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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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1125 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Onere della prova del credito: non basta il mandato
La richiesta di pagamento di un avvocato nei confronti di una società fallita è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere della prova del credito non si esaurisce con la presentazione del contratto di mandato. È indispensabile dimostrare l'effettivo svolgimento dell'attività professionale con prove concrete e tempestive, poiché la Corte non può riesaminare nel merito le prove già valutate dal Tribunale.
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Prova del credito: onere e limiti nel giudizio di merito
Una società consortile ricorre in Cassazione dopo il rigetto di una sua ingente pretesa creditoria per contributi consortili nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove, come le scritture contabili, spetta esclusivamente al giudice di merito. La sentenza sottolinea i rigidi limiti del giudizio di legittimità e l'importanza di fornire una rigorosa prova del credito.
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Leasing traslativo: regole pre-fallimento e clausole
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per canoni insoluti derivanti da un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che in tali casi si applica l'art. 1526 c.c. e non la legge fallimentare, e ha sottolineato l'onere del creditore di provare gli elementi per la valutazione delle clausole penali.
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Contributo pubblico: acconto non garantisce il saldo
Un cittadino ha ricevuto un parziale contributo pubblico per danni da alluvione. Dopo aver richiesto il saldo, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'erogazione di un "acconto" non crea un diritto automatico al pagamento dell'intera somma. La decisione dell'amministrazione è discrezionale e limitata dai fondi disponibili. L'interpretazione del termine "acconto" da parte dei giudici di merito è stata confermata, sottolineando che si trattava di un'anticipazione su future e incerte provvidenze, non di una prima rata di un importo già dovuto.
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Cessione di quota: debiti passati e futuri
Un consorzio ha richiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per un credito preesistente. Il tribunale di merito ha respinto la richiesta, ritenendo responsabile una terza società che aveva acquisito la partecipazione della debitrice nel consorzio. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che un'attenta interpretazione del contratto di cessione di quota limitava la responsabilità del nuovo acquirente solo alle obbligazioni future, lasciando i debiti passati in capo al cedente.
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Credito da ristorni: quando spetta al socio consorziato?
Una società di supermercati ha visto respingere la sua richiesta di ammissione di un credito da ristorni al passivo di un consorzio di acquisto fallito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il diritto a tali somme non è automatico ma è subordinato alle condizioni previste dallo statuto e dal regolamento consortile, come la regolarità dei pagamenti del socio e la salute finanziaria del consorzio stesso, condizioni che in questo caso non erano state soddisfatte.
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Società consortile: responsabilità e ristorni ai soci
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio contro il fallimento di una società consortile. Il socio chiedeva l'ammissione di un credito per "ristorni". La Corte ha confermato la decisione di merito, che negava il diritto al credito poiché il socio non era in regola con i pagamenti e la società era insolvente, condizioni ostative previste dal regolamento interno. La Cassazione ha ribadito che l'interpretazione del contratto è riservata al giudice di merito.
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Contributo calamità naturali: quando spetta il saldo?
Una cittadina ha ricevuto un acconto come contributo per calamità naturali a seguito di un'alluvione. Avendo agito in giudizio per ottenere il saldo, la sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il versamento di un acconto non crea un diritto automatico al saldo. Tale diritto sorge solo con un successivo e specifico provvedimento amministrativo che, nel caso di specie, non è mai stato emesso. La corretta interpretazione degli atti amministrativi è stata cruciale per la decisione.
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Interpretazione contratto: la Cassazione e i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio che contestava il rigetto della sua richiesta di pagamento basata su un'opzione put. La decisione si fonda sul principio che l'interpretazione del contratto, operata dal giudice di merito, non può essere sindacata in sede di legittimità se risulta plausibile e non irrazionale. In questo caso, la richiesta di "restituzione" della quota è stata considerata diversa dalla "cessione" prevista dall'accordo, rendendo l'esercizio dell'opzione inefficace.
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Fallimento società in-house: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14703/2024, ha rigettato il ricorso di un ex amministratore contro la sentenza di fallimento di una società in-house. Il caso verteva sulla presunta inattendibilità delle prove contabili utilizzate per dichiarare l'insolvenza. La Corte ha stabilito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, ma solo per contestare vizi di legittimità. Ha inoltre confermato l'ampio potere del giudice d'appello di esaminare l'intera questione dell'insolvenza, anche d'ufficio, nel contesto del reclamo contro il fallimento di una società in-house.
