Comune, ha visto il suo incarico triennale interrotto anticipatamente con la cessazione del mandato del Commissario che lo aveva nominato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30738/2024, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che la durata dell'incarico pubblico non poteva eccedere quella del vertice amministrativo conferente, sottolineando come l'interpretazione degli atti amministrativi sia di competenza esclusiva del giudice di merito e non possa essere ridiscussa in sede di legittimità se non per palesi violazioni delle regole interpretative, non riscontrate nel caso di specie.
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Licenziamento disciplinare: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un autista per aver danneggiato lievemente un furgone aziendale. La decisione si basa sulla sproporzione della sanzione rispetto al danno minimo (un fanale rotto), sulla mancanza di prova di una condotta negligente prolungata ('incuria') e sulla generica contestazione di una precedente sanzione (recidiva), che l'azienda non ha potuto dimostrare per essersi costituita in ritardo nel giudizio di primo grado. La Corte ha quindi ribadito che il licenziamento deve essere l'ultima risorsa, applicabile solo per inadempimenti di notevole gravità.
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Cambio di appalto: il capitolato vincola il CCNL
In una controversia su differenze retributive a seguito di un cambio di appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che il contratto collettivo (CCNL) da applicare è quello previsto dal capitolato speciale d'appalto. Annullando la decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte ha affermato che le clausole sociali del capitolato sono vincolanti per l'impresa subentrante e non possono essere derogate da accordi successivi, garantendo così la piena tutela economica e normativa del lavoratore.
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Cambio di appalto: il CCNL del capitolato vincola
In un caso di cambio di appalto per servizi ospedalieri, un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive basate sull'applicazione del CCNL previsto nel capitolato. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che le clausole del capitolato d'appalto, agendo come 'lex specialis', sono vincolanti per l'impresa subentrante. Di conseguenza, la nuova azienda era obbligata ad applicare il contratto collettivo specifico per i servizi socio-sanitari indicato nel bando, e non un CCNL generico meno favorevole, annullando così la decisione della Corte d'Appello.
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Cambio di appalto: il CCNL del capitolato è vincolante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30621/2024, ha stabilito che in un cambio di appalto, il contratto collettivo (CCNL) specificato nel capitolato speciale è vincolante per l'impresa subentrante. La Corte ha accolto il ricorso di una lavoratrice a cui era stato applicato un CCNL diverso e meno favorevole rispetto a quello previsto dalla gara. Secondo i giudici, le clausole del capitolato costituiscono 'lex specialis' e non possono essere derogate da successivi accordi aziendali, garantendo così la tutela economica integrale dei lavoratori.
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