LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1362 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 22 di 40

1125 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Transazione novativa: no alla risoluzione del contratto
Una ditta edile e un Comune stipulano un accordo per chiudere una controversia su un appalto. La Cassazione qualifica l'intesa come transazione novativa, stabilendo che essa sostituisce il contratto originario e, pertanto, non può essere risolta per inadempimento, ma solo eseguita. Il ricorso della ditta, che chiedeva la risoluzione, viene dichiarato inammissibile.
Continua »
Legittimazione passiva: chi risponde dei debiti?
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo dello Stato di pagare i debiti contratti da un commissario delegato durante uno stato di emergenza. Il punto centrale era la legittimazione passiva dell'amministrazione centrale dopo la fine dell'emergenza e la successione legale di altri enti. La Corte ha stabilito che, non essendo stato il processo formalmente interrotto e riassunto contro i nuovi soggetti, la parte originariamente citata in giudizio conserva la sua legittimazione passiva.
Continua »
Giudizio di rinvio: limiti all’esame della Corte
Due correntisti, dopo aver ottenuto una vittoria parziale in Cassazione sulla questione dell'anatocismo, hanno tentato di ampliare le loro richieste nel successivo giudizio di rinvio. La Suprema Corte ha respinto il loro nuovo ricorso, ribadendo un principio fondamentale: il giudizio di rinvio è strettamente limitato ai punti decisi dalla Cassazione e non può essere utilizzato per riesaminare questioni non incluse nel precedente accoglimento.
Continua »
Compensazione fallimentare: no a nuove prove in Cassazione
Un professionista si è visto negare l'ammissione al passivo fallimentare di un proprio credito per effetto della compensazione fallimentare con un controcredito della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il controcredito, derivante dalla restituzione di una caparra per un affare immobiliare non concluso, era stato correttamente individuato dal tribunale. La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
Continua »
Risarcimento del danno: la Cassazione e il brevetto
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di contraffazione di un brevetto per telefoni Dual SIM. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento del danno, affrontando temi cruciali come il lucro cessante, la retroversione degli utili, il danno da perdita di valore del brevetto e il principio del giudicato interno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su un punto specifico relativo alla quantificazione del danno, stabilendo che il giudice d'appello non poteva modificare la base di calcolo stabilita in primo grado in assenza di una specifica impugnazione sul punto. Viene inoltre ribadito il principio per cui il risarcimento del danno non può portare a una duplicazione delle voci di ristoro, escludendo il cumulo tra lucro cessante e perdita di valore del brevetto per lo stesso periodo.
Continua »
Compenso professionale: quando è credito privilegiato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso professionale di uno studio associato non gode di privilegio se non viene provata la natura personale della prestazione. Nel caso esaminato, uno studio si era opposto alla collocazione chirografaria del proprio credito nel fallimento di una società cliente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, in assenza di prova che la prestazione fosse riconducibile personalmente ai singoli professionisti, il credito va considerato chirografario e liquidato secondo le norme del concordato fallimentare per i crediti non privilegiati. È stato inoltre confermato il potere discrezionale del giudice nel quantificare il compenso in base alla durata e all'utilità della prestazione.
Continua »
Specificità motivi appello: la Cassazione chiarisce
Un'azienda sanitaria locale ha visto respingere il proprio ricorso contro una banca. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello, ribadendo un principio fondamentale del processo civile: la specificità dei motivi di appello. L'atto di impugnazione non può limitarsi a riproporre le proprie tesi, ma deve attaccare e smontare punto per punto la 'ratio decidendi', ovvero il cuore logico-giuridico della sentenza di primo grado.
Continua »
Rinuncia alla domanda: quando si può riproporre l’azione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra la rinuncia alla domanda e la rinuncia all'azione. Nel caso esaminato, una banca aveva rinunciato a una domanda riconvenzionale in un primo giudizio, conclusosi con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Successivamente, la banca ha agito nuovamente per lo stesso credito tramite un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda è un atto puramente processuale che non impedisce di riproporre la stessa pretesa in un nuovo giudizio, in quanto non incide sul diritto sostanziale e non forma giudicato sul merito.
Continua »
Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione
Un imprenditore ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale che negava la sua proprietà su alcuni codici sorgente, rivendicati nei confronti di una società fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi presentati non affrontavano correttamente le ragioni della decisione impugnata (ratio decidendi) e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza chiarisce i rigorosi limiti procedurali per l'accesso alla Corte Suprema.
Continua »
Data certa: prova del credito in procedura concorsuale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione tardiva di un credito in una procedura di amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la necessità della data certa sui documenti probatori, poiché l'organo della procedura è considerato un terzo. È stato inoltre chiarito che l'ammissione dello stesso credito nei confronti di un altro coobbligato solidale non ha efficacia vincolante, in applicazione del principio 'res inter alios acta'.