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Decadenza beneficio del termine: mutuo e insolvenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14702/2024, ha affrontato il tema della decadenza dal beneficio del termine in un contratto di mutuo fondiario. La Corte ha stabilito che la banca non può aggirare la norma speciale dell'art. 40 del Testo Unico Bancario, che richiede almeno sette ritardi qualificati per la risoluzione del contratto, invocando una clausola contrattuale generica per un singolo ritardo. È possibile ricorrere alla norma generale sull'insolvenza del debitore (art. 1186 c.c.), ma l'istituto di credito deve fornire la prova concreta di una situazione di dissesto economico complessiva del mutuatario, non potendo basarsi sul solo inadempimento della rata.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società di pubblicità, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole in un contenzioso tributario contro un ente locale, decide di ritirare il proprio atto. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso, chiarendo che non è necessaria l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la società ricorrente viene condannata al pagamento delle spese legali del giudizio.
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Polizza assicurativa mutuo: chi è l’assicurato?
La Corte di Cassazione chiarisce l'ambito di applicazione di una polizza assicurativa mutuo. In un caso riguardante un finanziamento cointestato, la Corte ha stabilito che la copertura assicurativa per decesso opera solo a favore del soggetto specificamente qualificato come "richiedente" nel contratto e non si estende al semplice "coobbligato". La decisione si basa su una stretta interpretazione letterale delle clausole contrattuali, evidenziando che la qualifica nel contratto di mutuo non determina automaticamente quella nel contratto di assicurazione.
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Remunerazione extra budget: no pagamenti oltre il tetto
La Corte di Cassazione ha negato a una clinica privata la remunerazione extra budget per prestazioni di terapia intensiva erogate in regime di urgenza su richiesta di ospedali pubblici. La sentenza stabilisce che il tetto di spesa concordato con il sistema sanitario è invalicabile, anche in caso di prestazioni indifferibili. Viene inoltre esclusa la possibilità di ricorrere all'azione di ingiustificato arricchimento, poiché il rapporto è regolato da un preciso quadro normativo e contrattuale.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente percepite su un conto corrente, poi estinto. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione e un'altra banca ha acquisito un suo ramo d'azienda. La Corte d'Appello ha negato la responsabilità della banca acquirente, sostenendo che il rapporto, essendo già estinto al momento della cessione azienda bancaria, non rientrava nel perimetro delle passività trasferite. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha rinviato la decisione per trattare la questione insieme ad altri casi analoghi, data la sua rilevanza.
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Obblighi informativi intermediario: no a ricorsi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore contro un intermediario finanziario. Il caso riguardava le perdite subite in operazioni su derivati e i presunti inadempimenti agli obblighi informativi dell'intermediario. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, sottolineando la genericità delle contestazioni dell'investitore e la sua condotta contraddittoria, respingendo la richiesta di risarcimento danni per la chiusura delle posizioni in perdita.
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Obbligo informativo intermediario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'investitrice contro una banca, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva sulla presunta violazione dell'obbligo informativo dell'intermediario nell'acquisto di titoli ad alto rischio e fondi speculativi. La Corte ha stabilito che l'intermediario aveva adempiuto ai suoi doveri informativi, avendo correttamente profilato la cliente come esperta e con alta propensione al rischio e avendola avvertita dell'inadeguatezza dell'operazione per dimensione. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso in quanto miravano a un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Accollo di mutuo: l’interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14197/2024, ha rigettato il ricorso di una società costruttrice in un caso di accollo di mutuo. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto deve basarsi sul dato letterale e che il ricorso per cassazione deve dimostrare una specifica violazione delle norme ermeneutiche, non limitarsi a proporre una diversa ricostruzione dei fatti. Sono stati respinti anche i motivi relativi all'indeterminatezza degli interessi e alla mancata ammissione di una C.T.U.
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Dichiarazione Pubblica Utilità: Cassazione al vaglio
In un complesso caso di espropriazione, la Corte di Cassazione esamina un ricorso basato sulla validità della dichiarazione di pubblica utilità. Gli eredi di alcuni proprietari terrieri hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva riconosciuto un'indennità per l'occupazione legittima ma respinto le doglianze sulla legittimità dell'intera procedura. Data la complessità delle questioni sollevate, in particolare riguardo all'interpretazione degli atti amministrativi e alla reiterazione della dichiarazione di pubblica utilità, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi in camera di consiglio, rinviando il caso a una pubblica udienza per un'analisi più approfondita.
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Inammissibilità del ricorso: no al riesame del merito
Un consorzio per la gestione dei rifiuti ha citato in giudizio un commissario governativo per il rimborso dei costi, basandosi su un accordo specifico. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, legando il rimborso alla disponibilità di fondi dedicati. La Corte di Cassazione ha successivamente dichiarato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che le argomentazioni del consorzio non costituivano motivi di legittimità, ma un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti e del contratto, attività preclusa nel giudizio di cassazione.
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