Continua »
Riduzione penale leasing: la decisione della Cassazione
Una società di leasing ricorre contro la decisione di un tribunale che aveva ridotto l'indennizzo risarcitorio (penale) richiesto al fallimento di una società utilizzatrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso principale inammissibile, confermando la correttezza della riduzione penale leasing operata dal giudice di merito. La Corte chiarisce che il ricavato della vendita del bene va detratto dal credito complessivo (canoni, interessi, penale) e non solo dalla penale, e che le censure sulla quantificazione sono questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale del fallimento viene dichiarato inefficace.
Continua »
Onere della prova: chi deve dimostrare il fido bancario?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su diversi conti correnti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso principale, stabilendo che l'onere della prova riguardo all'esistenza di una linea di credito (fido), fondamentale per interrompere la prescrizione, ricade sul correntista e non sulla banca. Senza tale prova, i versamenti su conto scoperto sono considerati solutori e la prescrizione decorre da ogni singolo versamento. Anche il ricorso incidentale della banca è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Prescrizione e Conto Corrente: la Cassazione decide
Una banca era stata condannata a rimborsare oltre 160.000 euro per addebiti illegittimi su un conto corrente. La banca ha fatto ricorso in Cassazione sollevando, tra gli altri motivi, l'eccezione di prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il motivo relativo alla prescrizione, chiarendo che per i versamenti con funzione di pagamento (rimesse solutorie), il termine decennale non decorre dalla chiusura del conto, ma da ogni singolo versamento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Contributi trasporto pubblico: la spesa storica vince
Una società di trasporti ha citato in giudizio una Regione e tre comuni per ottenere maggiori pagamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, basando le sue pretese sul costo chilometrico standard. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che i contributi trasporto pubblico sono determinati dal criterio della "spesa storica" fissato dalle leggi di bilancio regionali, che impone un tetto invalicabile ai fondi disponibili, prevalendo sulle pretese basate sui costi operativi. I contratti stessi, richiamando il quadro normativo regionale, rendevano questo criterio vincolante per le parti.
Continua »
Conguaglio PEEP: la Cassazione sul metodo spalmatura
Un Comune richiedeva ad alcuni assegnatari di aree PEEP un conguaglio per i maggiori costi di acquisizione dei suoli, calcolato con il metodo della "spalmatura". La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30062/2023, ha chiarito la questione. Ha stabilito che, in virtù del principio del pareggio economico, il conguaglio è dovuto anche se la clausola contrattuale è generica. Inoltre, ha precisato che il metodo della "spalmatura" dei costi è legittimo per ripartire le spese di acquisizione delle aree destinate a opere di urbanizzazione funzionali a tutti i lotti, ma non per spalmare i costi di acquisto di altri lotti assegnati ad altri soggetti.
Continua »
Leasing pre-fallimento: onere della prova del credito
Una società di leasing ha visto respingere la sua domanda di ammissione al passivo nel fallimento di un'azienda cliente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in un caso di leasing pre-fallimento, spetta al creditore (la società di leasing) fornire la prova necessaria a quantificare il proprio credito, in particolare allegando elementi sul valore del bene recuperato. Senza questa prova, la domanda non può essere accolta.
Continua »
Promessa del fatto del terzo: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30003/2023, ha esaminato un caso riguardante la qualificazione di una clausola in un contratto di cessione di quote societarie. La clausola impegnava gli acquirenti a liberare il venditore da una fideiussione pregressa. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano qualificato l'impegno come un patto di manleva piuttosto che una promessa del fatto del terzo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, in particolare per la violazione del principio di autosufficienza, poiché i ricorrenti non avevano specificato adeguatamente le norme violate né trascritto la clausola contestata. La decisione ribadisce che un impegno ad attivarsi per estinguere un debito altrui costituisce un'obbligazione di garanzia diretta.
Continua »
CTU contrastanti: obbligo di motivazione del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30000/2023, ha stabilito un principio fondamentale in tema di prova: in presenza di CTU contrastanti, ovvero due perizie tecniche con conclusioni diverse, il giudice non può aderire acriticamente a una di esse ignorando l'altra. La sentenza che omette di valutare una delle consulenze e di giustificare la propria preferenza è viziata per omessa motivazione. Il caso riguardava una controversia bancaria su tassi di interesse e garanzie, ma la decisione si concentra sul vizio processuale della sentenza d'appello.
Continua »
Contratto di leasing: oneri fiscali e usura
La Cassazione ha annullato un decreto che, interpretando un contratto di leasing collegato a una compravendita, aveva addebitato gli oneri fiscali alla società concedente, ricalcolando il finanziamento e dichiarandolo usurario. Secondo la Corte, l'interpretazione del tribunale era errata e illogica, in particolare per la doppia detrazione degli oneri. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Interpretazione del contratto: limiti del ricorso
Una società di factoring ha agito contro un'azienda sanitaria per interessi di mora, sostenendo un ritardo nei pagamenti. I tribunali di merito e la Cassazione hanno dato ragione all'azienda sanitaria, stabilendo che i termini di pagamento decorrevano non dalla fattura, ma dalla comunicazione dell'esito positivo di verifiche ispettive. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non può essere ridiscusso in sede di legittimità se la motivazione è logica e non viola le norme sull'ermeneutica contrattuale.
Continua »